Tutti gli articoli RIMBORSI / Mussi: tutto regolare, tentativo di delegittimare i partiti Ds, sfida alla Corte dei conti Spese elettorali, la Quercia chiede l’intervento di Violante ROMA - Ds contro la Corte dei conti per l'inchiesta sui rimborsi elettorali ricevuti dai partiti per le Europee del '99, pubblicata ieri dal Corriere , da cui risulta che quasi tutte le formazioni politiche hanno incassato più di quanto abbiano speso. «I conti elettorali sono regolari - protestano i capigruppo della Quercia, Fabio Mussi e Gavino Angius -, la legge si basa sul principio oggettivo per cui, per ogni voto ricevuto, ciascun partito riceve 4 mila lire. E così è stato». Il Corriere avrebbe dunque fatto un «uso politico-propagandistico dell’informazione», pubblicando una relazione della magistratura contabile che, secondo Mussi, «è stata inviata al giornale prima che ai presidenti delle due Camere». Ma che risulta essere stata protocollata alla Camera addirittura il 26 luglio scorso. Secondo i Ds la Corte dei conti, che avrebbe già «ingiustamente condannato» il sindaco di Roma Francesco Rutelli «per aver applicato la legge sulle consulenze», in questo caso avrebbe «sovrastimato i propri poteri», ponendosi «al di sopra del Parlamento». «La Corte - spiega il deputato Angelo Soda - dovrebbe limitarsi a verificare i conti in base alla conformità alla legge e alla regolarità della documentazione prodotta. Ora quei rendiconti sono regolari. Qui la Corte si doveva fermare. Invece si è inventata un parametro di valutazione: la rilevazione del rapporto tra le spese rendicontate e i rimborsi, criterio che serve solo a creare elementi di delegittimazione dei partiti». Dopo l’attacco, l’appello: «Il presidente della Camera dovrà dire qualcosa sui limiti di esercizio del potere della Corte dei conti, altrimenti si crea una continua invasione di potere». Il riferimento è al caso Rutelli, il candidato-premier del centrosinistra, condannato dallo stesso organo per alcune consulenze assunte dal Comune di Roma: «Rutelli ha soltanto applicato la legge che consente ai Comuni di dotarsi di collaboratori propri - dice Angius -. Mi chiedo se si sia indagato anche sul Comune di Milano. In ogni caso se la Corte dei conti considera illegittima una legge deve rivolgersi alla Corte costituzionale». Sul piano politico Mussi pungola An, chiedendo se abbia rispettato l’impegno assunto di devolvere i rimborsi in beneficenza. Per tutta risposta An fa sapere che gli invierà «l'elenco delle associazioni, tutte rigorosamente apartitiche, che hanno ricevuto un contributo per la loro attività». Angius invece se la prende con Berlusconi senza mai nominarlo: «C'è un candidato, l'ex piduista, il quale solo per affiggere manifesti spende dai 18 ai 20 miliardi di lire. Su questo si deve indagare. Non esiste Paese democratico e civile al mondo in cui a capo del governo si candidi l'uomo più ricco del Paese. Finirà che la classe dirigente verrà selezionata per censo, come nell’800». La replica è del capogruppo di FI al Senato, Enrico La Loggia: «Il presidente Berlusconi non è mai stato "piduista". Quanto ai 30 miliardi anche la cifra è falsa. Come si può facilmente riscontrare nei bilanci di FI, fa parte del normale rimborso previsto dalla legge sul finanziamento ai partiti». Ma è giusta una legge che dà ai partiti molto più di quanto abbiano speso in campagna elettorale, configurandosi di fatto come una fonte di finanziamento? «Un partito vive tutto l’anno e i rimborsi non attengono strettamente alla campagna elettorale» dice Angius. E Mussi: «Sono risorse significative, ma di certo non esorbitanti rispetto al resto d'Europa». Antonella Baccaro Mercoledì 4 Ottobre 2000 Tutti gli articoli © RCS Corriere della Sera