Corriere della Sera

Lunedì 28 Agosto 2000

 

Oggi il parere dell’organo della magistratura contabile sulla nomina a presidente di Staderini. Bassanini: tutto regolare

Corte dei conti, Di Pietro insiste: Amato scorretto, giudici d’accordo con me

Tra le possibilità anche quella di una censura dei magistrati all’esecutivo

ROMA - Siamo arrivati al giorno decisivo: oggi il consiglio di presidenza della Corte dei Conti si riunisce per fornire al governo un parere, così come vuole la legge, sulla decisione di nominare Francesco Staderini nuovo presidente. Una decisione solo apparentemente formale, che potrebbe anche rivelarsi un siluro non da poco per il governo Amato. Nel frattempo Antonio Di Pietro continua la sua solitaria battaglia, iniziata qualche giorno fa con un’intervista al Corriere , contro la prassi adottata da Giuliano Amato per scegliere il nuovo presidente del massimo organo di controllo. Una polemica che ora ha come bersaglio il ministro della Funzione Pubblica, Franco Bassanini.
"Sulla questione Corte dei Conti - dice dunque Di Pietro - Bassanini ha la consapevolezza di essere al momento critico del "Lascia o raddoppia?". Che cosa fa il ministro? Lascia. Lascia Amato solo nell’arrogante figuraccia di scegliersi da controllato il suo controllore. E poi per salvarsi la faccia, Bassanini stesso raddoppia".
Raddoppia, accusa l’ex pm di Mani Pulite, "le malevolenze nei miei confronti, pensando così di recuperare in termini di benevolenza presso il suo capo". Nei giorni scorsi fra il ministro e il senatore erano volate parole di fuoco, con Bassanini che ricordava a Di Pietro le sue frequentazioni craxiane, e Tonino che rispondeva a tono.
Ma adesso Di Pietro si scrolla di dosso le polemiche personali e torna a puntare il suo fucile su quello che secondo lui è il vero nodo del problema, ponendo a Bassanini "una domanda facile facile". Che è questa: "È politicamente corretto esautorare la magistratura contabile, così come di fatto è accaduto, imponendo per contro una designazione gradita al governo? E’ come se nel processo penale l’imputato potesse scegliere il magistrato che lo deve giudicare". Di Pietro è convinto che anche i magistrati della Corte "esprimano tesi e argomentazioni simili alle mie", ma bisognerà aspettare il risultato della riunione di oggi per essere certi che quelle tesi e argomentazioni divengano aperta censura al governo.
L’ufficio di presidenza ha di fatto tre possibilità: o ingoia il rospo, e fornisce il suo parere al governo sulla nomina di Staderini senza commenti. O invece sceglie polemicamente il silenzio, rifiutandosi di fornire il suddetto parere. E questo sarebbe la scelta più dura, quella che aprirebbe una crisi tra organi dello Stato. O infine, ed è la terza possibilità, potrebbe fornire il suo parere, accompagnandolo però con un documento che stigmatizzi la prassi seguita da palazzo Chigi nella nomina di Staderini.
L’oggetto del contendere è una questione solo apparentemente procedurale: secondo la legge Frattini che regola le procedure di nomina, è espressamente previsto che il governo, "prima" di scegliere il candidato alla presidenza della Corte, ascolti il parere del consiglio di presidenza della stessa Corte. Mentre Amato ha formalmente chiesto il parere "dopo" la scelta del candidato.
Per Bassanini si tratta di un falso problema, perché la legge Frattini (approvata nel luglio scorso) parla solo di un parere da acquisire, senza specificare i tempi. E comunque, dice il ministro, "un parere è un parere, non una designazione". Ricordando che al Senato era stato chiarito in modo definitivo che il potere di nomina restava al governo. Altrimenti la legge non sarebbe mai stata approvata.