N°481/2010

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA TOSCANA

composta dai seguenti magistrati:

Francesco PEZZELLA                                    Presidente

Francesco D’ISANTO                                    Consigliere

Leonardo VENTURINI                                    Consigliere

ha emesso la seguente

SENTENZA

sul giudizio di responsabilità, iscritto al n. 57871/R del registro di Segreteria, promosso ad istanza del Vice Procuratore Generale nei confronti di Michele MARTINELLI e di Angelo BERTONCINI ;

            Visto l’atto di citazione introduttivo del giudizio;

            Uditi, nella pubblica udienza del 20 ottobre 2010, il relatore consigliere Leonardo VENTURINI,  il pubblico ministero in persona del Vice Procuratore Generale Paolo CREA e, per i convenuti, l’avv. Cino BENELLI;

Esaminati gli atti e i documenti tutti della causa;

Visto l’art.132 c.p.c. (così come modificato dall’art.45, comma 17, legge n.69/09) da ritenersi applicabile anche al processo contabile per effetto del rinvio di cui all’art.26 del R.D. 1038/33 (cfr. sentenze di questa Sezione nn. 151/10 - 204/10 - 259/10 – 262/10).

FATTO 

Con atto di citazione depositato il 29 maggio 2009, il Procuratore regionale  ha convenuto in giudizio il Sig.Michele Martinelli e I'Arch. Angelo Bertoncini, al fine di sentirli condannare al pagamento, in favore del Comune di Capannori, della somma complessiva di E 100,000,00= (centomila,00) a titolo di «danno all'immagine», oltre a rivalutazione monetaria, interessi e spese di giudizio.

Espone, in particolare, il requirente che:

            - con sentenza del Tribunale di Lucca (Sezione Penale) del 26 ottobre 2004 (dep. il 24 gennaio 2005), il signor Michele Martinelli (all'epoca dei fatti Sindaco del Comune di Capannori) e l'Arch. Angelo Bertoncini (professionista incaricato dallo Stesso Comune di predisporre, insieme all'Arch. Lunardini, la redazione del Regolamento Urbanistico) nonché il signor Mauro Pacini (imprenditore privato) sono stati condannati per il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio;

            - secondo la ricostruzione offerta in atto di citazione, il signor Martìnelli avrebbe accettato la somma complessiva di euro. 100.000,00 da parte del signor Pacini perché corrompesse la sua funzione pubblica di Sindaco del Comune di Capannori e promuovesse l'inserimento di un terreno agricolo di proprietà del Pacini nel Regolamento Urbanistico in fase di approvazione con destinazione integrale ad uso produttivo; inoltre perché offrisse agli architetti Lunardini e Bertoncini, incaricati di redigere il predetto regolamento Urbanistico, la somma di Euro 50.000,00 ciascuno al fine di far accogliere in tutto o in parte le richieste del pacini e approntare le eventuali variazioni funzionali allo stesso Regolamento; Lunardini non aveva accettato e anzi successivamente si era dimesso dall'incarico, mentre il Bertoncini aveva accettato l'offerta e aveva ricevuto l'intera somma di euro 100.000,00 (compreso quindi il "compenso" destinato a LunardinI), proprio per questo il Tribunale aveva dichiarato il Bertoncini colpevole del reato ex art. 319 c.p.;

            - con sentenza n. 280 del 29 gennaio 2007, la Corte di Appello di Firenze ha confermato la condanna inflitta in primo grado agli imputati Martinelli e Bertoncini;

            - la vicenda avrebbe ricevuto diffusione sulla stampa locale anche in considerazione del fatto che nel 2004 furono disposti gli arresti domiciliari per tutti gli imputati;

            - di qui, la richiesta di risarcimento del «danno all'immagine» preteso sofferto dalla Pubblica Amministrazione, da quantificarsi «equitativamente» nella misura di € 100.000,00.

Il signor Michele Martinelli e I'Arch. Angelo Bertoncini si  sono costituito in giudizio con il patrocinio degli avv.ti  Luca SALDARELLI e Ciro BENELLI, i quali hanno depositato memoria,  nella quale  eccepiscono la nullità dell’atto di citazione e, nel merito, l’infondatezza della pretesa risarcitoria.

Anche l'Arch. Angelo Bertoncini  si è costituito  in giudizio con il patrocinio degli avv.ti  Luca SALDARELLI e Ciro BENELLI,  i quali  hanno depositato distinta memoria, nella quale eccepiscono preliminarmente il difetto di giurisdizione  della Corte dei conti nei confronti dell’Arch. BERTONCINI e fanno seguire le stesse difese già spiegate a favore del Sig. MARTINELLI.

Nel corso dell'udienza tenutasi in data 18.11.2009, il P.M. ha chiesto la sospensione del giudizio a norma dell'art.295 c.p.c. in attesa che venisse definito il giudizio, che allo stato risultava pendente innanzi alla Corte Suprema di Cassazione.

La sospensione  é stata concessa con ordinanza collegiale letta a verbale nella predetta udienza.

Indi, il Procuratore regionale, acquisito il dispositivo della sentenza della Corte di Cassazione, con atto depositato il 9 marzo 2010, ha riassunto il giudizio, chiedendo la  fissazione dell’udienza per la prosecuzione, udienza che, con decreto presidenziale, è stata fissata per il 20 ottobre 2010.

Nella predetta udienza, il Procuratore regionale, con il consenso della controparte, ha depositato copia della sentenza integrale con cui la Corte di Cassazione ha definitivamente rigettato il ricorso n. 689108 presentato avverso la sentenza n. 208 del 29/01/2007 della Corte d'Appello di Firenze.

Su tale base, il Procuratore regionale ha, poi, richiesto l’integrale accoglimento della domanda attrice.

L’avv. BENELLI ha concluso come da atto scritto, ribadendo, anche in presenza della sopravvenuta sentenza della Corte di Cassazione,  l’eccezione di nullità dell’atto di citazione fondata sulla violazione dell’ art. 17, comma 30 ter, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito nella Legge 3 agosto 2009, n. 102.

DIRITTO

Quanto sopra premesso  in fatto, il Collegio svolge, in punto di diritto, le considerazioni che seguono.

1. Va preliminarmente esaminata la questione di giurisdizione che l’Arch. BERTONCINI  solleva, negando la sussistenza, nei suoi confronti,  almeno al momento della percezione della tangente, di un rapporto  di servizio con il Comune.

L’eccezione è infondata, come contribuisce a dimostrare anche la circostanza che l’Arch. BERTONCINI, nella sentenza del giudice penale  che lo ha condannato per corruzione, è stato considerato pubblico ufficiale.

Nella fattispecie, infatti, il professionista, a differenza del progettista la cui prestazione non muta natura (a fini di giurisdizione) a seconda che l’opera cui inerisce il progetto sia pubblica o privata,  è stato incaricato della diretta predisposizione di un atto amministrativo – il regolamento urbanistico- a contenuto generale.

Il che  ne ha determinato  l’inserimento funzionale in un iter procedimentale a carattere squisitamente pubblico e lo ha reso compartecipe fattivo di attività propria della P.A.

Sussiste, quindi nei confronti del’Arch. BERTONCINI, a nulla, poi, rilevando se la tangente sia stata dallo stesso percepita prima o dopo la cessazione dal servizio, la giurisdizione del giudice contabile.

2. Può, quindi, passarsi all’esame della prima delle eccezioni di nullità dell’atto di citazione sollevata negli scritti difensivi - quella per violazione dell’ art. 17, comma 30 ter, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito nella legge 3 agosto 2009, n. 102 - che entrambi i convenuti collegano al profilo della non sussistenza, al momento della domanda, di una sentenza penale irrevocabile di condanna, a nulla rilevando, secondo parte convenuta, che il  giudicato penale sia poi intervenuto nel corso del giudizio.

Secondo i convenuti, infatti, l’essere il giudicato penale sopravvenuto nel corso del giudizio non sana l’iniziale nullità dell’atto di citazione ma può, al più, costituire  la base per l’esercizio di una nuova  ed autonoma azione contabile.

Ad avviso del Collegio, l’eccezione de qua,   valutata alla strega di una attenta rivisitazione della normativa introdotta con l’art. 17, comma 30 ter, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito nella legge 3 agosto 2009, n. 102, non merita accoglimento.

Occorre all’uopo partire dalla premessa che il comma  30 ter, è stato inserito, nel testo originario dell’art 17, dalla legge di conversione n. 102/2009, sulla base un emendamento (l’emendamento 17.52 all’A.C. 2561,  denominato anche “lodo Bernardo”) che, presentato in data 14/7/2009, è stato riformulato in data 16/7/2009.

Ebbene, in una sua prima edizione (emendamento 17.52, pubblicato nel Bollettino delle Giunte e Commissioni della Camera del 14/07/2009),  il lodo Bernardo (se si prescinde da una  ridefinizione in senso riduttivo della nozione di danno erariale e dall’eliminazione dell’inciso “qualora il danno stesso sia stato cagionato per dolo o colpa grave”, ridefinizione ed inciso poi entrambi scomparsi nella formulazione emendata dall’art. 1 del  decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, convertito nella legge 3 ottobre 2009, n. 141),  si limitava a introdurre, quale elemento condizionante dell’esercizio dell’azione contabile di danno, la necessità di una notizia damni “specifica e precisa”, sancendo la nullità degli atti istruttori e processuali emessi in carenza di una notizia danni priva dei  requisiti della specificità e della precisione.

            Nella sua seconda e definitiva edizione (emendamento 17.52 pubblicato nel Bollettino delle Giunte e Commissioni della Camera del 16/07/2009), il lodo Bernardo aggiungeva, però, alla originaria norma sui requisiti della notizia di danno, un’altra norma intesa a limitare l’azione del pubblico ministero contabile in materia di danno all’immagine, condizionandone l’esercizio all’esistenza di un reato contro la pubblica amministrazione accertato con sentenza penale divenuta  irrevocabile.

            L’innesto delle norme di cui alla seconda (e definitiva) versione  sull’impianto originario dell’emendamento veniva realizzato, stando alla lettera dell’emendamento medesimo, con l’assoggettamento della violazione della norma sul danno all’immagine allo stesso meccanismo delle nullità processuali inizialmente riferito alla sola violazione della norma sui requisiti della notizia di danno.

            Né la situazione, sotto l’aspetto che ne occupa, è cambiata  con il sopravvenire dell’art. 1 del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, convertito nella legge 3 ottobre 2009, n. 14, che pur ha apportato, sotto altri aspetti, importanti modifiche (quelle già sopra richiamate circa la  soppressione della  parte relativa alla ridefinizione in senso riduttivo del danno  e l’eliminazione dell’inciso “qualora il danno stesso sia stato cagionato per dolo o colpa grave”),  a seguito della quali l’art 17, comma 30 ter, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito nella Legge 3 agosto 2009, n. 102,  ha assunto  la sua definitiva formulazione a tutt’oggi vigente,  che qui appresso si riporta per comodità di esposizione:

[ Le procure della Corte dei conti possono iniziare l'attività' istruttoria ai fini dell'esercizio dell'azione di danno erariale a fronte di specifica e concreta notizia di danno, fatte salve le fattispecie direttamente sanzionate dalla legge. Le procure della Corte dei conti esercitano l'azione per il risarcimento del danno all'immagine nei soli casi e nei modi previsti dall'art. 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97. A tale ultimo fine, il decorso del termine di prescrizione di cui al comma 2  dell'art. 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, è sospeso fino alla conclusione del procedimento penale. Qualunque atto istruttorio o processuale posto in essere in violazione delle disposizioni di cui al presente comma, salvo che sia stata già pronunciata sentenza anche non definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è nullo e la relativa nullità può essere fatta valere in ogni momento, da chiunque vi abbia interesse, innanzi alla competente sezione giurisdizionale della Corte dei conti, che decide nel termine perentorio di trenta giorni dal deposito della  richiesta. ]

            Resta però, malgrado la  mancanza di un intervento correttivo nel contesto delle norme da ultimo emanate con l’art. 1 del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, convertito nella legge 3 ottobre 2009, n. 14,  tutto da verificare, al di là della lettera della norma, e, quindi, con l’impiego anche degli strumenti propri dell’interpre-tazione razionale, se l’assoggettamento ad un unico sistema sanzionatorio sia giustificato, nella fattispecie, dall’identità della natura delle norme violate oppure debba considerarsi la conseguenza (nei limiti del possibile da evitare)  di una imprecisione del linguaggio legislativo dovuta ad una sovrapposizione non ben coordinata tra la prima e la seconda formulazione dell’emendamento che ha dato vita alla norma.

            Questo Collegio ritiene senz’altro essersi verificata, in fattispecie, la seconda delle evenienze indicate.

Ciò perché, un attento esame della novella legislativa porta facilmente  ad enucleare dal  tessuto normativo dell’ art. 17, comma 30 ter, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito nella Legge 3 agosto 2009, n. 102, tre distinte disposizioni,  aventi natura e contenuto diversi:

  1. la prima introduce i requisiti della “specificità” e della “precisione” della notizia di danno quali presupposti processuali necessari a legittimare l’esercizio dell’azione del pubblico ministero contabile;
  2.  la seconda, formalmente posta a limite dell’esercizio dell’azione del pubblico ministero contabile, nella sostanza  ha la natura di norma delimitativa della giurisdizione della Corte dei Conti  in tema di danno all’immagine, circoscrivendola ai soli casi in cui il danno all’immagine  consegua ad un reato contro la pubblica amministrazione: in tali sensi  questa Sezione, ordinanza n. 152/2009,  e la Sezione Giurisdizionale per la Regione Campania, ordinanza n. 377/2009;
  3. la terza, sempre in tema di danno all’immagine, introduce, per l’azione  del pubblico ministero contabile una condizione - quella dell’esistenza di una sentenza penale irrevocabile di condanna -   che rientra de plano nella tipologia delle c.d. “condizioni per l’azione”, che dottrina e giurisprudenza distinguono dai  “presupposti processuali per il fatto che prime, a differenza dei secondi, possono utilmente intervenire anche dopo la proposizione della domanda giudiziale”: cfr., in fattispecie analoga,  Cass. Sez. I, Sentenza n. 4757 del 2010:

[Il passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale (o l'omologazione di quella consensuale), che rappresenta il fatto costitutivo del diritto ad ottenere lo scioglimento della comunione legale dei beni, non è condizione di procedibilità della domanda giudiziale di scioglimento della comunione legale e di divisione dei beni, ma condizione dell'azione. Conseguentemente, la domanda è proponibile nelle more del giudizio di separazione personale, essendo sufficiente che la suddetta condizione sussista al momento della pronuncia].

            Poste tali premesse, è altrettanto facile concludere che il meccanismo delle nullità processuali  predisposto dall’ art. 17, comma 30 ter, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito nella Legge 3 agosto 2009, n. 102, appare congruo tutt’al più con riferimento alla violazione dell’unica  norma - quella sui requisiti della notizia di danno -  originariamente prevista,  mentre, per quanto concerne  le violazione delle norme successivamente introdotte - vale a dire le norme sulla giurisdizione  contabile e sulle condizioni per l’azione contabile in tema di danno all’immagine - si porrebbe del tutto al di fuori dai rimedi che all’uopo l’ordinamento normalmente appresta  e che sono rispettivamente quelli:

- dell’inammissibilità per difetto di giurisdizione, nel caso di violazione della norma sulla giurisdizione;

- della dichiarazione di improponibilità della domanda, ove al momento della decisione non sia ancora intervenuta una sentenza penale irrevocabile di condanna.

            Si è così acclarato che l’estensione alla violazione delle norme sulla giurisdizione del giudice contabile  e sulle condizioni per l’azione dello stesso meccanismo di nullità processuale inizialmente previsto  per la violazione della norma sui requisiti della notizia di danno darebbe luogo ad un sistema sanzionatorio per molti versi irrazionale, la cui riconduzione a razionalità, sempre che la lettera della norma non costituisca un ostacolo  insormontabile,  può e  deve essere perseguita  con gli strumenti propri della c.d. “ interpretazione adeguatrice”.

            E, nella fattispecie, la lettera della norma non costituisce, secondo il  Collegio, un ostacolo insormontabile, giacché, con una non impossibile operazione di interpretazione restrittiva (il legislatore plus dixit quam voluit),  l’inciso “violazione delle disposizioni di cui al presente comma”, contenuto nell’ultima parte dell’ art. 17, comma 30 ter, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito nella legge 3 agosto 2009, n. 102 così come modificato 1 del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, convertito nella legge 3 ottobre 2009, n. 141,  può ritenersi riferito, come originariamente era, alla sola violazione della norma sui requisiti della notizia di danno e, cioè, può essere  riduttivamente letto  come “violazione delle disposizioni di cui alla prima parte del presente comma”.

            Conclusivamente, alla stregua delle esposte considerazioni,  l’eccezione di nullità sollevata dai convenuti per violazione dell’ art. 17, comma 30 ter, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito nella legge 3 agosto 2009, n. 102 è da ritenersi infondata, in quanto, in fattispecie, la sentenza penale irrevocabile di condanna deve intendersi utilmente intervenuta nel corso del giudizio.

            3. Entrambi i convenuti eccepiscono, inoltre, la nullità della citazione  anche per genericità e indeterminatezza assoluta della causa petendi, in  quanto la citazione non indicherebbe la specifica condotta foriera di danno all’immagine che ogni singolo convenuto avrebbe  posto in essere personalmente e non avrebbe fatto alcuna distinzione tra le qualità (Sindaco e tecnico incaricato di redigere  il regolamento urbanistico) da essi rispettivamente ricoperte.

            Osserva il Collegio che i segmenti  comportamentali propri di ciascun convenuto si trovano, viceversa, ben descritti  in citazione  e, comunque, negli atti di causa, tra cui quelli relativi alla  sentenza penale di condanna  che è divenuta irrevocabile in  corso di giudizio ed ha, quindi, acquisito, ai sensi dell’art. 651 C.P.P., autorità di giudicato anche nel giudizio contabile.

            Quanto, poi, alla mancata distinzione, ai fini della richiesta di condanna, delle diverse qualità ricoperte tra i due convenuti,  il Collegio rileva  che l’argomento attiene, con ogni evidenza, al merito, e non appare, quindi, idoneo, a sostenere una eccezione di nullità per genericità o indeterminatezza della causa petendi.

            Anche la seconda delle eccezioni di nullità sollevate dai convenuti va, quindi, disattesa,  in quanto priva di giuridico fondamento.

            4. Sia il Sig. MARTINELLI che l’arch. BERTONCINI, nel periodo conclusivo della parte in fatto delle rispettive memorie di costituzione, in una sintesi delle difese che verranno successivamente articolate nella parte in diritto, eccepiscono genericamente anche la prescrizione quinquennale.

            L’eccezione peraltro non viene sviluppata tra i motivi di diritto e resta allo stato  di mera affermazione, il che lascia fortemente dubitare che i convenuti abbiano effettivamente avuto l’intenzione di sollevarla.

            Si tratta, in altri termini, di una eccezione preannunciata ma non concretamente formulata, sulla quale il Collegio non ritiene, quindi, debba esservi luogo a provvedere.

            5. Nel merito i convenuti,  premesso che la tutela risarcitoria del danno all’immagine deve essere riconsiderata alla luce dell’orientamento espresso dalla Sezioni Riunite  con le sentenze nn. 26972, 26973, 26974 e 26975 dell’anno 2008 e  svolte alcune considerazioni con riferimento alla mancanza di un giudicato penale di condanna (considerazioni  che hanno perso di attualità con il sopravvenire in corso di giudizio della sentenza penale irrevocabile di condanna), contestano l’an  e, comunque, il quantum del danno all’immagine contestato, nonché l’assenza nei rispettivi comportamenti di ogni apporto causale.

            La difesa dell’arch. BERTONCINI specificamente controdeduce:

            -   il danno all’immagine può essere inferto solo dal personale dell’ente danneggiato;

            -   il rito abbreviato richiesto in sede penale dal convenuto ha ridotto il clamor fori;

            -   l’apporto causale del convenuto deve in ogni caso essere valutato in termini proporzionalmente rapportati alla temporaneità  del suo inserimento nell’organizzazione amministrativa.

            In merito alle problematiche sollevate dalle suesposte prospettazioni difensive, il Collegio richiama preliminarmente la sentenza della Sezione Terza Giurisdizionale Centrale d’Appello n. 143  del 2009,  la quale in considerazione proprio delle sentenze della Corte di Cassazione  del 2008 richiamate dalla difesa dei convenuti, ha avuto modo, ad evoluzione dell’orientamento accolto dalle S.S.R.R. nella sentenza n. 10 QM del 2003,  di rivisitare  la nozione di danno all’immagine, configurandolo, come danno patrimoniale da “perdita di immagine”, di tipo contrattuale, avente natura di danno conseguenza (tale comunque da superare una “soglia minima di pregiudizio” e la cui prova potrà  essere fornita anche per presunzioni e mediante il ricorso a nozioni di comune esperienza).

            A tale orientamento giurisprudenziale, il Collegio intende sostanzialmente aderire, con la puntualizzazione, però che, al di là di ogni problematica relativa alla distinzione tra danno evento  e danno  conseguenza, il danno all’immagine, similmente al danno biologico, resta un danno essenzialmente presunto, nel senso che, come nel danno biologico (per il quale vedi Corte Cost., sentenza n. 372 del 1994), la prova della lesione è, in re ipsa, prova dell'esistenza del danno, anche se tale prova non è  sufficiente ai fini del risarcimento, essendo necessaria  la prova ulteriore dell'entità del danno (cfr. Sezione Prima Centrale appello n.  303/2008).

            Orbene, in fattispecie, il pubblico ministero:

            - ha sicuramente provato, allegando numerosi articoli di stampa, la lesione dell’immagine e, per presunzione, l’an del danno che ne è conseguito;

            - nonché, in assenza di spese già effettuate, ha correttamente liquidato in via equitativa  (ex art. 1226  c.c.) le spese necessarie per il ripristino, indicando e  applicando parametri  adeguati di liquidazione.

            Né la correttezza della quantificazione operata dal pubblico ministero può ritenersi inficiata dalla considerazione che l’illecito ha avuto diffusione soltanto sulla stampa locale o dall’obiezione che il clamor fori deve intendersi diminuito nel caso del BERTONCINI, per avere questi prescelto, in sede penale, il rito abbreviato, sottraendo, quindi, la vicenda alla maggiore pubblicità del rito ordinario.

            Ciò perché:

            - trattandosi di danno all’immagine di un ente locale, è proprio la diffusione sulla stampa locale a determinare la lesione dell’immagine nella sua massima estensione;

            -  a tacer d’altro, la minore durata del rito abbreviato trova in ogni caso compenso, ai fini qui considerati, nella sua maggiore celerità, la quale consente decisioni più vicine ai fatti e, quindi, di maggiore  impatto sull’opinione pubblica.

            Quanto, infine, alle  specifiche controdeduzioni della difesa dell’arch. BERTONCINI, il Collegio rileva, da un lato, che nulla preclude che un danno all’immagine possa verificarsi con l’apporto causale di soggetti  estranei alla struttura stabile di un ente pubblico purché sussista un rapporto anche occasionale di servizio e, dall’altro, che la temporaneità dell’incarico conferito al professionista  non è circostanza che, da sola, possa ridurne l’apporto causale all’evento dannoso,

            6. Conclusivamente, quindi, il Collegio, non ritenendo, d’altro canto, di far uso del potere riduttivo in una fattispecie caratterizzata come quella in esame dalla natura anche penale dell’illecito, giudica il Sig. Michele Martinelli e I'Arch. Angelo Bertoncini meritevoli di essere condannati in solido (con ripartizione, ai fini del rapporto interno, in parti uguali) a  risarcire al Comune di CAPANNORI la somma di euro 100.000.

            Sulla somma per cui è condanna va calcolata la rivalutazione monetaria  secondo l’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), a decorrere dalla data di verificazione dell’evento dannoso che, nella fattispecie, va individuata nella data (30/01/2007) in cui è stato pubblicato l’ultimo articolo di stampa allegato dal Procuratore regionale, fino alla pubblicazione della presente sentenza.

            Dalla data di detta pubblicazione sono altresì dovuti, sulla somma come sopra rivalutata, gli interessi nella misura del saggio legale fino all’effettivo pagamento.

            Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

            La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale per la Regione Toscana, definitivamente pronunciando, condanna il Sig. Michele Martinelli e I'Arch. Angelo Bertoncini in solido (con ripartizione, ai fini del rapporto interno, in parti uguali) a  risarcire al Comune di CAPANNORI la somma di euro 100.000 (centomila), con l’aggiunta di rivalutazione ed interessi secondo i criteri di cui in parte motiva.

           Condanna altresì, sempre in solido, il Sig. Michele Martinelli e I'Arch. Angelo Bertoncini  al pagamento delle spese di giudizio che, fino alla data di pubblicazione della presente sentenza,si liquidano in euro 392,31.=(Euro trecentonovantadue/31.=)

            Così deciso in Firenze, nelle Camere di Consiglio del 20 ottobre e dell’8 novembre 2010.

                                                                          Il Presidente estensore

                                                                          F.to  Francesco Pezzella

 

Depositata in Segreteria il 16 DICEMBRE 2010

                                                                                    p. Il Dirigente

                                                                        Il Funzionario di Segreteria

                                                                                    F.to Paola Altini