Sentenza n. 35/2009     REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER IL TRENTINO-ALTO ADIGE

- SEDE DI TRENTO -

Nelle persone dei seguenti Magistrati:

Giancarlo    CASTIGLIONE                               Presidente

Luigi            CIRILLO                                         Consigliere relatore

Grazia          BACCHI                                          Consigliere

Nella pubblica udienza del 1 aprile 2009 ha posto in decisione la seguente

SENTENZA

Nel giudizio di responsabilità già iscritto al n. 3501  del registro di Segreteria, promosso ad istanza del Procuratore Regionale presso questa Sede nell’interesse del Comune di Palù del Fersina (TR), nei confronti di

·              MOAR Loris nato a Palù del Fersina (IN) il 22.6.1955 ivi residente in loc. Turrer 19, elettivamente domiciliato, ai fini del presente giudizio, in Trento, alla Via Oss Mazzurana n.72, presso lo studio dell’Avv. Luca Pontalti, che lo rappresenta e difende giusto mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta depositata il 31.10.2008;

·              MATTIVI Fausta nata a Bedollo (TN) 1’1.12.1961 e residente in Baselga di Pinè (IN) fraz. Montagnaga Via Pergine 25, elettivamente domiciliata, ai fini del presente giudizio, in Trento, alla Via Grazioli n.62, presso lo studio dell’Avv.Patrizia Corona, che la rappresenta e difende giusto mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta depositata il 31.10.2008

Visti l’atto introduttivo e gli altri atti e i documenti del giudizio;                                              

Uditi nella pubblica udienza del 1 aprile 2009 il Consigliere relatore Luigi Cirillo, l’avv. Patrizia Corona - che concludeva per l’accoglimento delle conclusioni come già rassegnate nella memoria -, l’avv. Luca Pontalti – che concludeva nel senso della mancanza di ogni danno erariale, anche all’immagine – ed il Procuratore regionale Cons. Salvatore Pilato – che confermava l’atto scritto, rettificando l’importo del danno in € 46.620,00 e  rimettendo al Collegio la valutazione di eventuali circostanze utili all’esercizio del potere riduttivo - .

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione depositato il 20 maggio 2008 la Procura Regionale presso questa sede di Trento della Corte dei conti conveniva in giudizio  MOAR Loris e MATTIVI Fausta, chiedendone la condanna -in favore del Comune di Palù del Fersina- al pagamento della somma di complessivi euro 44.289,00, da ripartire in quote uguali, oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese di giustizia, a titolo di responsabilità amministrativa gravemente colposa per un danno arrecato all’ente locale da omessa vigilanza nell’esecuzione di opere pubbliche su un sentiero montano, illegittimamente realizzate in difformità rispetto al progetto autorizzato ed in violazione dei vincoli paesaggistico-ambientali previsti dalla normativa vigente in materia.

In particolare, il Pubblico Ministero invocava a sostegno della sua pretesa le seguenti circostanze di fatto.

1) A seguito di una serie di verifiche amministrative, prima dell’Ufficio Distrettuale Forestale di Pergine Valsugana, poi dei funzionari della Provincia Autonoma di Trento (d’ora in avanti abbreviata in “P.A.T.”) e dei responsabili dell’Ufficio tecnico di Valle, fu accertata la realizzazione di lavori su un sentiero in località “Miniera” del suddetto Comune, in difformità dal progetto del geom. Mattivi autorizzato dall’Ufficio Forestale e dalla P.A.T.  nonché in violazione delle norme  di tutela paesaggistico-ambientale (D.Lgs. 490/1999 e 42/2004). In specie, tale progetto prevedeva la manutenzione ordinaria di alcune strade di montagna, tra le quali il sentiero in località “Miniera” (sulla particella 2090, per una lunghezza di m.350 metri, largo all’incirca m.1), laddove tale sentiero era stato allungato ed allargato creando una vera e propria strada (m.2 di larghezza e m.520 di lunghezza), con danneggiamento o taglio abusivo di piante (in totale 23 piante di alto fusto) e con la realizzazione di un guado per l’attraversamento del Torrente Fersina, senza le necessarie autorizzazioni.

2) Quindi, furono  irrogate due sanzioni amministrative per gli illeciti accertati:

- la prima, contestata solo al titolare dell’impresa appaltatrice (Tassainer Luigino), per la realizzazione di un guado di sassi “ad opera incerta” sul torrente Fersina senza le autorizzazioni necessarie (€ 50);

- la seconda, contestata sia al Tassainer, in qualità di trasgressore, sia al sindaco del Comune ed al direttore dei lavori quali obbligati in solido (i convenuti Moar Loris e Mattivi Fausta), per la difformità delle opere eseguite rispetto al progetto approvato e per  il taglio di alcune piante senza autorizzazione dell’Autorità forestale  e della P.A.T. (€ 2.160,27).

I soggetti responsabili provvidero al pagamento delle sanzioni nei termini

 di legge.

3) Inoltre, la P.A.T. comunicò l’inizio del procedimento di revoca del contributo che era stato concesso al Comune per la manutenzione ordinaria della strada in questione.

4) Nel contempo, l’area fu sequestrata e venne intrapreso un procedimento penale avverso i convenuti nel presente giudizio ed il Tassainer.

5) In conclusione, secondo la ricostruzione attorea, dalla vicenda in esame era derivato un danno all’amministrazione comunale di Palù del Fersina, quantificato “per relationem” in riferimento al valore della spesa contrattuale (€ 32.463,76), ed alla misura del finanziamento provinciale prima concesso e successivamente revocato (€ 44.289,00), imputato ai Sigg. Loris Moar e Fausta Mattivi, nelle rispettive qualità di Sindaco e di Direttore dei lavori, per inesatto adempimento dei rispettivi doveri d’ufficio e di servizio.

In punto di diritto, la Procura evidenziava quanto segue.

a)      In merito alla giurisdizione, replicando alle deduzioni del geom. Mattivi, il P.M. evidenziava che –sebbene la convenuta avesse sottoscritto il suo contratto d’opera come  direttore dei lavori solo dopo il sequestro del cantiere- ella aveva in concreto esercitato le relative funzioni anche prima della stipula del contratto stesso (il quale sanava retroattivamente la funzione di fatto già esercitata fin dalla consegna del cantiere e dall’inizio dei lavori) .

b)     Quanto, poi, all’ illegittimità delle opere, la Procura - replicando alle deduzioni del Moar -  richiamava gli accertamenti amministrativi e penali effettuati, che evidenziavano sia le “molteplici e macroscopiche difformità” delle opere realizzate (per natura e modalità dell’intervento) rispetto al progetto approvato, sia la mancanza di autorizzazioni, sia la violazione delle disposizioni in materia ambientale e paesaggistica per le opere difformi.

c)     Come condotta causativa del danno, il P.M. individuava l’omessa vigilanza sull’esecuzione delle opere da parte dei funzionari pubblici a ciò preposti, il Sindaco (Sig. Moar Loris) ed il direttore dei lavori (geom. Mattivi Fausta).

d)     In particolare, la Procura riteneva che su tali soggetti incombessero specifici obblighi di servizio, nel senso che la legge ed il contratto di appalto attribuivano loro  il potere-dovere di garantire che il contratto d’appalto dei lavori rispettasse i vincoli ambientali e paesaggistici vigenti, nonché precise funzioni  di coordinamento, supervisione, vigilanza, controllo e verifica delle opere nella fase esecutiva, sempre al fine di garantire il rispetto dei vincoli paesaggistici ed ambientali.

e)     Nella prospettazione attorea, la violazione di tali obblighi di servizio determinava la antigiuridicità e la colpevolezza della condotta omissiva di tali soggetti, e quindi la loro responsabilità. In particolare, replicando alle deduzioni del Moar,  il P.M.  affermava che l’omessa vigilanza sul rispetto dei vincoli di tutela paesaggistico-ambientale del territorio era imputabile al Sindaco e  non a terzi (funzionari ed impiegati del Comune, direttore dei lavori): da un lato, perché la legge provinciale (art. 117 L.P. 5 settembre 1991 n.22) attribuiva  puntuali e specifici poteri di vigilanza al Sindaco, il quale non risultava aver adottato atti di delega o di mandato per l’accesso al cantiere da parte dei funzionari dell’ufficio tecnico; dall’altro, perché dagli atti emergevano “i personali e naturali contatti amministrativi  con  la  ditta esecutrice delle opere,   propedeutici e conse-

guenziali all’affidamento dei lavori in appalto”.

f)      La Procura affermava inoltre la gravità della colpa, in considerazione sia delle informazioni testimoniali assunte durante l’ispezione amministrativa, sia delle prove documentali, sia dell’esito del procedimento di contestazione/ingiunzione per violazioni amministrative, sia della natura e della gravità delle difformità accertate e delle violazioni amministrative contestate e definite per oblazione.

g)     In merito al danno erariale, inteso in citazione come “pregiudizio arrecato al bilancio dell’ente locale” (Comune di Palù del Fersina), esso veniva liquidato dal P.M. in relazione:

-         alle spese sostenute dal Comune per la realizzazione della “nuova” strada della miniera (euro 32.463,76);

-         all’importo del contributo concesso dalla P.A.T. (€ 44.289,00), in corso di revoca;

-         “in ipotesi”, alle “somme percepite dal professionista incaricato della progettazione e della direzione dei lavori”;

-         alle “spese necessarie per il ripristino dello stato dei luoghi e per la eliminazione delle opere illecitamente realizzate”.

La Procura riteneva quindi di “quantificare il danno erariale nella misura di € 44.289,00, corrispondente alla entità del contributo concesso, il quale esprime non soltanto la spesa contrattuale inutile (=danno emergente), ma anche il risultato non conseguito dall'azione amministrativa (=lucro cessante)”; e precisava che “alle componenti di danno finora individuate si cumula il danno ambientale” […] “il quale è però assoggettato ad un regime ripristinatorio e risarcitorio di diritto speciale (v.artt. 311 e segg. D.Lgv. n. l52/06 cit.)”.

Infine, replicando alle deduzioni della difesa del Moar, la Procura ribadiva la concretezza ed attualità del danno, considerate da un lato la spesa contrattuale comunque liquidata dal Comune appaltante, dall’altro la sopravvenuta revoca del contributo assegnato per l’esecuzione delle opere (fermo restando che la ipotizzata sanatoria amministrativa non faceva venir meno gli effetti economici negativi discendenti dalla perdita del contributo).

h)   Quanto, infine, alla ripartizione del danno, la Procura Regionale riteneva le condotte dei convenuti di pari efficienza causale, onde ripartiva l’addebito tra i convenuti per quote uguali.

* * *

Depositata la documentazione del P.M., fissata con decreto presidenziale l’udienza del 20.11.2008 per la discussione della causa, e notificati la citazione ed il decreto ai convenuti, in data 31.10.2008 si costituivano i difensori di questi ultimi, depositando separati fascicoli contenenti  memorie con mandato a margine e documenti .

* * *

L’Avv. Luca Pontalti, costituitosi per il convenuto Loris Moar, chiedeva, nel merito, il rigetto di  tutte le domande risarcitorie per infondatezza in fatto ed in diritto, ed in estremo subordine, la riduzione o  rideterminazione del danno ritenuto ascrivibile al convenuto, sulla base delle seguenti eccezioni di fatto e di diritto.

a)      Il Comune di Palù aveva deciso la sistemazione di quattro antichissime strade di montagna abbandonate da un trentennio, tra le quali la c.d. “Strada della Miniera”, secondo il progetto redatto dal geom. Mattivi (che prevedeva il mero ripristino del tracciato originario, in parte coperto da frane e da vegetazione spontanea, nel rigoroso rispetto della normativa provinciale).

b)     L’appalto di tali opere era stato aggiudicato al Tassainer Luigino, il quale, mentre aveva eseguito  correttamente i lavori su alcune strade, sulla “strada della miniera” aveva realizzato opere in difformità rispetto al progetto ed alle precise indicazioni del Sindaco Ing.Moar e del direttore dei Lavori geom.Mattivi, e senza avvisare questi ultimi dell’inizio dei lavori (disattendendo un loro preciso invito): onde non vi era alcuna violazione dei doveri di ufficio, né responsabilità del Moar.

c)     In particolare, premesso che il tracciato del sentiero non era stato allungato rispetto a quello preesistente (già lungo 530 metri), il Tassainer aveva solo “provvisoriamente” allargato il sentiero (creando un varco nel bosco) e realizzato un guado di sassi sul Torrente Fersina ed una piazzola di manovra, in difformità dal progetto autorizzato, per sue esigenze di cantiere; infatti, come da lui dichiarato ai convenuti sopraggiunti sul sito dei lavori, in quel momento egli non disponeva del piccolo escavatore “lilliput” usato per le altre strade, per cui aveva usato un macchinario di grosse dimensioni, riservandosi di provvedere -a lavori finiti-  alla risistemazione delle rampe a monte ed a valle e all’inerbimento del tracciato in modo che esso tornasse esattamente come da progetto e come da tracciato originale.

Pertanto, secondo la difesa del convenuto, la responsabilità penale ed amministrativa per queste opere abusive era solo del titolare dell’impresa Tassainer, che non a caso aveva rinunziato all’opposizione al decreto penale di condanna pagando quanto intimato; infatti, fermo restando che la realizzazione del guado di sassi sul torrente Fersina (lettera “b” del decreto penale) non era un fatto previsto dalla legge come reato (tanto è vero che era stato assoggettato a sanzione amministrativa), la violazione delle disposizioni ambientali per i lavori in questione (lettera “a” del decreto penale) non era imputabile ai convenuti, che non avevano mai disposto mutamenti della strada ma solo la sua manutenzione, ed avevano contestato le opere abusive alla ditta appaltatrice (come testimoniato da alcune persone nel corso del giudizio di opposizione al decreto penale, proseguito solo nei confronti del Moar e della Mattivi).

c)   La difesa evidenziava altresì che –dopo il dissequestro penale- il Tassainer aveva  provveduto all’ “esatto ed integrale ripristino ambientale dello stato dei luoghi secondo progetto”, ottenendo concessione in sanatoria (n.2 del 12.3.2008) rilasciata con tutte le necessarie autorizzazioni (forestale, paesaggistica ed urbanistica).

d)   Infine, si eccepiva l’ insussistenza di qualsivoglia danno erariale, in quanto il Comune non aveva versato alcunché per i lavori di realizzazione della strada in questione, né alla ditta appaltatrice né al direttore dei lavori geom. Fausta Mattivi (pur ritenendola assolutamente non colpevole dell’accaduto), e di non avere pagato alcunché per il rispristino dello stato dei luoghi e la eliminazione delle opere illecitamente realizzate (in quanto il Tassanier, in sede di concessione in sanatoria, si era accollato tutte le spese per tali opere); per cui, nessun rilievo avrebbe assunto la eventuale revoca del contributo provinciale di € 44.289,00 (che secondo il P.M. era riconducibile anche alle spese necessarie per il ripristino dello stato dei luoghi e la risistemazione degli stessi).

* * *

L’Avv. Patrizia Corona, costituitasi per la convenuta Mattivi Fausta, chiedeva il rigetto di  tutte le domande attoree per infondatezza in fatto ed in diritto, con vittoria di spese, diritti ed onorari del giudizio, sulla base delle seguenti eccezioni.

In punto di fatto, la difesa evidenziava quanto segue.

a)      Nel 2005 la convenuta aveva progettato solo lavori leciti di manutenzione ordinaria delle strade comunali (ripristino di sentieri di montagna) per le quali la legislazione provinciale non richiedeva alcuna particolare autorizzazione.

b)     La convenuta, peraltro, non era mai stata né di diritto né di fatto direttore dei lavori svolti dalla ditta Tassainer, in quanto:

aa) la nomina come direttore dei lavori ed il relativo contratto di prestazione d’opera professionale erano stati perfezionati solo il 2.2.2007;

bb) diversamente da quanto affermato dal Tassainer, la convenuta non aveva diretto i lavori, in quanto:

aaa) non le era stato comunicato l’inizio lavori;

bbb)  le dichiarazioni accusatorie dell’appaltatore non provavano il contrario, avendo egli interesse a cercare di riversare le sue responsabilità sul Comune e sul direttore dei lavori;

ccc) era stata l’impresa, di sua iniziativa, a realizzare le opere abusive, come dimostrato dal fatto che il Tassainer:

-         aveva rinunziato all’opposizione al decreto penale di condanna;

-         aveva chiesto ed ottenuto concessione in sanatoria per i lavori abusivi;

-         aveva eseguito la rimessione in pristino dei luoghi a sue spese.

ddd)  la situazione di salute della convenuta nel periodo in contestazione (2006/2007) era tale da non consentirle di dirigere i lavori in loco (come da certificato medico allegato alla memoria)

c)     Solo dopo il sequestro penale (2.2.2007) la Mattivi era stata nominata direttore dei lavori ed aveva riscontrato cos’era successo, nonché la contabilità dei lavori illeciti svolti.

d)     Infine, non vi era danno erariale, bensì vantaggio dell’Amministrazione comunale, in quanto:

aa)       i lavori erano stati sanati (con apposita concessione) e completati a spese dell’impresa;

bb)      il geom. Mattivi non aveva percepito alcunché a titolo di prestazioni professionali;

cc)      il contributo “revocato” comunque non poteva essere percepito dal Comune, in quanto non erano state fatturate spese che potessero essere presentate alla P.A.T. per il rimborso.

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Nominato con decreto presidenziale del 15.10.2008 il giudice relatore del presente giudizio, nell’udienza del 20.11.2008 la trattazione della causa veniva rinviata all’udienza del 1.4.2009, su richiesta del P.M., essendo pendente giudizio penale.

* * *

Quindi, in data 2.2.2009 la Procura depositava una nota del Segretario del Comune di Palù del Fersina (Dr. Battisti), nella quale –sulla base di cospicua documentazione- si aggiornava la Procura della situazione amministrativa, nei sensi che seguono:

a)   a seguito di una serie di pareri, era stata rilasciata concessione in sanatoria per ripristinare la strada nello status quo ante; il ripristino era avvenuto a cura del Tassainer;

b)   per la realizzazione dei lavori fino al sequestro l’amministrazione nulla aveva corrisposto, né alla ditta Tassainer né alla Mattivi;

c)   per il progetto di ripristino, per la sanatoria edilizia, per il ripristino del percorso a cura del Tassainer, nulla era stato pagato dal Comune, avendo all’uopo provveduto il Tassainer a proprie spese;

d)   il Comune nulla aveva incassato dalla P.A.T. a titolo di contributo per la strada in questione.

* * *

In data 16.3.2009 la difesa del MOAR (Avv . Pontalti) depositava copia della sentenza n.44/09 del 20.1.2009 del Tribunale di Trento (irrevocabile il 14.2.2009), con motivazione contestuale, la quale, su conforme richiesta del P.M.:

a) dichiarava l’improcedibilità per estinzione del reato di cui al capo “a” (a.181 D.Lgs. 42/2004, per trasformazione di un sentiero di montagna in strada con taglio di alberi, apporti di terreno e sassi, senza autorizzazione

paesaggistica) per intervenuta rimessione in pristino dei luoghi;

b) assolveva i convenuti MOAR e MATTIVI dal reato di cui al capo “b” (a.96 R.D.n.523 del 1904), in quanto il fatto non era più previsto dalla legge come reato.

* * *

All’udienza del 1.4.2009, udito il relatore, l’avv. Corona (per la Mattivi) depositava dichiarazione della propria assistita di rinuncia ad ogni spettanza relativa alla progettazione e direzione della strada in questione, e concludeva per l’accoglimento delle richieste come già rassegnate nella memoria, affermando che non solo non sussisteva  un danno erariale ma addirittura c’era stato un vantaggio economico per l’Amministrazione, in quanto la ditta Tassainer si era assunta l’onere di esecuzione dell’opera appaltata e l’onere di realizzazione delle opere di ripristino ambientale, il contributo della Provincia non poteva essere erogato in mancanza di una spesa effettivamente sostenuta, l’opera realizzata era stata ritenuta compatibile da un punto di vista ambientale e idonea all’utilizzo secondo il migliore esercizio da parte della collettività senza alcun tipo di esborso, ed infine  la responsabilità penale era stata esclusa da sentenza passata in giudicato.

L’avv. Luca Pontalti (per il Moar) concludeva nel senso della mancanza di ogni danno alla pubblica amministrazione, finanziario o all’immagine, precisando che il sindaco del Comune di Palù del Fersina aveva appaltato tutte le opere nel pieno rispetto della legge provinciale sul ripristino dei vecchi sentieri di montagna (che escludeva all’uopo ogni tipo di autorizzazione provinciale, bastando un progetto di massima); che le opere assegnate alla ditta Tassainer erano state realizzate in difformità solo sulla strada della “Miniera”, senza alcuna responsabilità del convenuto, assolto anche in sede penale; che la ditta Tassainer non era stata pagata per le opere appaltate, né era stata pagata per le opere  di ripristino ambientale, da essa effettuate a proprie spese.

Infine, il P.M. confermava l’atto scritto, rettificando l’importo del danno da perdita del contributo in € 46.620,00 e rimettendo al Collegio la valutazione di eventuali circostanze utili all’esercizio del potere riduttivo, ed evidenziava che la sentenza penale del Tribunale di Trento – resa a seguito di revoca al decreto penale di condanna - sostanzialmente era una sentenza di natura processuale, che, inoltre, emergeva una scarsa vigilanza nell’esecuzione delle opere, e che, infine, per la liquidazione del danno erariale occorreva considerare l’importo del contributo previsto in bilancio e non riscosso perché revocato dalla P.A.T. (euro 46.620,00), onde il danno veniva rettificato nella misura di tale  perdita finanziaria.

Quindi, la causa passava in decisione.

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1 - Preliminare ad ogni decisione nel merito risulta l’esatta ricostruzione dei fatti posti a sostegno della domanda attorea e delle eccezioni dei con­venuti.

1.1 – La progettazione dell’opera e le richieste di autorizzazione

1.1.1 – Poiché con nota in data  30.3.2005 del Servizio sviluppo aree mon­tane della P.A.T. era stato concesso un contributo provinciale di € 134,064,00 per la manutenzione di alcune strade di montagna del Comune di Palù del Fersina (ex art.7 L.P.23.11.1998 n.17), il convenuto Moar Lo­ris, in qualità di Sindaco del Comune, chiese all’Ufficio Distrettuale Fore­stale di Pergine Valsugana l’autorizzazione necessaria per provvedere alle opere oggetto di finanziamento (con istanza del 26/10/2005: cfr. fasc. P.M., all.1, doc.5/all.1), allegando all’uopo un progetto firmato dal geom. Fausta Mattivi (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-a), che aveva redatto anche il computo metrico dell’opera (cfr. § 1.1.3.4). Tale progetto precisava che i lavori di “sistemazione strada in località ‘miniera’ sulla p.lla fondiaria 2090” sarebbero stati effettuati “per una lunghezza complessiva di me­tri.350” e sarebbero consistiti nella mera “sistemazione del fondo stradale con allontanamento delle acque di attraversamento con messa in opera di canalette eseguite sul posto” (con opere di copertura del fondo stradale con pietrisco non legato con malte, di sistemazione del materiale in esubero, di rifacimento di muri a secco e di ripristino della pavimentazione fuori quota). Inoltre, nella “mappa della miniera” era indicata una strada che partiva dalla miniera e proseguiva alla destra orografica del torrente; sulla mappa non era indicato dove questa strada finisse, ma essa non attraver­sava il torrente, alla cui sinistra orografica si trovava il diverso sentiero “Erdemel” o “Hardombl” (per il Lago di Erdemolo).

Il P.M. ha esibito altresì delle “cartografie di progetto” trasmesse dalla P.A.T. di Trento alla Procura presso il Tribunale  (cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.4), sulle quali risulta tracciato a penna  il percorso concreta­mente realizzato (che attraversava il torrente e si ricongiungeva con il sen­tiero Hardombl); tale progetto atteneva solo alla sistemazione

delle canaline.

1.1.2 – Sulla base di una informativa trasmessa  dalla Stazione Forestale di

Pergine Valsugana (nota del 15.11.2005), l’Ufficio Distrettuale Forestale della P.A.T. autorizzò i progettati lavori di manutenzione ai sensi dell’art.20 R.D.1126/1926, stabilendo il termine finale per la esecuzione dei lavori (31.12.2007) e speciali prescrizioni di esecuzione (“il taglio dei cespugli e delle piante dovrà essere preventivamente autorizzato dal per­sonale forestale;i movimenti di terra dovranno essere minimali e contenuti negli attuali piani viabili o di calpestio; le eventuali rampe dovranno es­sere sistemate su pendenze stabili e prontamente inerite; le canalette di sgrondo delle acque superficiali o altre opere di regimazione dovranno es­sere realizzate in modo da evitare ogni qualsiasi forma di ruscellamento od erosione” ) e precisando altresì la necessità di acquisire una previa auto­rizzazione della P.A.T. per opere in prossimità dei torrenti (‘‘per quanto riguarda i lavori a distanza inferiore di m.10 dai Rivi Sigismondi, Battisti, T. Fersina ed affluenti, sarà necessaria l’acquisizione preventiva dell’autorizzazione del competente Servizio Sistemazione Montana della Provincia Autonoma di Trento”) (nota del 18.11.2005: cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-b e doc. 3-f/all.5) .

1.1.3 – In seguito, furono emessi i seguenti atti (citati anche nel all. 1, doc. 3-c del fascicolo P.M.).

1.1.3.1 – In data 19.1.2006, la Commissione edilizia del Comune suddetto diede parere favorevole di conformità sul progetto redatto dal geom. Mattivi, “previa acquisizione eventuali autorizzazioni di norma per progetto esecutivo: paesaggistico, forestale, e A.S.S.M., ecc.” (cfr. fasc.

P.M., all. 1, doc. 3-f/all.3-a e doc. 5/all.4).

1.1.3.2 – Quindi, sulla base dell’autorizzazione dell’Ufficio forestale, del

parere predetto e del parere favorevole del responsabile dell’Ufficio Tecnico Intecomunale della Valle del Fersina ing. Lorenzo Carli, con delibera della Giunta Comunale n.7 del 9.2.2006 (presente il convenuto Moar: cfr. fasc. P.M., all. 1, doc.5/all.5) venne dato atto della presenza di residui di stanziamento del 2005 per l’esecuzione del programma di manutenzione delle strade comunali (tra cui la “strada della miniera”) e venne approvato “in linea tecnica” il progetto esecutivo redatto dal geom. Mattivi per la sistemazione delle strade, “dimesso in atti” che “forma parte integrante e sostanziale della presente deliberazione”, disponendo la nomina di professionisti esterni per la direzione dei lavori e l’affidamento delle opere in economia a privati, ai sensi dell’art.52 comma 1 L.P. 26/1993 e dell’art.29 D.P.G.P. 12/10 del 30.9.1994 (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.3-b).

1.1.3.3 – Venne quindi adottata la determinazione dirigenziale n.30 del 1.3.2006 del responsabile dell’Ufficio tecnico intercomunale (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.3-b e doc. 5/all.6), nella quale:

-         si dava atto che la P.A.T. (Servizio sviluppo aree montane) aveva concesso un contributo di € 134.064;

-         si dava atto che con delibera di Giunta comunale n.7 del 9.9.2006 era stato approvato il progetto esecutivo suddetto (cfr. § 1.1.3.2);

-         si dava atto che la nomina del direttore dei lavori sarebbe avvenuta con “eventuale successivo atto”;

-         si approvava il progetto esecutivo “a tutti gli effetti”, stabilendone l’esecuzione in economia, nonché lo schema di gara ufficiosa, finanziando la spesa di € 134.064,00 con il contributo provinciale e per € 7.056,00 con

 il bilancio dell’ente, a carico dei residui di bilancio del 2005.

1.1.3.4 – Quindi, il 26.6.2006 venne stipulato il contratto di appalto tra il Comune suddetto (rappresentato dall’Ing. Carli, “responsabile dell’ufficio tecnico di Valle”) e la ditta Tassainer Luigino (cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.3-c e doc. 5/all.7. Nella scrittura privata si prevedeva che formavano “parte integrante e sostanziale del contratto” la planimetria del progetto, l’elenco prezzi ed il computo estimativo” … “che l’appaltatore dichiara di conoscere e di accettare” (art.1); e che il termine di ultimazione lavori era di 90 giorni ed erano previsti acconti in corso d’opera (art.6).

Al contratto erano allegati il verbale di gara (cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.3-c) ed il computo metrico estimativo, redatto il 5.7.2005 dal progettista geom. Mattivi (in particolare, per la “strada della miniera” il computo metrico era per € 32.463,76 e prevedeva 26+ 32+ 42+ 8+ 16+ 28+ 24 ore di lavoro: cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.3-d).  Nella copia esibita dalla Procura (fasc. P.M., All.1, doc.5 all.7) risulta allegata al contratto anche una copia parziale del progetto del geom. Mattivi (senza indicazione della parte di strada in contestazione).

1.1.3.5 – Sulla base di una parcella professionale del geom. Mattivi (richiesta il 14.4.2006 con nota n.775 sottoscritta dall’Ing. Carli), con determinazione del responsabile dell’Ufficio tecnico n. 78 del 26.6.2006 venne conferito al geom. Fausta Mattivi l’incarico di direttore dei lavori in questione (sia sulla “strada della miniera”, sia sulle altre strade da riparare) per  la  somma di € 3.224,56 oltre oneri previdenziali e fiscali, e con un

impegno di spesa di complessivi € 4.783,86 (fasc. P.M., all. 1, doc.5/all.2).

Il responsabile dell’Ufficio Tecnico era l’Ing. Carli, anche se manca la

sottoscrizione autografa sull’atto.

1.2 – La esecuzione ed il blocco dei lavori per indagini penali ed il  sequestro del cantiere

1.2.1 – I lavori furono iniziati il 28.6.2006, data in cui il Direttore dei lavori Fausta Mattivi e il Tassainer Luigino firmarono il processo verbale di consegna; essi ebbero ad oggetto strade diverse da quella “della miniera”, e furono sospesi il 28.8.2006, per riprendere solo il 13.11.2006 e per essere nuovamente sospesi il 7.12.2006, per i motivi oltre precisati (fasc. P.M., all. 1, doc.5/all.8).

A quanto afferma la difesa del Moar,  prima dell’inizio dei lavori sulla “Strada della miniera”, il Sindaco Ing. MOAR ed il direttore dei Lavori geom. Fausta MATTIVI si recarono sul posto per illustrare al Tassainer Luigino i lavori da effettuare secondo progetto  e per invitare il titolare della ditta a comunicare preventivamente l’inizio lavori (onde consentire un controllo degli stessi). Peraltro, tali asserzioni difensive non risultano comprovate in atti.

La difesa della Mattivi, invece, contesta di non aver mai diretto i lavori per motivi di salute: tuttavia-  a parte il verbale di consegna lavori del 28.6.2006 sopra citato - il certificato del Primario ospedaliero di Bolzano esibito attesta che dall’agosto 2004 all’estate 2007 –data di accertamento di una certa ingravescenza del male- la patologia da cui era affetta la Mattivi era “ben controllata e oligosintomatica”.

1.2.2     Furono  quindi  approvati  il  primo  ed  il  secondo  stato  di  avanzamento   (relativi  solo a lavori diversi da quelli sulla strada della miniera) con determinazione del Direttore dell’Ufficio tecnico n.120  del

 4.10.2006  e n. 155 del 21.12.2006 (fasc. P.M., all. 1, doc.5/all.10).

1.2.3 – A seguito di una denunzia in data 5.12.2006 (della Società Alpinisti Trentini) relativa alla costruzione di una nuova strada in località Miniera di Erdemolo con danneggiamento e taglio abusivo di piante, il 6.12.2006 –accertata la mancanza di autorizzazioni in tal senso- il Direttore dell’Ufficio Distrettuale Forestale si recò con due sottoposti presso la località indicata ed accertò la sussistenza del fatto illecito denunciato (fasc. P.M., all. 1, doc..5 /all.11).

La difesa del Moar afferma che il Sindaco ed il direttore dei lavori furono informati dal Dirigente Forestale Dott. Unterrichter (della Sezione Forestale Provinciale di Pergine Valsugana) che la ditta appaltatrice era intervenuta sulla “strada della miniera”, senza preavviso alcuno, transitando con un  mezzo meccanico pesante, con il quale aveva creato  un varco nel bosco ed una piazzola di lavoro come zona di cantiere, anziché un piccolo mezzo meccanico – escavatore (lilliput) utilizzato per gli altri lavori. Portatisi immediatamente sul posto, l’ing. Moar e il geom. Fausta Mattivi constatarono che l’impresa non aveva rispettato il progetto e l’ordine di lavoro per sua comodità; in specie, il Tassainer si giustificò precisando di non essere, in quel momento, in possesso dell’escavatore piccolo e di avere perciò utilizzato un escavatore molto grande, ma di voler provvedere –una volta completati i lavori- alla risistemazione delle rampe a monte ed a valle e all’inerbimento del tracciato in modo che lo stesso a lavori finiti tornasse esattamente come da progetto e come da tracciato originale.

Peraltro, anche queste asserzioni difensive non risultano comprovate in atti .

1.2.4 – Inoltre, il rappresentante dell’Ufficio Forestale acquisì documenti ex art.256 c.p.p. (le cartografie del progetto, il nulla-osta ex art.2 R.D.1126/1926, ed alcuni documenti) ed  interrogò alcune persone  (fasc.

P.M., all. 1, doc. 3-f).

1.2.4.1 – In particolare, venne anzitutto sentito a sommarie informazioni, in qualità di indagato, il titolare dell’impresa esecutrice dei lavori (Sig. Tassainer Luigino), che dichiarò (sottoscrivendo il verbale del 6.12.2006) di avere “dato inizio” ai lavori seguendo le indicazioni del direttore dei lavori, non essendogli stato consegnato il progetto (“Sono stato incaricato dei lavori dal Sindaco di Palù del Fersina, con regolare contratto a seguito della gara di appalto. Ho dato inizio ai lavori in data 21/11/2006, seguendo le indicazioni del Direttore Lavori geom. Fausta Mattivi. Riguardo al progetto, faccio presente che mi è stato consegnato esclusivamente il computo metrico”) (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.1 e doc. 5/all.11). Pertanto, deve ritenersi che i lavori furono “iniziati” sotto la direzione del geom. Mattivi : ma non risulta dichiarato che le violazioni del progetto autorizzato furono da lei ordinate o tollerate.

1.2.4.2 – Sempre il 6.12.2006, furono rese dichiarazioni spontanee (ex art.350 comma 7 c.p.p.) anche dall’indagata direttrice dei lavori geom. Mattivi Fausta, che dichiarò (sottoscrivendo il verbale del 6.12.2006) che le opere di manutenzione ordinaria da lei dirette erano state autorizzate e decise dal Comune (“Le opere, per quanto a mia conoscenza, erano regolarmente autorizzate. La progettazione e la direzione lavori sono state da me assunte a seguito di regolari incarichi da parte del Comune di Palù del Fersina. Le opere sono di manutenzione ordinaria e riguardano la manutenzione di un tratto esistente tra la miniera ed il sentiero che sale da Maso Lenzi al lago di Erdemolo. Con questo lavoro si esprimeva la volontà dell ‘Amministrazione di manutentare un tracciato pedonale più agevole per gli appassionati della montagna”) (cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.2 e doc.5/all.11).

1.2.4.3 – Furono poi rese dichiarazioni spontanee (ex  art. 350  comma 7

c.p.p.) dall’indagato Sindaco Moar Loris, il quale dichiarò (sottoscrivendo il verbale del 7.12.2006) che gli interventi autorizzati erano solo di manutenzione ordinaria (quindi non soggetti ad autorizzazione paesaggistica), e che si riservava di verificare come fossero stati eseguiti dal direttore dei lavori e dall’impresa,  fermo restando di essere convinto che i lavori fossero stati autorizzati fin oltre il torrente Fersina (“penso che sia stato fatto come da progetto e come manutenzione ordinaria, le autorizzazioni sono tutte presenti e rilasciate; ritengo che quella di competenza della tutela del paesaggio non sia dovuta, poiché trattasi di opera di manutenzione ordinaria. Il direttore dei lavori è responsabile, volevo andare a guardare la strada, ma domani andrò sicuramente a guardarla, devo vedere cosa è stato fatto. I lavori sono finanziati in base all‘art. 7 della legge provinciale 17/98 della montagna. Ero convinto che i lavori fossero autorizzati fino oltre il rio”) (cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.6).

1.2.4.4    Infine,   sempre  il   7.12.2006,   furono  acquisite  sommarie informazioni dell’Ing. Carli Lorenzo (cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-f/all.7), che dichiarò (sottoscrivendo il verbale) la sua totale estraneità alla vicenda, in quanto:

- da un lato non aveva partecipato alle sedute delle Commissioni edili che avevano approvato il progetto dell’opera, che peraltro era abbastanza “vago sulle modalità di esecuzione”, forse per iniziare i lavori in attesa di successive autorizzazioni (“alle commissioni edili io non partecipo pertanto non so che tipo di progetto hanno approvato, per forzare la realizzazione può essere che venga approvato un progetto in conformità alla normativa urbanistica. In seguito si provvederà ad acquisire le ulteriori autorizzazioni necessarie. Non sto a dire se sia una procedura corretta o no ... Il progetto presentato era abbastanza vago sulle modalità di esecuzione”);

- dall’altro, ignorava chi avesse impartito direttive sui lavori alla ditta appaltatrice, essendo il controllo dei cantieri  di competenza del Sindaco (“Io non ho il controllo del territorio capillare e non saprei chi abbia impartito le direttive,  in base all’art. 117 della legge provinciale 22 del 1991 io non ho facoltà di controllo dei cantieri; incaricato di tale compito è il Sindaco del Comune di Palù del Fersina. Io posso accedere sul cantiere solo su mandato del Sindaco”).

1.2.5 – Infine, in data 7.12.2006 l’Ufficio Distrettuale forestale procedé ad un ulteriore sopralluogo sui luoghi, provvedendo:

a)      a  redigere un verbale di accertamenti urgenti ex art.354 comma 2 c.p.p. e dei rilievi fotografici (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-d e doc.5/all.11); dai rilievi emerge con chiarezza l’esistenza di una vera e propria strada carrabile, con tracce di escavatore e pietrisco e piante abbattute; dal verbale di accertamenti urgenti emerge  la realizzazione di una vera e propria strada,  difforme dal progetto (m.2 di larghezza e m.520 di lunghezza), con taglio e  “serio danneggiamento” di molte piante  (“nella zona era ben visibile uno squarcio consistente in una strada della larghezza media di m. 2,00 e della lunghezza totale di m. 520. I movimenti di terra relativi sono stati valutati in complessivi m.c. 750. Sulla carreggiata è stato riportato un sottofondo di scarti di porfido dello spessore di cm.15 sull’intera lunghezza ed un ulteriore strato di legante (ghiaia fine) di cm. 5 nel primo tratto per una lunghezza di m. 200. È stato realizzato un guado per l’attraversamento del torrente Fersina, nonché una piazzola di manovra del diametro di m. 9,50. Sono state inoltre tagliate abusivamente n. 10 piante d’alto fusto di larice e n. 3 di abete rosso, mentre n. 9 piante di larice e n. 1 di abete rosso sono state danneggiate seriamente alle radici”);

b)     a sequestrare la strada (ex art.350 c.p.p.) per il reato di abuso edilizio in zona tutelata (L.47/1985, legge Galasso) nominando custode l’Ing. Lorenzo Carli (cfr. il verbale di sequestro:  fasc. P.M., all. 1, doc. 3-d);

c)     a comunicare la notitia criminis (ex art. 347 c.p.p.) alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trento.

1.2.6 – Ricevuta la notizia di reato ed il verbale di sequestro, con decreto n.7028/06 in data 9.12.2006 il Pubblico Ministero presso il Tribunale di Trento convalidò detto sequestro di polizia giudiziaria eseguito dal Corpo forestale in relazione al reato di cui all’art.44  D.P.R.380/2001, indicando come indagato Moar Loris (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-e e doc. 5/all.12); e con ordinanza n.7098/06 del 27.12.2006 il Tribunale del riesame di Trento respinse il gravame presentato avverso il decreto di convalida del sequestro penale (in tal senso cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-l e doc. 5/all.12).

1.2.7 – Nel frattempo (in data 11.12.2006) il Direttore dell’Ufficio Distrettuale forestale redasse anche l’annotazione dell’indagine di P.G. ex art.357 c.p.p. (fasc. P.M., all. 1, doc.5/all.11), nella quale (oltre a ribadire gli accertamenti sopra riportati) precisò:

a)      che il titolare della ditta esecutrice aveva affermato che “precise indicazioni in loco gli sarebbero state impartite dal Sindaco, ing. Loris Moar, il quale gli avrebbe anche indicato le piante da abbattere. Prima della firma però, su consiglio del suo legale, il Tassainer ha richiesto che tale dichiarazione fosse stralciata dal verbale”;

b)     che i movimenti di terra ammontavano a circa 750 metri cubi.

1.2.8 – Infine (il 23.1.2007) il cantiere sequestrato fu affidato alla custodia dell’Ing. Carli (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-j).

1.3 – Gli accertamenti e le sanzioni amministrative

1.3.1 – Nel contempo, con verbale di accertamento n. 191786 del 22.12.2006  gli ufficiali della Stazione di Pergine dell’Ufficio Distrettuale Forestale di Pergine Valsugana contestarono al titolare della ditta appaltatrice (Tassainer Luigino) l’illecito amministrativo relativo alla realizzazione del guado di sassi “a opera incerta” sul torrente Fersina (in violazione dell’art.7 L.P. 18/1976), con sanzione ridotta ad € 50,00; nel verbale si riportavano le dichiarazioni del Tassainer – che affermava di essere stato incaricato dei lavori dal Sindaco di Palù del Fersina - e del Moar – che affermava di pensare che tutto fosse stato realizzato come da

 progetto - (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-g).

In data 28.12.2006 il Tassainer provvide al pagamento della sanzione pecuniaria di € 50,00 (cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-l, nonché la ricevuta nel fasc. P.M., doc.5/all.12).

1.3.2 – In pari data (22.12.2006), con verbale n. 5/06 del registro di Stazione (fasc. P.M. all. 1, doc. 3-g e doc.5/all.12), i medesimi ufficiali contestarono ai Sigg. Tassainer Luigino (in qualità di trasgressore), Moar Loris e Mattivi Fausta (quali obbligati in solido) l’ulteriore illecito amministrativo,  relativo all’esecuzione di  opere con modalità esecutive difformi rispetto al progetto approvato ex art.20 R.D. 3267/1923 (ai sensi dell’art.2.4.a della L.P. 15.9.1980 n.31), e relativo al taglio di alcune piante (10 di alto fusto di diametro da 10 a 30 cm., 3 di abete rosso di 5-10 cm.)  nonché al danneggiamento di altre piante (9 di larice di 15-45 cm. più 1 di abete rosso di 30 cm.); il tutto in violazione dell’art.26 R.D.1126/1926 e dell’art.30 delle prescrizioni di massima di polizia forestale per la Provincia di Trento, e con applicazione di una sanzione ridotta ad € 2.160,27.

A quanto consta in atti (cfr. fasc. P.M., all. 1, doc. 3-l e doc. 5/all.12), con provvedimento n. 283 del 17.1.2007 del Dipartimento Risorse Forestali e Montane della P.A.T. fu notificato agli interessati il verbale che irrogava la sanzione, la quale - da “informazioni verbali” assunte presso il Comune - risultava pagata dai convenuti in solido, entro i termini prefissati.

1.3.3 – Con nota n.prot. 2794/0235 del 22.12.2006, l’Ufficio Distrettuale Forestale comunicò gli esiti dei suddetti accertamenti del 6.12.2006 al Sindaco, all’Assessore provinciale all’ambiente, al Servizio foreste e Fauna, alla Stazione forestale di Pergine  ed alla Procura della Repubblica, precisando di avere elevato i suddetti verbali di contravvenzione (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-g). Analoga comunicazione, relativa al solo guado sul torrente Fersina, venne trasmessa al Servizio Bacini Montani della P.A.T. con nota n. 2795/0235 in pari data (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-h).

1.3.4 – Quindi, con nota del 1.2.2007 il Servizio Bacini Montani ordinò al Moar di rimuovere il guado sul torrente Fersina entro 60 giorni dal dissequestro dell’area (fasc. P.M., all. 1, doc. 3-k).

1.3.5 – Infine, con nota in data 11.7.2007 l’Ufficio Tecnico Intercomunale trasmise alla Procura della Repubblica, all’assessore provinciale all’urbanistica, al Servizio sistemazione montana ed all’Ufficio Distrettuale delle Foreste  un verbale di sopralluogo ed accertamento (redatto in pari data) relativo agli abusi edilizi accertati sulle particelle in questione, con allegati estratti del catasto e piantine dei luoghi (fasc. P.M. all. 1, doc. 3-l e doc. 5/all.13).

1.3.5.1 – Tale verbale riepilogava la vicenda amministrativa sopra ricostruita (specificando che dal gennaio al maggio 2007 il sopralluogo non era stato effettuato per la presenza di neve e per l’assenza del funzionario comunale: cfr. fasc. P.M., all. 1, doc.5/all. 14), ed attestava che, durante il sopralluogo effettuato in data 4.6.2007, i funzionari dell’Ufficio tecnico intercomunale di Valle e quelli della P.A.T. avevano verificato che:

a)      la strada realizzata era la prosecuzione della preesistente strada della miniera  già  autorizzata  nel  1995  (che  conduceva  fino  al  piazzale  di

 ingresso della miniera stessa);

b)      dal muretto sito all’accesso della miniera si dipartiva il sentiero montano oggetto dei lavori ed autorizzato, sequestrato a partire da 34 metri dal muretto medesimo con apposizione di nastro;

c)     a partire da questo luogo (in particella catastale 2090) partiva la stradina contestata, che si inerpicava nei boschi sopra i  “Masi di Palù” verso il lago di Erdemolo, verosimilmente seguendo il percorso di un’antica mulattiera utilizzata per la transumanza verso i pascoli alti ed in seguito utilizzata per escursioni verso le cime del Lagorai;

d)     il tracciato della stradina si dipanava per 535 metri, ed interessava non solo la particella 2090 (“zona boschiva forestale”, art.58 N.A del P.R.G.), ma anche la particella 2147/1 (“zona di tutela paesistico-ambientale-invasi ed alvei del sistema delle acque superficiali”, art.22 N.A. del P.R.G., ovvero la zona dell’alveo del  torrente Fersina dove era stato realizzato il guado)  e la particella 2025/12 sull’altro versante del monte (20% “zona agropastorale” e 80% “zona boschiva forestale”); tutti gli interventi erano in zona boschiva tutelata ex D.Lgs. 490/1999 e D.Lgs. 42/2004 (perché ad una altitudine di 1600 metri s.l.m.  ed in prossimità del Torrente Fersina, qualificato “acqua pubblica”);

e)     in particolare, vi era un calcolo esatto della lunghezza della strada realizzata e del suo percorso, da cui si desume che la carreggiata aveva una larghezza tra 2,15 e 2,50 metri., ed una lunghezza complessiva di metri. 534,6 (23,7 + 9,50 + 21,00 + 200,00 + 150,00 + 22,50 + 8,00 + 35,00 + 11,80 + 53,10), e si desume altresì che la strada, dopo l’iniziale tracciato (di circa 400 metri), deviava per 22,50 metri verso il torrente Fersina, lo attraversava con un guado di 8 metri di lunghezza, dopo 35 metri arrivava in una piazzola lunga 11,80 metri, ed infine, dopo 53,10 metri, confluiva sul sentiero per  il lago di Erdemolo, largo 2,30 metri;

f)      sulla strada vi erano segni di recenti movimenti di terra per scavi a monte e riporti a valle, con un sottofondo di carreggiata con scarti di porfido.

1.3.5.2 – I verbalizzanti avevano quindi ritenuto sussistere gravi profili di irregolarità, di illegittimità e di illiceità nella esecuzione dei lavori conferiti in appalto, in specie:

a)      la violazione delle norme di tutela paesaggistico-ambientale, in zona di tutela ambientale;

b)     la violazione della normativa vigente in area vincolata ai sensi del D.

 Leg.vo 490/1999 e D. Leg.vo 42/2004 (intervento in zona boschiva-forestale, realizzato ad altitudine superiore a metri 1600 s.l.m. a distanza inferiore a metri 150 dal torrente Fersina, classificato “acqua pubblica”);

c)     la realizzazione dell’intervento in difformità dal nulla-osta forestale rilasciato, ed in assenza della corrispondente autorizzazione per quanto riguarda il tratto stradale sistemato oltre i 350 metri di progetto;

d)     la realizzazione dell’intervento in assenza dell’autorizzazione del Servizio Provinciale di Sistemazione Montana, come espressamente richiesto nel provvedimento forestale, poiché erano stati interessati alvei di acque pubbliche (torrente Fersina e relativo affluente);

e)     la realizzazione dell’intervento in difformità dalle indicazioni progettuali di manutenzione ambientale, per le quali era stata rilasciata la conformità urbanistica (in assenza di perizia geologica), e per tipologia di lavori eccedenti la manutenzione ordinaria (deliberazione della Giunta Provinciale di Trento n. 2323 del 2002 e successive modificazioni) con esecuzione -in particolare- di nuovi scavi e relativi riporti per strada e piazzola, intervento per scogliera e guado di torrente, non indicati nel progetto esaminato, in relazione al quale era stata assentita la manutenzione ordinaria con il rilascio del relativo provvedimento di conformità urbanistica;

f)      infine, la violazione consistente nel taglio di innumerevoli piante senza la preventiva autorizzazione del personale forestale.

1.3.5.3 – Come soggetti responsabili, il verbale indicava il Sindaco Moar come committente dei lavori e proprietario del terreno, l’impresa Tassainer come esecutore dei lavori, il geom. Mattivi come direttore dei lavori. Il verbale precisava che la proprietà dei fondi interessati da queste opere era per lo più comunale (particelle 2025/1 e 2090) tranne quella dell’alveo del Torrente Fersina ove insisteva il guado (particella 2147/1) di proprietà provinciale  (cfr. il verbale ed i certificati catastali al fasc. P.M., all. 1,

doc.5/all.13).

1.3.6 – Di conseguenza, con nota prot. n.1856 del 25.6.2007 il Servizio Rapporti Comunitari e Sviluppo locale della Provincia Autonoma di Trento comunicò al Comune di Palù del Fersina l’avvio del procedimento di revoca del contributo concesso per la manutenzione ordinaria della Strada della Miniera (pari ad euro 44.289,00) in considerazione delle difformità riscontrate (fasc. P.M., all. 1, doc.5/all.17); la richiesta di sospensione del provvedimento di revoca (trasmessa dal Comune con nota del 9.7.2007) venne respinta dal Servizio suddetto con nota del 20.7.2007

 (fasc. P.M., all.1, doc.5/all.15).

Inoltre, con nota n.2108/07/S139 del 19.7.2007 fu comunicata la proroga del finanziamento per il completamento dei lavori sulle altre strade comunali, concessa con determinazione dirigenziale n.51 del 29.6.2007  (fasc. P.M., all. 1, doc.5/all.15).

1.3.6.1 - Il contributo della P.A.T. fu infine revocato con determinazione dirigenziale del Servizio Rapporti comunitari n.85 del 20.12.2007 (comunicato al Comune con nota in data 16.1.2008: fasc. P.M., all.3, doc. 1/11 ).

1.4 – La richiesta e la concessione in sanatoria

1.4.1 – Nelle more delle indagini penali, in data 10.10.2007 il Tassainer chiese una concessione edilizia in sanatoria per la “manutenzione straordinaria” della strada “Hardombl” (non della “strada della miniera”: cfr. fasc. P.M., all.1, doc.5/all.18).

Alla richiesta era allegato un progetto dell’Ing. Bombasaro (con allegati), nel quale si chiedeva la autorizzazione a ripristinare il “sentiero originario” con una lunghezza di 516 metri (corrispondente a quella in concreto realizzata) ed una larghezza ridotta a m.1,00-1,40, con il “ripristino alla situazione iniziale” della piazzola di cantiere  e la riduzione del guado sul fiume ad una larghezza di m.1,40 con massi isolati; nel progetto si prevedeva di ricoprire la parte sbancata in eccesso dal mezzo meccanico con terra vegetale (per consentire il ripristino del manto erboso), e di mettere a dimora “essenze locali”. In sostanza, il progetto e la corografia allegati alla richiesta prevedevano un percorso del tutto identico a quello della strada realizzata, con una semplice restrizione della carreggiata, senza prevedere né la rimozione dei ciottoli né la sostituzione degli alberi abbattuti (§ 1.3.2) sulla parte della carreggiata (ricoperta poi con terra) che non corrispondeva all’originario sentiero -ovvero era boschiva - e quindi doveva avere un fondo adatto alla crescita di piante. Inoltre, è evidente che – ad onta dell’asserita volontà di inibire l’utilizzo del sentiero a mezzi meccanici - in assenza di nuovi alberi messi a dimora sulla parte di carreggiata sbancata in eccesso, la semplice copertura con terra e manto erboso non impedisce in alcun modo il transito a mezzi meccanici fuoristrada.

1.4.1.1 – In data 15.10.2007 pervenne al Comune a una nota dello studio legale Dalla Fior-Lorenzi, che affermava l’impossibilità di emissione di ordine di demolizione, in quanto la strada era stata oggetto di richiesta di sanatoria (fasc. P.M., all.3 doc. 1/9).

1.4.2 – Quindi, a quanto consta dalla nota del Segretario del Comune di Palù in data 19.12.2007 (fasc. P.M., all.1, doc. 5):

-         la Commissione edilizia comunale (C.E.C.), nella seduta del  22.10.2007 (verbale 3/2007: cfr. anche fasc. P.M., all.3 doc. 1/2) aveva comunque espresso parere favorevole al <<ripristino del tracciato come da progetto presentato, che prevede la realizzazione di un semplice sentiero (Si sottolinea comunque il fatto che per motivi antincendio-boschivi ed altro sarebbe giustificato anche un intervento finalizzato alla costruzione di un’adeguata stradina nella zona, previa redazione ed approvazione di un progetto completo delle autorizzazioni previste ed eventuale transito consentito ai soli mezzi di servizio)>>;

-         la pratica ed il progetto erano stati trasmessi - per l’approvazione - al Servizio Provinciale, che non aveva ancora provveduto.

1.4.3 – A quanto consta dalla nota in data 26.1.2009 del Segretario del Comune di Palù del Fersina, Dr. Battisti (fasc. P.M., all.3, doc.1), il procedimento sulla istanza in sanatoria proseguì come segue.

a) La Commissione Comprensoriale Tutela Ambientale dell’Alta Valsugana, con provvedimento n. 732 del 18.12.2007, espresse una favorevole valutazione paesaggistica ex art.127 comma 2 lett.a L.P. 22/1991 (fasc. P.M., all.3 doc. 1/3).

b) La P.A.T. rese anch’essa i seguenti pareri favorevoli:

- con nota 2994 del 28.1.2008 l’Ufficio Distrettuale Forestale di Pergine Valsugana (della P.A.T.) diede parere favorevole al progetto con prescrizioni (rispetto del  progetto dell’ottobre 2007 dell’ing. Paolo Bombasaro) (fasc. P.M., all.3 doc. 1/4).

- con nota 2783/X-1 del 3.3.2008 il Servizio Bacini Montani (della P.A.T.) diede anch’esso parere favorevole (con prescrizioni) al guado sul torrente (fasc. P.M., all.3 doc. 1/5).

c) La C.E.C. diede ulteriore parere favorevole il 7.3.2008 (prescrivendo il rispetto dei pareri della P.A.T. e del Comprensorio ed il versamento delle sanzioni, e richiesta di dissequestro del cantiere) (fasc. P.M., all.3 doc. 1/8).

d) Determinata la sanzione con provvedimento del Vice Sindaco n.528 dell’11.3.2008 (fasc. P.M., all.3 doc. 1/6), essa fu versata il 12.3.2008 (fasc. P.M., all.3 doc. 1/7).

1.4.4 – Infine, in data 12.3.2008 fu rilasciata la concessione ad edificare in sanatoria n. 02/2008 dd. 12.3.2008 per la manutenzione strada “Hardombl”, da ripristinare secondo il progetto dell’Ing. Bombasaro, approvato con prescrizioni (concessione richiesta del Tassainer e rilasciata dal vice sindaco: cfr.  fasc. Moar doc. 4, e fasc. P.M., all.3 doc. 1/8). In particolare, nella concessione si dava atto di tutti i predetti pareri favorevoli (cfr. § 1.4.2 e § 1.4.3 e dell’avvenuto pagamento della sanzione per la concessione in sanatoria, e quindi si concedeva la “manutenzione della strada Hardombl”  secondo il suddetto progetto del Bombasaro.

1.4.4.1 – Alla concessione prodotta in atti sono allegati:

-         la ricevuta di pagamento della sanzione per la concessione in sanatoria;

-         la nota dell’Ufficio Distrettuale forestale del 28.1.2008;

-         la determinazione dirigenziale n.217 del 3.3.2008 del Servizio Bacini Montani della P.A.T. al Comune, che peraltro risulta essere non un parere favorevole ma una vera e propria concessione rilasciata ex novo per la realizzazione del guado sul torrente Fersina (con prescrizioni: in specie la decorrenza della concessione è dalla data del provvedimento al 31.12.2007; il guado dev’essere ortogonale al torrente e quindi di dimensioni più ridotte rispetto a quelle realizzate, e così via);

-         il progetto in sanatoria dell’Ing. Bombasaro redatto nell’ottobre 2007, limitatamente alla relazione tecnica ed alla corografia (cfr. § 1.4.1).

1.5 – La indagine della Procura della Corte dei conti

1.5.1 – Appresa la notizia anche da fonti giornalistiche locali (fasc. P.M., all.1, doc.1), sentiti il responsabile dell’Ufficio Distrettuale Forestale (Sig. Unterrichter) ed il Segretario Comunale (Dr. Battisti Oliviero) (fasc. P.M., all.1, docc.2 e 4), ed acquisita la relazione amministrativa con allegata la documentazione amministrativa e giudiziaria di cui sopra (fasc.P.M., all.1, doc.5 e relativi allegati), la Procura regionale presso questa sede di Trento contestò il danno erariale di cui alla citazione con invito a dedurre notificato al Moar ed alla Mattivi l’8.2.2008.

1.5.2 – Con deduzioni depositate il 5.3.2008 (fasc.P.M., all. 1, doc.7), il geom. Mattivi depositò contratto del 2.1.2007 relativo al conferimento di incarico di Direttore dei lavori per tutte le strade, eccependo il difetto di giurisdizione di questa Corte nei suoi confronti, in quanto ella nulla sapeva dell’inizio dei lavori, da lei progettati ma mai seguiti come direttore dei lavori.

1.5.3 – Con deduzioni depositate il 10.3.2008 (fasc. P.M., all. 1, doc.7, e fasc. Moar doc.9) il Sindaco Moar depositò deduzioni con allegata memoria e documenti vari.

Nella memoria si prospettavano diverse contestazioni.

a)      La strada era in realtà lunga –originariamente- 530 e non 350 metri, e che il progetto del geom Mattivi era sbagliato in quanto non era stato fatto alcun rilievo sul posto, come invece aveva dichiarato (negli allegati 1 e 2 alle deduzioni - cartine turistiche invernale ed estiva - risulta un percorso tratteggiato, approssimativamente corrispondente a quello realizzato, di-

verso della strada per il lago).

b)     L’autorizzazione forestale riconosceva anche la necessità del taglio di piante, pur subordinandola ad una previa comunicazione; tale comunicazione non era stata effettuata solo per errore di terzi (Direttore lavori o responsabile dell’Ufficio tecnico); e la creazione non autorizzata del guado sul torrente era stata effettuata di iniziativa dell’impresa esecutrice  con mezzi inadeguati.

c)     L’impresa era in possesso di tutta la documentazione tecnica pro-

gettuale, compresa quella della strada in questione, e le era stato raccomandato di usare un escavatore piccolo.

d)     L’Ing. Carli era corresponsabile della vicenda, in quanto responsabili delle pratiche edilizie e dei lavori erano il geom. Aldo Marchel e il geom. Remo Anesin, ma il Carli aveva seguito l’iter di approvazione del progetto e dell’appalto dei lavori in forza di delibera giuntale emessa in attuazione della L.Prov. n. 10/98  e dell’art.4 D.P.Reg. n. 3/L  1.2.2005 e art.36 D.P.R. n. 2/L del 1.2.2005 (cfr. allegato 3 alle deduzioni).

e)     La “vaghezza” del progetto presentato, affermata dall’Ing. Carli, rendeva quest’ultimo responsabile di eventuali errori nella esecuzione dello stesso; e comunque la generica vigilanza sull’attività edilizia nel Comune, spettante al Sindaco ex art.117 L.P.22/1991, non si estendeva a tutte le concrete attività, essendo all’uopo presenti nell’organico comunale appositi professionisti (geom. Marchel e geom. Anesi).

f)      Il costo  previsto  dei  lavori  per la strada della miniera (€ 37.000: cfr.

 allegato 4 alle deduzioni) era inferiore al costo che sarebbe stato sostenuto concretamente dall’ente, a causa del ribasso del 28% offerto dalla ditta Tassainer (€ 26.640, più spese tecniche del 5% ed IVA, per un totale di € 33.566,40).

g)     Le irregolarità contestate non sussistevano, per i motivi seguenti.

aa)  A livello progettuale, non vi era alcuna violazione di norme, perché la manutenzione di sentieri con mero ripristino di tracciati preesistenti senza allargamenti e movimenti di terra, anche con una piccola rettifica del 25%, non richiedeva autorizzazioni edilizia o paesaggistica del servizio ambientale, ai sensi della delibera di G.P. n.3400 del 30.12.2003 e successive modificazioni; in tal senso si citava una circolare della P.A.T. (d.d. 25.9.2006, prot. nr. 4922/06, a firma del Direttore Dott. Giorgio Maffei, cfr. fasc. P.M., all. 1, doc.9/all.5), secondo la quale “a) NON richiedono alcun titolo autorizzativo di natura edilizia e paesaggistica i seguenti  interventi: [omissis] - per i sentieri esistenti, il ripristino dei tracciati originali senza allargamenti, il decespugliamento e spietramento, il rinnovo della segnaletica, le moderate rettifiche di tracciati per ovviare a situazioni di pericolo sopravvenute (franamenti, smottamenti, caduta massi ecc.) purché le rettifiche non superino il 25% dell’intero tracciato”.

bb) A livello di lavori concretamente eseguiti dall’impresa, si evidenziava che solo per “mero errore di battitura” si era indicata nel progetto una lunghezza della strada di m.350 anziché di m.530; e non avrebbe avuto senso per l’Ente restaurare solo il primo tratto di strada, senza il collegamento con il lago di Erdemolo, nell’ottica di far passare la gente davanti al museo-miniera (allegato 6 alle deduzioni); viceversa, si riconosceva che l’impresa aveva violato per sue esigenze di cantiere la normativa sull’autorizzazione per gli invasi degli alvei e le prescrizioni del progetto autorizzato (realizzando il guado sul torrente Fersina ed una piazzola di manovra), ma si negava la necessità di perizia geologica per la zona dove tali lavori abusivi erano stati effettuati (allegato 7 alle deduzioni); e si riconosceva che l’impresa aveva tagliato numerose piante, ma l’autorizzazione forestale lo prevedeva, ed in ogni caso si trattava di piante di scarso valore, molto inferiore alla sanzione di € 2.160,27 pagata (allegato 8 e allegato 4 alle deduzioni), semplici alberelli di pochi metri cresciuti a causa dell’incuria nella strada, tranne alcune più grandi, tagliate solo perché incurvate sulla strada, onde  impedire pericoli ai pedoni.

cc) Mancava ogni danno azionabile, in quanto il contributo provinciale era stato revocato, ma l’Amministrazione non aveva speso alcunché per le opere contestate, ed era in corso la procedura di sanatoria a totale carico di spese del richiedente, essendo stata già rilasciata autorizzazione paesaggistico-ambientale e autorizzazione dell’Ufficio Distrettuale forestale , mentre era in corso di rilascio l’autorizzazione del Servizio bacini montani della PAT (per il Torrente Fersina ed un piccolo rivolo); anzi il Comune si era avvantaggiato per la creazione di una strada senza spese (dagli allegati 9 e 10 –  foto prima e dopo i lavori - emerge che era stato coperto con ciottoli  tutto il sentiero).

1.5.4 – Viceversa, nella memoria di costituzione nel presente giudizio, la difesa del convenuto Moar ha riconosciuto che l’opera concretamente realizzata costituiva una vera e propria attività edilizia per la quale occorrevano tutte le autorizzazioni del caso (e che la mancanza di tali autorizzazioni costituiva oggetto di contestazione in sede penale in capo al Sindaco, al progettista e direttore dei lavori); ma ha affermato che il tracciato stradale non era stato allungato, né modificato nemmeno per un metro, (come evidenziato dai testi nel procedimento penale: § 1.6) ma solo “mal provvisoriamente sistemato” dal Tassainer (per cui  o il geom. Fausta Mattivi aveva involontariamente errato nell’indicare la lunghezza del tracciato stradale, o avevano  errato i verbalizzanti nell’affermare che detto tracciato sarebbe stato di 150 metri più lungo di quello indicato nel progetto originale).

1.6 – Il processo penale e le sue risultanze

1.6.1 – Gli accertamenti di polizia giudiziaria sopra riportati (§ 1.2 segg.,  § 1.3 segg.) condussero alla emissione di un decreto penale di condanna nei confronti del Moar, della Mattivi e del Tassainer (cfr. fasc.Moar, doc.2: decreto penale del G.I.P. presso il Tribunale di Trento nr. 218/08 dd. 31.1.2008), per i reati di cui all’art.181 D.Lgs. 42/2004 (trasformazione di sentiero di montagna in strada senza autorizzazione paesaggistica) e 96 R.D.523 del 25.7.1904 (creazione di guado su torrente senza autorizzazione).

1.6.2 – Tutti e tre gli interessati presentarono opposizione al decreto penale di condanna (procedimento nr. 7028/06 r.g. notizie di reato della Proc. Reg. Trib. Trento,   nr. 403/08 R.G. Tribunale di Trento); ma alla prima udienza dibattimentale (del 27.6.2008) il Tassainer rinunciò all’opposizione e provvide al pagamento di quanto ingiunto dal decreto penale di condanna, per cui il giudizio proseguì solo nei confronti dell’Ing. MOAR e del geom. MATTIVI, con audizione dei testi a difesa Destanchina, Toller e Lenzi (fasc. Moar, doc. 3).

1.6.2.1 – Il Segretario Comunale (Destanchina Alberto) dichiarò che l’incarico di direzione dei lavori era stato affidato al geom. Mattivi prima del loro inizio (dal 26.6.2006), ma la convenuta non aveva sottoscritto lo schema di convenzione contestualmente approvato se non nel gennaio 2007; non sapeva dire, peraltro, se fino alla formale stipula del contratto la Mattivi avesse svolto di fatto le relative funzioni, ad esempio sottoscrivendo verbale di consegna lavori.

1.6.2.2 – Il teste Toller Mauro (cfr. pagg.14 segg. del verbale stenotipico) precisò:

a)      che lui e la sua famiglia gestivano il “rifugio Erdemolo”da circa 30 anni;

b)     che, per arrivare al rifugio da Palù, esistevano più sentieri pedonali (il rifornimento del rifugio avveniva con teleferica), in particolare la “strada della miniera” (o “ponte Battisti”) una strada pedonale  transitabile con slitte di circa m.1,10 di larghezza (usate per il trasporto di legna), che partiva dalla località Hardombl (all’accesso della miniera) e proseguiva fino al lago attraversando il Torrente;

c)     che trenta anni prima tale strada veniva percorsa dal proprietario del Maso Erdemolo per portare le bestie al pascolo;

d)     che in seguito il tracciato di questo sentiero era stato modificato a causa delle frane e dell’abbandono, che aveva portato al rimboschimento o inerbimento della località onde ne era necessaria la manutenzione;

e)     che la strada realizzata (di cui non sapeva precisare la lunghezza) rispettava esattamente il tracciato originario di questo sentiero, che partiva da un punto ed arrivava ad un altro;

f)      che per il lago di Erdemolo vi erano un sentiero alla sinistra orografica (spalle al monte dove di trova il lago) del torrente Fersina, che arriva al rifugio Erdemolo, e che è il sentiero più breve nonché, a quanto riferito dal  teste, “il sentiero originale, che credo sulle cartine sia numerato anche  come n.325, il quale “alla base della miniera taglia praticamente il torrente e sale sul versante sinistro”);

g)     che vi era un altro sentiero alla destra del monte ovvero la strada della miniera (oltre ad un altro sentiero ancora, sempre sulla destra, che arriva al lago passando per il rifugio “Sette Selle”), usato dagli escursionisti per visitare la miniera e proseguire finché le frane lo avevano consentito (intorno alla metà degli anni ‘80); che su questo sentiero, 3-4 anni prima, gli escursionisti dovevano deviare perché c’erano delle piante.

1.6.2.3 - Il teste LENZI Ines, amministratore del Comune di Palù del Ferina (cfr. pagg.25 segg. del verbale) dichiarava:

a)      di passare su questo tracciato 4-5 volte all’anno;

b)     che la strada della miniera (o ponte Battisti o Hardombl) “dava accesso alla nostra miniera museo, poi andando avanti dava accesso ad alcune baite distrutte da una valanga all’inizio degli anni ‘80” (alcune di suoi parenti);  che più a monte si collegava con il diverso sentiero alla sinistra orografica del torrente Fersina; che tale tracciato esisteva da “53 anni”; che questo sentiero era in origine una mulattiera utilizzata per portare a valle il rame preso nelle miniere della zona per lavorarlo, con slittini di 90 cm.;

c)     che dopo i lavori di “manutenzione” lei aveva visto le opere eseguite e “ci sono rimasta molto ma molto male quando li ho visti, dentro di me ho pensato: sarà strada di cantiere, perché sicuramente non era nella nostra intenzione fare una cosa del genere, noi volevamo sì ripristinare questo sentiero … poiché passa davanti alla miniera museo e poi va a collegarsi a monte con il sentiero per il lago Erdemolo, che sale a sinistra Fersina, volevano ripristinarlo, era nella nostra intenzione per agevolare e  facilitare e invogliare anche l’accesso a visitare la nostra miniera - museo ...” ; che la strada era stata realizzata “con riporto di materiali che non era tanto consono, c’era del porfido che secondo me stava veramente male … ghiaia … che originariamente non c’era però io ho pensato che poi sarebbe stata ripristinata e così doveva essere, solo che poi i lavori sono stati bloccati”; che in qualche  tratto la strada era stata allargata, a causa del passaggio delle macchine operatrici;

d)     che la strada, nel periodo della “Grande guerra”, era importante perché da lì si dipartivano due diramazioni che andavano avanti verso il fronte austriaco, ma poi per la fine del passaggio delle mandrie e per le frane  il bosco si era riappropriato del sentiero (soprattutto alla fine degli anni ‘70);

e)     che il sentiero era difficilmente utilizzabile dal 2000 in poi, perché il Torrente Fersina era pericoloso e scivoloso (come evidenziato anche dalla guida), e non era percorribile con autovetture o con un fuoristrada, e non c’erano piazzole per consentire di invertire la marcia o di permettere a due veicoli di incrociarsi; e che comunque era esclusivamente un  tracciato pedonale  “l’amministrazione non voleva creare un accesso con qualsivoglia mezzo …”; la ghiaia avrebbe dovuto essere coperta dal terreno e servire solo da sottofondo per rendere più stabile la sede stradale.

1.6.3 – Nell’ udienza di rinvio del 21.7.12c008, a quanto consta dal verbale prodotto dalla difesa del Moar (doc.5), venne concesso il dissequestro della strada per la rimessione dei luoghi in pristino stato, sotto controllo e direzione dell’Ufficio Distrettuale Forestale, e la discussione fu rinviata al 3.11.2008.

1.7 – Il ripristino dello stato dei luoghi secondo il progetto in sanatoria e l’assoluzione in sede penale

Nelle more del processo penale, dopo la concessione in sanatoria ed il dissequestro del sentiero (concesso nel verbale di udienza dd. 21 luglio 2008 del Tribunale di Trento: cfr. § 1.6.3), si procedé alla “rimessione in pristino” dei luoghi dei lavori abusivi.

1.7.1. - In specie, secondo la nota del Segretario Comunale del 26.1.2009 (fasc. P.M., all. 3, doc. 1), nell’estate 2008 fu dissequestrato il cantiere e la ditta Tassanier eseguì i lavori di cui alla concessione, in conformità agli elaborati tecnici dell’Ing. Bombasaro e delle prescrizioni (cfr. § 1.4.3, sub b e c); e nell’ottobre 2008 la P.A.T. (Ufficio Provinciale Forestale) accertò la regolarità dei lavori documentando con fotografie lo stato dei luoghi (fasc. P.M., all.3 doc. 12).

Secondo la difesa del Moar i luoghi sarebbero stati completamente rimessi in pristino stato secondo il progetto citato, come emergerebbe:

a) dalla relazione fotografica comparativa (fasc. Moar, doc. 6), che mette a confronto le foto del giugno 2008 e quelle dell’ottobre 2008;

b) dall’attestazione del Funzionario Responsabile dell’U.T.I. - Ufficio Tecnico Intercomunale Val del Fersina- Ing. Lorenzo CARLI, in data 23.10.2008 (prot. nr. 2141) (fasc. Moar, doc. 8), del seguente tenore: “sentito il Dirigente dell’ufficio Distrettuale forestale di Pergine Valsugana Dott. Massimiliano Unterrichter, il quale in data 18 settembre 2008, riferiva telefonicamente, che a seguito di sopralluogo sul posto, eseguito in data medesima, lo stesso verificava che l’opera abusivamente realizzata era stata messa in pristino con esito positivo, inoltre riferiva che quanto rilevato  sarebbe stato oggetto di prossima dichiarazione in Tribunale di Trento in sede dell’udienza dei primi di novembre [omissis] dichiara che l’intervento messa in pristino della strada miniera [omissis] risulta ripristinato , secondo quanto definito sulla base del progetto di concessione in sanatoria n.2/2008 del 13 marzo 2008”;

c) dalla sentenza penale del Tribunale di Trento n.44/09 del 20.1.2009, irrevocabile il 14.2.2009 (depositata dalla difesa del Moar in data 16.3.2009), la quale, su conforme richiesta del P.M.:

aa) ha dichiarato l’improcedibilità per estinzione del reato di cui al capo “a” (a.181 D.Lgs. 42/2004, per trasformazione di un sentiero di montagna in strada con taglio di alberi, apporti di terreno e sassi, senza autorizzazione paesaggistica) per intervenuta rimessione in pristino dei luoghi;

bb)      ha assolto i convenuti MOAR e MATTIVI dal reato di cui al capo “b” (a.96 R.D.n.523 del 1904), in quanto il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

1.7.2 - Peraltro, non risulta che nel progetto fossero previsti tutti gli interventi necessari per la rimessione della strada in pristino stato (cfr. § l.4.1), né allo stato degli atti risulta che essi siano stati effettuati; in particolare, dalle foto esibite (in cui si confronta lo stato dei luoghi prima e dopo i lavori di ripristino) risulta evidente che la parte della strada abusivamente sbancata è stata semplicemente coperta con terra, senza il reimpianto degli alberi tagliati e danneggiati e – a quanto consta - senza la rimozione del fondo in ciottoli (fasc. P.M:, all.3 doc.12).

1.8 – Il danno all’Amministrazione

La difesa del Moar ha eccepito nella memoria di costituzione (e, in precedenza, fin dalle deduzioni del 9.2.2007: cfr. fasc. P.M., doc.7 ) la insussistenza di qualsivoglia danno erariale, in quanto il Comune non aveva versato alcunché all’impresa o al direttore dei lavori per la realizzazione della strada de quo o per il ripristino dello stato dei luoghi e la eliminazione delle opere illecitamente realizzate: né l’importo della spesa (€ 32.463,76) per la realizzazione della nuova strada, stanziato dal Comune e poi stralciato dal progetto con determinazione n.102 del 18.12.2002 (rimasto a carico dell’impresa, per cui, come eccepito dalla difesa della Mattivi,  la revoca del contributo provinciale di € 44.289,00 non costituiva danno in quanto tale spesa non era contribuibile perché non sostenuta); né un compenso professionale per il progetto e la direzione dei lavori al geometra Fausta MATTIVI;  né alcuna spesa per il ripristino dello stato dei luoghi e la risistemazione delle opere illegittimamente realizzate (in quanto il ripristino era stato effettuato, integralmente ed a proprie esclusive spese, dall’impresario TASSAlNER in base ai precisi obblighi da questi assunti al momento dell’accoglimento della concessione edilizia in sanatoria). A tal fine è stato esibito l’attestato dal Segretario Comunale Dott. Battisti Oliviero del Comune di Palù del Fersina in data 23.10.2008 (fasc. Moar doc. 7).

Tali asserzioni sono confermate dalla nota del Segretario Comunale del 26.1.2009 (fasc. P.M., all. 3, doc. 1), secondo la quale:

a)      il contributo della P.A.T. era stato revocato con determinazione dirigenziale del Servizio Rapporti comunitari n.85 del 20.12.2007 (comunicato al Comune con nota in data 16.1.2008) (fasc. P.M., all.3 doc. 1/10 e doc.1/11).

b)     quindi, con nota in data 18.12.2008 n.102, l’U.T.Intercomunale aveva approvato una perizia di variante e suppletiva relativa all’opera in questione, con modifica del quadro finanziario, stralciando i lavori in questione dalla contabilità finale;

c)     la ditta Tassainer aveva eseguito i lavori di ripristino a sue spese;

d)     la Mattivi aveva rinunziato ai compensi per l’opera in questione, con nota pervenuta al protocollo del Comune al n. 2688 del 24.12.2008.

La rinuncia della Mattivi ai propri compensi è stata altresì esibita in udienza dalla difesa della convenuta.

* * * * *

2 – Tanto premesso in merito alla ricostruzione dei fatti storici oggetto del presente giudizio, va anzitutto precisato che in forza delle disposizioni vigenti in materia di responsabilità amministrativa dei dipendenti e degli amministratori dei comuni del Trentino Alto Adige:

a)      la giurisdizione ed il rito seguono le generali regole ordinamentali e procedimentali  della Corte dei conti (R.D.1214/1934 e R.D. 1038/1933 e succ. modd.), ai sensi dell’art.10 bis D.P.R. 305/1989

(Norme di attuazione dello Statuto speciale);

b)     i presupposti della responsabilità amministrativa di tali soggetti sono quelli vigenti per gli impiegati statali (art.56 del D.P.Reg.T.A.A. 1.2.2005 n. 3/L- Approvazione del testo unico delle leggi regionali sull’ordinamento dei comuni della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige- che rinvia alle “disposizioni vigenti  in materia di responsabilità degli impiegati civili dello stato”).

* * * * *

3 – Di conseguenza, dev’essere preliminarmente respinta l’eccezione di difetto di giurisdizione prospettata dalla convenuta geom. Mattivi, che ha negato la sua qualità di direttore dei lavori sia in termini di diritto (in quanto il relativo contratto d’opera era stato sottoscritto il  2 gennaio 2007, e quindi in data successiva al sequestro del cantiere per l’illegittimità delle opere), sia in termini di fatto (non avendo né ordinato né diretto i lavori abusivi sulla “strada della miniera”).

Infatti, il contratto d’opera dei professionisti intellettuali (artt. 2229 segg.  cod. civ.) non è soggetto a forme particolari (Cass. civ. 00/1244), e nella concreta fattispecie risulta soddisfatto anche il requisito della forma scritta normalmente richiesto per le prestazioni a favore di pubblica amministrazione (art. 1350 n.13 cod. civ.), in quanto lo scambio per iscritto del consenso delle parti si è realizzato:

-         con la determinazione del responsabile dell’Ufficio tecnico n. 78 del 26.6.2006, che conferiva l’incarico di direttore dei lavori in questione impegnando la spesa (cfr. § 1.1.3.5), la quale conteneva tutti gli elementi essenziali del contratto di prestazione d’opera(oggetto e titolo);

-         con la separata sottoscrizione del verbale di consegna dei lavori in

 data 28.6.2006, sottoscritto e timbrato dal geom. Mattivi sotto la scritta “il direttore dei lavori” (cfr. § 1.2.1), atto che inequivocabil-mente manifesta la volontà della convenuta di accettare l’incarico suddetto.

Inoltre, risulta in atti che i lavori di manutenzione delle strade comunali progettati dalla convenuta sono stati da lei anche diretti, di fatto, per un periodo continuativo (tanto è vero che la stessa ha provveduto a far sospendere e riprendere i lavori: cfr. § 1.2.1).

Secondo la giurisprudenza della Cassazione, qualora un soggetto

estraneo all’amministrazione “venga investito, anche di fatto, dello svolgimento, in modo continuativo, di una determinata attività in favore della pubblica amministrazione, con inserimento nell’organizzazione della medesima, e con particolari vincoli ed obblighi diretti ad assicurare la rispondenza dell’attività stessa alle esigenze generali cui è preordinata”, si ha un rapporto di “servizio di fatto” che radica la giurisdizione di questa Corte ai sensi dell’art. 52 R.D.1214/1934 (Cass. civ. Sez.Un. 12.3.2004 n.5163); in specie, si è ritenuto che il progettista, il quale in “contracting out” svolga in via di fatto mansioni di direttore dei lavori, sia in rapporto di servizio con l’ente appaltante, a prescindere da un formale incarico come direttore dei lavori (in tal senso cfr. Sez. giur. reg. Marche n. 803 del 7.11.2006).

Pertanto, essendo pacifica la giurisdizione di questa Corte sui direttori di lavori comunali, i quali sono in rapporto di servizio vero e proprio con l’ente  (cfr.  Cass. civ. Sez. Un. n.515 del 24.7.2000: “E’ devoluto alla giurisdizione della Corte dei Conti il giudizio di responsabilità per il danno cagionato dal direttore dei lavori […] di un Comune, atteso il rapporto di servizio configurabile tra il suddetto ente pubblico e il direttore dei lavori”), sussiste la giurisdizione di questa Corte nei confronti della convenuta Mattivi Fausta, in relazione alla condotta contestata in citazione (a prescindere dal merito) ai sensi dell’art.52 R.D.1214/1934 in relazione all’art.56 D.P.Reg.T.A.A. 1.2.2005 n.3/L.

* * * * *

4    Nel merito,  rileva  il  Collegio  che - ai sensi delle disposizioni di

legge statali applicabili nella fattispecie in esame (art.56 del citato D.P.Reg.T.A.A. 1.2.2005 n. 3/L in relazione all’art.93 D.Lgs. 267/2000, ed agli artt.52 R.D.1214/1934, 18 ss. e 22 D.P.R.3/1957, 1 ss. D.L.453/93 e L.20/94)- il diritto azionato dal P.M. a titolo di responsabilità amministrativa di funzionari e amministratori comunali (ivi compreso il direttore dei lavori comunali) trova i suoi presupposti nel danno ingiusto per il Comune, nella condotta antigiuridica dell’agente pubblico (posta in essere nell’esercizio delle funzioni ed in violazione degli obblighi di servizio con l’Amministrazione danneggiata), nel nesso causale tra la condotta ed il danno, ed infine nel dolo o nella colpa grave nella consumazione del fatto illecito.

L’accoglimento della domanda impone l’accertamento della sussistenza, nella concreta fattispecie, di tutti tali presupposti; tuttavia, prima di passare all’esame del merito di essi, risulta necessario precisare l’ oggetto della decisione (il thema decidendum), atteso che i principi del giusto processo (art.111 Cost.) e quelli legislativi (art.26 R.D.1038/1933 in relazione agli artt.99 e 112 c.p.c.) non consentono al giudice di estendere la propria cognizione ad una pretesa per oggetto o titolo  (petitum e causa petendi) diversa da quella azionata in citazione, o su eccezioni (non rilevabili di ufficio) che non siano state prospettate dal convenuto.

4.1 – Come sopra precisato, nella citazione introduttiva del presente giudizio, il P.M. ha chiesto il risarcimento del danno relativamente ad una vicenda storica di realizzazione di una strada in un bosco di proprietà comunale, in difformità dal progetto dell’opera approvato dal Comune, che prevedeva la semplice manutenzione di un preesistente sentiero montano, di larghezza e lunghezza inferiori a quelli della strada in concreto realizzata.

Tale fatto storico può porsi come titolo di pretese differenti, in quanto ben può essere che sul medesimo oggetto materiale concorrano interessi diversi, autonomamente tutelati dall’ordinamento con separati diritti ed azioni, aventi come oggetto giuridico beni diversi; non a caso, l’art.16 della direttiva comunitaria 2004/35/CE (recepita con il D.Lgs. 152/2006) lasciava libero il legislatore nazionale di consentire o limitare un doppio recupero, come conseguenza di un’azione concorrente da parte dell’autorità di tutela dell’ambiente e di una persona la cui proprietà abbia subito un danno ambientale.

In particolare, il D.Lgs. 152 del 3.4.2006 ha previsto la tutela dell’ambiente, inteso come bene unitario di interesse collettivo (ex art.300, è “ambiente” ogni “risorsa naturale o utilità assicurata da quest’ultima”: habitat naturali di fauna selvatica, acque interne e del mare territoriale, terreno), la cui titolarità fa capo allo Stato-Ente e precisamente al Ministero dell’Ambiente, che tutela la collettività dai danni arrecati all’ambiente così inteso (art.299) con azioni di prevenzione (artt.304 segg.) e azioni giudiziarie di risarcimento del danno in forma specifica o per equivalente patrimoniale (artt.311 segg.), il cui beneficiario è lo “Stato” (art.311 comma 3). Tuttavia, sulla stessa realtà fisica lesa dal danno ambientale concorrono interessi giuridicamente distinti, tutelati a titolo di proprietà o possesso o a titolo di diritto personalissimo sui beni danneggiati, sia di privati sia di autorità diverse dallo Stato; infatti, l’art.313 prevede che “resta in ogni caso fermo il diritto dei soggetti danneggiati dal fatto produttivo del danno ambientale, nella salute e nei beni di loro proprietà, di agire in giudizio nei confronti del responsabile a tutela dei diritti e degli interessi lesi” (art.313 comma 7 D.Lgs. 152/2006).

In altri termini, una medesima condotta di danno ambientale può ledere nello stesso tempo sia l’interesse dello Stato sul bene collettivo-ambiente (il diritto dello Stato all’ambiente), sia l’interesse di privati o di enti pubblici (l’art.313 si riferisce a “soggetti danneggiati” in genere, compresi enti pubblici o altre autorità diverse dallo Stato) su beni  mobili o immobili o della personalità di cui essi sono titolari (il diritto di proprietà, il diritto di possesso, il diritto alla salute e così via);  quindi, tale condotta può fondare azioni diverse da quelle ministeriali, per soggetto attivo e per oggetto, ai sensi dell’art.313 ultimo comma D.Lgs. 152/2006. In particolare, accanto all’azione per danno ambientale facente capo al Ministero dell’ambiente vi sono le normali azioni civilistiche a tutela della proprietà e del possesso (azioni petitorie, possessorie, risarcitorie) degli enti titolari di proprietà danneggiate dei soggetti danneggianti (art. 313 comma 7 cit.);  e, nel caso in cui il danno ai diritti del soggetto pubblico sia stato cagionato da soggetti in rapporto di servizio con l’ente (in violazione di doveri di ufficio), può proporsi l’azione di responsabilità amministrativa nei confronti di tali soggetti, ai sensi del R.D.1214/1934 e succ. modd. (applicabile in quanto norma speciale rispetto all’art.313 comma 7).

Tale conclusione si impone a maggior ragione se si considera che:

a) nonostante l’abrogazione dell’art.9 comma 3 D.Lgs.267/2000 (che prevedeva la legittimazione di regioni ed enti locali per il danno ambientale) ad opera dell’art.318 comma 2 lett.b, l’art.313 ult. co. (primo periodo) non preclude ma anzi presuppone azioni  di autorità diverse dal Ministero dell’ambiente; infatti, tale articolo dispone che “nel caso di intervenuto risarcimento del danno” (eccezion fatta per il mancato risarcimento totale o parziale) “sono esclusi, a seguito di azione concorrente da parte di autorità diversa dal Ministero dell’ambiente, nuovi interventi comportanti aggravi di costi per l’interessato”,  e quindi non vieta azioni aventi titolo diverso (fatte salve nel secondo periodo dell’art.313 ult. co.) ma si limita a precludere ulteriori risarcimenti in forma generica o specifica in presenza di risarcimenti già disposti dal Ministero;

b)   il D.Lgs. 152/2006 affida alla cognizione della Corte dei conti il danno ambientale; infatti, da un lato, nel caso di danno all’ambiente provocato da soggetti sottoposti alla giurisdizione contabile, si prevede che il Ministero dell’Ambiente (effettuata l’istruttoria ed ordinato infruttuosamente il ripristino ambientale) non agisca nei loro confronti con ordinanza-ingiunzione, ma invii rapporto alla Procura della Corte dei conti competente per territorio (art.313 comma 6); dall’altro si abroga l’art.18 L. 249/1986, che limitava la giurisdizione della Corte al danno indiretto da spese sostenute dall’amministrazione per risarcire terzi dal danno ambientale da essa concausato (art.318 comma 2 lett.a).

Nella concreta fattispecie, il P.M. ha richiesto in citazione il risarcimento dei danni a favore del Comune di Palù del Fersina, e non dello Stato; ha precisato che i beni danneggiati sono di proprietà del Comune medesimo; ha liquidato il danno (anche) in relazione alle spese necessarie per il ripristino dello stato dei luoghi e per l’eliminazione delle opere illecitamente realizzate, oltre che in relazione a maggiori spese sostenute o minori entrate conseguite; ha precisato che il diritto all’ambiente “concorre” con quello azionato in giudizio. Deve quindi ritenersi che nel presente giudizio il titolo della pretesa risarcitoria non sia dato dalla lesione del diritto all’ambiente in senso stretto (il cui risarcimento, del resto, è assoggettato alle particolari procedure facenti capo al Ministero dell’ambiente: artt. 311, 312, 313 commi 1 e 2 D.Lgs. 152/2006), bensì dalla lesione del diritto di proprietà del Comune su immobili (ovvero il danno cagionato ai boschi comunali dalla realizzazione di opere non decise dal comune, liquidato in relazione alle spese necessarie per il ripristino dello stato dei luoghi), nonché dalle spese indebite (danno da spese per la realizzazione dell’opera abusiva e quindi inutile) o dai mancati introiti di somme (danno per mancata riscossione di contributi comunitari).

4.2 - Costituisce ovviamente mero errore materiale la richiesta di con-

danna alle spese del presente giudizio a favore del Comune, anziché dello Stato, stante che le spese di giustizia vengono per legge anticipate dallo Stato.

* * * * *

5 – Passando ora all’esame dei singoli presupposti dell’azione di responsabilità, in merito al danno ingiusto, sofferto dall’amministra-zione comunale di Palù del Fersina, può precisarsi quanto segue.

5.1 – In citazione si contesta un “pregiudizio al bilancio dell’ente locale” (Comune di Palù del Fersina), commisurato in relazione:

a.   alle “spese sostenute dal Comune per la realizzazione della nuova strada in località della miniera sulla p.f. 2090 […] pari ad € 32.463,76, come da computo metrico estimativo de1 5.7.2005” (giudicate “prive di utilità”);

b.   alla misura del contributo concesso dalla P.A.T. (indicato nella citazione in € 44.289,00, rettficato in udienza in € 46.620,00), successivamente revocato (cfr. § 1.3.6.1);

c.   alle somme percepite dal professionista incaricato della progettazione e della direzione dei lavori;

d.   alle spese necessarie per il ripristino dello stato dei luoghi e per la eliminazione delle opere illecitamente realizzate.

5.2 – In termini di spese sostenute dall’ente per la realizzazione della strada (a titolo di appalto di opere e di prestazione professionale del direttore incaricato: lett.a, c), il danno contestato non è concreto ed attuale, in quanto risulta che il Comune non ha versato alcunché all’impresa o al direttore dei lavori per la realizzazione della strada in esame (cfr. § 1.8): la domanda di condanna relativa a queste somme –allo stato- non può essere accolta per difetto di danno .

5.3 – Inoltre, quanto al contributo concesso dalla P.A.T. e poi revocato (lett.b),  correttamente la difesa della Mattivi ha evidenziato che il diritto all’erogazione dei contributi di cui all’art.7 L.P. n.17 del 23.11.1998 sorge limitatamente all’acconto (40% della spesa) all’inizio dei lavori, mentre il diritto al saldo sorge solo a seguito della rendicontazione dei costi, con conguaglio di eventuali somme ricevute in eccesso (art.9, in relazione all’art.8 comma 5, D.P.G.P. n. 26-116/Leg del 1.10.2002); in altri termini, i contributi provinciali in esame non rappresentano una somma immediatamente disponibile per l’amministrazione (se non nei limiti del 40% iniziale), bensì il diritto agli stessi sorge solo a seguito della presentazione alla P.A.T. del rendiconto dell’opera e nei limiti della spesa effettiva (ovvero delle fatture delle imprese appaltatrici). Nella concreta fattispecie, l’importo dei lavori finanziato ex art.7 L.P. cit. era relativo a diverse strade  ed il valore dei lavori sulla “strada della miniera” era inferiore al  40% dei lavori complessivi (cfr. § 1.1.1 e § 1.1.3.4), e risulta che nulla è stato corrisposto all’impresa ed al direttore dei lavori per l’attività svolta (cfr. § 1.8); quindi il diritto al contributo per la strada in questione non è mai insorto e non vi è  -allo stato- un danno concreto ed attuale per l’amministrazione in relazione a questo preteso diritto .

Senza contare, del resto, la giurisprudenza di questa Sezione che nega la configurabilità di un danno risarcibile nel caso di mancata percezione di contributi a favore di un ente da parte di altro ente, nell’ambito di una gestione finanziaria unitaria (Corte dei conti, Sez. giur. T.A.A. – Sede di Trento – n. 18 del 5.2.2009) .

5.4 – Diverso discorso vale per le “spese per il ripristino dello stato dei luoghi e l’eliminazione delle opere realizzate” (lett.c).

5.4.1 – Anzitutto, appare evidente che tale capo di domanda non attiene ad un danno finanziario (ovvero ad una spesa già sostenuta), ma ad un danno patrimoniale, ovvero ad un danneggiamento di fondi di proprietà comunale, con realizzazione di opere non assentite dall’ente proprietario; danno che si commisura (come ogni danno ad un bene mobile –come una macchina- o immobile –come un terreno-) in relazione alle spese per la rimozione dei danni arrecati, ovvero per la rimessione del bene in pristino  stato.

Infatti, realizzare opere non autorizzate su una proprietà altrui, alterando in tutto o in parte la destinazione data al bene dal suo proprietario, costituisce lesione del diritto di proprietà e quindi danno risarcibile, da commisurarsi da un lato alla diminuita utilità del godimento del bene danneggiato (lucro cessante), dall’altro alla spesa necessaria per ripristinare lo stato anteriore del bene (danno emergente); infatti, solo il proprietario ha diritto di decidere la destinazione e lo stato del bene, per cui ogni sua variazione abusiva comporta il diritto alla rimessione del bene in pristino stato ex art. 2058 cod. civ. (salva l’eccessiva onerosità  del ripristino ex 2058 cod. civ. e salva la “compensatio lucri cum damno” ex art.1227 cod. civ.).  Ovviamente, il diritto al risarcimento del danno arrecato ad un bene di proprietà non presuppone che la spesa per il ripristino sia stata già sostenuta, essendo facoltà di un qualsiasi soggetto danneggiato (pubblico o privato) attendere il pagamento della somma dovutagli a titolo di risarcimento prima di procedere al ripristino: diversamente argomentando, il danneggiato che non provveda a riparare il bene danneggiato, comprovando la relativa spesa, non potrebbe mai agire per il risarcimento dei danni (in violazione dell’art.24 Cost.).

5.4.2 – Nel merito, risulta comprovato in atti che le particelle oggetto dei lavori contestati erano di proprietà comunale (cfr. § 1.3.5.1.d e § 1.3.5.3), e che sulle stesse venne aperta una vera e propria strada di larghezza e lunghezza superiori a quelle del preesistente sentiero, ed oggetto delle autorizzazioni di rito (cfr. § 1.1.1),  tagliando alberi anche di alto fusto e danneggiandone seriamente altri, nonché piccole piante e cespugli (cfr. § 1.2.5.a, § 1.3.2, § 1.3.5.2.f),  apponendo ciottoli sul sentiero realizzato (§ 1.2.5.a, § 1.3.5.1.e e le foto citate sub § 1.5.3.g.cc)  e creando un guado sul torrente “Fersina” (che peraltro in questa sede non può essere considerato come voce di danno, perché di proprietà provinciale: cfr. § 5.4.2.2.1).

5.4.2.1 – La difesa del Moar eccepisce l’insussistenza di tale danno, sotto tre profili.

a)      Quanto alla lunghezza della strada realizzata, si nega che il tracciato sia stato allungato da 350 a 530 metri, in quanto il sentiero avrebbe avuto in precedenza quel tracciato (§ 1.5.3.a) e quindi o vi sarebbe stato un errore del progetto del geom. Mattivi (che per mero errore materiale aveva indicato “350” anziché “530” metri), o vi sarebbe stato un errore dei verbalizzanti nell’accertare tale preteso allungamento.

Tale eccezione, peraltro, risulta infondata in quanto:

-         dal progetto e dai documenti in atti e dalle dichiarazioni assunte nel processo penale (§ 1.6.2.2.f) emerge che il sentiero per il lago di Erdemolo, a partire dalla diramazione che conduceva alla miniera, attraversava il torrente Fersina (con un ponte) per poi salire verso il lago alla sinistra orografica del corso d’acqua (§ 1.1.1); quindi, la strada per il lago di Erdemolo originariamente non passava dinanzi alla miniera (alla destra orografica del torrente);

-         gli stessi ufficiali di P.G. riscontrarono una violazione del progetto presentato in termini di lunghezza della strada (cfr. § 1.2.5 e § 1.3.5.1.c);

-         la relazione tecnica al progetto della Mattivi prevedeva espressamente interventi solo sulla particella 2090 (cfr. § 1.1.1) laddove l’opera aveva interessato altre particelle (cfr. § 1.3.5.1.d);

-         sulla mappa allegata al progetto è riportato un percorso del sentiero che –dopo la miniera- prosegue sulla destra orografica del torrente senza attraversarlo (cfr. § 1.1.1), quindi un percorso ridotto e diverso da quello realizzato (cfr. § 1.3.5.1.d); a  prescindere dal fatto che le cartine turistiche della zona (peraltro, di data incerta) indicassero una linea tratteggiata per suggerire un passaggio nel bosco (cfr. § 1.5.3.a);

-         come dichiarato nel processo penale, la strada della miniera originariamente serviva a portare a valle il rame proveniente dalle miniere, e a monte non si dirigeva verso il lago bensì conduceva verso il fronte austriaco, e portava verso alcune baite di montagna poi franate (§ 1.6.2.3);

-         il guado sul fiume dopo la miniera (alla destra del torrente) non esisteva, tanto è vero che la P.A.T. prima ordinò di rimuoverlo (§ 1.3.4), poi ne concesse ex novo la realizzazione con un percorso diverso e ridotto (cfr. § 1.7.1.1); in mancanza di guado, un ipotetico sentiero che dalla miniera fosse proseguito ricongiungendosi alla strada per il lago (sulla sinistra orografica) sarebbe stato pericoloso (scivoloso) e talora inagibile per la presenza di acqua;

-         le dimensioni di alcune delle piante tagliate  (cfr. § 1.2.5.a, 1.3.5.2.f) fanno presumere uno scarso passaggio di uomini e animali, certo non di grossi  mezzi meccanici.

In altri termini, pur non potendosi escludere che –partendo dalla strada della miniera- qualche occasionale escursionista o cittadino del comune attraversasse il bosco ed il torrente per raggiungere la strada per il lago, così creando un varco tra le piante ed un abbozzo di strada (come del resto affermato in sede penale: cfr. § 1.6.2.3.b), tuttavia non può ritenersi che esistesse un vero e proprio sentiero nell’ultimo tratto della strada della miniera, quello che si ricongiungeva con la strada per il lago (appunto, i 180 metri in contestazione: cfr. § 1.3.5.1.e).

Pertanto, deve ritenersi che la realizzazione di questa strada abbia alterato lo stato dei luoghi e creato danno al patrimonio comunale, con abbattimento di piante e arbusti ed alterazione della destinazione originaria del bene.

b)     Quanto, invece, alla larghezza del sentiero, la difesa riconosce che vi è stato un ampliamento della carreggiata, portata a due metri (§ 1.2.5.a), laddove in origine il sentiero era usato per slittini ed era largo circa un metro (a quanto è emerso in sede penale: cfr. § 1.6.2.2.b, § 1.6.2.3.b); ma eccepisce che l’allargamento sarebbe stata una autonoma iniziativa del Tassanier.

Tale eccezione verrà oltre esaminata perché non rileva ai fini dell’antigiuridicità (ingiustizia) del danno, ma solo del nesso causale tra le omissioni dei convenuti e della loro colpa grave (profili oltre esaminati).

c)     Infine, la difesa dei convenuti eccepisce che la realizzazione di una strada parzialmente diversa da quella prevista in progetto (per larghezza o lunghezza) comunque non avrebbe rilevanza a fini risarcitori, essendo intervenuto il ripristino dell’immobile nello stato di fatto preesistente (sia in termini di lunghezza che di larghezza della strada); come sarebbe attestato dalla sentenza penale, che proprio per l’intervenuto ripristino ha dichiarato estinto il contestato reato ambientale.

In merito a tale eccezione, va anzitutto evidenziato che la sentenza penale di estinzione del reato non ha efficacia di giudicato nel presente giudizio per espressa previsione dell’art.652 c.p.p. (che sancisce tale efficacia solo per sentenze assolutorie per insussistenza o non commissione del fatto, o perché il fatto non costituisce reato per adempimento del dovere o esercizio di facoltà legittima); pertanto, nella concreta fattispecie la Corte dei conti  può pervenire a qualsiasi diversa ricostruzione della fattispecie sulla base delle prove acquisite, a prescindere dal giudicato penale.

Tanto premesso, come sopra precisato il progetto allegato alla concessione in sanatoria – pur prevedendo significative opere di ripristino - non prevedeva il reimpianto degli alberi abbattuti, né la totale rimozione dell’acciottolato versato sulla parte della carreggiata dove non preesisteva la strada e ricoperta con terra (§ 1.4.1); né risulta che queste ultime opere di ripristino siano state realizzate (cfr. § 1.7.2).

5.4.2.2 – In conclusione, le opere suddette (allargamento ed allungamento del sentiero, con abbattimento e danneggiamento di piante ed apposizione di ciottoli oltre il tracciato originario) costituiscono danno ingiusto perché realizzato invito domino, ovvero in violazione del diritto di proprietà comunale, sanzionabile ex artt. 2043 segg. c.c.; danno da liquidarsi in relazione alle spese necessarie per il ripristino dei luoghi non ancora completato, nell’importo oltre precisato (cfr. § 7). Con la precisazione che le piante tagliate e danneggiate (soprattutto quelle di alto fusto) non potranno crescere in tempo breve, diminuendo la utilità del godimento e quindi il  valore del bosco comunale (per diminuita amenità del luogo e quindi –indirettamente- per riduzione del valore patrimoniale, che risente anche di tale elemento)  .

5.4.2.2.1 – Viceversa, in questa sede non può esaminarsi come voce di danno la creazione del guado sul torrente Fersina, ai sensi dell’art.112 c.p.c. (divieto di ultrapetizione), in quanto (a parte la avvenuta concessione in sanatoria di un guado, peraltro di dimensioni ridotte rispetto a quello realizzato: cfr. § 1.7.1.1) il P.M. ha agito solo nell’interesse del Comune  e per i danni ad esso arrecati, laddove l’alveo del fiume risulta di proprietà provinciale e non comunale (cfr. § 1.3.5.3).

* * * * *

6 – La Procura ritiene che il danno sopra precisato sia stato causato dal Sindaco del Comune di Palù del Fersina (Sig. Loris Moar) e dal direttore dei lavori (geom. Mattivi Fausta), i quali -in violazione di specifici obblighi di servizio, che imponevano loro di vigilare sull’andamento delle opere impedendo l’evento dannoso verificatosi- avevano agevolato e consentito la esecuzione “delle opere di sistemazione della strada in località della Miniera sulla p.f. 2090 - C.C. Palù del Fersina, con modalità difformi dal progetto approvato e dai vincoli ambientali e paesaggistici vigenti”.

In merito a tale questione, correttamente il P.M. evidenzia che, in forza dei generali doveri nascenti dal contratto d’opera professionale e dalle leggi sugli appalti, il direttore dei lavori ha precisi e stringenti obblighi di controllo sull’esecuzione delle opere, onde garantire che gli stessi corrispondano al progetto; in specie, ai sensi dell’art.22 comma 4 L.P. Trento n.26 del 10 .9.93 (vigente all’epoca dei fatti) “La direzione dei lavori è preposta alla direzione e al controllo tecnico, contabile e amministrativo dell'intervento. Il direttore provvede a dare carattere unitario agli interventi della direzione dei lavori e garantisce il coordinamento delle attività nei confronti dell'appaltatore”).

Inoltre, effettivamente l’art.117 L.P. Trento n.22 del 5.9.1991 (anch’esso vigente all’epoca dei fatti) imponeva al sindaco specifici doveri di vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia svolta nel territorio, disponendo che: “1. Il sindaco esercita la vigilanza su ogni attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale al fine di assicurarne la rispondenza alle norme di legge e di regolamento agli strumenti di pianificazione territoriale e ai provvedimenti di concessione, di autorizzazione o alle denunce d'inizio di attività; a tal fine si avvale dei funzionari comunali o di incaricati. / 2. I funzionari o incaricati dei controlli possono accedere ai cantieri, alle costruzioni e ai fondi muniti di mandato del sindaco.” (mandato che nella concreta fattispecie non risulta in atti: cfr. § 6.2.1.1).

Pertanto, la circostanza che la ditta appaltatrice abbia effettuato l’opera senza che la Mattivi ed il Moar abbiano provveduto a controllare l’andamento dei lavori, se necessario sospendendoli, costituisce violazione dei suddetti obblighi di vigilanza. Tale violazione implica la sussistenza

degli altri presupposti della responsabilità amministrativa, ovvero:

a) la condotta omissiva, consistente nell’avere consentito la realiz-zazione delle opere abusive, non esercitando  i poteri-doveri e le funzioni (derivanti dalla legge ed il contratto di appalto) di coordinamento, supervisione, vigilanza, controllo e verifica delle opere tesi a garantire la conformità dell’opera eseguita al contratto d’appalto ed ai vincoli ambientali e paesaggistici vigenti;

b) il nesso di causalità per omissione; infatti, dal punto di vista giuridico, non adempiere l’obbligo di impedire l’evento equivale a cagionarlo (art.40 c.p.); dal punto di vista fattuale, il danno non si sarebbe verificato se i convenuti avessero usato il loro poteri  (segnalazione al direttore dei lavori, ordini di servizio, diffide) nei confronti della ditta, in quanto secondo l’ordinario sviluppo causale delle vicende (id quod plerumque accidit) l’appaltatore non svolge opere abusive in presenza di precisi ordini dei direttori dei lavori e dei committenti, per evitare il rischio (quanto meno) di non essere pagato;  

c) la violazione degli obblighi di vigilanza imposti dalla legge implica altresì la antigiuridicità e la colpevolezza della condotta omissiva, per violazione dei generali doveri di diligenza  e di rispetto della legge e dell’interesse pubblico sanciti dall’art.13 D.P.R.3/1957 (applicabile a funzionari e dipendenti dei comuni trentini ai sensi dell’art.56 del D.P.Reg.T.A.A. 1.2.2005 n. 3/L e comunque in forza del principio costituzionale di legittimità e buon andamento ex art.97 Cost.), ferma restando la necessità di accertare la gravità della colpa.

6.2 – I difensori del Moar e della Mattivi negano che nel caso concreto vi sia stata violazione dei suddetti obblighi di vigilanza (e quindi contestano l’antigiuridicità, la colpa e il nesso causale tra omissione e danno), affermando da un lato che essi avrebbero seguito i lavori, indicando esattamente al Tassainer le opere da eseguire ed invitandolo a comunicare l’inizio dei lavori sulla strada; dall’altro che l’appaltatore avrebbe realizzato le opere illecite di sua iniziativa (per sua comodità) ed in modo proditorio e repentino (senza che il Sindaco o il Direttore dei lavori ne fossero al corrente, in poche ore) per risparmiare tempo e fatica nell’esecuzione dell’appalto (grazie all’uso di una escavatrice di grosse dimensioni, che aveva abusivamente allargato la strada), tanto da non consentire un tempestivo intervento dei convenuti. Ne conseguirebbe la mancanza di ogni violazione di doveri di servizio da parte dei convenuti stessi (e quindi il difetto di una condotta antigiuridica e connotata da colpa grave), ed una diretta ed esclusiva responsabilità dell’appaltatore sia dal punto di vista oggettivo (causale) che soggettivo (doloso).

6.2.1 - L’eccezione è infondata; invero, le concrete circostanze della fattispecie manifestano non solo che il danno è dipeso dalla violazione di precisi doveri di vigilanza, ma anche una grave negligenza dei convenuti, che quindi versano in situazione di colpa grave.

Anzitutto, non risulta in alcun modo provato in atti che i convenuti avessero indicato al Tassainer i lavori da eseguire, escludendo quelli qui in contestazione, e che lo avessero avvertito di comunicare tempestivamente  l’inizio dei lavori. In particolare, il progetto posto a base del contratto prevedeva un’opera di dimensioni ridotte (350 metri: cfr. § 1.1.1, § 1.1.3.4); anche ammettendo che il Tassainer abbia usato la scavatrice grande per sua comodità, non si capisce perché egli avrebbe dovuto proseguire per oltre 180 metri nella realizzazione del sentiero (un’opera non prevista in contratto e quindi non dovuta), a meno che non fosse stato indotto in errore da una inesatta conoscenza del progetto e/o da erronee indicazioni da parte della committenza (desumibili dalle dichiarazioni riportate sub § 1.2.7). Ciò manifesta quanto meno una negligenza dei convenuti nell’indicare al Tassainer le precise opere da eseguire. D’altro canto, il fatto che il Tassainer abbia rinunziato all’opposizione al decreto penale di condanna, abbia chiesto ed ottenuto concessione in sanatoria per i lavori abusivi ed abbia eseguito la rimessione in pristino dei luoghi a sue spese non implica logicamente il suo dolo intenzionale (come pretende la difesa della Mattivi), ma una semplice intenzione di estinguere il reato, anziché affrontare l’alea di un processo penale.

 In ogni caso, se pure fosse provata una dolosa iniziativa del Tassainer,  essa non farebbe venire meno la colpa per omessa vigilanza da parte dei convenuti e quindi il loro concorso (omissivo) nella causazione del danno, ma al limite porrebbe un problema di sussidiarietà dell’azione nei loro confronti.

Infatti, anche ammettendo che il Tassainer, benché avvertito dai convenuti, di sua iniziativa non avesse loro comunicato l’inizio dei lavori ed avesse deciso di usare un mezzo meccanico sproporzionato alla grandezza dell’opera (e dannoso per il bosco),  ed anche ipotizzando che l’uso di tale mezzo accelerasse i tempi rispetto alle previsioni progettuali, comunque deve ritenersi che lo svolgimento delle opere abusive fosse conosciuto o conoscibile, anche con l’esercizio di un minimo di diligenza, da parte dei convenuti, in quanto:

a) il Comune di Palù del Fersina è di dimensioni ridotte e l’opera non poteva sfuggire all’attenzione collettiva (tanto più che la scavatrice utilizzata dalla ditta sulla montagna, verosimilmente, proveniva dalla valle);

b) l’opera richiese certamente molto più di qualche ora e certo alcuni giorni, stante che la durata dei lavori era prevista in settimane (cfr. le ore lavorative previste progettualmente: § 1.1.3.4), e che vennero effettuati non solo lo scavo e i movimenti di terra, ma anche la copertura della strada con abbondanti ciottoli (cfr. fasc.P.M., all.1 doc. 3d);

c) l’opera abusiva - che apriva un vero e proprio “squarcio” nel bosco (cfr. § 1.2.5.a) - era ben visibile anche a distanza, come emerge sia dalle dichiarazioni della teste Lenzi nel processo penale (cfr. § 1.6.2.3), sia dalla documentazione in atti (cfr. in particolare fasc. P.M. , all.1, co. 3 d , ad esempio la foto n.11);

Il complesso di queste circostanze impone di ritenere che anche un minimo di diligenza nell’adempimento dei loro doveri di vigilanza avrebbe consentito ai convenuti di evitare la realizzazione dell’opera abusiva, e connota la loro condotta di antigiuridicità e di colpa grave.

6.2.1.1 – In sede di deduzioni, il Moar ha invocato come esimente (oltre alla responsabilità esclusiva del Tassainer, sopra esaminata: cfr. § 6.2.1)  la responsabilità del titolare dell’Ufficio tecnico intercomunale Ing. Carli (il quale aveva seguito l’iter di approvazione del progetto e dell’appalto dei lavori in forza di delibera giuntale emessa in attuazione della L.Prov.10/98  e dell’art.4 D.P.Reg. n.3/L  1.2.2005 e art.36 D.P.R. 2/L del 1.2.2005) nonché la responsabilità degli impiegati addetti alle pratiche edi-

lizie ed ai lavori (geom. Aldo Marchel e il geom. Remo Anesin).

Peraltro, dalla delibera prodotta (cfr. allegato 3 alle deduzioni di parte) risulta che la delibera comunale esibita e l’art.4 D.P.Reg. T.A.A. n.3/L del 1.2.2005, ivi citato, espressamente conservavano al Sindaco le competenze di gestione ad esso espressamente attribuite dalla legge (salva delega ai funzionari),  quindi anche le competenze ex art.117 L.P.22/1991, onde l’attività di controllo del territorio restava di competenza sindacale; e non consta in atti che funzionari o impiegati del comune fossero stati in concreto delegati o incaricati dal sindaco per l’accesso al cantiere dove si verificarono gli abusi (con apposito mandato: cfr. § 6).

Del resto, non può affermarsi che la speciale competenza professionale e gli specifici doveri di servizio del direttore dei lavori e degli impiegati dell’ufficio tecnico escludano la colpa grave del convenuto, in quanto i doveri di servizio del direttore dei lavori (e dei funzionari) hanno fonte e titolo (contratto e legge sugli appalti) diversi da quelli di tutela del patrimonio ambientale incombenti al sindaco in forza delle norme sopra citate (cfr. § 6): per cui i rispettivi doveri concorrono ai fini della causazione del danno e delle responsabilità.

Infine, nella concreta fattispecie la colpa del convenuto Moar risulta connotata di particolare gravità, in quanto:

a)      il convenuto aveva approvato in linea tecnica il progetto redatto della Mattivi (cfr. § 1.1.3.2), e quindi egli era bene a conoscenza delle ridotte dimensioni della strada risultanti da quel progetto o comunque ben avrebbe potuto evidenziare eventuali incompletezze del progetto e disporne l’integrazione;

b)     il convenuto aveva avuto contatti diretti con la ditta Tassanier, avendogli affidato l’incarico (cfr. § 1.2.4.1,  § 1.3.1) ed avendogli fornito  indicazioni sull’opera (a quanto asserito dal Tassainer, cfr. § 1.2.7.a   e

§ 6.2.1);

c)     le ridotte dimensioni del Comune di Palù del Fersina (privo addirittura di un proprio ufficio tecnico, condividendo l’Ufficio tecnico con altri comuni della Valle) imponevano al Sindaco una diligenza maggiore di quella ordinaria, in qualità di organo rappresentativo dell’Ente e di unico soggetto direttamente presente sul territorio;

d)     come sopra precisato, l’illiceità dell’opera era immediatamente percepibile anche da un profano e certamente dal Sindaco del comune, in quanto tale presente nella località (§ 6.2.1.a,b,c).

6.2.1.2 – Anche le circostanze invocate dalla difesa della Mattivi non hanno rilevanza come esimenti.

Come sopra precisato (§ 3 ), a prescindere dalla formale stipulazione del contratto, la convenuta era direttore dei lavori sia di fatto che di diritto; né un’eventuale iniziativa autonoma dell’impresa e la mancata comunicazione dell’inizio dei lavori sulla strada della miniera sarebbero sufficienti a far venire meno la responsabilità della convenuta (cfr. § 6.2 ) .

Infine, come sopra precisato, anche essendo provato che nel periodo in contestazione la Mattivi aveva seri problemi di salute, essi peraltro non le impedivano né di accettare l’incarico, né di lavorare firmando la consegna del cantiere, in quanto (all’epoca)  la malattia era  ben controllata e “oligosintomatica (cfr. §, 1.2.1). Pertanto, tali problemi non impedivano accessi al cantiere e verifiche dello stato dei luoghi, e non esimono da colpa grave, pur potendo essere prese in considerazione ai fini dell’esercizio del potere riduttivo (cfr. § 9).

6.3 – In conclusione, sussistendo tutti i presupposti della responsabilità

 amministrativa dei convenuti, ivi compresa la colpa grave (gravissima per il Moar), deve dichiararsi il diritto del Comune al risarcimento del danno cagionato al patrimonio boschivo comunale, commisurato alle somme necessarie alle spese di ripristino dei luoghi non ancora effettuate ed al diminuito godimento del bene (cfr. § 5.4.2.2).

* * * * *

7 - In merito alla liquidazione del danno sopra individuato (cfr. § 5.4.2.2), il valore del danneggiamento al bosco comunale non può che essere commisurato in via equitativa (ai sensi degli artt. 2056 e 1226 cod. civ.); ma appare corretto –in via di principio e salvi i correttivi che seguono- il criterio adottato dal P.M., che individua in citazione le spese sostenute per la realizzazione dell’opera come criterio di liquidazione del danno. Infatti, le opere necessarie per la creazione della strada (taglio di piante, allargamento del sentiero, acciottolamento, creazione di canaline, etc.)  possono presumersi uguali e contrarie  per consistenza fisica (numero di ore di lavoro di operai e di uso di mezzi meccanici) e quindi analoghe per valore a quelle necessarie per il ripristino dei luoghi (restringimento del sentiero, con rimozione dei ciottoli ed interramento di piante di fusto il più alto possibile sulla parte sbancata in eccesso). Peraltro,  partendo dal prezzo previsto di tali opere (di € 32.463,76: cfr. § 1.1.3.4), va tenuta presente la necessità di decurtarlo delle somme seguenti:

a)      del valore delle opere realizzate comunque legittimamente previste in progetto (canaline per il drenaggio delle acque e acciottolamento della parte di sentiero autorizzata ed assentita ), costituenti vantaggio per la comunità amministrata in quanto non pagate dal Comune, né contribuite dalla P.A.T.;

b)     del valore delle opere necessarie per la creazione del guado sul Torrente Fersina (in parte, in quanto la P.A.T. ha poi concesso la realizzazione di un guado di dimensioni ridotte, che anch’esso costituisce vantaggio: cfr. 1.7.1.1 );

c)     del valore delle opere di ripristino già effettuate in forza della concessione in sanatoria;

d)     del valore del ribasso d’asta riconosciuto dall’impresa (cfr. § 1.5.3.f).

Alla luce di queste considerazioni, il danno concretamente risarcibile può essere equitativamente liquidato in € 15.000,00.

* * *

8 – Conclusivamente, occorre provvedere al riparto dell’addebito tra i convenuti (art.1, comma 1 quater, L.20/1994), in relazione al  concreto apporto causale di ognuno di essi al verificarsi del danno risarcibile, sopra quantificato in € 15.000,00.

8.1 – Anzitutto, va evidenziato che il danno è riconducibile non solo ai convenuti ma anche, ovviamente, al Tassainer, autore materiale dell’illecito, ma non al Carli o ad altri impiegati comunali per mancanza di apposita delega (cfr. § 6.2.1.1 ).

Premesso che non vi è prova del dolo del Tassainer (§ 6.2 ), onde la quota a lui imputabile va detratta a titolo di colpa grave e quindi in concorso con gli altri convenuti, in mancanza di diversa indicazione del P.M. il danno va ripartito in parti uguali tra tutti i corresponsabili, e quindi nella misura di 1/3 al Tassainer, 1/3 al al Moar ed 1/3 alla Mattivi.

In particolare, se è vero che il direttore dei lavori ha particolari e specifici obblighi di controllo sull’esecuzione delle opere, nascenti dal contratto professionale e dall’art. 22 comma 4 L.P.10.9.1993 n.26 e succ. modd., mentre il sindaco solo un generico dovere di vigilanza, tuttavia  nella concreta fattispecie le circostanze sopra riportate, che evidenziano una particolare colpa del sindaco (§ 6.2.1.1), palesano anche un suo apporto nella causazione del danno almeno pari a quello del direttore dei lavori.

Pertanto, detratto il danno causalmente imputabile al Tassainer (non convenuto nel presente giudizio) di € 5.000,00, il danno residuo (€ 10.000) va addebitato in parti uguali ai due convenuti, nella misura di €  5.000, 00  ciascuno.

* * * * *

9– La particolare situazione di salute della convenuta Mattivi, pur non costituendo esimente per le motivazioni sopra precisate (cfr. § 6.2.1.2) integra  giusto motivo che consente  –in presenza di condotta colposa- una significativa applicazione del potere riduttivo (ex art.83, comma 1, R.D.2440/1923 ed art.52, 2° comma, R.D.1214/1934), e quindi la condanna di detta convenuta può essere ridotta alla somma di Euro Mille/00 (€ 1.000,00).

Quanto invece al Sindaco Moar, non si rinvengono elementi per la riduzione dell’addebito, attesa la particolare colpa che contraddistingue il suo operato (cfr. § 6.2.1.1), e la condanna va quindi mantenuta nella misura di Euro cinquemila/00 (€ 5.000,00).

* * * * *

10 - Sulle somme rispettivamente imputate ad ognuno dei convenuti, sono dovuti da questi ultimi, come per legge, rivalutazione monetaria secondo gli indici ISTAT ed interessi legali dalla data del verificarsi del danno al patrimonio comunale fino al soddisfo (trattandosi di danno al patrimonio ex art.2043 c.c., e non di danno finanziario).

* * * * *

11 - In applicazione integrale della regola della soccombenza di cui all’art.91, 1° comma, c.p.c., le spese di causa devono essere poste integralmente a carico dei convenuti in solido, liquidandole come da dispositivo.

PER QUESTI MOTIVI

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER IL TRENTINO-ALTO ADIGE

- SEDE DI TRENTO -

definitivamente pronunziando nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 3501 del registro di Segreteria, promosso ad istanza della Procura presso la Sezione giurisdizionale del Trentino-Alto Adige –Sede di Trento- della Corte, nei confronti di Moar Loris e Mattivi Fausta, ogni diversa istanza, domanda, eccezione o deduzione disattesa e reietta così provvede:

detratta la quota di danno non imputabile ai convenuti,

-         condanna Moar Loris al pagamento, in favore dell’amministrazione comunale di Palù del Fersina, di € 5.000,00 (Euro cinquemila/00), oltre rivalutazione monetaria e interessi legali fino al soddisfo;

-         in applicazione del potere riduttivo, condanna Mattivi Fausta al pagamento, in favore dell’amministrazione comunale di Palù del Fersina, di € 1.000,00 (Euro mille/00), oltre rivalutazione monetaria e interessi legali fino al soddisfo;

condanna i convenuti al pagamento, in solido, delle spese del presente giudizio, che liquida, fino alla data della presente decisione, in € 469,70 (Euro quattrocentosessantanove/70 ), in favore dell’Erario.

Così deciso in Trento, nella camera di consiglio del 1 aprile 2009.

            L’ESTENSORE                                   IL PRESIDENTE

              (Luigi Cirillo)                                (Giancarlo Castiglione)

 

 

Pubblicata mediante deposito in Segreteria il 27 maggio 2008.

 

Il DIRETTORE DELLA SEGRETERIA

                  dott.ssa Livia Bosetti