"Italia Oggi’’ 6 aprile 2000

LA CORTE DEI CONTI SI RINNOVA

PER IL CONTROLLO SULLA GESTIONE

di Salvatore Sfrecola

(Presidente Associazione Magistrati Corte dei conti)

 

Era inevitabile che accadesse. Mentre le competenti Procure della Corte dei conti lavorano a pieno ritmo sulle inchieste più scottanti di questo inizio millennio, dalla Missione Arcobaleno agli aiuti ai terremotati di Umbria e Marche, all’approvvigionamento dei militari all’estero, alla gestione dei parcheggi del comune di Roma, all’indomani dell’ennesima condanna per amministratori corrotti (Sezione Giurisdizionale per il Piemonte, n. 935/EL/2000 del 14 febbraio 2000) qualcuno ha pensato che fosse il momento di reagire.

E così sono stati arruolati in fretta e furia qualche giornalista ed il solito professor Cassese, per dire che la Corte è "vecchia e polverosa’’, ha il culto della legalità e non quello dell’efficienza. Che bene aveva pensato la "Bicamerale’’ a farla fuori dall’ordinamento.

Attenzione! Che la Corte denunci difetti di organizzazione e di funzionamento sono i magistrati e la loro Associazione a dirlo, per primi e da anni. Carenti sono le leggi che la governano, spesso non all’altezza gli uomini che l’amministrano. Come per molte istituzioni. D’altra parte, anche il Santo Padre, qualche giorno fa, ha avuto da ridire su lentezza dei processi penali ed uso della carcerazione preventiva.

Il fatto è, però, che la Corte dei conti non ha proprio i difetti che in questi giorni vengono denunciati. Semplicemente perché molte accuse non sono vere. Come quella di non aver mai "bandito i concorsi per consentire l’ingresso anche di laureati in economia’’ (il concorso è sulla G.U. da tempo). Come la presunta ostilità "ad esperienze figlie della nuova scienza dell’amministrazione e dell’economia’’. La Corte, che ne aveva fatto richiesta fin dalla relazione del 1922 (!), controlla dal 1939 la gestione finanziaria degli enti ai quali lo Stato contribuisce in via ordinaria, riferendo al Parlamento su attività rilevanti per l’economia del Paese (ENI, IRI, ecc.). Ciò che ha consentito al Governo ed alle Camere di intraprendere importanti riforme. Ad esempio le privatizzazioni. Ma anche la riforma del bilancio statale è nata alla Corte ed è figlia di referti delle Sezioni Riunite.

Il controllo sulla gestione delle regioni non decolla? Anche questo non è vero. Le relazioni sono state presentate ai Consigli regionali che ne hanno apprezzato la funzione di ausilio per l’attività di gestione e legislativa.

Certo, alla Corte manca, nel settore, riferita alla specifica legislazione delle singole regioni, l’esperienza di un monitoraggio che per lo Stato data 138 anni e che, quindi, è un patrimonio che va costruito.

Lo stesso professor Cassese, secondo il quale i magistrati della Corte si sarebbero "a poco a poco arrogati ruoli e status da giudici, anche se tali non erano’’, evidentemente facendo finta di ignorare le leggi che questa magistratura hanno ordinato e riordinato nel tempo e la stessa Costituzione (poveri studenti!), un paio d’anni fa, scrivendo su Liberal lamentava che Prodi, allora Presidente del Consiglio, non leggesse le relazioni dell’Organo di controllo.

E qui si scoprono i mandanti. Alcuni ambienti governativi e della P.A. da sempre ostili ai controlli. Non solo a quelli (pochissimi) preventivi di legittimità, che hanno richiamato al rispetto delle regole, soprattutto in termini di adempimento delle deleghe legislative, ma proprio a quelli, tanto decantati, di efficienza, efficacia ed economicità (in una parola di risultato) che ai governati danno assai più fastidio. Perché la gente, in genere, capisce poco di eccesso di potere e violazione di legge, ma molto di risultati non raggiunti, di politiche pubbliche scoordinate e velleitarie.

Ed allora ecco entrare in campo gli "ausiliari’’ (qualcuno li ha definiti ascari) dei critici esterni. Sono all’interno dell’Istituto, pronti a combattere una battaglia senza esclusione di colpi pur di assicurarsi la Presidenza, quando a fine luglio, andrà in pensione Sernia, o il posto di Segretario generale. Ma c’è anche in vista (tra due anni) l’elezione del nuovo giudice costituzionale.

Una brutta figura per qualche giornalista ed il solito professore, fattisi strumenti di amministratori che non vogliono rendere conto a nessuno e di ambiziosi personaggi che vorrebbero, come scrive un giornale, indurre i magistrati della Corte dei conti a "svestire la toga’’, cioè ad abbandonare quell’indipendenza che a livello internazionale ci viene invidiata. E, pertanto, presa ad esempio dall’INTOSAI, la International Organization of Supreme Audit Institutions, organismo che riunisce gli organi di controllo di quasi 200 paesi di tutti i continenti, riconosciuto dall’O.N.U., quale indicazione per tutte le istituzioni superiori di controllo.

Il professor Cassese richiama l’esperienza e la "cultura’’ dell’"Audit’’ anglosassone. Forse, avrebbe fatto bene a richiamare l’esperienza tedesca, della quale avrà certamente sentito parlare, se non altro lo scorso dicembre, a Perugia, dove ha tenuto la relazione conclusiva di un importante convegno della Banca d’Italia in tema di controlli sulla gestione. Il professore evidentemente doveva essere distratto quando ha parlato il Presidente della Corte dei conti tedesca, Signora Hedda Von Wedel, la quale ha ricordato che il controllo della Corte federale non è legato "al momento della rendicontazione’’, potendo intervenire "già nel momento in cui l’Amministrazione pubblica ha adottato le prime decisioni parziali’’. Ma soprattutto che "la Corte federale dei conti non riceve istruzioni né dal potere esecutivo né da quello legislativo’’.

In ogni modo la Corte dei conti, che ha sempre partecipato al dibattito che in dottrina e nell’esperienza internazionale ha riguardato il controllo sulle gestioni pubbliche, sta mettendo a punto una nuova organizzazione del controllo, al centro ed in periferia. Le Sezioni Riunite in sede deliberante stanno, infatti, predisponendo un regolamento di attuazione dell’art. 3 del decreto legislativo n. 286, del 30 luglio 1999, che dovrà rivedere numero, composizione e sede degli uffici di controllo.

La riforma interessa marginalmente il controllo preventivo, limitato dalla legge n. 20 del 1994 a pochi atti di particolare importanza. Il salto di qualità la Corte intende farlo in tema di controllo sulla gestione, in rapporto alla riforma amministrativa e di bilancio, per assicurare al Parlamento ed ai Consigli regionali referti periodici sull’attività amministrativa svolta, avendo presenti gli obiettivi stabiliti dalle leggi e dagli atti di indirizzo politico amministrativo. L’attività d’indagine, in forma collegiale, consentirà importanti sinergie tra le varie esperienze e professionalità maturate all’interno della Corte.