Mercoledì 15 Novembre 2000 La Corte dei Conti boccia il bilancio europeo (DAL NOSTRO INVIATO)
BRUXELLES Un incalzante invito alla Commissione Prodi perché, dopo i primi passi, porti a compimento al più presto il progetto di riforma interna e finanziaria. Un monito ai Governi europei affinché mettano mano a un sistema di gestione e di controlli dei fondi comunitari molto lacunoso. Ma anche una critica al sistema contabile delle agenzie dellOnu che fa correre il rischio alla Commissione europea di finanziare programmi che non vorrebbe. Sono messaggi scaturiti dal rapporto della Corte dei Conti Ue sul 1999, lannus horribilis della Commissione Santer, che nel marzo di quellanno cadde, schiacciata dal macigno dellaccusa di cattiva gestione finanziaria.
La Corte dei Conti Ue è consapevole di prendere in esame, forzatamente, un anno di transizione. E sottolinea che molti aspetti della riforma presentata da Romano Prodi cercano di riparare difetti messi a nudo più volte in passato dallorgano supremo europeo di revisione: "Inadeguatezza dei sistemi di contratti della Commissione, debolezze significative e strutturali del controllo interno che diminuisce la responsabilità dei funzionari responsabili, persistente carenza di risorse per la gestione di alcuni programmi, che portò alla proliferazione di strumenti irregolari" come gli uffici tecnici di assistenza. La Corte incoraggia perciò la Commissione a procedere con i cambiamenti nei tempi più rapidi possibili, "tenendo in mente che alcune riforme richiedono cambiamenti dei regolamenti finanziari e del personale". Per far funzionare le riforme appare necessario un cambiamento della cultura dellintera organizzazione.
Il presidente della Corte dei Conti, Jan Karlsson, osserva che il livello degli errori rilevati sui pagamenti relativi al 99 è "ancoraunavolta inammissibile". La maggior parte delle irregolarità riguarda parti del bilancio comunitario gestiti dagli Stati membri (nella politica agricola come nei fondi strutturali). Il rapporto dei controllori europei rileva "insufficienze gravi e persistenti nei sistemi di controllo" nazionali, ad esempio, nei fondi strutturali. Il rapporto mette in luce anche lacune dei programmi di assistenza esterna e critica il tipo di partecipazione della Commissione europea alle agenzie dellOnu. Tanto che la Corte sostiene che lEsecutivo Ue dovrebbe essere pronto, "se necessario", a ridurre o sospendere laiuto ad agenzie delle Nazioni Unite" nello sviluppo e negli aiuti umanitari se continuerà a sperimentare difficoltà nel controllo dellutilizzo dei fondi forniti.
Enrico Brivio |