In ricordo di Nicola Vernola [1]

 

Di  Nicola Vernola avevo sentito parlare in diverse occasioni, in un  primo momento per le comuni origini che condividevamo, essendo entrambi  pugliesi e per di più anche concittadini (siamo nati nello stesso Comune, le nostre famiglie si  frequentavano, a quanto mi risulta, nei tempi andati).

Successivamente, entrato nella magistratura della Corte, nel lontano 1966, ed occupandomi di problemi di riforma istituzionale come componente degli organi direttivi dell’Associazione Magistrati, iniziai ad apprezzarne le doti di egregio professionista  e stimato uomo politico (giunse alla carica di Ministro, che ricoprì circondandosi di grande prestigio): posso affermare che pochi altri politici hanno percepito la rilevanza  del ruolo istituzionale della Corte  ai fini dell’equilibrio dei conti pubblici  e per la salvaguardia di una sana gestione della cosa pubblica; in particolare, grande importanza dava alla funzione giurisdizionale esercitata dall’Istituto, tanto da essere stato presentatore di diverse proposte di legge in materia,  condividendo la scelta del costituente di garantire tale funzione attraverso l’apposita previsione contenuta nell’art.103.

Ma ebbi modo ancor più di apprezzare Nicola Vernola nei tre anni che ci videro lavorare intensamente ( tra il 92 ed il 95) quando fummo chiamati a fare parte dell’organo di autogoverno della Magistratura contabile, lui su nomina dei Presidenti di Camera e Senato, nell’ambito della componente laica del Consiglio di Presidenza, e chi scrive   eletto nella quota riservata ai togati.

L’assidua collaborazione e frequentazione   mi consentirono di apprezzarne le doti di grande equilibrio e di estrema attenzione ai temi istituzionali, tanto che la provenienza partitica di Nino, posso ben dire,  non ebbe mai peso  nella soluzione dei problemi che si venivano ponendo, quali quello del decentramento delle funzioni istituzionali e quello della riforma del controllo, riforma che vide la luce con le leggi n.19 e 20 del 1994: ciò perché era in lui radicato un profondo senso di rispetto verso le istituzioni.

La sua collaborazione, come anche quella del sen. Ricci, altrettanto convinta e preziosa (anch’egli componente laico del Consiglio, ma di diversa estrazione partitica)  furono essenziali nel far giungere a compimento la riforma: entrambi erano accomunati dalla volontà di operare nell’interesse dell’Istituzione e disposti tra loro e verso gli altri a trovare in ogni occasione un felice punto di incontro, con la consapevolezza che nessuno mai è depositario della verità e che sempre è possibile, se si è tolleranti e in buona fede,  trovare l’intesa .

Devo allora dire, in ciò contraddicendo quei colleghi, anche autorevoli, che si opposero nel lontano 1988 alla integrazione dell’organo di autogoverno con una componente laica, facendo balenare la certezza di una politicizzazione di tale organo e chissà quali altri malanni, che la linea politica portata avanti da  una certa componente  della Associazione, favorevole a tale integrazione ( mi è sempre vivo il ricordo della intesa trovata sul numero di quattro componenti nel Transatlantico della Camera tra le diverse componenti la Giunta e tra autorevoli esponenti politici, intesa che in limine sbloccò la riforma  ) e che risultò vincente, fu scelta giusta sotto diversi profili.

Quanto al pericolo di politicizzazione, devo ricordare che , essendo allora la nomina del Presidente dell’Istituto rimessa alla completa discrezionalità del Governo, è difficile sostenere che prima della istituzione dell’organo di autogoverno non fossero già presenti elementi di politicizzazione nella Corte.

Prima della istituzione del Consiglio di Presidenza i magistrati della Corte erano sprovvisti di qualsiasi garanzia di status:  in caso di provvedimenti pregiudizievoli erano  costretti, come poco credibile rimedio, perfino ad appellarsi ad un organo di giustizia interno, i cui componenti erano scelti dallo stesso Presidente, e ciò giustificava la qualifica che si era soliti attribuire al Presidente di “ Governatore”, Presidente che quindi non era assolutamente un “ primus inter pares”.

Per cui ben può affermarsi che fino alla istituzione dell’organo di autogoverno i magistrati della Corte erano di fatto sprovvisti dei requisiti di indipendenza dai centri di potere esterno alla Corte stessa , requisiti che pure la Costituzione, inattuata fin dal 1948, prevedeva a presidio della imparzialità nell’esercizio delle funzioni.

Se oggi, quindi, siamo chiamati a parlare di garanzie nel giudizio contabile non possiamo non partire dalla constatazione del sostanziale raggiungimento della reale indipendenza dei magistrati della Corte, conseguita con la legge n.117/1988.

Lasciando da parte questi ricordi, che per fortuna sono alle spalle e che però è bene qualche volta evocare, specie per i più giovani che non hanno vissuto tale difficile periodo, sono convinto che se la scelta dei componenti laici dell’organo di autogoverno della magistratura contabile ( oggi devoluta alle Camere) cade, come fin qui avvenuto, su persone di alto profilo culturale come i Vernola, i Ricci e gli altri componenti laici del Consiglio che si sono sin qui succeduti e che non posso tutti citare, non ne possono derivare che effetti positivi ai fini del rinnovamento dell’istituzione. Spesso mi chiedo, invero, se senza l’apporto della componente laica sarebbe stata conseguita la successiva riforma del 1994, che portò al decentramento delle funzioni giurisdizionali ed alla introduzione del controllo di gestione !

La presenza dei laici nel Consiglio di Presidenza non fa che arricchire la stessa istituzione, fungendo da pungolo e da stimolo, da collegamento della Istituzione con la società civile, da osservatorio importante della efficienza della stessa  e  contribuisce, temperando gli inevitabili istinti di conservazione, a rendere la stessa azione della Corte più aderente alle necessità della collettività.

Questo contributo, così importante, ha portato Nino Vernola al rinnovamento della Corte.

 

                                                                                                                                                              VITO      MINERVA*

 

*Presidente  della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Abruzzo

 

 

 

 


[1] Il 31 marzo 2001 si è tenuto in Bari un incontro di studio sul tema “ garanzie nel giudizio di responsabilità e nel procedimento contabile”, nel ricordo dell’anniversario della scomparsa dell’On.le Nicola Vergola.