Sezione app. Sicilia, n. 13 del 27 1.2010: non sussiste colpa grave nella nomina di due consulenti esterni per redigere un atto di costituzione in mora nel caso in cui sia necessario svolgere una complessa attività istruttoria (nella fattispecie, in materia di diritto pubblico e societario), per la quale non vi siano professionalità adeguate all’interno dell'ente

 

Repubblica Italiana

In nome del popolo italiano

La Corte dei Conti

Sezione Giurisdizionale d'appello per la Regione Siciliana

composta dai magistrati:

dott. Antonino Sancetta Presidente

dott. Salvatore Cilia Consigliere

dott. Luciano Calamaro Consigliere

dott. Luciana Savagnone Consigliere relatore

dott. Mariano Grillo Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA 13/A/2010

sui ricorsi in appello, iscritti ai numeri 3144/A.Resp. e 3145/A.Resp. del registro di segreteria, rispettivamente proposti da:

- Agen Pietro, Arena Giovanni, Mertoli Anna e Scuderi Margherita, elettivamente domiciliati a Palermo presso lo studio dell’avv. Luca Di Carlo, rappresentati e difesi dall’avv. Andrea Scuderi;

- Ridolfo Stefano Maria, elettivamente domiciliato a Palermo presso lo studio dell’avv. Luca Di Carlo, rappresentato e difeso dall’avv. Carmelo Barreca;

contro

il Procuratore generale della Corte dei conti

avverso

la sentenza n. 708/2009 del 9 gennaio 2009, pubblicata il 17 marzo 2009, della Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione siciliana.

Uditi alla pubblica udienza del 12 gennaio 2010 il relatore, consigliere dott.ssa Luciana Savagnone, l’avv. Giuseppe Sciuto, in sostituzione di entrambi i difensori degli appellanti ed il P.M. nella persona del dott. Giovanni Coppola.

Esaminati gli atti ed i documenti della causa.

Fatto

Con atto di citazione depositato il 24 luglio 2008, il Procuratore regionale conveniva in giudizio i signori Ridolfo Stefano Maria, Agen Pietro, Arena Giovanni, Mertoli Anna e Scuderi Margherita, componenti della Giunta della Camera di commercio di Catania, che, con delibera n. 94 del 18.4.2005, avevano nominato due consulenti esterni per rendere un parere pro veritate sulle iniziative da adottare ai fini della costituzione in mora di coloro che potevano considerarsi responsabili del presunto danno derivante dal conferimento dell’azienda aeroportuale di Catania dall’ASAC alla SAC. Sosteneva il Procuratore che l’attività svolta dai consulenti era di competenza della struttura interna dell’ente e, comunque, di facile effettuazione, chiedeva, pertanto, la condanna pro quota dei convenuti alla rifusione alla Camera di Commercio della somma di € 33.047,39 pari all’intero importo erogato. In data 3.9.2008, la Procura, rilevato che le risultanze istruttorie avevano evidenziato che una parte del compenso corrisposto ad uno dei due esperti costituiva la remunerazione per una consulenza diversa da quella concernente la costituzione in mora, chiedeva la riduzione della condanna al minore importo di € 12.238,78.

Con sentenza n. 708/2009, la Sezione giurisdizionale condannava ciascuno dei convenuti al pagamento, in favore della Camera di Commercio di Catania, di 1/5 dell’importo di € 12.238,78, con rivalutazione monetaria e interessi legali, oltre alla rifusione delle spese processuali.

Il giudice di primo grado sosteneva la violazione da parte dei componenti della Giunta dei vincoli imposti dalla disciplina di settore nel conferimento di incarichi. Affermava, in proposito, che il ricorso a professionalità esterne può trovare giustificazione solo in relazione a fattispecie di significativo spessore e non quando si tratti di semplici questioni giuridiche come quella oggetto della consulenza riguardante la predisposizione di atti di messa in mora richiesti dalla procura di questa Corte per un presunto danno erariale.

Avverso questa sentenza i signori Agen Pietro, Arena Giovanni, Mertoli Anna e Scuderi Margherita, rappresentati e difesi dall’avv. Andrea Scuderi, ed il sig. Ridolfo Stefano Maria, rappresentato e difeso dall’avv. Carmelo Barreca, hanno proposto appello.

Entrambi i difensori hanno illustrato, in punto di fatto, la questione relativa al presunto danno erariale per il quale dovevano essere predisposti gli atti di costituzione in mora, riguardante la fusione tra le società SAC e ASAC, di cui la Camera di Commercio di Catania deteneva le quote di maggioranza, evidenziandone la complessità giuridica.

Con il primo motivo di appello hanno lamentato la erroneità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 11, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 e dell’art. 7, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché l’insussistenza dei presupposti per l’esercizio dell’azione di responsabilità. Hanno sostenuto i difensori che il giudice di primo grado ha ignorato la particolare rilevanza e qualificazione nel caso concreto dell’atto di costituzione in mora che coinvolgeva soggetti ancora in servizio presso l’ente e che poteva avere anche risvolti penali: occorreva, pertanto, un parere tecnico che conferisse certezza ed obiettività all’azione. Era altresì necessario che la costituzione in mora fosse preceduta dall’individuazione sia dei soggetti presunti responsabili sia dell’ammontare del danno subito e ciò, proprio per la complessità della vicenda a monte, giustificava per ciò solo il ricorso alla consulenza.

Con il secondo motivo di appello si è lamentata la erroneità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 1, legge 14 gennaio 1994, n. 20, mancando la colpa grave degli appellanti che, occupandosi esclusivamente di questioni attinenti al normale funzionamento dell’ente, in buona fede hanno ritenuto di dovere chiedere a professionisti esterni la valutazione della responsabilità e della messa in mora per svariati milioni di euro di ex componenti della giunta.

Con il terzo motivo di appello i difensori hanno contestato la violazione dell’art. 1 bis, legge n. 20/1994, non avendo il giudice di primo grado valutato i vantaggi conseguiti dall’amministrazione a seguito dell’adozione della delibera contestata.

Infine, hanno denunciato l’erroneità della sentenza per il mancato esercizio del potere riduttivo dell’addebito.

Il Procuratore generale nelle conclusioni scritte ha chiesto il rigetto dell’appello e la conferma dell’impugnata sentenza.

All’udienza dibattimentale, l’avv. Giuseppe Sciuto, in sostituzione di entrambi i difensori degli appellanti, ha insistito nella necessità della consulenza; il P.M. ha ribadito che all’interno dell’azienda c’erano dipendenti professionalmente in grado di svolgere l’incarico e che, comunque, i consulenti non hanno svolto bene la loro attività.

Diritto

Con gli appelli proposti i componenti della giunta della Camera di commercio di Catania, contestano la sentenza di condanna emessa dal giudice di primo grado sostenendo la loro mancanza di responsabilità in considerazione della particolare rilevanza e difficoltà della questione per la quale è stato chiesto un parere ai consulenti.

Come è noto, in virtù del principio della sana e corretta gestione delle risorse pubbliche fondato, come quello di economicità, nell’art. 97 Cost., un ente pubblico è tenuto ad assolvere i compiti istituzionali essenzialmente con il proprio personale e la propria organizzazione.

L'elaborazione di rigorosi criteri effettuata dalla giurisprudenza sulla base di varie disposizioni di legge in materia (vedi T.U. delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato nel titolo riguardante gli incarichi conferiti dai Ministri), trova oggi conferma e supporto nel decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nel quale la possibilità di esternalizzazione di attività è stata disciplinata con maggiore puntualità e rigore, prevedendo l’art. 7, 6° comma, che "per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza dei seguenti presupposti di legittimità:

a) l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell'amministrazione conferente;

b) l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;

c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata;

d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione".

Da quanto sin qui esposto discende che non può affermarsi in assoluto che l'interesse al contenimento della spesa sia prevalente rispetto a qualsiasi altro interesse dell'apparato burocratico dell'ente, ma che il soddisfacimento delle molteplici necessità ed esigenze dell'Amministrazione deve essere realizzato attraverso il contemperamento dei principi sopra indicati, nel senso che il ricorso alle prestazioni intellettuali di soggetti estranei all'amministrazione può essere ritenuto legittimo se si debbano risolvere problemi specifici aventi carattere contingente e speciale.

Nella fattispecie, come risulta dagli atti del giudizio, la Giunta camerale si trovava ad affrontare una complessa vicenda riguardante la fusione tra l’ASAC, ex azienda speciale alla quale era stata attribuita la titolarità della concessione governativa per la gestione dell’Aeroporto di Catania e di cui la Camera di Commercio di Catania deteneva le quote di maggioranza, e la società SAC s.r.l., società interamente partecipata dall’ASAC. I fatti erano risalenti al luglio 1997 e con un iter abbastanza complesso erano state adottate varie delibere di sottoscrizione e di aumento del capitale sociale della SAC, nonché di trasformazione della natura giuridica della ASAC, con l’intervento, infine, dell’Assessorato regionale al commercio che nel 2001 aveva approvato definitivamente il testo del nuovo statuto dell’ASAC.

A seguito di una verifica amministrativo-contabile effettuata dalla Guardia di Finanza, secondo la quale nel conferimento dell’azienda dall’ASAC alla SAC e nel processo di trasformazione della natura giuridica della prima poteva essersi determinato un danno erariale, la Giunta della Camera di commercio procedeva in autotutela alla revoca delle relative delibere e si impegnava, altresì, ad impugnare il decreto assessoriale sopra indicato ed a verificare la sussistenza di presupposti per promuovere un’azione risarcitoria nei confronti dei responsabili dell’eventuale danno.

Il Ministero della attività produttive, reso edotto della vicenda, con nota del 25 luglio 2002, preso atto di quanto avvenuto, invitava la Camera di commercio a costituire in mora "quanti abbiano concorso all’adozione degli atti e dei comportamenti oggetto di censura dell’ispettore". La procura della Corte dei conti, cui la nota del Ministero era stata inviata per conoscenza, con nota dell’8 aprile 2005, senza null’altro aggiungere, chiedeva notizie in merito alla costituzione in mora richiesta dal Ministero.

Da quanto sin qui esposto, non può ritenersi obiettivamente reale l’affermazione della procura, fatta propria dal giudice di primo grado, secondo cui la predisposizione degli atti di messa in mora costituiva un adempimento di semplice attuazione. Ciò sarebbe stato corrispondente alla realtà se, individuati i responsabili e quantificato il danno, l’ente avesse dovuto solo predisporre gli atti da notificare. Si trattava, invece, di individuare gli atti produttivi di danno, le condotte soggettivamente colpose di chi li aveva posti in essere e la quantificazione del pregiudizio erariale provocato: in definitiva la Camera di commercio avrebbe dovuto svolgere una complessa attività istruttoria in materia di diritto pubblico e societaria, per la quale, certamente, non vi erano professionalità adeguate all’interno dell’ente.

In definitiva, il ricorso all’opera dei due consulenti esterni all’ente, entrambi professionisti e professori di università, appare, in effetti, compiuto in conformità al dettato normativo e, pertanto, giustificato.

Per completezza di esposizione, osserva il Collegio che a nulla rileva ai fini del presente giudizio, la contestazione sollevata dal P.M. in udienza sulla qualità del lavoro svolto dai consulenti. Anzitutto, la valutazione circa la necessità e l’utilità del ricorso alla esternalizzazione deve essere fatta ex ante, ed in ogni caso la corrispondenza tra la richiesta di parere e il lavoro svolto dal perito nonchè la stima della idoneità e completezza dell’elaborato, attengono alla fase del pagamento della parcella presentata dai professionisti, vicenda del tutto diversa dal punto di vista soggettivo ed oggettivo dalla contestazione mossa con l’atto di citazione.

Ritiene, pertanto, il collegio che, in accoglimento degli appelli proposti, i componenti della giunta camerale debbono essere assolti da ogni addebito.

Prosciolto definitivamente nel merito l’appellante, questo Collegio deve, ai sensi del combinato disposto degli artt. 10 bis, comma 10, legge 2 dicembre 2005, n. 248, di conversione del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, e 3, comma 2-bis, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 543, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 1996, n. 639, procedere alla liquidazione delle spese di entrambi i gradi di giudizio, ai fini del rimborso delle stesse da parte dell’Amministrazione di appartenenza.

In mancanza di nota spese, il Collegio determina i soli onorari di difesa e liquida all’avv. Carmelo Barreca difensore dell’appellante Ridolfo Stefano Maria, per il giudizio di primo grado la somma di € 1.500,00 (millecinquecento/00) e, per il giudizio di appello la somma di € 1.900,00 (millenovecento/00). Liquida, invece, all’avv. Andrea Scuderi, difensore degli altri quattro appellanti, in applicazione dell’art. 5, 4° comma, D.M. n. 127/2004, per il giudizio di primo grado la somma di € 1.800,00 (milleottocento/00) e, per il giudizio di appello la somma di € 2.280,00 (duemiladuecentottanta/00)

P. Q. M.

la Corte dei conti - Sezione giurisdizionale d’appello per la Regione siciliana, definitivamente pronunciando

ACCOGLIE

gli appelli proposti avverso la sentenza in epigrafe e, per l’effetto, dichiara gli appellanti esenti da responsabilità amministrativa.

Liquida, in favore dell’avv. Carmelo Barreca, per il giudizio di primo grado la somma di € 1.500,00 (millecinquecento/00) e, per il giudizio di appello la somma di € 1.900,00 (millenovecento/00). Liquida in favore dell’avv. Andrea Scuderi, per il giudizio di primo grado la somma di € 1.800,00 (milleottocento/00) e, per il giudizio di appello la somma di € 2.280,00 (duemiladuecentottanta/00).

Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 12 gennaio 2010.

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

f.to (Luciana Savagnone) f.to (Antonino Sancetta)

 

Depositata oggi in Segreteria nei modi di legge.

Palermo, 27/01/2010

Il Direttore della Cancelleria

f.to (dott. Nicola Daidone)