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Corte dei conti Sezione di
controllo per la Regione siciliana INDAGINE
SUL TEMA DELLASSISTENZA SANITARIA CON
PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA
GESTIONE DELLASSISTENZA OSPEDALIERA Referendario
dott. Salvatore Chiazzese Funzionario Amministrativo dott.
Fabio Guiducci approvata con deliberazione n. 10/2002 Premessa...............................................................................................................
2 PARTE PRIMA ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DELLASSISTENZA SANITARIA........................................ 3 Quadro normativo
e linee evolutive nellorganizzazione e nella gestione
dellassistenza sanitaria............................................................................................................
4 Il contesto
nazionale.........................................................................................
4 Il contesto
regionale.........................................................................................
6 Il Piano Sanitario Regionale 2000-2002.....................................................................
6 La struttura.......................................................................................................
9 La spesa
sanitaria di parte corrente: analisi per categorie economiche............ 10 La spesa per il personale.....................................................................................
11 La spesa farmaceutica.......................................................................................
12 La spesa per beni e servizi..................................................................................
13 PARTE seconda LASSISTENZA OSPEDALIERA...................................................................................
15 Aspetti
strutturali..........................................................................................
16 Indicatori.........................................................................................................
17 Indicatori di attività...........................................................................................
17 Indicatori di domanda e di offerta. Mobilità ospedaliera............................................. 19 Indicatori di complessità e appropriatezza..............................................................
23 Valutazioni
conclusive.....................................................................................
25 Premessa
La presente indagine prende le mosse dal
programma di controllo sulla gestione per il 2001 approvato con deliberazione delle
Sezioni riunite della Corte dei conti n. 4/Contr./2000 del 13/29 dicembre 2000 che,
ponendosi come quadro di riferimento per la programmazione delle singole
Sezioni di controllo, ha individuato nella Sanità e nei Trasporti locali i temi di
indagine unitaria che le singole regioni avrebbero dovuto svolgere in modo coordinato e in
chiave comparativa. Tale programma è stato quindi recepito dalla
deliberazione della Sezione di controllo per la Regione siciliana n. 9 approvata nelle
adunanze del 9 marzo, 6 aprile e 21 maggio 2001. Scopo dellindagine unitaria è quello
di procedere allanalisi del settore coordinando a livello centrale le metodologie di
acquisizione ed elaborazione dei dati, senza intaccare lautonomia delle singole
sezioni regionali, ma con il valore aggiunto del metodo comparativo che assicura una
chiave di lettura sinottica del delicato e complesso mondo della sanità, fornendo
significativi spunti di riflessione agli operatori del settore. Il coordinamento è stato realizzato
elaborando un unico questionario per lacquisizione dei dati ed organizzando
periodici incontri tra i magistrati ed i funzionari che in ogni regione hanno curato le
varie fasi dellindagine. E opportuno sottolineare lampio
uso dello strumento informatico, non solo nella raccolta e archiviazione dei dati e nella
elaborazione di tabelle, ma anche come principale mezzo di comunicazione e trasmissione
tra i responsabili delle indagini ed i coordinatori. In particolare luso prevalente della
posta elettronica ha consentito uno scambio continuo e veloce di informazioni ed una
immediata trasmissione di questionari, tabelle e bozze di relazione (periodicamente
aggiornati). In Sicilia lindagine è stata avviata
dal Cons. Dott. Luciano Pagliaro e quindi condotta ed ultimata dal Referendario Dott.
Salvatore Chiazzese con la collaborazione del Funzionario Amministrativo Dott. Fabio
Guiducci. E di tutta evidenza che una analisi
generale, offrendo una visione panoramica, non può costituire un punto di
arrivo ma, al contrario, un punto di partenza, sia per lattività di controllo
interno allamministrazione, che per lavvio di indagini specifiche, mirate a
settori ben delimitati ed a problematiche particolari
PARTE PRIMA ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DELLASSISTENZA SANITARIA
Quadro
normativo e linee evolutive nellorganizzazione e nella gestione dellassistenza sanitaria
Il
contesto nazionale
Il modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale vede come principali
erogatori della prestazione sanitaria le Aziende unità sanitarie locali (attraverso
strutture pubbliche o private accreditate) e le Aziende ospedaliere. Esse costituiscono
gli strumenti attraverso cui le regioni assicurano i livelli essenziali di assistenza
fissati nel piano sanitario nazionale che contestualmente individua le risorse
finanziarie destinate al Servizio sanitario nazionale, nel rispetto delle compatibilità
finanziarie definite per lintero sistema di finanza pubblica nel Documento di programmazione economico-finanziaria. Entro centocinquanta giorni dallentrata
in vigore del piano nazionale, le regioni ne adottano uno proprio che, tenendo conto degli
obiettivi del primo, soddisfi le esigenze specifiche della popolazione locale. I piani
regionali devono essere approvati dal Ministro della sanità. I compiti più importanti della Regione sono: 1. sviluppare
le politiche regionali e i piani generali e di settore per garantire alla popolazione il
raggiungimento e lerogazione di livelli di assistenza essenziali ed uniformi; 2. svolgere
attività di indirizzo, coordinamento e verifica; 3. valutare
le attività delle aziende attraverso opportuni indicatori di risultato che diano
informazioni sugli obiettivi prefissati; 4. coordinare
il Sistema informativo sanitario regionale; 5. individuare
e quantificare le risorse da assegnare in funzione della soddisfazione dei livelli
essenziali di assistenza e dei programmi e progetti dedicati individuati nel piano
regionale; 6. coordinare
la formazione e laggiornamento del personale; 7. coordinare
e supervisionare i programmi di qualità e di accreditamento; 8. promuovere
lo sviluppo della qualità anche attraverso listituto dellaccreditamento. Il decreto legislativo 229/99 ha definito il
processo di aziendalizzazione delle unità
sanitarie locali definite aziende con personalità giuridica pubblica ed autonomia
gestionale, la cui organizzazione e funzionamento sono disciplinati con atto aziendale di
diritto privato emanato dal direttore generale. A questultimo fanno capo tutti i poteri
di gestione, nonché la rappresentanza dellunità sanitaria locale.
Nellesercizio delle proprie funzioni, egli è coadiuvato dal direttore
amministrativo e dal direttore sanitario, da lui stesso nominati. Il direttore generale nomina, altresì, il
collegio dei revisori, organo di controllo interno contabile. Il rapporto di lavoro delle tre figure
(direttore generale, amministrativo e sanitario) è esclusivo e regolato da contratto di
diritto privato, di durata non inferiore a tre e non superiore a cinque anni, rinnovabile. Lattività dei direttori generali è
valutata, sulla base di criteri preventivamente determinati con particolare riferimento
allefficienza, efficacia e funzionalità dei servizi sanitari. Oltre alle aziende unità sanitarie locali,
sono erogatrici di prestazioni sanitarie anche le aziende
ospedaliere (ospedali di rilievo nazionale o regionale
costituiti in azienda in considerazione delle loro particolari caratteristiche) e
le aziende ospedaliere policlinico. Ai sensi del comma 1 dellart. 4 del
decreto legislativo n. 502/92 e successive modifiche ed integrazioni, le aziende
ospedaliere hanno gli stessi organi previsti per le aziende unità sanitarie locali e ad
esse si applicano, salvo che non sia diversamente previsto, le disposizioni dettate per le
aziende unità sanitarie locali. In ogni caso non si procede alla costituzione
o alla conferma in azienda ospedaliera qualora questa costituisca il solo presidio
ospedaliero pubblico presente nel territorio dellazienda unità sanitaria locale. Gli ospedali che non siano costituiti in
azienda ospedaliera conservano la natura di presidi dellunità sanitaria locale. Il modello ordinario di gestione operativa di
tutte le attività delle aziende sanitarie è rappresentato dallorganizzazione dipartimentale. Il dipartimento può essere definito come
linsieme di unità operative, servizi ed altre strutture organizzative che
mantengono la loro autonomia e responsabilità e nel contempo riconoscono la loro interdipendenza, in funzione del raggiungimento
dei seguenti obiettivi: 1. convergenza
di competenza ed esperienza; 2. interdisciplinarità; 3. garanzia
di continuità di prestazioni prevenendo ridondanze di tempi e/o procedure inutili; 4. accorpamento
secondo criteri di efficienza ed efficacia pratica. Attraverso la divisione in dipartimenti, è
possibile operare per processi e condividere risorse finalizzate ad uno stesso
obiettivo. Il direttore di dipartimento è nominato dal
direttore generale dellazienda sanitaria tra i dirigenti con incarico di direzione
delle unità operative aggregate nel dipartimento. Il distretto
sanitario assicura i servizi di assistenza primaria relativi alle attività sanitarie
e socio-sanitarie, nonché il coordinamento delle proprie attività con quelle dei
dipartimenti e dei presidi ospedalieri. Distretto, dipartimento ed ospedale, di concerto
tra di loro, assicurano le attività territoriali. Al distretto sono attribuite risorse definite
in rapporto agli obiettivi di salute della popolazione di riferimento. Nellambito
delle risorse assegnate il distretto è dotato di autonomia tecnico-gestionale ed
economico-finanziaria, con contabilità separate allinterno del bilancio
dellazienda unità sanitaria locale. Lart. 3/quinquies del decreto
legislativo n. 502/92, aggiunto dal decreto legislativo n. 229/99 (art. 3), demanda alle
regioni la disciplina dellorganizzazione del distretto sanitario fissandone i
principi generali e dettando le prestazioni che esso deve garantire. Il
contesto regionale
Il
Piano Sanitario Regionale 2000-2002.
Lultimo Piano Sanitario Regionale,
approvato con Decreto del Presidente della Regione dell11 maggio 2000 e pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 26 del 2 giugno 2000, abbraccia il
triennio 2000/2002 e si aggancia alla più recente normativa nazionale di riforma e di
razionalizzazione del sistema sanitario. La prima parte del documento, in attuazione
delle profonde modifiche apportate dalla riforma del 1999, definisce il nuovo assetto
istituzionale ed il modello organizzativo del servizio sanitario regionale. Ampio spazio viene dato ai cinque
obiettivi regionali di salute aventi ad oggetto la prevenzione (promozione di
comportamenti e stili di vita per la salute), il contrasto delle principali patologie, il
miglioramento del contesto ambientale, la tutela dei soggetti deboli ed il miglioramento
della sanità regionale con riferimento ai livelli europei più avanzati. Viene previsto il potenziamento del sistema
informativo (locale e regionale), con la creazione di una rete Intranet, ed un
miglioramento qualitativo dei servizi e delle prestazioni, considerato strumento
imprescindibile per affrontare la sfida della aziendalizzazione delle strutture
pubbliche ed obiettivo prioritario del Piano sanitario regionale quale
elemento qualificante ed irrinunciabile dellattività di programmazione. Partendo, quindi, dalle riforme avviate con
le leggi nn. 142 e 241 del 1990 ed aventi ad oggetto il ribaltamento della
logica nei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, il P.S.R. parla di
filosofia della qualità totale e di costruzione di un Sistema
qualità che dovrebbe concretizzarsi in un Piano aziendale per la
qualità del quale deve dotarsi ogni azienda sanitaria. In questottica, viene infine prevista
la convocazione, almeno una volta lanno, di una conferenza di servizi con i
rappresentanti dei cittadini e con le organizzazioni di volontariato e di tutela dei
diritti al fine di valutare la qualità dei servizi erogati. Passando ai profili del P.S.R. che più
direttamente interessano la presente indagine, va subito evidenziato che i modelli di
finanziamento utilizzati fino allesercizio 2000 dalla regione siciliana potevano
ricondursi a due e precisamente: 1) finanziamento
per quota capitaria (fondo disponibile per abitante) per le attività extra-ospedaliere 2) finanziamento
sulla base del servizio erogato (DRG o altra tariffa) per lattività ospedaliera Questultimo sistema di finanziamento, a
tariffe uguali per tutte le strutture, ha determinato una abnorme proliferazione delle
prestazioni atteso che, usando le parole del Piano più si produce, più si fattura
alla Regione. Alla luce di tale constatazione, il Piano
sanitario nazionale prevede quindi un finanziamento basato sulla attribuzione di una quota
capitaria pesata alle Aziende UU.SS.LL. che dovranno provvedere direttamente
allacquisto di prestazioni sanitarie da tutti gli erogatori, sia pubblici che
privati. Tale sistema di finanziamento è stato
recepito in toto a livello regionale a partire dal 2001, mentre per lesercizio 2000
si è prevista una decurtazione della quota di finanziamento a favore delle aziende
ospedaliere e delle aziende ospedaliero-universitarie. Per quanto riguarda il rapporto tra medicina
territoriale ed ospedaliera, il PSR stabilisce che il finanziamento delle aziende
sanitarie deve essere finalizzato al raggiungimento dei rapporti percentuali previsti
dalla programmazione sanitaria nazionale. In particolare, il piano Sanitario
Nazionale individua i seguenti livelli di spesa
Il Piano sanitario regionale si prefigge di
raggiungere, con gradualità ed equilibrio ma, comunque, entro il 2003, le percentuali di
riparto previste dal piano sanitario nazionale sopra indicate, secondo le seguenti
modalità:
Lo spirito della aziendalizzazione del
sistema sanitario ed il perseguimento
dellobiettivo di una sempre maggiore efficienza ed economicità del sistema stesso
impongono la massima valorizzazione della pianificazione strategica e del
controllo di gestione, inteso non come riscontro a posteriori, bensì come
verifica interna, periodica e tempestiva, del raggiungimento degli obiettivi. A tal fine, il P.S.R. prevede come
strumenti minimi per lattuazione del controllo di gestione il BUDGET, da
intendersi come insieme di obiettivi da perseguire a fronte di determinate risorse
assegnate, la CONTABILITA ANALITICA PER CENTRI DI COSTO nonchè lo sviluppo dellOSSERVATORIO
REGIONALE SUI PREZZI (basato sul modello dellEmilia Romagna, che prevede il
monitoraggio di 720 unità su 26.000 costituenti il 60% della spesa totale)
e dellOSSERVATORIO REGIONALE DELLE TECNOLOGIE. Va, infine, evidenziata la particolare
attenzione rivolta al contenimento ed alla riqualificazione della spesa sanitaria, che
dovrebbe prendere le mosse dalla valorizzazione della funzione svolta dal medico di base
(medicina generale e pediatria) quale filtro tra i pazienti e le strutture
sanitarie. Vengono poi fissati alcuni
obiettivi strategici tra i quali assumono particolare rilevanza la riduzione dei ricoveri
impropri (intesi come ricoveri evitabili con unadeguata assistenza domiciliare o
ambulatoriale) e, in stretta connessione, gli incentivi al day hospital ed al
one day surgery (intervento chirurgico con ricovero di durata inferiore alle
24 ore). La
struttura
Il modello organizzativo regionale, a seguito
delle profonde modifiche apportate con il d. l.vo 229/99, risulta adesso incentrato su
nove Aziende Unità Sanitarie Locali che (con una scelta che non trova corrispondenza in
quella operata dalla maggioranza delle altre regioni) abbracciano il territorio delle nove
province. Nellambito della organizzazione
interna, sono stati individuati 62 Distretti Sanitari, con ambito territoriale
corrispondente a quello delle vecchie Unità Sanitarie Locali individuate con la legge
regionale 12 agosto 1980, n.87, fermo restando che, con delibera della Giunta regionale,
su proposta dellAssessore regionale alla Sanità, si potrà procedere alla
istituzione di nuovi distretti ed alla modifica di quelli esistenti. Tabelle 1 e 2
La
spesa sanitaria di parte corrente: analisi per categorie economiche
La tabella 3, relativa alla spesa di parte
corrente nel triennio 1998-2000, evidenzia levoluzione della stessa in ambito
regionale e nazionale. Dallesame dei dati emerge chiaramente
una generale tendenza al rialzo. Più in dettaglio, la spesa corrente complessiva
regionale è passata dai 9.140 miliardi del 1998 ai 10.142 miliardi del 2000, con un
incremento dell11% circa, mentre quella nazionale, passando dai 115.651 miliardi del
98 ai 134.874 miliardi del 2000 ha registrato un aumento, assai più consistente,
del 16,6% circa. Emerge, altresì, con chiarezza che le voci
più rilevanti risultano essere quelle riguardanti la spesa per il personale, per la
farmaceutica convenzionata e per lacquisto di beni e servizi, che incidono per il
70% circa del totale sia a livello regionale che nazionale. Tabella 3
La spesa per il personale
La spesa per il personale rappresenta la voce
di maggiore peso percentuale nella composizione della spesa sanitaria corrente. Dopo il
positivo esito registrato nel 1998, a livello nazionale, grazie alle disposizioni recate
dalla legge 662/96 sul blocco delle assunzioni, nonchè allassenza di rinnovi
contrattuali, il 1999 ha registrato un primo rialzo, confermato poi nel 2000 per gli
intervenuti accordi contrattuali sui quali del resto non risulta effettuato a livello
centrale il monitoraggio richiesto dalla Corte in tema di copertura (cfr. Relazione della Corte dei conti sul costo del
personale pubblico approvata nel dicembre scorso). Lincidenza della spesa per il personale
sul totale della spesa corrente è differente nelle varie realtà territoriali e risulta
anche influenzata dai sistemi di erogazione delle prestazioni (diretta o tramite strutture
convenzionate) come pure dal diverso rapporto dipendenti popolazione. Rispetto al peso percentuale medio del 37,5%
registrato nel 2000 con riguardo al dato complessivo nazionale, la Regione siciliana
espone un livello, leggermente superiore, del 38,3%. La disaggregazione numerica del personale,
con riguardo ai vari ruoli nei quali si ripartisce il complesso dei dipendenti, mette in
chiaro la decisa prevalenza del ruolo sanitario (medici e infermieri). Per valutare la congruità della
distribuzione del personale sanitario regionale, un primo criterio parametrico viene
altresì offerto dal rapporto tra popolazione residente e addetti al S.S.N., di cui
vengono fornite le risultanze relative allanno 2000. Tabelle 4 e 5
I dati, comprensivi del personale dipendente
dalle strutture equiparate pubbliche, evidenziano sostanziali differenze esistenti tra le
diverse aree geografiche. In particolare, nelle regioni settentrionali, il rapporto tra
personale del S.S.N. e popolazione residente risulta più elevato rispetto alla media
nazionale, nelle regioni centrali i valori tendono a coincidere con tale media, mentre
nelle regioni meridionali il rapporto si capovolge, allontanandosi, in alcuni casi anche
notevolmente, dal valore medio nazionale di quasi 77 abitanti per dipendente; è il caso,
in particolare, di Campania, Basilicata (unica regione a superare la soglia dei 100
abitanti per dipendente), Sicilia e Sardegna. La Regione Siciliana si colloca ad un
livello omogeneo rispetto allarea geografica di appartenenza. Va, tuttavia, precisato che i dati esposti e
le relative considerazioni andrebbero ulteriormente integrati per tener conto, da un lato,
della quota di mercato assorbita dallofferta sanitaria privata e/o convenzionata
assai consistente in alcune realtà regionali quali Lazio e Campania e, per
altro verso, dei dati relativi alla mobilità interregionale degli utenti del S.S.N. Ed invero, il fatto che negli ultimi anni il
c.d. saldo migratorio risulti costantemente positivo per le regioni del nord e
di alcune regioni centrali e negativo per quelle meridionali contribuisce a spiegare le
suddette disuguaglianze territoriali in termini di addetti al S.S.N. (v. Tabella 10) La
spesa farmaceutica
A livello nazionale, la spesa per
lassistenza farmaceutica evidenzia, a partire dal 1998, un andamento incrementale di
particolare rilevanza che risulta confermato nei due anni seguenti e, in particolare, nel
2000. Terza in ordine di importanza relativa, nel
98 e 99 ha assorbito circa il 12% della spesa corrente totale (passando
dall11,72% del 98 al 12,22% del 99) per poi assestarsi sul 12,56% nel
2000. La tendenza alla crescita della spesa per
farmaci è stata continua, con un tasso che, nellultimo anno di osservazione, è
stato del 13,4%, a fronte delle percentuali leggermente inferiori degli anni precedenti
(10% circa). Sotto questo profilo, destano non poche
preoccupazioni le disposizioni deli ultimi anni, sia quelle che hanno consentito tetti
più elevati di spesa per la farmaceutica, anche in assenza di assegnazioni integrative di
risorse correnti alle Regioni, sia quelle che, eliminando il ticket, hanno prodotto un
effetto incrementale sulla domanda di farmaci. Positiva,
sotto questo profilo, la nuova regola che fissa al 13% il tetto per la spesa farmaceutica
del 2002 (art. 5 d.l. 347/2001, convertito in l.
404/2001). Elementi sullandamento della spesa
farmaceutica possono trarsi dalla precedente tabella 3, che riporta i dati regionali e
nazionali relativi al triennio 1998-2000. Una prima considerazione è per il risultato
2000, che vede la spesa per la farmaceutica nella Regione siciliana pari a circa 1.488
miliardi, superiore di circa 21 miliardi a quella del 99, con un tasso di crescita
dell1,5% circa, di gran lunga inferiore, però, a quello nazionale, pari a circa il
13,5%[2]. Analisi ufficiali (Ministero della sanità
Dip. per la valutazione dei farmaci 1° rapporto nazionale sulluso dei
farmaci in Italia anno 2000, 1° semestre) indicano fra le principali cause della
crescita della farmaceutica: laumento dei consumi, lincremento dei prezzi e lo
spostamento delle prescrizioni verso farmaci nuovi e più costosi (c.d. effetto mix). Lesame dei dati riportati nella tabella
3 mostra poi, sempre con riferimento allanno 2000, un peso percentuale della
farmaceutica sulla spesa corrente complessiva pari al 14,67%, superiore di oltre due punti
percentuali rispetto al valore nazionale; mentre però tale incidenza risulta, sempre a
livello nazionale, in costante crescita, passando dall11,72% del 98 al 12,56%
del 2000, il dato regionale mostra una positiva diminuzione, passando dal 15,65% del
98 al 15,23% del 99, per scendere ulteriormente al 14,67% nel 2000. La
spesa per beni e servizi
Tra il 1998 ed il 2000, la spesa per
lacquisto di beni e servizi ha fatto registrare a livello nazionale un andamento in
crescita passando dai 21.506 miliardi circa del 1998 ai 25.296 miliardi del 2000, con un
incremento di oltre il 17,5%. Da tali valori emerge chiaramente che le misure di
contenimento, annualmente riprodotte, hanno mancato lobiettivo della prevista
riduzione. Va sottolineato, al riguardo, che le misure
finalizzate alla riduzione della spesa per beni e servizi, consistenti in vincoli alla
crescita, costantemente riprodotte con le annuali manovre di finanza pubblica a partire
dal 1994 e, da ultimo, con il collegato alla finanziaria per il 1998[3], hanno mancato
lobiettivo. Quanto al 1999, il necessario contenimento è stato dapprima incluso
nelle regole del patto di stabilità (art. 28, l.
448/98), mentre per il 2000 e 2001 lobiettivo di risparmio viene affidato al
sistema della centralizzazione degli acquisti. Ciononostante, gli esiti 1999 e 2000
confermano un andamento di spesa non in linea con gli indicati obiettivi. I suesposti dati della tabella 3 mostrano
come, a livello regionale, landamento della spesa per lacquisto di beni e
servizi registri un andamento crescente più marcato rispetto alla media nazionale, che si
mantiene al di sotto del 10% annuo. I dati relativi al 2000 mostrano poi come,
rispetto alla spesa corrente totale, il peso percentuale degli acquisti di beni e servizi
sia, nella Regione siciliana, inferiore rispetto alla media nazionale (15,2% rispetto al
18,76%).
PARTE II^
LASSISTENZA
OSPEDALIERA
Aspetti
strutturali
La tabella 6, riguardante le strutture di
ricovero, pubbliche e private, del servizio sanitario regionale per lanno 2000,
mostra, per la Regione siciliana, una marcata incidenza dei presidi direttamente gestiti
dalle A.U.S.L. (57), seguiti dalle case di cura private accreditate (46). In disparte i
centri di riabilitazione (79), risulta particolarmente elevato, in relazione alle altre
regioni, il numero di aziende ospedaliere (ben 17 per la Sicilia, preceduta solamente
dalla Lombardia con 27, su un totale Italia di 104). Il confronto con altre regioni mostra, per la
Sicilia, una minore incidenza delle strutture private rispetto a quelle pubbliche; in
particolare, il Lazio e la Campania presentano un numero assai elevato di case di cura
private, accreditate e non. Significativo il dato della Regione Lazio che, con 100 case di
cura private accreditate, rappresenta quasi un quinto del totale nazionale, mentre con 44
case di cura non accreditate arriva quasi alla metà del totale Italia. I valori della Regione siciliana, nel
rapporto pubblico-privato, in definitiva, appaiono, rispetto a quelli nazionali,
sbilanciati verso il pubblico. Più in dettaglio, il rapporto tra aziende
ospedaliere (e relativi stabilimenti) e presidi a gestione diretta, da un lato, e case di
cura private (accreditate e non), dallaltro, risulta di 2 a 1 circa per la Sicilia
(100 strutture pubbliche, 52 private), a fronte di un minor rapporto di 1,5 a 1 per il
totale nazionale (922 strutture pubbliche, 620 private). Tabella 6
Indicatori
La gestione ospedaliera è suscettibile di
controllo e valutazione tramite specifici indicatori capaci di mettere in luce
caratteristiche strutturali dalle quali desumere disfunzioni o anomalie operative, aventi
conseguenze sfavorevoli nei costi delle prestazioni sanitarie. Lanalisi di tali indicatori presuppone il confronto con altre realtà o strutture
rispetto alle quali assumono significato eventuali scostamenti. I principali indicatori utilizzabili a tale
scopo riguardano le attività prestate dagli istituti di ricovero e cura, la domanda e
lofferta di prestazioni sanitarie, lefficienza operativa delle strutture,
lefficacia e lappropriatezza delle prestazioni e delle tipologie di cura, la
complessità dei casi trattati, le liste di attesa e la mobilità ospedaliera. Indicatori
di attività
La seguente tabella 7 espone, per il triennio
1998-2000, il numero dei ricoveri e le giornate di degenza riferiti alle strutture
regionali, distinti con riferimento ai ricoveri per acuti in regime ordinario e day
hospital ed allattività di
riabilitazione. Il dato relativo alla degenza media consente poi di confrontare la
performance regionale in relazione al dato nazionale ed allarea
geografica di appartenenza. Tabelle 7a, 7b,
7c
Le cifre mostrano un sensibile aumento
generale dei ricoveri nella Regione nel 1999, seguito però da una riduzione degli
acuti in regime ordinario nel 2000. Tale andamento trova piena corrispondenza
nelle giornate di degenza. In costante e significativo aumento, invece, i ricoveri in day hospital, raddoppiati dal 1998
al 2000 (i ricoveri per acuti in d.h. sono passati, infatti, dai 118.809 del 1998 ai
238.183 del 2000). Al di là del dato assoluto, talvolta poco
significativo, appare invece meritevole del massimo rilievo la costante riduzione, in
termini di percentuale del totale, dei ricoveri e delle giornate di degenza per acuti ed
il complementare aumento dei valori relativi al regime del day hospital, segno evidente
dellefficacia delle misure volte a limitare il fenomeno dei ricoveri impropri. Più in dettaglio, mentre nel 98 i
ricoveri in regime ordinario costituivano l85,2% del totale degli acuti, ben al di
sopra della media nazionale del 79,6%, nel 2000 tale valore scende, per la Sicilia, al
75,2%, al di sotto della media Italia, rimasta invariata. Stesso discorso per le giornate di degenza
passate, sempre per i ricoveri per acuti in regime ordinario, dal 91,9% del 98
(media nazionale 90,7%) all85,9% del 2000 (media nazionale invariata al 90,7%). Tali risultati vanno valutati anche alla luce
di quanto disposto dallart. 72, 3° comma, del collegato alla finanziaria per il
1999 (legge 23 dicembre 1998, n. 448) che prevede controlli adeguati al fine di realizzare
una riduzione dellassistenza ospedaliera in regime di ricovero ordinario con
potenziamento di forme alternative in misura non inferiore all1% per anno dei
ricoveri e delle spese complessive registrate nellanno precedente. I dati della Regione siciliana, che
registrano un incremento dei ricoveri per acuti in day hospital dal 14,8% del 98
(media nazionale 20,4%) al 24,8% del 2000 (media Italia invariata), mostrano pertanto,
sotto questo profilo, un trend valutabile in termini positivi, anche in
relazione agli andamenti registrati dalle altre regioni, con particolare riferimento a
quelle del centro-sud. Positivo, infine, il valore della degenza
media degli acuti in regime ordinario, sempre al di sotto della media nazionale (5,85 gg.
nel 2000, a fronte dei 6,92 della media Italia). Altro aspetto meritevole di considerazione è
quello riguardante la percentuale di attività svolta dalle case di cura private,
accreditate e non, nel confronto con il settore pubblico. Tabelle 8a, 8b,
8c
I dati mostrano come nella Regione siciliana
lattività ospedaliera privata, nel 2000, assorba il 14,1% dei ricoveri ordinari per
acuti, con un incremento del proprio spazio nel mercato sanitario regionale sia rispetto
al 1999 (12,8%) che al 1998 (13,6%). Praticamente nulla, in base ai dati
acquisiti, lattività privata in regime di day hospital. Di grande rilievo, invece, è la presenza del
privato nellassistenza riabilitativa con un apporto che, in regime ordinario,
risulta superiore al pubblico (2.146 ricoveri a fronte dei 1.556 del settore pubblico) per
il 2000 e, grosso modo, equivalente per i due anni precedenti. Il confronto con le altre regioni del
centro-sud mette in evidenza, ancora una volta, la grande rilevanza dellattività
ospedaliera privata in Lazio e Campania, con percentuali anche sensibilmente superiori a
quelle registrate in Sicilia; a titolo meramente esemplificativo, nel 2000,
lattività privata in Campania, per gli acuti in regime ordinario, ha superato il
26% del totale (quasi il 20% nella Regione Lazio). Va, infine, ricordato, come alcuni standards
siano stati previsti sin dal 1985 (legge 585/85) nel quadro della razionalizzazione della
spesa sanitaria, nonchè in connessione con gli interventi di ristrutturazione della rete
ospedaliera (art. 2, comma 5, legge 28 dicembre 1995, n. 549) e quindi confermati con le
disposizioni contenute nella finanziaria per il 1997 (art. 1 legge 662/96). In particolare, la dotazione di posti letto
è stata fissata, in media, in 5,5 x 1000 abitanti e di questi luno per mille
riservato alla riabilitazione ed alla lungodegenza[4],
il grado di utilizzazione dei posti letto non dovrebbe essere inferiore al 75% in media
annua, mentre il tasso di ospedalizzazione, cioè la frequenza con la quale la popolazione
residente ricorre a strutture ospedaliere pubbliche in regime di ricovero, dovrebbe
attestarsi su un valore di 160 per mille abitanti. Indicatori
di domanda e di offerta. Mobilità ospedaliera.
La seguente tabella espone per lanno
2000 i dati riguardanti la frequenza di ricorso alle strutture di ricovero da parte dei
residenti (tasso di ospedalizzazione), lentità di offerta ospedaliera (posti letto
x1.000 abitanti), nonché il grado di performance nellutilizzazione delle strutture. Tabella 9a
Quanto alla domanda ospedaliera, i suesposti
dati mostrano lindice di frequenza con la quale la popolazione residente nella
Regione siciliana ricorre a strutture ospedaliere. Al riguardo va precisato che a fronte
del dato normativo che fissa in 160x1.000 abitanti il tasso di ospedalizzazione da non
superare in ciascuna Regione (art. 1, comma 1, legge 662/96), il dato nazionale è di
204,83x1.000 abitanti, quello della Regione siciliana è di 198,42x1.000, distinto in
150,20 in regime ordinario (158,91 il dato nazionale) ed in 48,22 in regime di day
hospital (45,92 il dato nazionale). La Regione siciliana, pertanto, nel mancato
rispetto di tutte le Regioni del vincolo normativamente imposto, si mantiene al di sotto
della media nazionale. Con riguardo ai dati di offerta, si rileva
che i posti letto effettivamente utilizzati nella Regione siciliana nellanno 2000
sono stati n. 19.823 nelle strutture pubbliche e n. 3.516 in quelle private, per un totale
di n. 23.339. Va inoltre osservato che, a fronte del parametro normativo di 5,5 posti
letto per 1.000 abitanti, la situazione dellanno 2000 mostra un dato medio nazionale
di 5,12x1.000. Nel confronto con le altre Regioni, quella siciliana espone valori
inferiori al limite di legge attestandosi a 4,59 posti letto per 1.000 abitanti. Tabella 9b
Ulteriori considerazioni scaturiscono
dallanalisi delle attività e prestazioni rese dalle strutture di ricovero
pubbliche. Un primo esame concerne il c.d. tasso
di utilizzo, ovvero lindice di occupazione media dei posti letto, il quale,
per simmetria, fornisce anche il grado di frequenza di posti letto vuoti,
nonché la turnazione dei pazienti per letto. Tabella 9c
Premettendo che lindice di occupazione
media dei posti letto è stato normativamente fissato al 75% (art.1, comma1, legge
662/96), dalla seguente tabella si osserva che nella Regione siciliana nellanno 1999
il dato si è attestato sul valore di 74,52%, a fronte di un dato nazionale del 77,33%. La turnazione di pazienti per letto, che
rappresenta il periodo di tempo in cui un posto letto resta libero tra un ricovero ed il
successivo, si è stabilizzato su un valore di 2,04, sostanzialmente coincidente con quello nazionale, mentre lindice di
rotazione per posto letto, che descrive il
numero medio di pazienti che utilizzano in un anno un singolo posto letto, ha espresso un
valore di 45,63, superiore al dato nazionale che è risultato di 39,73, denotando in tal
modo un numero di ricoveri maggiore. Indicatori di domanda e di efficienza
nellofferta denotano altresì indubbia correlazione con i saldi di mobilità
ospedaliera. La seguente tabella riporta i dati regionali di mobilità con saldo
migratorio riferiti ai ricoveri in regime ordinario e day hospital, da cui si desume per
lanno 2000 un saldo negativo fra esportazioni e importazioni di pazienti, con
riguardo alla Regione siciliana, pari a n. 45.567 ricoveri in regime ordinario e n. 8.143
ricoveri in day hospital, ponendola al secondo posto (dietro alla Campania) per numero di
residenti che si fanno curare fuori dalla propria Regione. Tabella 10
Indicatori di complessità e appropriatezza
Un confronto tra le regioni basato
esclusivamente sulla spesa media pro-capite ovvero su indicatori di mera efficienza, non
calibrati e rapportati alle singole realtà, con particolare riferimento alla complessità
delle patologie per le quali viene disposto il ricovero, rischia di rivelarsi
eccessivamente generico e poco indicativo. I dati offerti dalle precedenti tabelle
acquistano, pertanto, maggiore significato e differente rilievo se posti in relazione alle
particolari caratteristiche dellofferta ospedaliera di ogni regione, atteso che la
complessità dei casi trattati negli episodi di ricovero incide fortemente su alcuni
indicatori di efficienza (degenza media, turn over) nonchè, in notevole misura, sui
costi. Leffetto su questi ultimi, inoltre, tende a moltiplicarsi a fronte di una
domanda, e conseguente offerta ospedaliera, che tende a disporsi nel medesimo senso,
concentrandosi su determinate fattispecie complesse. Tabella 11
La precedente tabella 11 consente di
misurare, per lanno 2000, la complessità della casistica trattata in ambito
ospedaliero con riferimento alle varie aree territoriali. E appena il caso di
precisare che valori dellindice di case mix[5] superiori allunità
indicano una complessità media superiore allo standard nazionale. La Regione siciliana registra un indice di
complessità inferiore alla media nazionale e sostanzialmente coincidente con quello delle
altre regioni collocate nella medesima area geografica. In particolare, lindice di case mix, pari a 0,89, risulta inferiore a quello
della media Italia, ma perfettamente allineato con quello delle altre regioni meridionali.
Di tutta evidenza, per converso, la maggiore complessità dei casi trattati nelle
strutture ospedaliere delle regioni centrali e settentrionali che, con lunica
eccezione della Provincia autonoma di Bolzano, presentano un indice pari o superiore
allunità. Coerente (anche se non coincidente) con
lindice di case mix anche la percentuale
di casi complessi trattati che, in Sicilia, con unincidenza del 22,20%, risulta
inferiore alla media nazionale (24,30%) ma allineato a quello delle altre regioni del
meridione e sensibilmente inferiore a quello delle regioni settentrionali. Tali risultati trovano conferma anche
nellesame della percentuale dei ricoveri chirurgici (più complessi) rispetto a
quelli medici (mediamente meno complessi). Nella media nazionale, i primi costituiscono il
33,8% del totale, mentre quelli esclusivamente medici si attestano sul (complementare)
valore del 66,2% laddove, nella Regione siciliana, i ricoveri chirurgici non vanno oltre
il 25,3%, mentre quelli medici, attestandosi sul 74,7%, superano abbondantemente la media
nazionale. Alcune regioni del nord, in particolare
Lombardia, Veneto, Friuli V.G., Emilia Romagna e Toscana, si avvicinano o addirittura
superano la percentuale del 40% di ricoveri chirurgici.
Valutazioni
conclusive
La valutazione dei dati numerici richiede
una delicata attività interpretativa volta a trarre delle conclusioni corrette ed
attendibili sia ponendo in relazione tra loro dati eterogenei ma, comunque, collegati, sia
effettuando un esame comparativo di dati omogenei relativi a differenti realtà
territoriali. Il quadro che emerge da questa visione
panoramica della sanità siciliana presenta qualche luce e parecchie ombre. Riassumendo quanto già sopra evidenziato,
alcuni dati, sotto alcuni profili positivi, ad una più attenta lettura offrono delicati
spunti di riflessione. E significativo, ad esempio, il valore relativo alla spesa
corrente nel triennio 1998-2000, con un aumento, a livello regionale, sensibilmente
inferiore a quello nazionale (11% a fronte del 16,6%) e con un dato riguardante il tasso
di crescita della spesa farmaceutica che risulta pari ad un decimo circa di quello
nazionale (1,5% contro il 13,5%). Tali risultanze, indubbiamente positive se
avulse da un contesto più ampio, inducono ad attente riflessioni se poste in relazione ai
dati riguardanti la generale qualità dei servizi offerti dal sistema sanitario siciliano. In altri termini, in un settore peculiare e
complesso quale quello della sanità, lobiettivo del contenimento della spesa deve
essere perseguito solo ed esclusivamente attraverso la riduzione degli sprechi e
lottimizzazione dellutilizzo delle risorse, senza incidere minimamente sulla
qualità dei servizi che, viceversa, deve costituire, comunque, obiettivo prioritario e
intangibile. In questo senso, i dati forniti dagli
indicatori risultano poco confortanti. E vero, ad esempio, che il rapporto tra
popolazione residente e dipendenti del S.S.N. risulta maggiore in Sicilia e, in generale,
nel meridione, ma tale circostanza non costituisce indice di maggiore efficienza ed
economicità del sistema ma, al contrario, di inferiore qualità delle prestazioni rese.
Se, infatti, la regione siciliana presenta un valore prossimo ai 100 residenti per addetto
al servizio sanitario, a fronte dei 70 circa della Lombardia e dellEmilia Romagna,
deve subito osservarsi che il saldo migratorio, quindi la differenza tra chi, da altre
regioni, viene a curarsi in Sicilia ed i siciliani che scelgono altre regioni, risulta
pesantemente negativo (quasi 54.000 unità nel 2000)[6] e secondo solo alla Campania,
ed è significativo che proprio le regioni con il maggior numero di dipendenti del
servizio sanitario, in rapporto alla popolazione, siano quelle che presentano il più
rilevante saldo migratorio attivo. In parole
povere, regioni come la Lombardia, lEmilia Romagna o la Liguria, registrano un più
alto rapporto popolazione/dipendenti S.S.N. semplicemente perchè oltre ai residenti,
garantiscono lassistenza sanitaria anche a migliaia di pazienti
importati. Tale fenomeno, poi, trova la sua principale
spiegazione nella qualità dei servizi offerti, generalmente superiore a quella delle
regioni del centro-sud che, di contro, sono costrette ad esportare pazienti, soprattutto
per le patologie più complesse. Tale conclusione risulta pienamente coerente con gli
indicatori di complessità ed appropriatezza e con lindice di case mix, che mettono
in luce, per le regioni del meridione, valori sensibilmente più bassi di quelli
registrati dalle solite regioni del settentrione. Benchè quasi scontato, deve ancora una volta
ribadirsi che, accanto alla progressiva riduzione degli sprechi (in questo senso è
doveroso evidenziare che la Sicilia ha registrato valori di rilievo nellincremento
del ricorso al day-hospital e nella corrispondente riduzione della degenza media per
acuti) occorre perseguire una concreta politica della qualità che non si
fermi alle enunciazioni di principio ma inneschi un circolo virtuoso che, anche nelle
regioni del meridione, avvicini maggiormente i residenti alle strutture locali, riducendo
il fenomeno dellemigrazione sanitaria.
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[1] Va sottolineato che, nel 1999, il costo per lassistenza ospedaliera incideva sul totale nella misura del 53% (dati Assessorato regionale sanità). [2] Per coerenza con i dati relativi alle altre regioni, i dati finanziari di riferimento sono quelli del Ministero della Salute. Le cifre fornite, per lo stesso periodo, dai prospetti riepilogativi annuali dellAssessorato regionale sanità, basati sulle comunicazioni mensili delle farmacie, presentano, infatti, leggere differenze, dovute ad un diverso sistema di contabilizzazione. [3] Il collegato alla finanziaria per il 1998 (legge 27 dicembre 1997, n. 449), allart. 32, 1° comma, ha previsto una contrazione del 2,25% della spesa per beni e servizi in rapporto al valore rendicontato nel 1996 incrementato in base ai tassi di inflazione programmata per gli anni 1997 e 1998 indicati nei rispettivi DPEF pari al 2,5% e 1,8%. Ad avviare il sistema dei vincoli di contenimento della spesa per beni e servizi è la legge n. 724/1994, che ha fissato analoghi limiti per il triennio 1995-1997, con riferimento al valore 1993 ridotto rispettivamente del 18%, 16% e 14%. [4] A seguito dellaccordo dell8 agosto 2001 tra Governo e Regioni, poi recepito nel d.l. 347/2001, convertito con legge 405/2001, è previsto uno standard di dotazione media di 5 posti letto per 1000 abitanti, uno dei quali riservato a riabilitazione e lungodegenza. [5] Lindice di case mix (ICM) esprime la complessità della casistica trattata tramite la standardizzazione dellattività di una data attività produttiva per un indice tipo, costituito dalla degenza media DRG specifica di uno standard. [6] Il dato, elevato in assoluto, deve comunque essere rapportato alla popolazione residente. |