Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana – sentenza n. 626 dell’8 marzo 2007 – Pres. Fabrizio TOPI - Rel. Giuseppe COLAVECCHIO – PM Luca ALBO – Procura regionale c/Di .... Vincenzo e altri (avv. Curcuraci, Cammarata, Raimondi e Armao).

1. Giudizio contabile e di responsabilità amministrativa – autonomia tra giudizio contabile e giudizio penale – sussiste – sentenze di patteggiamento ex art. 444 c.c.p. – valore di presunzioni gravi precise e concordanti – sussiste.

2. Giudizio contabile e di responsabilità amministrativa – agente contabile – obbligo di conservazione della documentazione – sussiste – mancato rinvenimento della documentazione – esimente per il contabile – esclusione – responsabilità contabile e responsabilità amministrativa – elemento psicologico – colpa grave o dolo – necessità – agente contabile – dovere di conservazione e di restituzione – sussiste – agente contabile – obblighi – intensità connessa a una posizione di garanzia con dovere di protezione dei beni e valori pubblici – necessità – accertamento dell’inadempimento dell’agente contabile da parte del P.M. -sufficienza – assenza di responsabilità dell’agente contabile - giustificazioni dell’inadempimento per non imputabilità all’agente contabile - necessità.

3. Giudizio contabile e di responsabilità amministrativa – circolare amministrativa – natura – ordine di servizio formulato dal superiore gerarchico nei confronti dei dipendenti sottoposti- circolare illegittima per violazione di legge – rimostranza del dipendente – necessità – disapplicazione di circolare nel giudizio di responsabilità amministrativa – esclusione.

4. Giudizio contabile e di responsabilità amministrativa – responsabilità dirigenziale - mancato raggiungimento di obiettivi per la non corretta utilizzazione delle risorse umane e materiali – responsabilità amministrativa – esclusione - individuazione di nuove ipotesi di illecito erariale quando l'ordinamento preveda già gli strumenti per sanzionare disfunzioni verificatesi nell'ambito dell'organizzazione amministrativa – esclusione.

1. Ferma restando l’autonomia del giudizio contabile da quello penale, la sentenza emessa dal giudice penale ex art. 444 c.p.p., comporta che, ai fini dell'accertamento della responsabilità amministrativa, possono essere valutate dal Collegio giudicante della Corte dei conti, quali argomenti di prova, le risultanze del processo penale, le dichiarazioni rese, da persone informate dei fatti o indagate, alla Polizia Giudiziaria e al P.M. sia penale che contabile, e alle stesse può essere attribuito il valore di presunzioni delle quali non può revocarsi in dubbio la ricorrenza dei requisiti della precisione, gravità e concordanza, essendo univoche nella loro valenza dimostrativa, come richiesto dall'art. 2729 c.c.

2. In sede di accertamento della responsabilità di coloro che hanno il maneggio del pubblico de.... non può acquisire alcuna rilevanza esimente la mancanza di documentazione dalla quale poter ricostruire l'esatto ammanco, dal momento che tale circostanza non può essere utilizzata a vantaggio di chi è tenuto a conservare e restituire quella documentazione.

Riguardo la responsabilità degli agenti contabili l'elemento soggettivo richiesto, parimenti a quello della responsabilità amministrativa, è identificato con il dolo o la colpa grave, come confermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 371/1998, conseguentemente sussiste l’identità degli elementi costituivi tra responsabilità amministrativa e contabile, restando diverse le obbligazioni fatte valere in causa; per quest'ultima la pretesa azionata attiene all'inadempimento di obblighi di custodia e di restituzione di beni e valori pubblici e non all'inadempimento dell'obbligo del neminem laedere; gli obblighi per gli agenti contabili di conservare, di vigilare e di restituire integralmente quanto avuto in carico hanno una particolare intensità e sono connessi ad una posizione di garanzia qualificata che comporta per il consegnatario un particolare “dovere di protezione”.

Stante la peculiare posizione giuridica degli agenti contabili, la individuazione della condotta inadempiente gravemente colposa deve, pertanto, ritenersi raggiunta ogni qualvolta si dimostri e resti accertata la violazione dell'obbligo di restituzione senza che sussista alcuna ragionevole giustificazione o circostanza impeditiva, una volta che il Pubblico Ministero ha fornito la prova dell'inadempimento dell'obbligazione restitutoria, l’agente contabile per discolparsi deve fornire - ai sensi dell'art. 1218 c.c. - la prova contraria, conseguentemente il debitore resta liberato dalla pretesa attrice solo se prova che il fatto dell'inadempimento è derivato da causa a lui non imputabile o che nel suo comportamento sono ravvisabili solo elementi di colpa lieve, tenuto conto che il grado o l'intensità della colpa deve essere commisurato alla specificità dell'obbligazione che incombe sul medesimo agente contabile.

3. La circolare amministrativa è uno strumento per la diffusione di un “ordine di servizio”, formulato dal superiore gerarchico, per essere rispettato dai sottoposti all'interno della struttura amministrativa; ne consegue che qualora l'ordine sia illegittimo, per contrasto con una disposizione di legge, il destinatario deve farne rimostranza a chi l'ha impartito, dichiarandone le ragioni e se l'ordine è rinnovato per iscritto ha, comunque, il dovere di darvi esecuzione, a meno che integri gli estremi di un illecito penale, e ciò allo scopo di non paralizzare l'azione amministrativa.

Nel giudizio di responsabilità amministrativa, ai fini dell'esenzione della responsabilità medesima, non può trovare alcun accoglimento la richiesta di disapplicazione di una circolare da parte del funzionario convenuto, in modo particolare quando questi abbia partecipato alla formulazione del testo della stessa circolare e non abbia in alcun modo palesato per iscritto all’amministrazione le proprie ragioni di dissenso; del resto l'istituto della disapplicazione è previsto, con altre finalità, dall'art. 4 e 5 della legge n. 2248/1865 allegato “E”, per i giudici ordinari con riferimento agli atti amministrativi ed è stato, successivamente, esteso dalla giurisprudenza amministrativa alle fonti secondarie del diritto, quali i regolamenti, nel caso dell’impugnativa di provvedimenti.

4. Il mancato raggiungimento di un obiettivo dovuto alla non corretta utilizzazione delle risorse umane e materiali, quale espressione di inefficienza del relativo modulo organizzativo, rientra nell'ambito della responsabilità dirigenziale e, pertanto, non costituisce ipotesi autonoma di illecito erariale; del resto, a seguito dell'evoluzione normativa e culturale che ha riguardato la complessiva organizzazione della Pubblica Amministrazione, sempre più interessata da riforme volte ad avvicinare il modello burocratico a quello privatistico, è emerso che il principio della responsabilità dirigenziale per poter operare concretamente presuppone un rapporto diretto fra disponibilità di risorse umane, strumentali e finanziarie e risultati conseguiti, conseguentemente, non si può procedere all'individuazione di nuove ipotesi di illecito erariale qualora l'ordinamento preveda già gli strumenti per sanzionare disfunzioni verificatesi nell'ambito dell'organizzazione amministrativa.

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La sentenza della Sezione Sicilia della Corte dei conti ha escluso la previsione del pregiudizio finanziario per il c.d. “spreco di risorse strutturali” come autonoma fattispecie di danno erariale da addebitare al Direttore generale dell’A.S.L. , perché quando l'ordinamento prevede già gli strumenti per sanzionare disfunzioni verificatesi nell'ambito dell'organizzazione amministrativa, come affermato nella fattispecie con la condanna al risarcimento dell’autore dell’ammanco e, in via sussidiaria, del funzionario che non aveva effettuato i necessari controlli, non si può procedere all’individuazione di nuove forme di illecito erariale.

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SENTENZA

nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 44265 del registro di segreteria, promosso dal Procuratore Regionale nei confronti di

·           xxx nato a Piazza Armerina, il 10.12.1955, rappresentato e difeso dall'avv. Sinuhe Curcuraci, giusta procura a margine della memoria depositata in data 26.07.2006, ed elettivamente domiciliato presso il di lui studio in Piazza Armerina, via Generale Gaeta n. 2;

·        yyyyynato ad Acireale, l'08.09.1946, rappresentato e difeso dall'avv. Vincenzo Cammarata, giusta procura a margine della comparsa di costituzione depositata in data 25.01.2007, ed elettivamente domiciliato presso il di lui studio in Piazza Armerina, via La Marca n. 38;

·         , zzzz nato a Butera, il 27.01.1959, non costituito nel presente giudizio;

·           wwww wato a Valguarnera Caropepe, il 04.10.1935, rappresentato e difeso dall'avv. Salvatore Raimondi, giusta procura in calce all'atto di citazione, ed elettivamente domiciliato presso il di lui studio in Palermo, via Nicolò Turrisi n. 59;

·           jjjjjj nato a San Cataldo, il 26.11.1940, rappresentato e difeso dall'avv. Gaetano Armao, giusta procura a margine della memoria depositata in data 25.07.2006, ed elettivamente domiciliato presso il di lui studio in Palermo, via Noto n. 12.

Visto l'atto di citazione.

Letti gli atti ed i documenti di causa.

Uditi, nella pubblica udienza del 25.01.2007, il relatore dott. Giuseppe Colavecchio, magistrato referendario, il pubblico ministero dott. Gianluca Albo, sostituto procuratore generale, l'avv. Sinuhe Curcuraci per il Sig. Di ...., l'avv. Vincenzo Cammarata per il dott. ...., l'avv. Tiziana Milana, giusta delega del prof. Gaetano Armao, per il dott. ...., e il prof. Salvatore Raimondi per il dott. .....

            Ritenuto in

FATTO

            Con atto di citazione depositato in segreteria in data 06.07.2006 e ritualmente notificato, la Procura Regionale presso questa Corte conveniva in giudizio i Sigg. ..........o, per essere condannati, rispettivamente, ad € 432.576,63, € 8.185,71, € 3.894,02, € 162.803,64 a titolo sussidiario rispetto al danno patrimoniale di € 232.567,63 cagionato dal Di ...., ed € 150.000,00, oltre rivalutazione monetaria, interessi e spese di giudizio, quale danno erariale patito dall'A.U.S.L. n. 4 di Enna.

            Articolati si presentano i fatti di causa.

            Un esposto anonimo indirizzato alla A.U.S.L. n. 4 di Enna ed alla Procura della Repubblica di Enna segnalava gravi abusi e irregolarità a carico del Sig. Di .... Vincenzo, ispettore sanitario in servizio presso il Distretto di Piazza Armerina della suddetta A.U.S.L., nonché omissioni degli organi di amministrazione che, qualora avessero esercitato i controlli di competenza, si sarebbero dovuti accorgere che il Di .... si appropriava dei corrispettivi dei tickets da lui riscossi. Dall'esposto scaturiva, sia una indagine amministrativa interna, i cui atti venivano trasmessi alla Procura della Corte dei Conti, sia un'indagine penale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, competente per territorio.

            Le indagini consentivano di accertare che, sebbene con delibera del Commissario Straordinario n. 1051 del 14.12.1994 fossero stati individuati e nominati riscuotitori speciali dei “diritti e proventi servizi igiene pubblica” tre dipendenti del distretto di Piazza Armerina, Boscarello Angelica, D'Ipolito Lidia e Di .... Vincenzo, solo quest'ultimo era addetto alla riscossione delle citate somme; inoltre, nonostante i riscontri effettuati sui bollettini postali, non veniva rinvenuto alcun bollettino di versamento delle somme riscosse dal Di ...., calcolate tra il 1996 e il 2002 in € 262.005,20, facendo riferimento ai riepiloghi (“reports”) delle prestazioni effettuate e compilate ai fini statistici da ogni ufficio.

            Ulteriore ipotesi di illecito era segnalata a carico di .... Leonardo, responsabile del Distretto di Veterinaria di Piazza Armerina, che, a seguito di riscontri incrociati, risultava non avere versato i relativi diritti nel triennio 1999 - 2001.

            A seguito degli accertamenti della Guardia di Finanza, il Pubblico Ministero penale richiedeva ed il G.I.P. disponeva con ordinanza del 07.03.2003, la custodia cautelare per due autonome fattispecie di peculato continuato, consumate, a far data dal 1996, dal Di .... per la somma complessiva di € 262.005,20, e dal .... per la somma di € 9.974,17.

            La Guardia di Finanza, allegando le risultanze delle indagini delegate dalla Procura ordinaria, trasmetteva alla Procura presso questa Corte denuncia di danno erariale (prot. n. 3852 del 20.08.2004), evidenziando non solo le condotte poste in essere dal Di .... e dal ...., per le quali erano stati tratti in arresto, ma anche la situazione caotica che caratterizzava la riscossione dei tickets nei vari distretti appartenenti alla AUSL n. 4 (Enna, Nicosia, Agira e Piazza Armerina), caos aggravato dalla pregnante negligenza dei soggetti che avrebbero dovuto vigilare e controllare.

            Nella citata denuncia si segnalava anche un'ulteriore ipotesi di illecito a carico di .... Francesco, ispettore sanitario incaricato della riscossione dei diritti sanitari del presidio di Aidone che, nell'arco temporale dall'01.05.2000 al dicembre 2002, non aveva esibito i relativi bollettini postali comprovanti il versamento dei proventi nelle casse dell'Ente, versamenti quantificati in € 1.894,02, sulla base dei reports statistici compilati dagli uffici.

            Il procedimento penale a carico del Di .... e di .... veniva definito con la sentenza n. 78/05 del 3.11.2005/17.02.2006, ove: al primo si applicava la pena patteggiata di anni uno e mesi undici di reclusione, per la fattispecie di peculato continuato di € 262,005,20, ex artt. 81 e 314 co. 1° c.p., del delitto di soppressione di atto pubblico aggravato e continuato, ex artt. 61 n. 2 e 9, 81, 490, 476 c.p., per aver distrutto od occultato i bollettari della riscossione ricevuti negli anni, nonché del delitto di falso materiale aggravato e continuato, ex art. 61 n. 2 e 9, 81, 476 c.p., per aver creato artificiosamente ed esibito alla Polizia Giudiziaria copie di bollettini postali di versamento per l'importo complessivo di € 48.424,750; al secondo si applicava la pena patteggiata di anni uno e mesi cinque di reclusione, per la fattispecie di peculato continuato di € 9.974,17, ex artt. 81, 314 co. 1° c.p.

            In data 06.10.2004, dalla Procura della Repubblica di Enna veniva richiesta l'archiviazione per carenza di dolo, sia del reato di abuso di ufficio, ex art. 323 c.p., ipotizzato a carico di Agrò Fabio e .... Giuseppe, funzionari preposti, rispettivamente, al Servizio di Contabilità e al Settore Igiene Pubblica della A.U.S.L. n. 4, sia del reato di falso ideologico, ex art. 479 c.p., ipotizzato a carico di Giardina Mario, Giarrizzo Carmelo e Scarpulla Leica, incaricati di redigere e trasmettere all'Assessorato Regionale della Sanità i reports mensili delle prestazioni effettuate dalla A.U.S.L. n. 4 di Enna.

            Il P.M. contabile, dopo avere esaminato la normativa di riferimento, in particolare la legge regionale n. 69/1981, procedeva ad analizzare le condotte dei singoli convenuti.

            Per ciò che attiene alla posizione del Di .... Vincenzo l'azione giudiziale veniva esercitata sull'as....to presupposto che lo stesso, strumentalizzando illecitamente sia il rapporto di servizio con la A.U.S.L., sia la sua qualifica di riscuotitore e, quindi, di agente contabile, si era appropriato di somme riscosse dai fruitori dei servizi sanitari, omettendone il riversamento nelle casse della medesima azienda.

            Più in dettaglio, il corredo probatorio addotto a sostegno della domanda, sempre ad opinione della Procura agente, consentiva agevolmente di configurare in capo al Di .... una ipotesi di responsabilità amministrativa (dolosa), considerato che:

- con delibera del Commissario Straordinario dell'allora A.U.S.L. n. 21 di Piazza Armerina n. 1051 del 14.12.1994, venivano individuati e nominati riscuotitori speciali dei “diritti e proventi servizi igiene pubblica” tre dipendenti del medesimo distretto, Boscarello Angelica, D'Ipolito Lidia e Di ...., ma dalle indagini svolte dalla Guardia di Finanza, i cui esiti venivano confermati dagli ulteriori accertamenti istruttori svolti dalla Procura contabile, risultava che presso il citato distretto, le somme venivano riscosse prevalentemente dal Di .... e, solo occasionalmente, dagli altri incaricati (Boscarello e D'Ipolito);

- solo il Di .... si occupava di consegnare i bollettari della riscossione di Piazza Armerina al Settore Igiene Pubblica di Enna;

- solo il Di .... si recava al Settore Igiene Pubblica per richiedere nuovi bollettari senza restituire quelli esauriti unitamente alle ricevute di versamento;

- in mancanza dei riferimenti documentali naturali (i bollettari esauriti contenenti per ogni prestazione richiesta dall'utenza l'indicazione dell'importo riscosso per la medesima prestazione), la verifica in ordine al versamento nel conto corrente aziendale delle somme riscosse dal Di .... a titolo di diritti e proventi dei servizi igiene pubblica veniva compiuta utilizzando le risultanze dei reports statistici, redatti mensilmente su modelli predisposti dal Settore Igiene Pubblica, attingendo i dati dai bollettari della riscossione, riportanti analiticamente l'indicazione di tutte le prestazioni effettuate e le somme riscosse, per un importo complessivo, riguardante gli anni dal 1996 al 2002, di € 262.576,63;

- il Di .... non era in grado di documentare il puntuale adempimento dell'obbligo di versamento; lo stesso, in disparte il tentativo di documentare i versamenti sul c/c aziendale di somme da lui riscosse mediante l'esibizione all'Autorità giudiziaria procedente di bollettini di versamento risultati falsi, dopo l'arresto, in sede di interrogatorio di garanzia dell'11.03.2003, ammetteva di essersi appropriato di € 30.000;

            Il quadro probatorio sopra delineato era ritenuto dalla Procura bastevole a configurare una ipotesi di responsabilità amministrativa dolosa per un danno quantificato in € 232.576,63, risultante dallo scomputo di € 29.428,57, somma restituita all'Amministrazione di appartenenza prima del patteggiamento, dall'accertato ammanco di € 262.576,63.

            Osservava inoltre la medesima Procura che anche a prescindere dalla responsabilità amministrativa per peculato di somme detenute in ragione di ufficio, l'agente contabile Di .... Vincenzo avrebbe dovuto, comunque, rispondere del contestato danno a titolo di responsabilità contabile per non aver versato le somme da lui riscosse, giusta gli artt. 178 e 194 del regio decreto n. 827/1924.

            La Procura agente, inoltre, contestava il danno all'immagine che, secondo i parametri indicati nella sentenza n. 10/2003 delle sezioni Riunite della Corte dei Conti, veniva quantificato in € 200.000,00, oltre rivalutazione ed interessi o, comunque, in una somma non inferiore a quanto percepito a titolo di retribuzione, oltre rivalutazione ed interessi, dal Di .... dal 1996 al momento di cessazione delle funzioni di riscuotitore speciale. Tale ipotesi di danno veniva contestata in quanto l'illecita strumentalizzazione delle delicate funzioni di riscuotitore di de.... pubblico esercitate dal citato convenuto aveva minato la fiducia dei fruitori del servizio sanitario nazionale.

            Per quanto riguarda la posizione di .... Leonardo, responsabile del Distretto di Veterinaria di Piazza Armerina, riscuotitore dei relativi diritti, il P.M. gli contestava, sia a titolo di responsabilità amministrativa che contabile, un danno di € 185,71, pari alla differenza tra quanto dallo stesso incassato (€ 9.974,17) negli anni dal 1999 al 2001 e quanto spontaneamente e complessivamente versato, prima dell'arresto (€ 2.276,87) e in epoca successiva (€ 7.511,59).

            Il P.M. al suddetto convenuto contestava, inoltre, il danno all'immagine, quantificandolo in € 8.000, oltre interessi e rivalutazione monetaria, o comunque in una somma non inferiore a quanto percepito dallo stesso per tre mensilità, oltre gli accessori, considerato che la restituzione spontanea di quanto incassato non elideva l'illiceità della condotta appropriativa posta in essere da un soggetto con qualificate funzioni.

            Per quanto riguarda la posizione di .... Francesco, incaricato dall'01.05.2000 di riscuotere i diritti sanitari del presidio di Aidone, la Procura gli contestava un danno patrimoniale di € 1.894,02 per non avere esibito i relativi bollettini postali comprovanti il versamento dei diritti sanitari riscossi nelle casse aziendali, e ipotizzava a carico dello stesso un'ipotesi di peculato, come del resto formalizzata nella richiesta di rinvio a giudizio del 25.01.2005; in ogni caso, prescindendo dalla responsabilità amministrativa dolosa, il P.M. lo chiamava a rispondere quale agente contabile, giusta gli artt. 178 e 194 del regio decreto n. 827/1924.

            Il P.M. contestava al citato convenuto anche il danno all'immagine, quantificato in € 2.000,00 oltre interessi e rivalutazione monetaria o, comunque, non inferiore a quanto percepito per una mensilità a titolo di retribuzione, oltre gli accessori.

            Per quanto riguarda la posizione di .... Giuseppe, capo settore e capo servizio dell'Ufficio di Igiene Pubblica dell'A.U.S.L. n. 4 di Enna, il P.M. lo chiamava a rispondere, in via sussidiaria e a titolo di colpa grave, di € 162.803,64, oltre interessi e rivalutazione monetaria, per un quota pari al 70% del danno erariale di € 232.576,63 consumato dal Di .... e agevolato dalla condotta omissiva del suddetto convenuto.

            In particolare, il Settore Igiene Pubblica, secondo la circolare n. 351/1998 del direttore generale, avrebbe dovuto svolgere un ruolo comprimario nel procedimento di riscossione e controllo dei diritti sanitari; in particolare, spettava: consegnare i bollettari di riscossione ai riscuotitori; ritirare quelli esauriti; effettuare il controllo di concordanza sulle certificazioni; consegnare i bollettari già suddivisi per ogni sportello di incasso al Settore Economico e Finanziario.

            Le indagini della Guardia di Finanza e l'inchiesta amministrativa, secondo sempre l'assunto attoreo, accertavano che: nessun controllo di concordanza veniva disposto; non era previsto un regime di carico e scarico dei bollettari ai riscuotitori; lo stesso dott. .... ordinava la consegna di nuovi bollettari a Di .... nonostante questi non restituisse i bollettari non esauriti e di ciò fosse stato reso edotto, come evincibile dalle dichiarazioni dei dipendenti Giardina, Baldini, Muscià, Boscarello e D'Ipolito.

            Il P.M., inoltre, aggiungeva che il direttore amministrativo pro-tempore, dott. Vancheri, nell'esprimere perplessità sul contenuto della circolare n. 351/98, in quanto contrastante con la legge regionale n. 69/1981, suggeriva al .... di adottare il sistema di riscossione dei diritti sanitari mediante il versamento diretto dei medesimi sul conto corrente aziendale, modello di riscossione sperimentato nella sede limitrofa di Caltanissetta e poi adottato dalla stessa A.U.S.L. n. 4 di Enna, dopo l'accertamento delle gravi irregolarità.

            Tale condotta omissiva del .... favoriva l'appropriazione di de.... da parte del Di .....

            Il P.M. dava atto che nell'invito a dedurre del 10.03.2006 aveva contestato, in via sussidiaria, a titolo di colpa grave:

- il 40% del danno al dott. ...., responsabile del Settore Igiene Pubblica;

- il 30% del danno al dott. Agrò, responsabile del Servizio Contabilità dall'01.11.1999, con riferimento agli anni 2000, 2001 e 2002;

- qualsiasi contestazione, a titolo di responsabilità sussidiaria, per le omesse riscossioni dal 1996 al 1998, veniva considerata inibita dal decesso del rag. Mazzola, responsabile del Servizio Economico Finanziario, mentre per il 1999, riteneva che, essendosi succeduti due soggetti ad interim, il dott. Giarrizzo e la dott.ssa Scarpulla, la brevità e la precarietà dell'incarico non consentisse di ravvisare una colpa grave a carico dei medesimi.

            Ciò posto, l'Attore pubblico, considerato che a seguito delle deduzioni difensive il dott. Agrò veniva ritenuto esente da responsabilità, contestava al .... un danno pari al 70% delle indebite appropriazioni consumate da Di ...., ammontanti a € 162.803,64, oltre rivalutazione e interessi legali.

            Con riguardo alla posizione del dott. .... Giuseppe, l'organo requirente prospettava un'ipotesi di responsabilità amministrativa differente, incentrata su una as....ta grave carenza dell'organo apicale nella gestione dell'A.U.S.L. n. 4 di Enna, con conseguente contestazione di un danno erariale pari ad € 150.000,00.

            Nella ricostruzione attorea, veniva preliminarmente evidenziato che nel contesto normativo di riferimento (legge regionale n. 30/93, art. 3 co. 6° del D.Lgs. n. 502/92, sia ante che post le modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 229/99), finalizzato alla ottimizzazione delle risorse e alla gestione efficace, efficiente ed economica del servizio sanitario in una prospettiva di tipo aziendalistico, gravava sul direttore generale la responsabilità dell'organizzazione e della gestione dell'azienda sanitaria; detta responsabilità veniva ribadita, specificamente ai punti b), f), h) dell'art. 6 del regolamento della A.U.S.L. n. 4 (regolamento degli uffici deliberato il 19.12.1997).

            Secondo la Procura agente, le risultanze istruttorie mettevano in rilievo una gestione caotica dell'Azienda A.U.S.L. n. 4 di Enna.

            Sintomatici di tale “caos gestionale” sarebbero i fatti contestati al Di ...., nonché allo .... ed al .... che dimostravano come l'Azienda di Enna non fosse stata in grado di assicurare il buon esito di una azione amministrativa elementare, ma fondamentale, quale l'incameramento delle entrate già riscosse, rimanendo vittima di perduranti, continui e macroscopici episodi di infedeltà dei riscuotitori periferici.

            Dell'inefficienza del modulo organizzativo della riscossione, il P.M. riteneva responsabile unicamente il direttore generale, sia in considerazione della circostanza che l'inefficienza riguardava l'attività fondamentale nell'ottica aziendalistica di remunerazione delle prestazioni rese dall'Azienda stessa, sia in ragione del fatto che il direttore generale, sollecitato a risolvere le problematiche della riscossione dei proventi, interveniva solo con la circolare n. 351/98, e non adottava alcun ulteriore provvedimento nonostante la segnalazione di persistenti problemi e nonostante il direttore amministrativo pro-tempore gli avesse tempestivamente segnalato il contrasto del contenuto della circolare n. 351/98 con la citata legge regionale n. 69/1981, in materia di contabilità delle UU.SS.LL.

            In particolare, la Procura rilevava che la circolare n. 351/98 adottata dal dott. .... sarebbe risultata assolutamente inadeguata a razionalizzare ed a rendere efficace la riscossione dei proventi, poiché interponeva, nella sequenza di controllo definita a livello legislativo, tra i riscuotitori e il Servizio Contabilità, l'intervento del Settore Igiene Pubblica o del Settore Veterinario (a seconda che si trattasse di diritti sanitari o diritti veterinari) in contrasto con la normativa regionale di contabilità (art. 19 legge regionale n. 69/1981) ove si prevedeva un unico rapporto diretto del riscuotitore con il Servizio Economico Finanziario.

            L'interposizione, dettata dalla indicata circolare, di un settore non contabile nel rapporto squisitamente contabile tra riscuotitore di primo grado (il riscuotitore speciale) e il riscossore finale e generale (il Servizio Economico e Finanziario), non solo non era previsto dalla disciplina di settore, ma avrebbe, ad opinione della Procura attrice, appesantito la procedura di riscossione e di controllo, rendendola meno efficace e ragionevole. Peraltro, le direttive impartite con la circolare, da un lato, sottraevano al Servizio Economico e Finanziario la dotazione dei bollettari di riscossione e della ricezione di quelli esauriti, laddove la restituzione del bollettario esaurito agevolava il controllo dell'effettivo versamento sul conto corrente aziendale da parte del riscuotitore speciale (o cassiere), dall'altro, instauravano un più complesso e goffo rapporto plurilaterale e a più fasi (Igiene pubblica - riscuotitore - Igiene pubblica - Servizio Economico e Finanziario) nella procedura del controllo di quanto riscosso dai cassieri, senza che detto aggravamento di procedura fosse giustificato da una maggiore efficacia della medesima.

            In sostanza, il dott. .... adottando la circolare n. 351/98, avrebbe creato, con comportamento gravemente negligente, uno spreco di risorse strutturali consistito in una procedura di controllo e riscossione non aderente alla sequenza di competenze prevista dall'art. 1 della legge regionale n. 69/81, che appesantiva irragionevolmente la catena del controllo, rendendola inefficiente nel lungo periodo (quasi quinquennale) di gestione dell'azienda, durante il quale il sistema di riscossione era stato così vulnerabile da consentire la consumazione di reiterate e macroscopiche appropriazioni illecite del de.... riscosso, quali quelle poste in essere dal Di .....

            Veniva in proposito precisato che il danno erariale per spreco delle c.d. risorse strutturali è una tipologia di danno a configurabilità limitata, potendo ravvisarsi solo nei confronti di soggetti attributari del potere gestionale di strutture funzionali a vocazione aziendalistica, tra le quali l'azienda sanitaria andrebbe certamente annoverata.

            Incidendo direttamente sulle risorse dell'ente funzionale, detto danno erariale veniva qualificato quale danno patrimoniale e quantificato, attese le difficoltà di determinazione della consistenza, in via equitativa ai sensi dell'art. 1226 c.c.

            A tal fine la Procura, evidenziando che le elevate retribuzioni del direttore generale dell'azienda sanitaria costituivano il corrispettivo del delicato compito di responsabile dell'organizzazione e della gestione delle risorse strutturali, riteneva ragionevole l'individuazione, quale elemento cui ancorare il calcolo equitativo del danno erariale per spreco delle risorse strutturali, della retribuzione percepita.

            Tenuto conto del lungo periodo di gestione dell'azienda, dell'incapacità as....tamente dimostrata nell'organizzare procedure essenziali, quali il controllo e la gestione della riscossione dei proventi, dei gravi danni consumati con macroscopiche e perduranti episodi di infedeltà dei riscuotitori speciali, la Procura stimava equo quantificare il danno in € 150.000, oltre rivalutazione e interessi o, comunque, in una somma non inferiore ad 1/4 delle retribuzioni complessivamente percepite.

* * *

            Il P.M. nell'atto di citazione chiedeva, altresì, il sequestro conservativo dei beni per i seguenti convenuti:

- Di .... Vincenzo su una somma complessiva di € 300.000, da ripartire fino alla concorrenza di € 50.000 da decurtare, nei limiti di 1/5, sulla “Indennità Premio di Servizio”, credito previdenziale futuro in disponibilità dell'I.N.P.D.A.P., e fino alla concorrenza di € 250.000 da decurtare nei limiti di 1/5, sui ratei stipendiali mensili erogati dalla A.U.S.L. n. 4 di Enna;

- .... Francesco su una somma complessiva di € 150.000, da ripartire fino alla concorrenza di € 75.000 da decurtare, nei limiti di 1/5, sui ratei pensionistici erogati dall'I.N.P.S. e fino alla concorrenza di € 75.000 da decurtare nei limiti di 1/5, sui ratei stipendiali mensili erogati dall'Azienda Ospedaliera Umberto I° di Enna.

            La domanda cautelare era accolta con decreto del Presidente di questa Sezione n. 2/44265/Seq, depositato il 10.07.2006, e confermata dal Giudice Designato, ex art. 5 comma 3° della legge n. 19/1994, con ordinanza n. 250/2006 che ravvisava, nella richiesta della misura cautelare, gli estremi sia del fumus boni iuri che del periculum in mora, e ciò in discordanza rispetto a quanto sostenuto dal Di .... e dal .... nelle memorie depositate, rispettivamente, in data 26.07.2006 e 25.07.2006.

            A seguito del reclamo proposto da Di .... e ...., rispettivamente in data 30.08.2006 e 22.08.2006, il Collegio, con ordinanza n. 286/2006, valutate anche le conclusioni depositate in data 15.09.2006 dal P.M., confermava il sequestro conservativo nei confronti del Di ...., fino alla concorrenza di € 50.000 nei limiti di 1/5 dell'indennità premio di servizio, dichiarando inammissibile il reclamo limitatamente allo stipendio, considerato che il sequestro non aveva avuto esito positivo per incapienza dello stesso, e revocava quello disposto nei confronti del .....

            In particolare, per quest'ultima posizione, il Collegio, dopo avere qualificato l'illecito erariale contestato come una tipica ipotesi di danno da disservizio, escludeva che la circolare n. 351/1998 avesse comportato una vera e propria disfunzione amministrativa, agevolatrice di illecite appropriazioni da parte degli agenti riscuotitori, tenuto conto che la medesima, pur alterando il modulo di controllo normativamente previsto, non aveva in alcun modo inibito (né di fatto, né di diritto) i normali poteri di verifica che gli uffici, pur con meccanismi più appesantiti, avrebbero potuto sempre attivare e che, invece, non risultavano posti in essere.

            Del resto, la legge regionale n. 69/1981, vigente anche all'epoca dei fatti, prevedeva che il cassiere, funzionalmente alle dipendenze del servizio economato e provveditorato, fosse soggetto al controllo del competente servizio economico-finanziario, che doveva eseguire almeno una volta ogni trimestre una verifica non preannunciata alla cassa ed alle scritture del cassiere (art. 35 co. 4°), e che i cassieri dovessero tenere le scritture relative alle operazioni effettuate in modo da consentire un agevole riscontro da parte del competente servizio economico-finanziario (art. 36 co. 8°); tali controlli non erano stai in alcun modo inibiti dalla suddetta circolare.

            Il Collegio aggiungeva che gli episodi di illecita appropriazione del de.... proveniente dall'incasso dei tickets risultavano registrati entro ben definiti confini spazio-temporali, a conferma del fatto che la macchina amministrativa, nel suo complesso, aveva continuato a funzionare, nonostante un certa disorganizzazione amministrativa.

* * *

            Il Sig. Di .... Vincenzo, costituitosi in giudizio con il patrocinio dell'avv. Sinuhe Curcuraci, chiedeva l'assoluzione, sostenendo di avere ammesso, nel corso delle indagini penali, di avere intascato soltanto la somma di € 30.000 nel corso dell'anno 2000, per far fronte a spese sanitarie impreviste riguardanti il proprio figlio, e di avere restituito la citata somma prima dell'emissione della sentenza di patteggiamento n. 78/2005 che, comunque, non avrebbe potuto in alcun modo fare stato nel procedimento davanti alla Corte dei Conti.

            Lo stesso rappresentava, altresì, di non avere avuto alcuna conoscenza del provvedimento che lo nominava riscuotitore speciale e che alla riscossione dei tickets erano addetti anche altri dipendenti, quali la Sig.ra Angelica Boscarello e la Sig.ra D'Ippolito Lidia; osservava la totale assenza di ogni elemento di prova documentale in ordine agli incassi contestati ed as....tamente non riversati nelle casse aziendali, negando che a tal fine potesse darsi credito ai c.d. reports statistici; sosteneva di avere pienamente collaborato con gli inquirenti fornendo tutta la documentazione richiesta; negava di avere commesso alcuna falsità.

            Il Sig. Pennini Leonardo, costituito in giudizio con il patrocinio dell'avv. Vincenzo Cammarata, sosteneva di avere integralmente risarcito il danno all'Amministrazione di appartenenza; aggiungeva altresì l'insussistenza del danno all'immagine, considerato che non era stata fornita alcuna prova del corrispettivo speso per il ripristino del bene giuridico leso, alla luce anche della considerazione che il danno patrimoniale diretto era stato integralmente risarcito; in via subordinata, rappresentava che il danno all'immagine come quantificato dal P.M. era sproporzionato alla sua condotta.

            Il Sig. .... Giuseppe, costituito in giudizio con il patrocinio dell'avv. Salvatore Raimondi, dopo avere ripercorso le vicende di causa, in particolare soffermando l'attenzione sull'archiviazione disposta dal G.I.P. del Tribunale di Enna dall'ipotesi di abuso d'ufficio ex art. 323 c.p., per mancanza di dolo, ha chiesto l'assoluzione da ogni addebito.

            In particolare, il difensore ha posto in luce:

- l'erronea attribuzione di responsabilità per il periodo antecedente la circolare del 16.06.1998 n. 351;

- il dott. ...., intestatario di numerosi compiti e responsabilità, come dalla normativa primaria e secondaria di settore, non avrebbe potuto svolgere i compiti riguardanti la consegna dei bollettari e il controllo di concordanza che, invece, avrebbero dovuto essere svolti dai Sigg.ri Baldini e Giardina, facenti parte dell'Ufficio amministrativo di supporto;

- l'illegittimità della circolare n. 351/1998, con conseguente richiesta di sua disapplicazione da parte del Giudice Contabile, giacché in base all'art. 19 della legge regionale n. 69/1981 la consegna dei bollettari avrebbe dovuto essere di competenza del Servizio Economico e Finanziario; quest'ultimo, avrebbe dovuto comunque ricevere e controllare il rendiconto da parte del cassiere interno e accorgersi dell'appropriazione di somme, soprattutto a decorrere dal dicembre del 1998 con l'attivazione della contabilità analitica per centri di costo;

- l'inattendibilità delle dichiarazioni rese da Giardina e Baldini, rispettivamente coadiutore amministrativo e infermiera professionale, in quanto nutrivano rancore nei confronti del dott. ...., in particolare la prima perché si era vista ridimensionare il proprio ruolo ed eliminare la reperibilità, attribuita dal precedente capo settore, con conseguente decurtazione della retribuzione;

- non era onere del dott. .... adire il giudice del lavoro, come sostenuto dalla Procura, per far constatare l'illegittimità della circolare;

- la suddetta circolare era stata, comunque, trasmessa ai Sigg.ri Baldini e Giardina (dichiarazioni di Muscià), i quali ne avevano avuto conoscenza, considerato che lavoravano in “una piccolissima struttura composta” dagli stessi e dal ....;

- il convenuto avrebbe impartito istruzioni per l'utilizzo di un apposito registro che però fu sostituito, su consiglio di Baldini e Giardina, da apposite carpette e che non risulta in ogni caso provato che lo stesso avrebbe disposto la consegna dei bollettari al Di .... nonostante la mancata restituzione di quelli esauriti;

- sostituita la Giardina, il sig. Segreto era stato indotto dalla stessa a credere che il Di .... consegnasse i bollettari direttamente al S.E.F.;

- il controllo di concordanza non era di competenza del Settore Igiene e Sanità, e il controllo sulla corrispondenza tra ricavi e incassi versati era di competenza del S.E.F. al quale dovevano essere trasmessi i rendiconti;

- l'assenza di colpa grave evincibile dai numerosi compiti attribuiti dalla legislazione al Settore Igiene e Sanità, dallo scarso numero di personale amministrativo a disposizione, peraltro segnalato più volte al direttore generale, dalla scarsa collaborazione del dott. Muscià, referente di igiene e coordinatore del distretto di Piazza Armerina.

            Il Sig. .... Francesco, costituitosi in giudizio con il patrocinio dell'avv. Gaetano Armao, nelle memorie in atti, disconosceva la propria firma apposta sulla circolare n. 351/1998, allegando all'uopo una relazione di consulenza tecnico-grafica; assumeva, inoltre, che la citata circolare rientrasse nella competenza del Direttore amministrativo cui spettava il potere di emanare atti di organizzazione del singolo servizio, giusta l'art. 3 quinquies del d.l.vo n. 229/1999; affermava di non avere avuto alcuna conoscenza della nota del rag. Mazzola del 10.09.1998, con la quale si lamentavano difficoltà in ordine alla gestione e al controllo dei proventi dei tickets, indirizzata al direttore amministrativo che avrebbe dovuto adottare le iniziative ritenute opportune, informando nel contempo il direttore generale.

            Ciò posto, il difensore del .... puntualizzava l'ambito temporale della condotta dell'assistito ritenuta illecita. In proposito sosteneva che la responsabilità del proprio assistito avrebbe dovuto essere comunque esclusa dall'01.01.1996 (decorrenza dell'accertamento contabile operato dall'Autorità Giudiziaria) al 17.02.1997, perché lo stesso non ricopriva l'ufficio di Direttore Generale e da tale ultima data fino al 06.06.1998 (data di emanazione della circolare) perché la circolare non era stata ancora emanata; inoltre, affermava che se gli ammanchi di cassa fossero stati conseguenza della suddetta circolare si sarebbero dovuti verificare appropriazioni anche in altri Distretti e, comunque, solo successivamente alla sua adozione, difformemente dai fatti accaduti; prospettava la natura oggettiva della responsabilità amministrativa addebitata.

            Nel merito, veniva contestata l'as....ta illegittimità della circolare affermando, da un lato, che l'interposizione tra i riscuotitori ed il Servizio Economico e Finanziario (S.E.F.) del Settore Igiene Pubblica e del Settore Veterinaria non avrebbe interferito, ostacolandolo, sul controllo strettamente contabile di pertinenza del S.E.F. e, dall'altro, che il sistema si rivelò inefficace non perché il controverso atto di indirizzo lo rese tale, ma perché la regolarità della riconsegna al S.E.F. dei bollettari esauriti e della presentazione dei rendiconti mensili e relative ricevute di versamento non era stata rispettata dagli operatori incaricati, i capo settori sanitari e i riscuotitori periferici, e tale irregolarità non era stata rilevata neanche dal S.E.F. che, secondo la legge e la citata circolare, aveva l'onere di effettuare i controlli di concordanza contabile sia sui bollettari, ma soprattutto sui rendiconti e le relative ricevute di versamento che costituivano i documenti necessari sui quali effettuare il controllo contabile.

            Ancora, argomentazioni difensive venivano articolate in ordine all'addebitabilità al .... di una condotta gravemente colposa adducendo l'insussistenza di comportamenti espressivi di un dispregio delle comuni regole di prudenza, anche tenuto conto delle difficoltà esegetiche nello specifico contesto normativo.

            La difesa, in ultimo, evidenziava che al direttore generale potevano essere addebitati deficit organizzativi e funzionali a livello di macrostruttura, ma non quelli riguardanti spicciole attività amministrative gestionali, quali la riscossione dei tickets, sul cui regolare incasso avrebbero dovuto vigilare i dirigenti delle singole strutture operative; questi ultimi, in caso di accertate inefficienze, si sarebbero dovuti rivolgere al loro superiore gerarchico, il direttore amministrativo.

* * *

            Il Pubblico Ministero, in data 19.01.2007, depositava proprie conclusioni scritte con riferimento alla posizione del ...., ribadendo e puntualizzando quanto già argomentato nell'atto di citazione e nelle ulteriori memorie depositate durante la fase cautelare.

            In particolare, rappresentava che il danno contestato al direttore generale non rientrava nell'alveo del c.d. danno da disservizio, bensì nel danno per spreco delle risorse strutturali, risorse poste a disposizione del titolare del potere di organizzazione e gestione per assicurare l'efficacia, l'efficienza e l'economicità della funzione pubblica, rivolta, nel caso specifico, a garantire il buon fine delle procedure di riscossione dei tickets nell'ambito di un servizio pubblico organizzato secondo i criteri aziendalistici della remunerazione dell'imput (le risorse) mediante il corrispettivo dell'output (il servizio prestato).

            L'organo requirente ribadiva, altresì, l'autonomia dell'ipotesi di responsabilità contestata al ...., in rapporto di alterità con la tipologia di danno erariale contestato in via diretta ai riscuotitori e a titolo di responsabilità sussidiaria solo al capo settore Igiene Pubblica, dott. ....; il citato illecito si sarebbe manifestato, infatti, nella seguente sequenza causale: inescusabile negligenza nella regolamentazione del fondamentale procedimento di riscossione dei tickets - spreco delle risorse strutturali impiegate per conformarsi al procedimento contra legem e irragionevole rispetto ai canoni di buon andamento dell'azione amministrativa; di contro, il danno erariale per ammanco di cassa contestato ai riscuotitori avrebbe trovato la sua collocazione causale nella seguente sequenza: infedeltà o estrema negligenza dei riscuotitori doppiata dalla estrema negligenza dei dirigenti che avrebbero dovuto controllare l'operato dei riscuotitori- minori entrate da proventi dei tickets.

            Sempre secondo l'assunto attoreo, ne conseguiva che la tesi difensiva volta a coinvolgere altri dirigenti sarebbe stata ininfluente ai fini dell'addebito di responsabilità, perché se, in linea teorica, avrebbe potuto giustificare il coinvolgimento di altri dirigenti nella catena causale sfociata nel danno erariale per ammanco di cassa contestato ai riscuotitori, nessuna efficacia esimente e/o attenuante avrebbe potuto, invece, rivestire rispetto alla specifica, peculiare e autonoma contestazione di responsabilità fisiologicamente imputabile solo al direttore generale.

            Il Pubblico Ministero, depositava in data 25.01.2007, ulteriore memoria con riferimento alla posizione di .... Giuseppe, nella quale dopo avere argomentato sui diversi punti prospettati dalla difesa, confutandoli, ha concluso per l'accoglimento delle domande contenute nell'atto di citazione.

            Considerato in

DIRITTO

            Le contestazioni mosse con il libello introduttivo del presente giudizio muovono da accertate irregolarità nella gestione delle entrate dell'A.U.S.L. n. 4 di Enna, con conseguenti appropriazioni indebite di somme, riscontrate a seguito delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, Comando di Brigata di Piazza Armerina, all'uopo delegato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, da un'inchiesta amministrativa interna promossa dalla stessa azienda sanitaria, da indagini svolte dalla Procura regionale della Corte dei Conti.

            Prima di esaminare le posizioni dei singoli convenuti, si reputa necessario procedere ad una breve disamina della normativa al tempo vigente in materia, rappresentata dalla legge regionale n. 69/1981.

            Il Servizio Economico Finanziario (S.E.F.) è competente all'accertamento e alla riscossione delle entrate dell'unità sanitaria locale (art. 17 co. 1), e allo stesso devono essere portati a conoscenza tutti gli atti o elementi dai quali derivano o possono derivare risorse economiche (art. 17 co. 4°).

            La riscossione di particolari diritti e proventi può essere affidata, previa delibera del comitato di gestione, a cassieri interni denominati riscuotitori speciali (art. 19) che, per ogni riscossione, devono rilasciare apposita quietanza da staccarsi da un bollettario a madre e figlia; i citati bollettari, sono forniti, previa numerazione e vidimazione, dal S.E.F.; l'operazione di consegna deve essere documentata in apposito verbale e le somme riscosse devono essere versate sul conto aziendale ogni settimana ed in ogni caso non oltre quindici giorni dalla data di riscossione; mensilmente il riscuotitore è tenuto a rendere documentato conto al responsabile del S.E.F. degli importi riscossi e dei relativi versamenti nelle casse aziendali; il cassiere, funzionalmente alle dipendenze del servizio economato e provveditorato, è soggetto al controllo del competente S.E.F., che deve eseguire almeno una volta ogni trimestre una verifica non preannunciata alla cassa ed alle relative scritture (art. 35 co. 4°); i cassieri devono tenere le scritture relative alle operazioni effettuate in modo da consentire un agevole riscontro da parte del competente S.E.F. e da poter predisporre il rendiconto bimestrale, da trasmettere entro il termine perentorio di 15 giorni dalla scadenza del bimestre, al predetto servizio per il successivo discarico (art. 36 co. 8).

            La circolare n. 351 del 10.06.1998, emanata dal direttore generale, disciplina più in dettaglio la riscossione e il controllo delle diverse tipologie di entrate, prevedendo che la consegna dei nuovi bollettari ai diversi riscuotitori e il ritiro di quelli esauriti, avvenga da parte del Settore Igiene Pubblica che, effettuati i controlli di concordanza, consistenti nella comparazione tra le prestazioni rese documentate e la corretta applicazione delle tariffe sanitarie, li deve restituire al S.E.F. al quale è attribuito il compito di controllare la corrispondenza degli incassi effettuati con quanto riversato sul c/c postale aziendale dai diversi riscuotitori; ciascun riscuotitore, aggiunge la predetta circolare, deve far pervenire al S.E.F. un apposito rendiconto mensile supportato dalle copie dei bollettini di versamento delle somme rendicontate.

            Ciò posto, occorre esaminare la posizione dei singoli convenuti, a vario titolo coinvolti nel presente giudizio.

            Il Sig. Di .... Vincenzo ha rivestito la qualifica di ispettore sanitario presso l'A.U.S.L. n. 4 di Enna, presidio di Piazza Armerina, ed è stato addetto alla trattazione di pratiche inerenti il rilascio di visti di igienicità, nonché alla riscossione dei relativi diritti sanitari, questi ultimi non versati nelle casse aziendali per un totale di € 262.005,20, per il periodo intercorrente dall'01.01.1996 al 31.12.2002, come contestato dal P.M.

            Dalla documentazione agli atti risulta che la delibera n. 1051 del 14.12.1994 del Commissario Straordinario dell'allora U.S.L. n. 21 di Piazza Armerina, la cui validità è rimasta tale anche dopo la sua confluenza, in data 10.07.1995, nell'A.U.S.L. n. 4 di Enna, ha nominato i cassieri interni/riscuotitori speciali, per i diversi presidi.

            Per il Distretto di Piazza Armerina sono stati nominati riscuotitori speciali dei “diritti e proventi servizi igiene pubblica” tre dipendenti, Boscarello Angelica, D'Ipolito Lidia e Di .... Vincenzo.

            Tuttavia, dagli esiti degli accertamenti espletati è emerso, senza ombra di dubbio, che per il Distretto di Piazza Armerina, le somme venivano riscosse prevalentemente dal Di .... e, solo occasionalmente, dagli altri incaricati, come da questi ultimi dichiarato il 04.02.2003 alla Polizia Giudiziaria, il 10.02.2003 alla commissione d'inchiesta amministrativa, il 15.03.2003 al Pubblico Ministero penale, e il 19.06.2006 al Pubblico Ministero contabile; le suddette impiegate hanno altresì dichiarato che, comunque, il de.... da loro riscosso era consegnato al Di .... che aveva l'incarico di procedere al versamento nelle casse aziendali (si veda anche ordinanza n. 187/2003 del G.I.P. di Enna).

            In particolare, solo il Di .... si è occupato della gestione dei bollettari, ritirandoli senza restituire quelli esauriti al Servizio Contabilità, prima, e al Servizio Igiene Pubblica, poi, per il controllo di concordanza, distribuendoli e custodendoli, nonché della riscossione dei diversi diritti sanitari, tanto da esibire alle colleghe una “presunta” e non veritiera delibera che lo nominava “cassiere-riscuotitore speciale”, omettendo di trasmettere il rendiconto mensile delle somme introitate giorno per giorno, con allegata copia dei versamenti effettuati, al S.E.F.; in sostanza l'odierno convenuto ha assunto il ruolo di collettore unico delle entrate economiche del Distretto di Piazza Armerina, derivanti dalle somme versate dagli utenti del servizio sanitario.

            Dai riscontri effettuati è emerso che per gli anni dal 1996 al 2002, non è stata versata alcuna somma nelle casse aziendali, relativamente alla riscossione dei diritti sanitari, per un totale di € 262.005,20 (si veda dichiarazione del dott. Fabio Agrò responsabile del servizio contabilità e tributi dell'A.S.L. n. 4 di Enna, come riportata nell'ordinanza del G.I.P. n. 187/2003).

            A tale risultato si è arrivati, in assenza di documentazione attestante l'avvenuta fruizione delle prestazioni sanitarie (i c.d. bollettari), nonché delle ricevute di versamento, utilizzando i reports statistici, redatti mensilmente dai diversi uffici su modelli predeterminati dal Settore Igiene e Sanità Pubblica, ed impiegati per concordare annualmente il budget aziendale con la Regione Siciliana; si tratta di fonti particolarmente qualificate circa il numero delle prestazioni rese che, pur presentando una valenza surrogatoria, costituiscono un elemento di certezza per ricostruire i termini dell'ammanco.

            In fase di indagini e in questa sede, il Di .... non ha esibito gran parte dei bollettari utilizzati nel corso degli anni, né questi sono stati reperiti presso la Gemis di Ragusa, ditta responsabile della custodia della documentazione archiviata, né ha mostrato alcuna documentazione probante l'avvenuto versamento delle somme riscosse nelle casse aziendali; anzi lo stesso ha mostrato n. 13 copie fotostatiche di bollettini postali di versamento, pagati presso l'ufficio postale di Piazza Armerina, intestati all'A.U.S.L. n. 4 di Enna, per un importo complessivo di £. 48.424.750, rivelatisi falsi a seguito dei controlli effettuati, giusta la nota n. 5426 del 21.02.2003 del Centro Unificato Automazione delle Poste Italiane s.p.a, Sezione Archivio di Palermo.

            Il Di ...., in data 10.03.2003, è stato raggiunto dall'ordinanza n. 281/2003 che ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere per rispondere del reato di peculato della somma di € 262.005,20.

            Lo stesso in fase di interrogatorio di garanzia reso in data 11.03.2003, ha ammesso di essersi appropriato della somma di € 30.000, successivamente e spontaneamente restituita all'Amministrazione danneggiata.

            Il G.I.P di Enna, con sentenza di patteggiamento n. 78/05, non ravvisando dall'esame del fascicolo processuale elementi idonei per il proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.c., ha applicato al Di .... la pena concordata di anni uno e mesi undici di reclusione: per il reato di peculato continuato, ex artt. 81 e 314 co. 1° c.p., per essersi appropriato della somma di € 262,005,20; per il delitto di soppressione di atto pubblico aggravato e continuato, ex artt. 61 n. 2 e 9, 81, 490, 476 c.p., per aver distrutto od occultato i bollettari della riscossione ricevuti negli anni; per il reato di falso materiale aggravato e continuato, ex art. 61 n. 2 e 9, 81, 476 c.p., per aver creato artificiosamente ed esibito alla Polizia Giudiziaria copie di bollettini postali di versamento per l'importo complessivo di € 48.424,750.

            All'uopo si osserva che il giudizio di responsabilità presso la Corte dei Conti, per quanto attiene alla valutazione delle prove e all'attività istruttoria, è regolato da specifiche norme contenute nel regolamento di procedura approvato con il regio decreto 13 agosto 1933 n. 1038 da integrare, ai sensi dell'art. 26 dello stesso, con la normativa del codice di procedura civile, e ciò all'interno di un sistema che privilegia il libero convincimento del giudice e il prudente apprezzamento del materiale probatorio.

            Ciò posto, ferma restando l'autonomia del giudizio contabile rispetto a quello penale, nonché la valenza che si vuole attribuire alla sentenza ex art. 444 c.p.p., ai fini dell'accertamento della responsabilità amministrativa, possono essere valutate dal Collegio giudicante, quali argomenti di prova, le risultanze del processo penale, le dichiarazioni rese, da persone informate dei fatti o indagate, alla Polizia Giudiziaria e al P.M. sia penale che contabile, e alle stesse può essere attribuito il valore di presunzioni delle quali non può revocarsi in dubbio la ricorrenza dei requisiti della precisione, gravità e concordanza, essendo univoche nella loro valenza dimostrativa, come richiesto dall'art. 2729 c.c.

            Aggiungasi che gli elementi probatori raccolti dalla Guardia di Finanza, unitamente al ruolo rivestito dal Di .... nell'ambito del Distretto di Piazza Armerina, quale collettore sostanzialmente unico delle somme versate dai fruitori del servizio, gestite al di fuori di qualsiasi rendiconto e in piena violazione di specifici doveri d'ufficio, come sopra argomentato, nonché l'assenza di qualsiasi versamento delle somme introitate nel periodo dal 1996 al 2002, l'ammissione spontanea di avere sottratto la somma di € 30.000, successivamente rifusa all'Amministrazione danneggiata, delineano un quadro probatorio univoco, tale da far propendere che il Di .... si sia appropriato dell'intera somma di € 362.005,20, per la quale deve essere condannato alla restituzione, detratto quanto spontaneamente corrisposto in data 31.01.2003 (€ 29.428,57), per un totale complessivo di € 232.576,63, oltre interessi e rivalutazione monetaria.

            Aggiungasi che in questa sede, diversamente da quanto ritenuto dalla difesa, non può acquisire alcuna rilevanza esimente la mancanza di documentazione dalla quale poter ricostruire l'esatto ammanco, in quanto in disparte la piena attendibilità del criterio utilizzato dalla Guardia di Finanza, tale circostanza non può essere utilizzata a vantaggio di chi è tenuto a conservare e restituire quella documentazione, come del resto anche motivato nell'ordinanza n. 250/2006.

            Al Sig. .... Leonardo, responsabile del Distretto di Veterinaria di Piazza Armerina, addetto alla riscossione dei relativi diritti, il P.M. gli ha contestato di essersi appropriato, negli anni dal 1999 al 2002, della somma di € 9.974,17, omettendo di versarla nelle casse aziendali, come è emerso dalle indagini svolte dalla Guardia di Finanza.

            Lo stesso è stato destinatario, in data 10.03.2003, dell'ordinanza cautelare n. 187/2003 emessa dal G.I.P. del Tribunale di Enna che, per il reato contestatogli di cui all'art. 314 co. 1° c.p., ha ritenuto di applicare la misura degli arresti domiciliari.

            Il citato convenuto, con sentenza 78/2005 del G.I.P. di Enna ha patteggiato la pena di anni uno di reclusione per il reato di peculato continuato per essersi appropriato dal 1999 al 2001 della somma di € 9.974,17.

            Dalla documentazione contenuta nel fascicolo di parte emerge che il ...., ammettendo le proprie responsabilità, ha versato, con bollettini di conto corrente postale, il 18.02.2002 la somma di € 185,71, il 24.01.2003 la somma di € 2.276,87, il 04.02.2003 la somma di € 129.04, l'11.03.2003 la somma di € 31,30 e il 20.03.2003, con bonifico bancario, la somma di € 7.511,59, per un totale di € 10.134, 51, con la conseguenza che, essendo stato integralmente risarcito il danno prima della notifica dell'atto di citazione, la domanda del Pubblico Ministero deve essere rigettata.

            Il Sig. .... Francesco, in servizio presso l'Ufficio di Igiene Pubblica dell'A.S.L. n. 4 di Enna, presidio di Piazza Armerina, con la qualifica di ispettore sanitario è stato addetto alla trattazione di pratiche riguardanti il rilascio dei visti di igienicità, con compiti di riscossione e versamento dei relativi diritti nelle casse aziendali.

            Lo stesso ha dichiarato alla Guardia di Finanza che, pur non essendo stato nominato riscuotitore speciale, si è occupato dall'01.05.2000, a seguito di disposizione di servizio del dott. Muscià Filippo, della riscossione dei diritti sanitari del Presidio di Aidone (in verità agli atti vi è la delibera n. 1051 che lo nomina riscuotitore speciale dei diritti e provento igiene pubblica del presidio di Aidone).

            Il citato convenuto ha provveduto a riscuotere i relativi diritti mediante rilascio all'utenza di quietanze staccate da appositi bollettari forniti, senza alcuna formalità, dall'Ufficio Igiene Pubblica di Piazza Armeria, nella persona del vigile sanitario Di ....; i citati bollettari, una volta compilati, sono stati restituiti al predetto Ufficio con lettera di accompagnamento.

            La Guardia di Finanza, con riferimento al periodo decorrente dall'01.05.2000 al 31.12.2002, ha effettuato riscontri incrociati tra i prospetti statistici riepilogativi delle prestazioni rese (c.d. reports) dall'Ufficio e le somme versate sul c/c postale aziendale, riscontrando un ammanco di € 1.894,02, per il quale il Sig. .... non ha fornito alcuna giustificazione, in particolare alcun documento comprovante l'avvenuto versamento; questi è stato rinviato a giudizio, in data 26.05.2005, per il reato di cui all'art. 314 co. 1° e 81 c.p. dal G.I.P. del Tribunale di Enna, su richiesta del Pubblico Ministero.

            Lo stesso ha dichiarato di non essere stato a conoscenza della circolare n. 351/1998 e, pertanto, non ha versato le somme introitate ogni quindici giorni, ma ciclicamente a mezzo di bollettino postale.

            Il Sig. ...., pertanto, avendo avuto maneggio di de.... pubblico, ha assunto la qualifica di agente contabile, con tutte le conseguenza di legge che ne discendono ai fini dell'addebito della responsabilità.

            Ciò posto, è necessario effettuare alcune precisazioni, considerato che più volte la giurisprudenza, tra cui la I Sezione Centrale d'Appello nella sentenza n. 379/04, le cui argomentazioni vengono condivise da questo Collegio, si è occupata del titolo di imputazione della responsabilità contabile.

            L'elemento soggettivo richiesto, parimenti a quello della responsabilità amministrativa, è identificato con il dolo o la colpa grave, come confermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 371/1998, ove si legge: “…quanto testé osservato vale, ovviamente, sia per la responsabilità amministrativa che per quella contabile posto che, quanto ad elementi costituitivi, quest'ultima, a prescindere dalla specificità delle obbligazioni che incombono su coloro che hanno maneggio di beni e valori di pubblica pertinenza, si modella, come da tempo chiarito dalla stessa giurisprudenza contabile sullo stesso paradigma che caratterizza la c.d. responsabilità amministrativa”.

            Vi è, quindi, identità degli elementi costituivi tra responsabilità amministrativa e contabile, restando diverse le obbligazioni fatte valere in causa; per quest'ultima la pretesa azionata attiene all'inadempimento di obblighi di custodia e di restituzione di beni e valori pubblici e non all'inadempimento dell'obbligo del neminem laedere.

            Tali obblighi di conservare, di vigilare e di restituire integralmente quanto avuto in carico hanno una particolare intensità e sono connessi ad una posizione di garanzia qualificata che comporta per il consegnatario un particolare “dovere di protezione”.

            Con riferimento a tale peculiare posizione giuridica, la individuazione della condotta inadempiente gravemente colposa deve, pertanto, ritenersi raggiunta ogni qualvolta si dimostri e resti accertata la violazione dell'obbligo di restituzione senza che sussista alcuna ragionevole giustificazione o circostanza impeditiva.

            Il grado o l'intensità della colpa, in altri termini, va commisurato alla specificità dell'obbligazione che incombe sull'agente che, dopo la prova da parte del Pubblico Ministero dell'inadempimento dell'obbligazione restitutoria, può sempre fornire, ai sensi dell'art. 1218 c.c., la prova contraria: ciò significa che, anche quando siano richiesti il dolo o la colpa grave, il debitore resta liberato dalla pretesa attrice se prova che il fatto dell'inadempimento è derivato da causa a lui non imputabile o che nel suo comportamento sono ravvisabili solo elementi di colpa lieve.

            Da quanto argomentato non ne discende una sorta di “presunzione di colpa” nei confronti del contabile, ma soltanto che in mancanza di qualsiasi prova contraria di fatti impeditivi che abbiano ostacolato l'esercizio degli obblighi incombenti sul contabile, così come stabiliti da puntuali disposizioni normative, regolamentari e di servizio, l'inadempimento dell'obbligazione restitutoria risulta per ciò stesso portato in evidenza da dati oggettivi e fattuali.

            Si tratta, in altri termini, di una concezione normativa della colpa, non identificabile con il mero stato di buona fede del contabile, ma esplicitata attraverso la violazione di puntuali obblighi normativi e di servizio, causa dell'inadempimento della particolare obbligazione restitutoria sullo stesso gravante e non giustificata dalla dimostrazione che l'inadempimento non sia a lui imputabile.

            In tal modo può ritenersi che, con riferimento all'elemento soggettivo, la responsabilità contabile, al pari di quella amministrativa, senz'altro tiene conto dell'eventuale sforzo di diligenza impiegato dall'agente contabile nell'assolvimento della sua obbligazione, senza necessità di ricorrere alla distinzione dottrinale tra obbligazioni di mezzo o di risultato, con la particolarità che tale sforzo deve essere connaturato alla specificità delle obbligazioni che incombono su chi abbia maneggio di beni e valori di pubblica pertinenza.

            Ne consegue che nel caso di specie il Sig. ...., in violazione di puntuali obblighi di servizio e di legge, non solo non ha provveduto ad effettuare i versamenti nei tempi stabiliti, ma non ha reso il conto mensile della propria gestione al Servizio Economico e Finanziario, né ha conservato la relativa documentazione, come previsto rispettivamente dagli artt. 19 e 36 della legge regionale n. 69/1981, tanto da non essere stato in grado di giustificare in alcun modo l'ammanco di € 1.894,02, pari alla differenza tra quanto è risultato dai reports statistici e quanto effettivamente versato nelle casse aziendali, né in questa sede ha fornito alcuna giustificazione, preferendo rimanere contumace.

            Ne consegue che deve essere condannato alla restituzione della somma di € 1.894,02, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.

            Occorre adesso esaminare l'ulteriore voce di danno, il c.d. danno all'immagine, contestato ai Sigg. Di ...., .... e .... dal P.M. che, riprendendo la sentenza n. 10/2003 delle sezioni Riunite della Corte dei Conti, ha quantificato in € 200.000, € 8.000 e € 2.000 o, comunque, in una somma non inferiore a quanto percepito, rispettivamente, a titolo di retribuzione dal 1996 al momento della cessazione delle funzioni (Di ....), a quanto corrisposto per tre mensilità(....) e per una mensilità (....).

            Ritenuti provati i fatti delittuosi, occorre una breve disamina degli orientamenti giurisprudenziali intervenuti in materia di danno all'immagine.

            La giurisprudenza civile, a conclusione di un laborioso percorso interpretativo teso a rileggere criticamente il contenuto precettivo dell'art. 2059 c.c., disancorandolo dall'esclusiva connessione con l'art. 185 del codice penale, e supportata anche dalle pronunce della Corte Costituzionale in materia di danno biologico, è pervenuta ad affermare la risarcibilità delle lesioni di interessi c.d. “areddituali”, cioè non inerenti necessariamente alla salute individuale o collettiva, ma parimenti dotati di rilevanza costituzionale ai sensi dell'art. 2, tanto da essere ritenuti meritevoli di eguale tutela giurisdizionale.

            Ne è nata la nozione di danno esistenziale, definito come pregiudizio areddituale, non patrimoniale, tendenzialmente omnicomprensivo, in quanto qualsiasi privazione e/o lesione di attività esistenziali del danneggiato può dar luogo a risarcimento.

            In tale ambito si colloca il danno all'immagine, consistente per le pubbliche amministrazioni nella lesione del diritto alla propria identità personale, del proprio buon nome, della propria reputazione e credibilità, in sé considerate, tutelato dall'art. 97 della Costituzione; questo si realizza ogniqualvolta un soggetto, legato in rapporto di servizio, ponga in essere un comportamento illecito e sfrutti la posizione ricoperta per il perseguimento di scopi personali utilitaristici e non per il raggiungimento di interessi pubblici generali, così minando la fiducia dei cittadini nella correttezza dell'azione amministrativa.

            A tale orientamento si contrappone quello più risalente nel tempo che, pur annoverando il danno all'immagine nell'alveo del danno esistenziale, lo colloca normativamente non sotto l'egida dell'art. 2059 c.c., bensì dell'art. 2043 c.c., qualificandolo ugualmente quale danno-evento di natura non patrimoniale.

            Prescindendo dalla collocazione dogmatica del citato danno, la giurisprudenza ritiene che la violazione del diritto all'immagine sia, comunque, economicamente valutabile, concretandosi in un onere finanziario che si ripercuote sull'intera collettività, spostando conseguentemente l'attenzione sulla sua quantificazione: in altre parole una cosa è la prova della lesione, che è in re ipsa, un'altra quella della sua quantificazione, i cui parametri devono essere forniti dall'attore pubblico.

            Allo scopo, in assenza di una prova diretta delle spese sostenute dall'Amministrazione al fine di ripristinare la propria immagine lesa dalla condotta criminosa, occorre fare riferimento, fermo restando il principio secondo il quale onus probandi incumbit ei qui dicit, a criteri alternativi, di natura soggettiva, oggettiva e sociale: tra questi ultimi, ritiene il Collegio, riveste un'importanza essenziale, ai fini della quantificazione, il clamor fori, ovverosia la diffusione che il comportamento delittuoso abbia avuto nell'ambito sociale, amplificato dagli organi di stampa.

            E' tale diffusione che, fermo restando il pregiudizio all'immagine, sussistente ex se, mina la fiducia dei cittadini nell'organizzazione dei pubblici uffici, con conseguenti costi aggiunti a carico dell'Amministrazione danneggiata per correggere gli effetti distorsivi del comportamento illecito posto in essere da coloro che sono legati da rapporto di servizio; costi che riguardano le spese sostenute, ma anche prevedibilmente da sostenere.

            Lo stesso P.M. ha affermato: “nella quantificazione del danno all'immagine rileva la spiccatissima lesività delle plurime condotte di peculato … condotte che apprese dalla collettività tramite la risonanza mediatica degli organi di stampa locali, hanno secondo l'id quod plerumque accidit, incisivamente inficiato la fiducia degli utenti del servizio sanitario nazionale e, conseguentemente, l'immagine della AUSL n. 4 competente ad assicurare il servizio sanitario nel territorio”.

            Tuttavia, nonostante tali premesse, nel fascicolo processuale non è stata fornita prova, né indizio, della diffusione della condotta criminosa nell'ambito della collettività, amplificata dagli organi di stampa, con la conseguenza che venuto meno un criterio, ritenuto fondamentale dal Collegio, per la quantificazione del danno all'immagine, i convenuti devono essere mandati assolti dalla relativa imputazione.

            Occorre adesso esaminare la posizione di .... Giuseppe, capo settore e capo servizi dell'Ufficio di Igiene Pubblica dell'A.U.S.L. n. 4 di Enna, chiamato a risponde, in via sussidiaria e a titolo di colpa grave, di € 162.803,64, oltre interessi e rivalutazione monetaria, per un quota pari al 70% del danno erariale di € 232.576,63, consumato dal Di .....

            Preliminarmente, nessuna efficacia esimente può essere attribuita alla richiesta di archiviazione del P.M. penale, depositata in data 08.10.2004, nei confronti del dott. .... per assenza dell'elemento psicologico del dolo nella fattispecie di reato contestata, abuso d'ufficio continuato ex artt. 323 e 81 c.p., considerato che in sede amministrativa, prescindendo dalla valutazione di ogni ulteriore questione procedurale (per esempio il provvedimento di archiviazione, non essendo assimilabile ad una sentenza di assoluzione, non fa stato), gli è stata addebitata una condotta gravemente colposa agevolatrice dell'illecito commesso dal Di .....

            Ciò posto, il dott. ...., secondo quanto stabilito dalla circolare n. 351/1998, del cui contenuto era perfettamente a conoscenza in quanto, come da lui stesso dichiarato alla Polizia Giudiziaria, aveva partecipato alla sua stesura e diffusione, avrebbe dovuto provvedere o comunque controllare che altri provvedessero, quale responsabile del relativo settore, a consegnare i bollettari ai riscuotitori speciali, previo ritiro di quelli esauriti e trasmetterli, già suddivisi per ogni sportello di incasso, al S.E.F., per i seguiti di competenza.

            Dalle indagini espletate, invece, è risultato che il dott. ...., benché a capo del Settore Igiene Pubblica, non ha adempiuto a quanto previsto dalla suddetta circolare, contrariamente al contenuto delle sommarie informazioni ex art. 351 c.p.p. dallo stesso rese alla Guardia di Finanza e a quanto sostenuto nella memoria difensiva.

            I dipendenti Giardina Mario e Baldini Grazia, gerarchicamente sottoposti al dott. ...., capo dell'Ufficio, hanno dichiarato concordemente, senza alcun motivo di dubitare della veridicità delle loro affermazioni, alla luce anche delle conseguenze penali in caso di mendacio, sia alla Polizia Giudiziaria che al P.M. contabile (12.06.2006), di essere stati autorizzati espressamente dal citato convenuto a consegnare i bollettari al Di ...., nonostante questi non riconsegnasse quelli esauriti, né esibisse le ricevute di versamento sul c/c aziendale delle somme introitate; in particolare la Sig.ra Giardina Maria, in data 12.06.2006, ha dichiarato: “gli altri Presidi nel richiedere i bollettari nuovi, consegnavano i bollettari esauriti unitamente alle ricevute di versamento; i bollettari esauriti con le relative ricevute di versamento venivano da noi trasmesse al servizio ragioneria, articolazione del Settore Economico e Finanziario”.

            Alla luce di quanto espresso, il comportamento del .... appare improntato a inescusabile negligenza in quanto, pur rivestendo una qualifica apicale all'interno dell'Ufficio, consentendo al Di .... di ottenere nuovi bollettari, senza previa restituzione di quelli già esauriti, poneva le premesse per agevolare la condotta appropriativa dello stesso.

            Aggiungasi che il ...., responsabile di un ufficio di dimensioni ridotte, come anche sostenuto dal difensore nella memoria di costituzione, aveva, comunque, l'obbligo di vigilare sul regolare funzionamento dell'Ufficio e sul comportamento dei suoi sottoposti al fine di garantirne la corretta organizzazione, nonché il rispetto della circolare di cui sopra; ciò, invece, non è avvenuto per un notevole lasso temporale, con colpevole e non giustificabile negligenza dell'odierno convenuto.

            Sulla quantificazione della quota di danno, occorre precisare che la circolare de qua, pur prevedendo la consegna dei bollettari da parte dell'Ufficio Igiene e Sanità, difformemente da quanto previsto dalla legge regionale n. 69/1981, non ha in alcun modo escluso che il Servizio Economico e Finanziario fosse destinatario della trasmissione dei rendiconti mensili del riscuotitori speciali, con l'indicazione analitica delle quietanze di riferimento, né ha escluso le verifiche trimestrali di cassa.

            Ne consegue che la condotta di appropriazione posta in essere da Di .... è stata agevolata oltre che dal .... anche dal Servizio Economico e Finanziario che non ha rilevato, per oltre sei anni, il mancato inoltro, obbligatorio per legge, dei rendiconti relativi ai diritti sanitari incassati dal Distretto di Piazza Armerina, il cui riscuotitore unico era il Di ...., nonché il mancato invio dei bollettari da parte del Servizio Igiene e Sanità con riferimento al citato distretto, né ha effettuato le verifiche di cassa, come previsto dalla normativa regionale.

            Il Collegio ritiene che la mancata conoscenza dei nominativi dei riscuotitori speciali, tra l'altro smentita dalla documentazione in atti (delibera n. 1051 del 14.12.1994), non avrebbe potuto costituire ostacolo per il Servizio Economico e Finanziario dal verificare e denunciare la macroscopica anomalia riguardante il Distretto di Piazza Armerina, l'unico a non inviare i relativi rendiconti.

            Alla luce di quanto argomentato la quota di danno di cui è chiamato a rispondere in via sussidiaria il dott. Piccone deve ritenersi pari al 50%.

            Deve rilevarsi, inoltre, che la consegna dei bollettari da parte del Settore Igiene e Sanità si è avuta solo con l'adozione della circolare n. 351 del 10.06.1998 e, pertanto, il .... ha potuto, con la sua condotta gravemente colposa, agevolare la sottrazione di de.... da parte del Di .... solo da quest'ultima data, per un valore complessivo di € 172.893,35.

            Il dott. ...., pertanto, deve essere condannato a rispondere, in via sussidiaria, per un quota pari al 50% del danno erariale di € 172.893,35, commesso dal Di ...., successivamente al 10.06.1998, per un importo complessivo di € 86.446,67, non potendo trovare accoglimento la richiesta di disapplicazione, formulata dal suo difensore, della circolare n. 351/1998 in quanto illegittima, con conseguente esenzione di responsabilità.

            All'uopo osservasi che la circolare è uno strumento di diffusione di un “ordine di servizio”, formulato dal superiore gerarchico, per essere rispettato dai sottoposti all'interno della struttura amministrativa; ne consegue che qualora l'ordine sia illegittimo, per contrasto con una disposizione di legge, il destinatario deve farne rimostranza a chi l'ha impartito, dichiarandone le ragioni e se l'ordine è rinnovato per iscritto ha, comunque, il dovere di darvi esecuzione, a meno che integri gli estremi di un illecito penale, e ciò allo scopo di non paralizzare l'azione amministrativa.

            Nel caso di specie, non solo il .... ha partecipato alla formulazione del testo della circolare, come sopra precisato, con la conseguenza che non si comprende il motivo di doglianza in questa sede, ma aggiungasi che non ha in alcun modo palesato per iscritto le proprie ragioni di dissenso e, pertanto, ai fini dell'esenzione della responsabilità non può trovare alcun accoglimento la richiesta di disapplicazione da parte di questo Collegio; del resto l'istituto della disapplicazione è previsto, con altre finalità, dall'art. 4 e 5 della legge n. 2248/1865 allegato “E”, per i giudici ordinari con riferimento agli atti amministrativi ed è stato, successivamente, esteso dalla giurisprudenza amministrativa alle fonti secondarie del diritto, quali i regolamenti, nel caso di impugnativa di provvedimenti.

            In ultimo, occorre esaminare la posizione del dott. .... Francesco, direttore generale, autore della circolare n. 351/1998.

            Preliminarmente, appare sui generis la difesa del convenuto volta a sconfessare la paternità della circolare n. 351/1998, dapprima sostenendo che la firma apposta è attribuibile al direttore amministrativo (memoria depositata in data 25.07.2005), per poi rettificare quanto sostenuto e limitarsi a disconoscerne la firma (memoria del 26.07.2007).

            Non vi è dubbio che la predetta circolare è, comunque, riferibile al direttore generale, prescindendo dalla circostanza di chi l'abbia firmata, considerato che lo stesso, essendone perfettamente a conoscenza, tanto da richiamarla nella delibera n. 2572 del 02.10.1998, non ha proposto alcun atto formale né in sede penale, al fine di porre fine ad una vera e propria usurpazione, né in sede amministrativa, provvedendo al suo immediato ritiro, come prospettato dalla procura Regionale.

            Ciò posto, il P.M. gli ha contestato il danno da c.d. spreco di risorse strutturali “per inefficienza del modulo organizzativo utilizzato nella riscossione dei tickets”, “di cui risponde unicamente il direttore generale, sia in quanto attività fondamentale nell'ottica aziendalistica di remunerazione della prestazione resa dall'Azienda, sia perché il direttore generale era stato sollecitato a risolvere le problematiche della riscossione dei proventi, è intervenuto con la citata circolare 351/1988 e non ha adottato alcun ulteriore provvedimento nonostante la segnalazione di persistenti problemi, e nonostante il direttore pro-tempore gli avesse tempestivamente segnalato il contrasto del contenuto della circolare 351/98 con la normativa regionale”; in particolare l'organo requirente si è soffermato sulla suddetta circolare, dimostratasi assolutamente inadeguata a razionalizzare e a rendere efficace la riscossione dei proventi, con una procedura non prevista dall'art. 19 della legge regionale n. 69/1981 che ha reso il sistema di riscossione così vulnerabile da consentire ai riscuotitori di appropriarsi di de.... aziendale, ed ha, altresì, puntualizzato che trattasi di voce di danno del tutto autonoma da quella contestata in via diretta ai riscuotitori e in via sussidiaria al capo settore dott. .....

            L'ipotesi di danno, come sopra prospetta dall'organo requirente, non è condivisa da questo Collegio, con conseguente assoluzione dell'odierno convenuto, stante anche il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, di cui all'art. 112 c.p.c.

            Innanzitutto, occorre precisare che la gestione delle ricorse umane e materiali di un ente pubblico è precipuo compito di tutti i dirigenti preposti alle diverse strutture amministrative, giusta l'art. 16 lett. h) del D.Lgs. n. 165/2001, costituendo il presupposto indispensabile per conseguire, nell'ottica dei principi di economicità ed efficacia, di cui all'art. 1 della legge n. 241/1990, gli obiettivi prefissati, tra i quali, per le aziende sanitarie, ma non solo, rientra quello di remunerazione delle prestazioni rese.

            In tale ottica, il mancato raggiungimento di un obiettivo dovuto alla non corretta utilizzazione delle risorse umane e materiali, quale espressione di inefficienza del relativo modulo organizzativo, rientra nell'ambito della responsabilità dirigenziale e, pertanto, non costituisce ipotesi autonoma di illecito erariale; del resto, a seguito dell'evoluzione normativa e culturale che ha riguardato la complessiva organizzazione della Pubblica Amministrazione, sempre più interessata da riforme volte ad avvicinare il modello burocratico a quello privatistico, è emerso che il principio della responsabilità dirigenziale per poter operare concretamente presuppone, come nel caso in esame, giusta l'art. 3 co. 6° del d.l.vo n. 502/1992, nonché l'art. 6 lett. b), f), h) del regolamento dell'A.U.S.L. n. 4 di Enna, deliberato in data 19.12.1997, un rapporto diretto fra disponibilità di risorse umane, strumentali e finanziarie e risultati conseguiti.

            Aggiungasi che, inizialmente, il danno, quantificato in via equitativa, è stato ancorato alla “retribuzione del manager” in quanto “corrispettivo del delicato compito di responsabile dell'organizzazione e della gestione delle risorse strutturali” (cfr. citazione pag. 28 e 29) e, solo a seguito dell'ordinanza collegiale n. 286/2006, con argomentazioni del tutto nuove, contenute nelle conclusioni scritte depositate in data 19.01.2007 (cfr. pag. 10), sono state effettuate alcune puntualizzazioni circa il parametro di quantificazione, come più avanti si argomenterà.

            In conclusione, non si può procedere all'individuazione di nuove ipotesi di illecito erariale qualora l'ordinamento preveda già gli strumenti per sanzionare disfunzioni verificatesi nell'ambito dell'organizzazione amministrativa.

            Anche a volere prescindere dalle precedenti argomentazioni e considerare, quindi, il c.d. “spreco di risorse strutturali” autonoma fattispecie di danno erariale, non è possibile, ugualmente, pervenire a pronuncia di condanna.

            Ogni ipotesi di illecito presuppone una puntuale individuazione degli elementi costitutivi che la compongono.

            Nel caso in esame, a parere di questo Collegio, non può ritenersi sufficiente il riferimento ad una “responsabilità amministrativa per inefficienza del modulo organizzativo della riscossione”, senza alcuna indicazione puntuale delle concrete risorse umane per le quali è avvenuto il c.d. “spreco”, con specificazione dei diversi settori coinvolti, compresi eventuali presidi, nonché i nominativi di coloro che vi prestano servizio, sia in qualità di responsabili che di addetti.

            Aggiungasi che il P.M. ha la titolarità dell'azione di responsabilità, ma non la disponibilità, con la conseguenza che il danno, pur quantificato facendo riferimento a criteri equitativi, non può essere parametrato secondo il criterio più favorevole per il convenuto, quale quello della retribuzione percepita, anziché agli oneri sostenuti dall'Amministrazione per il personale addetto alla procedura di riscossione, come sostenuto dal P.M. nelle conclusioni depositate in data 19.01.2007.

            Del resto, non essendo state individuate specificatamente le risorse umane, né essendo stati depositati i prospetti dei relativi oneri economici sostenuti dall'Azienda, il Giudice non è in grado, comunque, di utilizzare altri criteri rispetto a quelli prospettati dall'organo requirente e ritenuti, per le motivazioni sopra esposte, incongrui.

            Il P.M. ha anche specificato che il danno non è stato imputato a titolo di responsabilità oggettiva, giacché il direttore generale, sollecitato a risolvere le problematiche della riscossione dei proventi, è intervenuto con una circolare illegittima, e non ha adottato alcun ulteriore provvedimento nonostante le segnalazioni del direttore amministrativo.

            Dall'esame della documentazione agli atti, anche volendo considerare sufficientemente circoscritta l'ipotesi di illecito prospettata, non risulta sussistente il requisito della colpa grave in capo al direttore generale.

            Tale elemento soggettivo si concretizza in un comportamento non consono a quel minimo di diligenza richiesto nel caso concreto e improntato a palmare imperizia, superficialità e inosservanza degli obblighi di servizio, che non risulta giustificato dalla presenza di situazioni eccezionali ed oggettivamente verificabili, tali da impedire all'agente il corretto svolgimento delle funzioni volte alla tutela degli interessi pubblici a lui affidati; in altre parole, dalla condotta dell'agente e dal contesto in cui ha agito, si devono ravvisare evidenti sintomi che dimostrino, secondo un giudizio prognostico ex ante, la facile prevedibilità dell'evento dannoso al momento in cui la predetta condotta è stata posta in essere.

            Agli atti vi è una nota prot. n. 338 del 09.12.1997, redatta dal rag. Mazzola, allora responsabile del Servio di Contabilità, indirizzata al direttore generale, al direttore amministrativo e al direttore sanitario, con la quale, riguardo la riscossione dei proventi per i diritti sanitari e veterinari, come disciplinata dal regolamento generale, si palesano difficoltà circa il controllo di concordanza tra somme incassate e versate.

            Il P.M. (citazione pag. 7) da atto che la circolare n. 351/1998, discussa preventivamente anche con il dott. ...., come da questi riferito, è stata predisposta dal rag. Mazzola e adottata dal dott. ....; ne consegue che la circolare di cui sopra rappresenta una prima risposta alle suddette lamentele.

            Aggiungasi che l'ulteriore e unica nota, assunta al protocollo n. 543 del 10.09.1998 ed adottata dal rag. Mazzola, indirizzata al direttore amministrativo e solo per conoscenza al direttore generale, lamenta difficoltà derivanti dal mancato rispetto da parte degli operatori delle direttive impartite con la circolare n. 351/1998, nonché dalla mancata individuazione dei riscuotitori speciali.

            Per quanto riguarda la mancata individuazione di tali riscuotitori ci si riporta a quanto argomentato nell'esaminare la posizione del ...., precisando che, per il resto, le doglianze prospettate attengono al mancato rispetto da parte degli operatori delle direttive impartite con la circolare di cui sopra, il cui controllo sull'attuazione non spettava certamente al direttore generale; le lamentele, pertanto, non riguardano la circostanza di avere introdotto nella procedura di riscossione il Settore Igiene e Sanità, in contrasto con quanto previsto dalla normativa di settore, o nell'avere reso più macchinosa tale procedura, come sostenuto dall'organo requirente.

            Del resto, gli illeciti non sono stati, certamente, favoriti dall'adozione della circolare n. 351/1998, essendo stati perpetrarti anche nel periodo antecedente la sua adozione, periodo in cui il Settore Igiene Pubblica non aveva alcuna competenza nella procedura di riscossione del tickets.

            In conclusione, alla luce del quadro probatorio sopra delineato non si ravvisa colpa grave nella condotta del .....

            Le spese di giustizia seguono la soccombenza e sono poste a carico del Di ...., .... e ...., mentre le spese di lite sono liquidate a favore dei convenuti assolti, .... e ...., come da dispositivo, ai sensi del combinato disposto degli artt. 10 bis, co. 10°, legge 2 dicembre 2005 n. 248, di conversione del decreto-legge 30 settembre 2005 n. 203, e 3 co. 2bis, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 543, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 1996, n. 639, ai fini del rimborso delle stesse da parte dell'Amministrazione di appartenenza.

P. Q. M.

            La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana - definitivamente pronunciando, respinta ogni altra contraria istanza, deduzione ed eccezione,

condanna

- Di .... Vincenzo Antonio .... a rifondere all'A.U.S.L. n. 4 di Enna la somma di € 232.576,63, quale danno patrimoniale diretto subito dalla citata Amministrazione, con la rivalutazione monetaria, da calcolarsi secondo gli indici I.S.T.A.T, dai singoli mancati versamenti della somma di cui sopra fino al deposito della sentenza e con gli interessi legali sulla somma così rivalutata dal predetto deposito al soddisfo;

- .... Francesco a rifondere all'A.U.S.L. n. 4 di Enna la somma di € 1.894,02, quale danno patrimoniale diretto subito dalla citata Amministrazione, con la rivalutazione monetaria, da calcolarsi secondo gli indici I.S.T.A.T, dai singoli mancati versamenti della somma di cui sopra fino al deposito della sentenza e con gli interessi legali sulla somma così rivalutata dal predetto deposito al soddisfo;

assolve

- Di .... Vincenzo .... dall'imputazione di danno all'immagine;

- .... Francesco dall'imputazione di danno all'immagine;

assolve

- .... Leonardo dall'imputazione di danno contenuta nell'atto di citazione, tesa ad ottenere la condanna dello stesso alla somma di € 8.175,71, di cui € 185,71 quale danno patrimoniale diretto ed € 8.000 per danno all'immagine;

condanna

- .... Giuseppe, in via sussidiaria rispetto al Di .... Vincenzo Antonio ...., a rifondere all'A.U.S.L. n. 4 di Enna, la somma di € 86.446,67, oltre la rivalutazione monetaria, calcolata secondo gli indici I.S.T.A.T., decorrente dai singoli omessi versamenti del Di .... a partire dal 18.06.1998 e fino al deposito della sentenza, e con gli interessi legali sulla somma così rivalutata dal predetto deposito al soddisfo;

assolve

- .... Francesco dall'imputazione di danno contenuta nell'atto di citazione, tesa ad ottenere la condanna dello stesso alla somma di € 150.000,00;

liquida

- a .... Leonardo le spese legali nella somma di € 800,00, di cui € 600,00 per onorari ed € 200,00 per diritti, oltre i.v.a. e c.p.a.;

- a .... Francesco le spese legali nella somma di € 6.5000,00 di cui € 5.500,00 per onorari ed € 1.000,00 per diritti, oltre i.v.a. e c.p.a.;

condanna

- Di .... Vincenzo Antonio ...., .... Francesco, .... Giuseppe, in via solidale, a rifondere allo Stato le spese di giustizia che vengono liquidate in € 1.408,49.