UN PRESIDENTE "DI CARRIERA"

di Salvatore Sfrecola

(Presidente Associazione Magistrati Corte dei conti)

 

La complessa vicenda della copertura finanziaria del contratto dei medici, che ruota intorno alla scelta tra libera professione ed attività privata in ospedale, ha fatto conoscere al grande pubblico una funzione poco nota della Corte dei conti, quella di "certificazione" della correttezza delle previsioni di spesa nei contratti del pubblico impiego. Una funzione propria del ruolo di garante della buona gestione tradizionale della Corte, controllore di atti e gestioni, e giudice degli sprechi dovuti a malagestio .

Comprensibili, quindi, le preoccupazioni che si colgono negli ambienti politici più sensibili all’indipendenza dell’Istituto, quando si sentono "voci" che, alla vigilia del collocamento a riposo dell’attuale Presidente, Francesco Sernia, immaginano una scelta del Governo al di fuori della magistratura contabile. Preoccupazioni più concrete dopo l’accantonamento della norma che la Commissione giustizia della Camera aveva inserito nel d.d.l. sulla giustizia amministrativa, con previsione di una nomina "interna", come avviene per il Consiglio di Stato dal 1982 (art. 22 della legge n. 186).

Certo il Presidente Amato è uomo di diritto, per l’appunto costituzionale, e ben conosce il senso dell’"indipendenza… di fronte al Governo" che la legge fondamentale (art. 100, terzo comma) assicura all’Istituto ed ai suoi "componenti". Ma la ragion politica è sempre in agguato e potrebbe indurre ad una forzatura, magari sulla base del precedente di Giuseppe Carbone, un ex funzionario parlamentare catapultato al vertice della Corte e lì rimasto per oltre quindici anni ad interpretare in modo riduttivo riforme che i magistrati contabili e la loro Associazione avevano richiesto a gran voce da anni, un più esteso controllo sulle gestioni pubbliche ed il decentramento dell’Istituto.

Ancora vigente, dunque, una norma certamente "datata", sulla base della quale (art. 7 del R.D. 12 luglio 1934, n. 1214) la nomina spetta al Consiglio dei ministri, sia pure "sentito" il Consiglio di presidenza, c’è da augurarsi che non si vada ad uno scontro tra Governo che propone e Consiglio di presidenza che viene consultato. Quel "sentito", infatti, alla luce della disposizione in forza della quale l’Organo di autogoverno ella magistratura contabile (art. 10, decimo comma, della legge 13 aprile 1988, n. 117, che rinvia all’art. 13, comma 2, n. 1, della legge 27 aprile 1982, n. 186) delibera "sulle… promozioni, conferimento di uffici direttivi e su ogni altro provvedimento riguardante lo stato giuridico dei magistrati", sta a sottolineare il carattere vincolante del parere.

Perché, dunque, occorre occuparsi di una questione, che può sembrare pacifica? Perché, nonostante tutto, l’idea di controllare l’organo di controllo piazzando al vertice una persona "amica", meglio se "estranea" alla magistratura ella Corte, è pur sempre una tentazione forte. Complice la calura estiva ed il clima vacanziero che l’accompagna.