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Martedì 13 Marzo 2001
Nuovi rilievi su Finanziaria e bilancio
dello Stato: il gettito del Fisco potrebbe non durare
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La Corte dei conti: più attenzione alle
spese
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«Cè poca chiarezza». Bruxelles
rilancia lallarme pensioni
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Bruno Gianotti
ROMA I sostanziosi incassi del Fisco nel 2000 hanno dato ragione al governo: sono
stati sufficienti a coprire i 13 mila 145 miliardi del «bonus» fiscale, i 600 miliardi
di aumenti delle pensioni minime e 24.517 miliardi previsti come sgravi per famiglie e
imprese. Anzi, secondo la Corte dei conti che ha esaminato il bilancio degli ultimi 4 mesi
dellanno scorso, lo Stato ha incassato addirittura più del previsto. Ora, però, la
Corte conferma i dubbi già sollevati in passato: cè il rischio concreto che il
prossimo governo, di qualunque colore sia, non riesca più a ripetere lexploit
perché non è ancora chiara la causa dellaumento di gettito. Alla crescita delle
entrate possono aver infatti concorso «in varia misura sia fattori di carattere
occasionale connessi al gettito di specifici tributi (capital gains, lotto, accise), sia
fattori effettivamente rapportabili al miglior funzionamento dei meccanismi tributari e
all'emersione di basi imponibili». Contemporaneamente, sè scatenata però la spesa
sanitaria delle Regioni, mentre, sottolinea la Corte, resta da tutta da verificare
lefficacia dei tagli (10 mila miliardi) introdotti con la Finanziaria.
Un eventuale peggioramento delle entrate sarebbe poi aggravato dalleffetto-pensioni,
la mina vagante che continua a turbare i sonni economici dellEuropa. Proprio ieri,
da Bruxelles, è rimbalzato lennesimo allarme: i ministri riuniti nellEcofin
hanno approvato il documento con le linee economiche 2001 da trasmettere al vertice di
Stoccolma del 23 e 24 marzo. LEcofin dice che è necessità urgente «assicurare la
sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche e giungere a miglioramenti
strutturali riducendo più rapidamente l'onere del debito pubblico ed il pagamento dei
relativi interessi». In altre parole: visto che, con le attuali tendenze, la popolazione
attiva si ridurrà di circa 40 milioni di persone entro il 2015 mentre raddoppierà il
numero degli anziani, laggravio della spesa pensionistica sarà altissimo, fra il 3
e il 5% del prodotto interno lordo entro il 2015, con una spesa sanitaria in crescita
significativa.
LUe sollecita allora miglioramenti strutturali, riforme stabili che diano certezza e
stabilità degli incassi. Sono, in sostanza, i due punti che lasciano dubbi alla Corte dei
conti. Il governo Amato, ad esempio, ha incassato parecchio con la lotta allevasione
e in ottobre ha rivisto al rialzo le previsioni di maggior gettito per questa voce: 26.800
miliardi nel 2001, 35.100 nel 2002, 38.200 nel 2003 e 42.000 nel 2004. Ma la relazione
sostiene che esistono «carenze e genericità» nelle motivazioni tecniche mentre
nellultimo quadrimestre del 2000 sono state approvate leggi (servizio militare
professionale, disposizioni sul personale delle Forze armate e di Polizia, interventi
urgenti per le aree a rischio idrogeologico), che introducono spese permanenti, di natura
corrente «che presentano carattere di forte rigidità».
Sul fronte delle entrale, la Corte è perplessa sulla possibilità di considerare
«effetti di trascinamento» di 18 mila miliardi per il 2000: non ritiene strutturali,
quindi garantite nel tempo, solo le entrate derivanti dai capital gains e dal monopolio
dei tabacchi, ma anche le entrate per autotassazione Irpef e Irpeg «che nel 2000 hanno in
realtà fatto registrare un incremento inferiore a quello previsto con la nota di
aggiornamento del Dpef».
Altri dubbi riguardano i 5.590 miliardi che dovrebbe fruttare la razionalizzazione degli
acquisti di beni e servizi della Pubblica Amministrazione. La Corte dei Conti ritiene che
la modifica delle procedure possa essere lunga, tanto da rendere incerto il raggiungimento
dellobiettivo-risparmio. Così come resta incerta lefficacia delle misure
sanitarie, soprattutto quelle legate al monitoraggio della spesa che andrebbe rafforzato,
secondo la Corte, nella parte relativa alla centralizzazione degli acquisti.
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| Martedì 13 Marzo 2001 Allarme
dei magistrati contabili sulla manovra 2001: il boom fiscale che ha permesso di finanziare
gli sgravi non è strutturale
Corte
conti: «A rischio entrate e tagli»«Sanità, serve un
controllo più severo» - Dubbi sui risparmi previsti - Il Tesoro: pesano le Regioni
Rossella
Bocciarelli |
ROMA Laumento delle entrate pubbliche nel 2000 cè stato ed è
stato consistente, ma non è affatto detto che si possa considerare acquisito in via
strutturale; in compenso, restano intatti i dubbi sulla consistenza dei tagli di spesa
realizzati con la Finanziaria, mentre emergono le critiche per una «rilevante presenza di
spese permanenti» destinate a irrigidire i bilanci futuri, causate dalle leggi approvate
negli ultimi quattro mesi dello scorso anno.
È la diagnosi contenuta nella relazione quadrimestrale della Corte dei
conti, che rispetto alla vexata quaestio della restituzione fiscale realizzata a novembre
scorso contiene un giudizio a due facce. Da un lato la Corte dà atto al Governo del fatto
che «i risultati 2000 sembrano confermare una notevole crescita del gettito tributario.
Lo scostamento positivo appare anzi maggiore di quello che ha indotto il Governo a
procedere a una immediata "restituzione" ai contribuenti».
Dallaltro lato, rilevano i magistrati contabili, rimane tuttora
largamente insufficiente linterpretazione dei fattori che hanno determinato lincremento
di gettito. Non è chiaro cioè in che misura abbiano contribuito fattori occasionali
connessi al gettito di specifici tributi (come il lotto, i capital gains, le accise) e
quanto sia effettivamente da attribuire al miglior funzionamento dei meccanismi tributari
e allemersione di base imponibile. Il Governo, in effetti, aveva costruito le sue
stime e la sua azione di politica economica attribuendo essenzialmente al successo nella
lotta allevasione lincremento di gettito. Per questo la nota di aggiornamento
al Dpef ha rivisto al rialzo le previsioni di gettito nel quadriennio: +18.000 mila
miliardi nel 2001, +26.000 nel 2002, +29.000 nel 2003 e +33.000 nel 2004. Inoltre, ricorda
la Relazione, a partire dal 2001 si è provveduto a correggere in aumento per circa 9.000
miliardi le previsioni di entrata relative ai capital gains. Per la Corte non è il caso
di considerare strutturalmente acquisiti gli introiti da capital gain; ma dubbi vengono
espressi anche sullopportunità di considerare strutturali le entrate derivanti dal
ridimensionamento del fenomeno del contrabbando. Per il momento, concludono i magistrati
contabili, sul terreno delle entrate resta insoddisfatto il «requisito della trasparenza
del bilancio».
Rispetto alla manovra sulle uscite la Corte sottolinea «la necessità di un
più efficace monitoraggio della spesa sanitaria». Così come «incertezze» rimangono
«connesse alleffettiva realizzazione degli obiettivi di contenimento di circa
10.000 miliardi affidati in misura prevalente alle economie di spesa». Destano
scetticismo, in particolare, i 5.590 miliardi di risparmi attesi dalla razionalizzazione
degli acquisti di beni e servizi della Pa da realizzare con linformatica (anche se
proprio ieri dalla Ue, tramite il rapporto sulle riforme economiche, è venuto un
riconoscimento alla "good practice" italiana dellinformatizzazione degli
appalti pubblici).
Tra le critiche, la Corte segnala che laver fissato in circa 28.000
mila miliardi nellarco di 15 anni il limite dimpegno per gli investimenti
pubblici, mentre gli stanziamenti effettivamente decorrono a partire dal 2002, ottiene leffetto
di irrigidire inutilmente i bilanci futuri. Ma non mancano altri rilievi: viene segnalata
la «proliferazione di regolazioni contabili» che tende a creare effetti di spesa
"sommersa" in particolar modo nella sanità. E rispetto ad alcune leggi
approvate nellultima parte dellanno, come le norme sul servizio militare
professionale, si rimarca che è stato introdotto un forte vincolo alla politica di
bilancio per tutti gli esercizi successivi al triennio.
La replica del Governo ai rilievi della Corte non si è fatta attendere:
«Dal lato delle entrate ha detto il ministro Vincenzo Visco siamo pronti
come sempre a certificare le cose e spiegarle. Anche in passato la Corte faceva
osservazioni analoghe sulla strutturalità o meno delle cifre salvo poi, a consuntivo,
correggerle al rialzo». Quanto alle spese, secondo il ministro del Tesoro, «quelle sotto
il controllo del Governo centrale non hanno problemi. Problemi possono semmai derivare da
quelle degli enti decentrati, le Regioni, per le quali sono stati inseriti in Finanziaria
vincoli di bilancio che prima non cerano e che speriamo funzionino».
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