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Il modello sanitario in Lombardia delineato dalla legge regionale n. 31/97*
Nel suo intervento al Forum della Pubblica Amministrazione il dr. Renato Botti, Direttore Generale dell’assessorato alla Sanità della Regione Lombardia ha fatto presente che "alcuni colleghi delle altre Regioni hanno detto scherzosamente che la riforma del Ministro Bindi è in realtà colpa della Regione Lombardia, che cioè se la Lombardia non avesse fatto le scelte che ha fatto, probabilmente non sarebbe accaduto quello che sta accadendo".
Il modello sanitario Lombardo è ancora poco conosciuto e pertanto è necessario un veloce, ma significativo inquadramento per comprendere quello che è stato fatto fino ad oggi.
La Lombardia è la prima regione, che in attuazione della legge regionale n. 31/97- a sua volta attuativa della più ampia riforma introdotta a livello nazionale con i decreti legislativi 502/92 e 517/93 sulla base della legge delega 421/92- dall’inizio del 1998 ha delineato un modello che si fonda su alcuni principi fondamentali, e tra questi quello della separazione tra soggetti pubblici responsabili della programmazione da quelli, sia pubblici che privati, fornitori delle prestazioni.
Tutto ciò ha comportato in pratica lo scorporo di tutti i presidi ospedalieri dell’ex USL, oggi denominata ASL, e l’incorporazione nelle aziende ospedaliere.
*Considerazioni e spunti a margine dei tre referti al Consiglio Regionale della Lombardia riferiti agli esercizi 97-2000. Pubblico: prestazioni di ricovero, Acquirente prestazioni ambulatoriali ASL Privato: prestazioni di ricovero, prestazioni ambulatoriali. Produttore
A tutt’oggi questa operazione risulta effettuata nelle undici province Lombarde – unicamente per le quattro ASL di Lodi, Lecco, Sondrio e Vallecamonica è rimasta la gestione diretta dei presidii ospedalieri - pertanto l’attività di ricovero ospedaliero e l’attività specialistica ambulatoriale sono state scorporate dalle ASL e sono state trasferite nel soggetto produttore, creando quindi un’effettiva separazione tra i due soggetti (da un lato Stato, Regioni, A.S.L. - soggetti programmatori ed erogatori – dall’altro i soggetti produttori ed erogatori dei servizi, vale a dire Aziende ospedaliere pubbliche e strutture private accreditate).
Coerentemente è stato ridotto il numero delle ASL in maniera consistente da 44 a 14, di cui 4 a Milano, - considerate le sue dimensioni e la sua specificità – ed aumentato il numero delle aziende ospedaliere, per garantire la copertura del territorio, che è passato da 16, prima della legge di riforma, a 27.
Come è stato ampiamente illustrato dai responsabili della Regione (amministratori ed alti dirigenti) il modello che si sta costruendo ha come obiettivo la parità di diritti e di doveri tra soggetti pubblici e privati accreditati, proprio al fine di raggiungere una gestione imprenditoriale della sanità, passando da una logica burocratica ad una concezione manageriale.
Ci si muove in sostanza verso la competitività e la concorrenza tra soggetti pubblici e privati che, in conformità con l’orientamento comunitario, dovrebbe assicurare maggiori garanzie in termini di efficienza e qualità dei servizi al cittadino.
Per quanto concerne proprio questo aspetto particolare attinente alla equiparazione di diritti e doveri tra strutture pubbliche e private, è stato emanato l’8 agosto 1998 il provvedimento di accreditamento (che regola l’accesso dei produttori al SSN) e che va richiesto alla Regione da parte delle strutture sanitarie - sia pubbliche che private – interessate a svolgere prestazioni di assistenza sanitaria, per conto ed a carico del SSN.
Si tratta di un procedimento di grande complessità; alla fine del 2000 erano pervenute più di 900 istanze, di cui 236 riguardano strutture di ricovero e cura.
Tale processo di "accreditamento", per le aziende sanitarie che offrono le prestazioni è in una fase sufficientemente avanzata. Delle 947 istanze presentate fino al Settembre 2000, 600 risultano iscritte al registro regionale.
*sono stati ammessi al processo di accreditamento solo i soggetti pubblici e privati con finalità esclusivamente sanitaria escludendo, in particolare, quei soggetti che erogano prestazioni specialistiche ambulatoriali in strutture ove si svolgano anche attività sportive, ludiche, estetiche; ** soggetti che, dopo la presentazione dell’istanza hanno rinunciato al completamento del percorso; ***soggetti che non hanno ancora completato l’intero percorso.
Altro criterio importante che è stato applicato, è stato quello di garantire sempre la parità di trattamento nelle modalità di remunerazione di tipo finanziario: la Regione Lombardia ha applicato fin dall’inizio il modello di pagamento per D.R.G. (DIAGNOSIS Retated GROUP ovvero raggruppamenti omogenei di diagnosi). Con questo sistema di calcolo si determinano le tariffe previa individuazione di costi unitari di produzione.
Il punto di partenza di tale metodologia di calcolo è l’individuazione sulla base di determinati parametri, di 492 casi diagnostici (ed in base alle diagnosi effettuate ciascun ricovero viene collegato ad una soltanto delle 492 categorie di D.R.G.). Non sono mai stati stabiliti livelli di differenziazione fra i soggetti, ma è stata fissata un’unica tariffa per tutti, pagando invece a funzione alcune particolarità, come l’emergenza – urgenza, la didattica, la ricerca…….
Grazie a numerose deliberazioni di Giunta sono stati fissati tetti di spesa, principalmente per i ricoveri, l’attività specialistica, ambulatoriale, e la farmaceutica e soprattutto con la metodologia della contrattazione del budget con ciascuna azienda la Lombardia ha registrato una spesa procapite (nel 1998) di Lit 2.038.000 contro 2.200.000 del costo medio procapite delle Regioni del nord, Lombardia compresa.
Sotto il profilo finanziario l’incidenza dell’indebitamento lombardo – considerato anche il periodo 1995/94 e precedenti, risulta del 13,5% rispetto al totale nazionale ma al di sotto delle Regioni del Centro Nord per quanto riguarda l’indebitamento procapite (nel ’99: £. 1.982.000 contro £. 2.000.000 – 2.200.000 della Toscana, del Veneto, Emilia Romagna, Piemonte).
Proprio la separazione tra ASL ed azienda ospedaliera ha consentito questo modello di tetti di sistema per ASL, assegnando ad ogni ASL un volume di risorse finanziarie per attività di ricovero e cura e con quel volume di risorse l’ASL acquista e paga le prestazioni per tutti i cittadini.
Se il tetto viene superato, gli erogatori subiscono una decurtazione percentuale delle tariffe a consuntivo.
L’autorita’ garante della concorrenza e del mercato, con segnalazione del 26-6-1998, ha elogiato l’opera svolta della Regione Lombardia in detto ambito.
Da segnalare anche un’altra iniziativa, per la quale la Regione Lombardia è stata premiata al FORUM della Pubblica Amministrazione del 2000; la tessera magnetica, ideata dalla Giunta Regionale.
Il libretto sanitario magnetico permetterà così, prima a 304 mila lecchesi (è progetto-pilota che inizia da Lecco) e poi a tutti i lombardi, l’accesso alle prestazioni sanitarie più facilmente e velocemente; infatti, con la tessera elettronica si potranno prenotare direttamente visite ed esami dal proprio medico od in farmacia.
Gli ultimi due anni appena trascorsi sono stati anni molto importanti per l’Amministrazione Regionale; come si è accennato sopra, è stata data piena attuazione alla legge regionale n. 31 dell’11.7.97.
La Lombardia è stata la regione che per prima ed in maniera esaustiva, con la citata legge regionale, ha dato vita ad un processo di riordino dell’assetto e dell’organizzazione del sistema sanitario regionale.
I principi fondamentali – che sono già stati appena illustrati ma che è opportuno richiamare – sono i seguenti e si possono così riassumere:
Si tratta di obiettivi ambiziosi ed innovatori senza precedenti che hanno comportato la necessità di ridelineare in maniera completa il sistema sanitario a livello regionale.
In tale contesto alla fine dell’esercizio 1997, 1998 e 1999 la Giunta Regionale (ed il processo è ancora in corso) ha proceduto con una intensa attività deliberativa alla riorganizzazione del sistema sanitario regionale sia sotto il profilo organizzativo e finanziario, sia sotto il profilo della qualità e verifica delle prestazioni.
Proprio attraverso le deliberazioni di giunta più importanti, come sopra evidenziato, è stato portato a termine il processo di separazione tra soggetti produttori e soggetti acquirenti, vale a dire tra i soggetti (ospedali ed anche soggetti privati) che producono prestazioni specialistiche ed ASL che le acquistano e le controllano, separazione che è il cardine della riforma lombarda ed è comunque l’orientamento che sta prevalendo nei paesi dell’Unione Europea, proprio per rendere più efficienti le strutture, migliorando la qualità e riducendo i costi di gestione.
Si segnalano all’uopo alcune delibere di giunta che come si è detto hanno portato avanti questo processo di innovazione e che sinteticamente si procede ad illustrare:
Sotto il profilo organizzativo si segnalano ancora le delibere di giunta con le quali si è provveduto ad una più completa organizzazione sanitaria. E’ stato all’uopo approvato un nuovo bando per la formazione di un elenco da cui attingere per la nomina dei Direttori Generali di Azienda Sanitaria.
Sono stati definiti gli obiettivi aziendali di interesse regionale, dei direttori generali delle ASL e delle Aziende Ospedaliere e le modalità di verifica del loro raggiungimento (risultato economico, attuazione dei piani di organizzazione aziendale e dei piani strategici, tempi d’attesa, valutazione dei servizi erogati, controllo sull’appropriatezza delle prestazioni di ricovero…).
Secondo i dati acquisiti, per quanto concerne la verifica del raggiungimento degli obiettivi – da parte dei Direttori Generali ASL ed Aziende Ospedaliere – posto il limite di 60/100 come limite minimo di raggiungimento dell’obiettivo ai fini della riconferma – si sono registrati i seguenti risultati:
23 (tra ASL ed ospedali) si sono collocati nella fascia tra 91 e 100; 15……………………………………………… 76 e 90; 3……………………………………………… 60 e 75; 1……………………………………………… 60.
Vale la pena di segnalare anche la delibera di giunta n. 42718 dell’Aprile 99 avente ad oggetto "criteri per il reperimento di nuove risorse per il settore sanità" con la quale vengono definiti gli indirizzi per il reperimento di nuove risorse per il servizio sanitario regionale tramite la collaborazione tra il settore pubblico e privato. Per la Regione Lombardia non deriva alcun impegno di tipo finanziario, il finanziamento è a carico dei soggetti privati che promuovono i progetti specifici. Sono coinvolte nel progetto di sperimentazione gestionale 8 aziende ospedaliere. Al progetto sono interessate tutte le ASL e le Aziende Ospedaliere che prevedano progetti di sperimentazione nel loro Piano Strategico Triennale, requisito essenziale per l’avvio delle sperimentazioni. Sono segnalati progetti di sperimentazione gestionale presso:
La novità e la pregnanza di questa iniziativa è che per la regione non deriva alcun impegno di tipo finanziario. Il finanziamento è a carico dei soggetti privati che promuovono i vari progetti specifici.
Di estremo interesse è il dato risultante dall’analisi dei ricavi derivanti dalla produzione dei servizi resi a cittadini residenti in altre regioni (la cosiddetta capacità di attrazione). Dai dati degli ultimi quattro anni risulta confermata la tendenza all’aumento e quindi per i ricoveri abbiamo nel 1999 un dato pari a lire 955 miliardi.
RICAVI ATTIVI PER RICOVERI EXTRA-REGIONALI *
Un altro dato significativo è quello relativo agli scostamenti dai tempi prefissati per l’effettuazione delle prestazioni. La Regione Lombardia ha promosso una forte riorganizzazione per quanto concerne i tempi di attesa per l’effettuazione delle prestazioni ambulatoriali. Infatti in base ai provvedimenti regionali (DGR 38571/98 e 47675/99) i Direttori Generali e i rappresentanti legali delle strutture accreditate hanno stabilito i tempi massimi di attesa per l’esecuzione delle prestazioni ambulatoriali, per le strutture da loro dirette. Tali tempi rappresentano il tempo massimo di attesa per l’effettuazione delle prestazioni in regime ambulatoriale. Le strutture devono rispettare i tempi definiti e devono provvedere a renderli di pubblica conoscenza, informando il cittadino con piani di comunicazione specifici. Inoltre le disposizioni intraprese prevedono che tali dati siano resi disponibili sia tramite sito internet della Regione Lombardia che grazie ad un apposito numero verde telefonico.
Una ulteriore delibera n. 47675 del 29.12.1999 ha ribadito l’importanza delle azioni fondamentalmente messe in atto nel 1999, stabilendo dei tempi obiettivo regionale e ha determinato una nuova tipologia delle prestazioni.
Le linee guida della delibera sono le seguenti:
Il 29.2.2000 è stata la data fissata per le ASL per la determinazione, insieme con le strutture erogatrici, pubbliche e private, dei tempi d’attesa massimi e per la loro comunicazione in Regione. Infatti, mentre precedentemente le ASL hanno preso atto dei tempi stilati dalle strutture, con questo regime li determinano direttamente, al fine di garantire al cittadino una maggiore accessibilità alle stesse.
La Regione ha inoltre definito deroghe per tempi superiori a quelli regionali che possono essere concesse solo se:
Secondo i dati forniti dalla Regione si evidenzia un quadro di sensibile miglioramento rispetto all’anno 1999.
Infatti solo il 10% dei dati è superiore a quello regionale ed è stato sottoposto a deroga da parte delle ASL.
Nel dettaglio il quadro è il seguente:
La regione ha fornito i dati relativi ad alcune delle prestazioni più frequenti, con la percentuale dei dati che sono entro l’obiettivo regionale per il 2000:
- dati aggiornati alla data 3.2.2000
La delibera 47675/99 prevede, tra l’altro, l’effettuazione di indagini in ordine al rispetto dei tempi d’attesa. Devono essere verificate alcune prestazioni specialistiche rappresentative tra quelle maggiormente richieste, circa l’80 % della casistica di tutte le prestazioni effettuate. In conseguenza a tale monitoraggio vengono stilati periodici rapporti dai quali emergono dati inerenti:
L’ultima rilevazione risulta essere stata attuata dalle ASL in accordo con le strutture erogatrici, tenendo come riferimento la data del 3 novembre 2000
Dalla rilevazione effettuata, pare emergere un miglioramento rispetto a quanto monitorato nel maggio 2000, e soprattutto in relazione ad ottobre 1999
Il dato di sintesi, infatti, risulta essere il seguente:
Nella richiamata descrizione dei dati rilevati, datata, come già detto, 3 novembre 2000, la regione fa notare che la raccolta dei dati è stata tempestiva da parte delle ASL e che anche tale dato sarebbe, a sua volta un indicatore della capacità delle ASL di monitorare la situazione; infatti molte ASL hanno istituito autonomamente delle verifiche mensili sui tempi di attesa reali.
Sui dati totali, quelli che superano l’obiettivo sono i seguenti:
Da tale esposizione risulta, quindi, che mentre le strutture private accreditate hanno presentato un trend costante di scostamento tra i tempi reali e quelli obiettivo, le strutture pubbliche hanno migliorato dell’8% le loro prestazioni.
Il resoconto interviene anche sui tempi di consegna dei referti per i più frequenti esami strumentali. La norma prevede che l’attesa non sia superiore ai tre giorni lavorativi. Il dato complessivo è il seguente:
Si nota che i tempi di consegna risultano migliorati nel loro complesso, con tempi per ogni singola prestazione al di sotto dei 3 giorni.
Dalle considerazioni che precedono possono trarsi alcune conclusioni.
A poco più di venti anni dall’emanazione della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale – la n. 833 del 1978 – il dibattito e gli sforzi per creare una realtà caratterizzata da un sistema misto, pubblico con il concorso del privato, è ancora in corso.
Come è stato da più parti ampliamente messo in risalto la sanità rappresenta il primo banco di prova di una realtà improntata ad ampia autonomia gestionale affidata alle regioni.
Dal 1978 i provvedimenti legislativi relativi a modifiche del sistema sanitario nazionale sono stati più di 450, con una serie di leggi e leggine che hanno creato un sistema in regime di precarietà continua (dall’introduzione del Servizio Sanitario alla delega del Governo Amato attraverso il DL 502 integrato sotto il Governo Ciampi, fino al DL 517 per aprire la strada all’aziendalizzazione e regionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale).
Da due anni poi è in corso, con il Ministro Bindi e da ultimo con Veronesi, un processo ulteriore di modifica e correzione del precedente impianto legislativo.
E’ questo, quindi il quadro in cui le Regioni si trovano ad operare; ci sono Regioni del Nord che hanno sperimentato modelli diversi, la Lombardia che ha posto a base di tutta sua riforma la separazione tra soggetti erogatori e produttori (in linea con la tendenza comunitaria); il Veneto e l’Emilia Romagna che già da tempo hanno sperimentato il rapporto misto pubblico – privato e poi le Regioni del Sud che pongono il problema della sanità nel mezzogiorno come problema da considerare con peculiarità specifica e da affrontare con sforzi massicci. La Regione Lombardia, come in parte si è cercato di rappresentare in maniera sintetica ed abbastanza semplice, si muove in più direzioni. Un grande sforzo è stato concentrato verso il processo di responsabilizzazione della classe dirigente (per quanto concerne gli alti quadri della struttura regionale e sanitaria) completato dalla previsione di sistemi premianti.
La regione ha ampliato la funzione e gli strumenti del controllo estesi oltre che ai flussi finanziari, anche ai risultati delle azioni.
Vale la pena di evidenziare che questi sistemi controllo si spostano all’interno delle singole direzioni generali, più idonee a cogliere le problematiche delle singole realtà ed a suggerire meccanismi di correzione.
Il servizio di controllo di gestione della Regione si pone già, quindi, in chiave trasversale rispetto alle singole Direzioni Generali, formando un rapporto metodologico e di collaborazione con le Direzioni.
Tra le iniziative più importanti vanno altresì segnalate le riduzioni dei tempi d’attesa per le prestazioni, la trasparenza nelle informazioni fornite al cittadino, l’informatizzazione del sistema di prenotazione delle prestazioni specialistiche attraverso i CUP, il completamento del sistema di accreditamento per adeguare le strutture lombarde sanitarie agli standard qualitativi stabiliti ed il contenimento della spesa sanitaria.
Allo stato attuale è difficile e soprattutto prematuro esprimere previsione certe. I massimi responsabili in questo settore ritengono comunque che la polemica emersa riguardo al fatto che la Lombardia avrebbe "svenduto" la sanità ai privati sarebbe smentita dalla realtà. Dal 1995 fino ad oggi, in 5 anni i posti letto dell’ospedalità privata (Case di cura ) sono passati dal 13% al 18% (da 6.000 a 8.000) rispetto ad un totale di 46.300 posti letto e quindi con una ospedalità all’82% sempre pubblica e al 18% privata.
La cosa più importante e significativa resta comunque, al di là dei modelli già adottati e da adottare, "l’autonomia regionale", la possibilità cioè di portare avanti un disegno coerente rispetto agli obiettivi stabiliti. Luisa Motolese, Consigliere della Corte dei conti
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