ord. n. 9 del 25.1.2010: l’art. 17 co. 30-ter dell’art. 17, comma 30-ter, del D.L. 1 luglio 2009 n. 78, convertito in L. n. 102/2009 (nel testo risultante dalle disposizioni correttive con il D.L. n. 103/2009, convertito con la L. n. 141/2009), nel rendere ammissibile l’azione erariale solo in presenza di una soglia di offensività minima - individuata dal Legislatore nell’avvio di un’azione penale per fatti che abbiano cagionato un presumibile danno per l’erario -, non interferisce con le iniziative che le Amministrazioni danneggiate possono autonomamente assumere innanzi al Giudice Ordinario in presenza di condotte comunque lesive della propria immagine e reputazione.

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE PER IL

FRIULI VENEZIA GIULIA

Composta dai seguenti magistrati:

Dott. Enrico MAROTTA                                Presidente

Dott. Paolo SIMEON                                    Consigliere

Dott. Giancarlo DI LECCE                           Primo Referendario, rel.

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 12127 del registro di Segreteria, promosso ad istanza della Procura Regionale della Corte dei conti per il Friuli Venezia Giulia, nei confronti del prof. Marzio STRASSOLDO, rappresentato e difeso dal prof. avv. Marcello M. Fracanzani, ed elettivamente domiciliato in Trieste alla Via F. Filzi n. 8 presso lo studio dell’avv. Simonetta Rottin, giusta mandato a margine della memoria di costituzione in giudizio; 

Visto l’atto di citazione della Procura Regionale, la memoria di costituzione in giudizio del convenuto e la documentazione tutta prodotta dalle parti in causa;

Uditi, nella camera di consiglio del 21 gennaio 2010, con l’assistenza del segretario, dott.ssa Anna De Angelis, il giudice relatore dott. Giancarlo Di Lecce, il Pubblico Ministero nella persona del Procuratore Regionale dott.  Maurizio Zappatori nonché l’avv. Marcello Fracanzani;   

PREMESSO

    Con atto di citazione del 23.12.2008, la Procura Regionale presso questa Sezione Giurisdizionale conveniva in giudizio il prof. Marzio Strassoldo per sentirlo condannare al pagamento della somma di euro 420.000,00 oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio, in relazione al danno da questi asseritamente arrecato, nella qualità di Presidente della Provincia di Udine, all’immagine della stessa Amministrazione Provinciale. A fondamento della pretesa risarcitoria il requirente esponeva che in data 27.9.2007 la stampa locale e nazionale aveva diffuso la notizia di un accordo intervenuto tra il prof. Marzio Strassoldo, Presidente uscente della Provincia di Udine, ed il dott. Italo Tavoschi, ex Vice Sindaco di Udine, che impegnava quest’ultimo a sostenere il prof. Strassoldo alle elezioni provinciali schierandosi in una lista allo stesso collegata e presentandosi in uno o più collegi nella città di Udine, ovvero, su richiesta dello stesso Presidente, in altri collegi del territorio. Con il medesimo accordo lo Strassoldo si era impegnato a riconoscere al Tavoschi – nel caso di vittoria elettorale e conseguente conferma a Presidente della Provincia di Udine – un incarico amministrativo per la durata minima di tre anni, eventualmente rinnovabile. Nell’accordo si precisava che il suddetto incarico, di natura dirigenziale, sarebbe stato remunerato con un compenso annuo lordo di euro 70.000,00; in alternativa sarebbe stato stipulato un contratto a progetto, retribuito con il medesimo importo, ma della durata di anni cinque.       

     A seguito della riconferma del prof. Strassoldo alla Presidenza della Provincia di Udine il dott. Tavoschi, con lettera del 20.9.2006 lamentava il mancato adempimento dell’accordo su riferito; alla suddetta missiva, rimasta priva di riscontro, l’interessato faceva seguire, in data 10.9.2007, la richiesta di attivazione del tentativo di conciliazione dinanzi alla Direzione Provinciale del Lavoro. In data 1.10.2007 lo Strassoldo rassegnava le proprie dimissioni al Consiglio Provinciale di Udine evidenziando, nella pur riconosciuta gravità dell’ errore di aver predeterminato la retribuzione dell’incarico dirigenziale promesso al Tavoschi, di non aver voluto dare esecuzione al suddetto accordo per non gravare la Provincia di costi aggiuntivi. Il successivo 19.10.2007 il Presidente della Provincia ritirava le dimissioni, ma l’approvazione di una mozione di sfiducia da parte della maggioranza dei consiglieri determinava lo scioglimento del Consiglio Provinciale e la nomina di un commissario straordinario per la provvisoria amministrazione dell’ente.

     A seguito della notifica dell’invito a dedurre lo Strassoldo, con memoria di controdeduzioni del 6.11.2008, poneva in evidenza l’aleatorietà dei fatti posti a fondamento dell’azione risarcitoria, osservando, al riguardo, come in ordine a tale vicenda la Procura penale non fosse ancora pervenuta alla formulazione di un preciso capo di imputazione; rimarcava l’impossibilità di configurare un effettivo danno erariale, ponendo in evidenza come all’asserita promessa non abbia fatto seguito la dazione di alcuna somma di denaro da  parte dell’ente pubblico; escludeva l’esistenza della voce accessoria del danno da discredito, non essendo stata offerta la prova, neppure per presunzioni, delle spese sostenute dall’Amministrazione Provinciale al fine di ripristinare la propria immagine presso l’opinione pubblica; richiamava quella giurisprudenza della Corte dei conti che condiziona l’azione erariale per danno all’immagine all’accertamento definitivo dei fatti in sede penale, lamentando, in ogni caso, la mancata prova del nesso di causalità fra la condotta antigiuridica dell’agente - desunta dal mero clamor fori generato dalla conoscenza della vicenda - e la produzione dell’evento lesivo.

     Confermata, all’esito dell’istruttoria espletata, la delineata ipotesi di responsabilità erariale, la Procura Regionale conveniva in giudizio il prof. Strassoldo per sentirlo condannare al pagamento, in favore della Provincia di Udine, della somma di euro 420.000,00 per il danno all’immagine conseguente alla condotta illecita descritta in premessa. A confutazione dei rilievi difensivi dell’incolpato,  l’organo requirente deduceva che la risarcibilità del danno all’immagine della P.A. deve ritenersi ammessa indipendentemente dall’esistenza di un contestuale pregiudizio patrimoniale, osservando come un danno all’immagine per la P.A. ben possa configurarsi in presenza di un fatto intrinsecamente dannoso in quanto confliggente con interessi primari protetti dall’ordinamento giuridico ed afferenti all’identità della persona giuridica pubblica. Nella prospettazione accusatoria, la suddetta lesione sussisterebbe indipendentemente dalla circostanza che l’ Amministrazione danneggiata abbia affrontato o meno i costi necessari per il ripristino della propria immagine. Ciò premesso, l’organo requirente rimarcava la sussistenza, nella fattispecie all’esame, di tutti gli elementi che la giurisprudenza contabile richiede ai fini della configurazione del danno all’immagine. Il pregiudizio arrecato alla Provincia emergerebbe, in particolare, dall’accordo attraverso il quale il Presidente Strassoldo ritenne di  procurarsi il sostegno elettorale del Tavoschi e, indirettamente, dei suoi elettori promettendo, in cambio, l’utilità economica di un incarico dirigenziale presso la Provincia di Udine. Fattispecie ritenuta idonea ad integrare il reato previsto dall’art. 86 del D.P.R. n. 570/1960 e considerata particolarmente offensiva dell’immagine dell’ente pubblico, risultando tale promessa effettuata dal Presidente in carica della Provincia di Udine; e ciò non senza considerare che la controprestazione offerta  era data dal conferimento di un incarico dirigenziale in una posizione di vertice dell’Amministrazione Provinciale, da remunerarsi con denaro pubblico. In definitiva, violando il fondamentale dovere di fedeltà, lo Strassoldo avrebbe strumentalizzato, per il conseguimento di un vantaggio personale, le regole di funzionalità dell’amministrazione di cui era organo ed esponente di vertice, a nulla rilevando la circostanza che l’accordo non abbia avuto concreta esecuzione, posto che alla stessa stipulazione dell’intesa deve riconoscersi un effetto lesivo dell’immagine dell’ Amministrazione Provinciale. Nella ricostruzione attorea, il contenuto delle dichiarazioni rese dal prof. Strassoldo alla stampa ed agli organi requirenti confermerebbe ulteriormente l’ arbitrarietà della condotta e la gravità del vulnus inferto all’immagine della Provincia di Udine, giustificando, in relazione all’ ampia diffusività della vicenda, alla gravità oggettiva del fatto ed al ruolo dei soggetti agenti, la determinazione del quantum della pretesa risarcitoria nella misura di euro 420.000,00 pari al costo massimo dell’incarico dirigenziale promesso al dott. Tavoschi.

     All’udienza del 18 giugno 2009, il Pubblico Ministero evidenziava che per un errore materiale risultava notificato al prof. Strassoldo un atto di citazione riguardante una fattispecie relativa ad altro convenuto; chiedeva pertanto la fissazione di una nuova udienza per poter procedere alla rituale notificazione dell’atto giudiziale. Con ordinanza in pari data il Collegio, in accoglimento di tale istanza, fissava nuova udienza di trattazione al 21 gennaio 2010, autorizzando parte attrice alla notifica dell’atto introduttivo del giudizio nel rispetto dei termini di cui all’art. 163 bis c.p.c.. Regolarizzata la notifica dell’atto nei termini autorizzati dal Collegio, con memoria difensiva depositata il 29.12.2009 si costituiva in giudizio il prof. Strassoldo, assistito dall’ avv. Marcello Fracanzani. In via preliminare il nominato patrocinio eccepiva il difetto di giurisdizione della Corte dei conti, evidenziando come il patto intervenuto con il dott. Tavoschi in ordine all’attribuzione dell’ incarico dirigenziale fu stipulato dallo Strassoldo non già nella veste di Presidente uscente della Provincia di Udine, bensì quale privato cittadino candidato ad una competizione elettorale. L’avv. Fracanzani osservava, altresì, come lo stesso Tribunale Penale di Udine, pur affermando la responsabilità degli imputati per “voto di scambio”, abbia escluso per lo Strassoldo l’aggravante di cui all’art. 61, n. 9, c.p., ritenendo che lo stesso non avesse agito con abuso della carica pubblica, bensì da privato cittadino candidato alle elezioni; soggiungeva come il nominato convenuto, quale Presidente rieletto della Provincia di Udine, non avesse tenuto alcun comportamento plausibile di rilevanza penale o erariale avendo disatteso il patto politico elettorale assunto con il dott. Tavoschi.

     Sotto diverso profilo la difesa del convenuto richiamava il disposto di cui all’art.17, comma 30-ter del D.L. n. 78/2009 convertito nella legge n. 102/2009, come modificato dall’art. 1 del D.L. n. 103/2009 convertito nella legge n. 141/2009, osservando come nel caso di esame difettino le condizioni cui la normativa vigente àncora, nel giudizio contabile, l’esperibilità della tutela risarcitoria per danno all’immagine. In particolare, evidenziava come lo Strassoldo sia stato condannato in sede penale con sentenza che ha formato oggetto di appello e che il reato contestato in tale sede riguarda una fattispecie estranea al novero dei delitti contro la pubblica amministrazione richiamati dall’art. 7 della legge n. 97/2001 e con riferimento ai quali la novella recata dall’art. 17, co. 30-ter del D.L. n. 78/2009 ammette l’esercizio dell’azione erariale per danno all’immagine. Secondo il difensore del convenuto l’applicazione di tale disposizione, avente carattere processuale e come tale applicabile a tutti i giudizi in corso al momento della sua entrata in vigore, dovrebbe determinare l’improcedibilità del giudizio e la dichiarazione di nullità di tutti gli atti  compiuti medio tempore.

    L’avv. Fracanzani osservava, inoltre, che ove il prof. Strassoldo, convenuto in giudizio nella qualità di Presidente uscente della Provincia di Udine, venisse ritenuto assoggettabile alla giurisdizione della Corte dei conti non vi sarebbero motivi per negare, in favore dello stesso, l’applicazione della disciplina del c.d. Lodo Bernardo. Sul punto, sollevava eccezione di legittimità costituzionale dell’art. 17, comma 30-bis  per violazione degli artt. 3, 24, 27, 111 e 112 della Costituzione, per l’ipotesi in cui il Collegio, negando una lettura costituzionalmente orientata della norma, considerasse l’ambito applicativo della stessa limitato ai danni erariali cagionati dai pubblici dipendenti escludendo quelli riferibili ai soggetti in rapporto di servizio onorario con la P.A..

    Quanto al merito l’avv. Fracanzani rilevava come il Testo Unico degli Enti Locali preveda espressamente la possibilità per il Sindaco e per il Presidente della Provincia di nominare direttamente e senza particolari formalità dirigenti in posizione di staff; tale prerogativa farebbe escludere la stessa configurabilità di un vulnus all’immagine della Provincia di Udine per il contegno assunto dallo Strassoldo prima, durante e dopo la sottoscrizione dell’ accordo stipulato con il Tavoschi. In particolare sarebbe erronea la prospettiva di ricondurre la suddetta intesa al c.d. voto di scambio, trattandosi, piuttosto, un comune patto elettorale. Evidenziava, in proposito, che se ai fini della configurazione del c.d. voto di scambio si richiede che la promessa intercorra direttamente con l’elettore che beneficia di un vantaggio inteso come corrispettivo del voto elettorale, nella fattispecie in esame l’accordo sarebbe intercorso con un soggetto che prometteva non il proprio voto ma il mero sostegno alla candidatura ed all’organizzazione della campagna elettorale. Richiamati i principi affermati dalla Corte dei conti in tema di danno all’immagine, l’avv. Fracanzani ricordava, infine, come la delineata fattispecie di illecito presupponga una condotta posta in violazione della legge o delle discipline che garantiscono l’imparzialità e il buon andamento della P.A., mentre nel caso in esame il comportamento del convenuto quale candidato alla presidenza della Provincia risulterebbe conforme alla disciplina dettata dal T.U.E.L. in materia di conferimento di incarichi dirigenziali e tale da far escludere quel disprezzo per le regole basilari dell’amministrare che connota la definizione di colpa grave.

     Con riferimento alla quantificazione del presunto danno erariale il difensore dello Strassoldo osservava come in assenza di spese documentate l’esorbitante richiesta risarcitoria formulata da parte attrice farebbe ritenere il carattere sanzionatorio più che risarcitorio del giudizio contabile; rilevava, altresì, come la risonanza mediatica della vicenda abbia riguardato più l’uomo politico che l’ente provincia; soggiungeva come i dirigenti in posizione di staff siano scelti dal Presidente della Provincia su base fiduciaria e che deve ritenersi consentita la stipula di alleanze politiche che prevedano la promessa di assegnazione di cariche in favore delle personalità sulle quali converga l’appoggio di liste e movimenti. Tutto ciò premesso, il nominato patrocinio concludeva, in via preliminare, per la declaratoria di difetto di giurisdizione del Giudice adito; in via subordinata, per la declaratoria di improcedibilità del giudizio, con pronuncia di accertamento della nullità di ogni atto istruttorio e procedimentale; in via di ulteriore subordine, per il riconoscimento della rilevanza e manifesta infondatezza dell’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 17, comma 30-ter del D.L. n. 78/2009 per violazione dell’art. 3 della Costituzione, con rimessione degli atti alla Corte Costituzionale; in via ulteriormente gradata e nel merito la difesa dello Strassoldo chiedeva la reiezione della domanda attorea per insussistenza dell’asserito danno erariale; in via istruttoria l’avv. Fracanzani allegava copia della sentenza n. 828/2009 resa dal Tribunale Penale di Udine.       

     Disposta la trattazione in camera di consiglio dell’istanza di nullità formulata dallo Strassoldo ai sensi dell’art. 17, co. 30-ter del D.L. n. 78/2009, all’udienza del 21 gennaio 2010 l’avv. Fracanzani oltre ad insistere per l’accoglimento della domanda di nullità, evidenziava il difetto di giurisdizione del Giudice adito. Il Procuratore Regionale manifestava adesione alla tesi difensiva di parte convenuta circa l’ applicabilità del c.d. “Lodo Bernardo” ai soggetti comunque legati alla P.A. da un rapporto di servizio anche di tipo onorario, soggiungendo come la giurisprudenza della Corte dei conti riconosca la propria giurisdizione anche in relazione a fatti dannosi commessi da agenti pubblici al di fuori dell’attività istituzionale. Quanto all’ambito applicativo della norma, il rappresentante del P.M. osservava come il richiamo contenuto nell’art. 17, co. 30-ter, D.L. n. 78/2009 all’art. 7 della legge n. 97/2001 consenta di ricomprendere tra le fattispecie di danno all’immagine perseguibili innanzi alla Corte dei conti quelle collegate alle fattispecie di reato di cui all’art. 129 disp. att. c.p.p. e chiedeva, per l’ipotesi in cui il Collegio non ritenesse accoglibile la suddetta interpretazione, la sospensione del giudizio in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sulle note questioni di legittimità costituzionale sollevate dal alcune Sezioni Territoriali. In sede di replica, l’avv. Fracanzani contestava la lettura estensiva data da parte attrice al rinvio contenuto nell’art. 17, co. 30-ter del D.L. n. 78/2009 all’art. 7 della legge n. 97/2001, ritenendo che la perseguibilità del danno all’immagine non possa riguardare fattispecie estranee al novero dei reati contro la P.A.; dichiarava la propria opposizione alla sospensione del processo, osservando come il Collegio sia chiamato a decidere in relazione al quadro giuridico vigente, ovvero a sollevare autonoma questione di legittimità costituzionale. Ribadiva, in ogni caso, l’ insussistenza della giurisdizione del Giudice contabile in relazione ad una vicenda nella quale lo Strassoldo risulta aver agito nella qualità di candidato elettorale e non già di Presidente dell’Amministrazione Provinciale.

     Ritenuto in

DIRITTO

     In via pregiudiziale alla disamina dell’eccezione di nullità ex art. 17, comma 30-ter del D.L. n. 78/2009 convertito in legge n. 102/2009 nel testo sostituito dal D.L. n. 103/2009, convertito con legge n. 141/2009, va delibata l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dalla difesa del convenuto Strassoldo sul presupposto che la condotta che forma oggetto di contestazione sarebbe stata realizzata nella qualità di privato cittadino candidato alle elezioni, e non già di Presidente uscente della Provincia di Udine, circostanza che farebbe escludere la configurabilità del rapporto di servizio e dunque, la stessa giurisdizione della Corte dei conti in ordine alla vicenda in esame. Trattasi di eccezione priva di fondamento giuridico, dovendosi rilevare come nella più recente giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte dei Cassazione, la deduzione tesa a far valere innanzi alla Corte dei conti l’inesistenza del rapporto di servizio attiene ad una questione di proponibilità dell’azione di responsabilità innanzi al giudice contabile  e non già di giurisdizione, in quanto afferisce ai limiti interni delle attribuzioni giurisdizionali del giudice contabile (cfr. Cass. SS.UU. n. 10857/2009; Cass. SS.UU. n. 2283/2008).

       Ciò premesso va rilevato che lo Strassoldo, all’epoca della stipula dell’accordo con il Tavoschi, rivestiva l’incarico di Presidente della Provincia di Udine, e nella riferita qualità, oltre ad essere vincolato al rispetto delle leggi e dei doveri di servizio assunti con il giuramento di fedeltà alla Costituzione, era tenuto ad assolvere l’incarico pubblico  ricoperto con fedeltà ed onore, in adempimento del precetto dettato dall’art. 54 della Costituzione. Non sembra inutile aggiungere che nell’insegnamento della Corte di Cassazione la fedeltà alle istituzioni per i titolari delle funzioni pubbliche “si configura come fedeltà qualificata, con contenuto più ampio di quello riguardante la totalità dei cittadini, idonea a fondare doveri più impegnativi nei confronti di chi, essendo tenuto a prestare giuramento, contrae anche un vincolo di ordine morale, che a quelli giuridici si aggiunge” (cfr. Cass. SS.UU. n. 9746/1994). Orbene, se in linea generale, ai fini della configurazione del rapporto di servizio è sufficiente che in capo al presunto responsabile del danno siano ravvisabili doveri afferenti al corretto svolgimento delle funzioni ed alla tutela del prestigio dell’Istituzione rappresentata, è bene altresì ricordare come nella giurisprudenza della Corte dei conti costituisca un autonomo presupposto legittimante l’azione risarcitoria del P.M. contabile l’esistenza di un nesso di occasionalità necessaria tra le funzioni svolte e la condotta dannosa. In altre parole, anche nei casi in cui il comportamento causativo di danno erariale costituisca espressione del perseguimento di un fine del tutto personalistico e finanche illecito, è configurabile l’occasionalità necessaria, e con essa il rapporto di servizio, tutte le volte in cui il fatto causativo del danno commesso in violazione dei doveri di status sia stato quanto meno agevolato dalla titolarità di una funzione pubblica (Cass. SS.UU. n. 28540/2008; id. n. 28048/2008; C.d.c. Sez. I n. 143/2009; id. Sez. I 271/2008; id. Sez. I n. 360/2007; Sez. I n. 192/2006; id. Sez. Friuli Venezia Giulia n. 56/2008; id. Sez. Lombardia n. 573/2005; id. Sez. Friuli Venezia Giulia n. 42/2005). Occasionalità necessaria che il Collegio ravvisa nella fattispecie all’esame, non potendosi dubitare che la particolare credibilità e garanzia che poteva offrire lo Strassoldo quale Presidente in carica dell’Amministrazione Provinciale abbiano reso possibile o quanto meno agevolato la stipula dell’accordo che prevedeva, in caso di esito favorevole della competizione elettorale e quale compenso per l’attività svolta dal Tavoschi, l’attribuzione di una posizione dirigenziale a valersi sulle finanze dell’ Amministrazione Provinciale. Quanto alla ritenuta insussistenza, da parte del Tribunale di Udine, della circostanza aggravante di cui all’art. 61, n. 9 (fatto commesso con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione), è sufficiente rilevare come la decisione assunta in sede penale non implichi alcun vincolo ai fini dell’autonoma valutazione che compete al Giudice Contabile in ordine alla verifica dei presupposti che legittimano il promovimento dell’azione risarcitoria per danno erariale.

    Passando all’esame dell’istanza di nullità, osserva il Collegio come la disposizione di cui all’art. 17, co. 30-ter del D.L. n. 78/2009 convertito in legge n. 102/2009, nel testo risultante dalle disposizioni correttive introdotte con il D.L. n. 103/2009, convertito con legge n. 141/2009 - disposizione sopravvenuta in corso di causa e ritenuta applicabile, su eccezione di parte, ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della stessa - abbia previsto che le Procure della Corte dei conti esercitino l’azione per il risarcimento del danno all’immagine “nei soli casi e nei modi previsti dall’art. 7 della legge 27 marzo 2001 n. 97”, disponendo che “qualunque atto istruttorio o processuale posto in essere in violazione delle disposizioni di cui al presente comma, salvo che sia stata già pronunciata sentenza anche non definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è nullo e la relativa nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse…”.

    Quanto all’ambito soggettivo di applicazione della norma è opinione del Collegio che l’azione del P.M. contabile a tutela del danno all’immagine sia utilmente proponibile non solo nei confronti dei dipendenti pubblici di cui al primo periodo dell’art. 7 della legge n. 97/2001 (tali devono ritenersi i dipendenti di amministrazioni pubbliche, di enti pubblici e di enti a prevalente partecipazione pubblica), ma più in generale di tutti i soggetti che siano legati alla P.A. da un rapporto di servizio anche su base elettiva o onoraria,  dovendosi ritenere ingiustamente discriminatoria oltre che incoerente con il sistema della responsabilità per danno erariale una diversa interpretazione dell’art. 17, co. 30-ter. Del resto, è lo stesso dato letterale ad offrire elementi di conferma alla delineata soluzione ermeneutica, ove si consideri che l’ art. 7 della legge n. 97/2001 contiene un espresso riferimento ai “dipendenti” pubblici nella sola prima parte (quella che prevede la comunicazione della sentenza irrevocabile di condanna al competente procuratore regionale della Corte dei conti), mentre per le fattispecie di reato comunicate dal P.M. penale in ottemperanza all’art. 129 disp. att. c.p.p., (disposizione cui fa espresso riferimento la seconda parte dell’art. 7 della legge n. 97/2001), non esiste un’analoga limitazione di carattere soggettivo. Alla stregua delle suesposte considerazioni va esclusa la sussistenza dei profili di illegittimità costituzionale dell’art. 17, co. 30-ter sollevati dalla difesa del convenuto con riferimento all’ipotesi in cui il Collegio avesse ritenuto non applicabile la richiamata previsione normativa agli organi elettivi in rapporto onorario con la P.A..

    Per quel che concerne l’ambito oggettivo di applicazione della norma, va evidenziato come la giurisprudenza della Corte dei conti non abbia dato una lettura univoca all’art. 17, co. 30-ter nella parte relativa alla promovibilità dell’azione erariale in materia di danno all’immagine, essendosi affermato, in talune sentenze e ordinanze di rimessione alla Corte Costituzionale, che a seguito della novella legislativa l’azione del P.M. contabile deve ritenersi ammessa unicamente nei casi in cui vi sia una sentenza irrevocabile di condanna afferente ai delitti contro la pubblica amministrazione di cui al capo I del titolo II del libro secondo del codice penale (cfr. C.d.c. Sez. Veneto n. 673/2009; id. Sez. Campania n. 377/2009; id. Sez. Sicilia n. 218/2009). Secondo un diverso orientamento, il rinvio operato dall’ art. 17 co. 30-ter, ai fini dell’azionabilità del danno erariale, ai casi e modi previsti dall’art. 7 della legge n. 97/2001, non giustificherebbe l’elisione del riferimento - contenuto nell’ultima parte del medesimo art. 7 della legge n. 97/2001 - all’art. 129 disp. att. c.p.p.. Sulla base di tali premesse l’azione del P.M. contabile è stata ritenuta legittimamente esperibile in relazione alle fattispecie di danno all’immagine comunque connesse alla commissione di reati per i quali sia stato disposto il rinvio a giudizio dell’imputato (cfr. C.d.c. Sez. Lazio n. 462/2009; id. Sez. Lombardia n. 641/2009).

      E’ opinione del Collegio che nel quadro normativo vigente la promovibilità (o proseguibilità) dell’azione risarcitoria per danno all’immagine innanzi al Giudice contabile richieda l’esistenza di una fattispecie di rilievo penale alla quale sia riconducibile il pregiudizio erariale, deponendo in tal senso la stessa formulazione dell’ art. 17 co. 30-ter, che individua le condizioni legittimanti l’azione del P.M. contabile rinviando ai “casi e modi” previsti dall’art. 7 della legge n. 97/2001 (“Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche”). Sulla base di tale rinvio, i “casi” in cui l’azione del P.M. contabile è legittimamente esperibile devono ritenersi quelli in cui il danno erariale sia connesso ad un delitto contro la P.A. accertato con sentenza passata in giudicato (art. 7, primo periodo, legge n. 97/2001) ovvero ad un reato che abbia cagionato un danno per l’erario (art. 7, secondo periodo, legge n. 97/2001). Quanto ai “modi” del suo esercizio, il richiamo alle modalità previste dall’ art. 7 della legge n. 97/2001 induce a ritenere che nella materia in esame l’azione del P.M. contabile deve ritenersi ancorata all’esistenza di una sentenza irrevocabile di condanna per un delitto contro la P.A. o quanto meno della notizia relativa all’ avvenuto esercizio dell’azione penale per un reato che abbia cagionato un danno per l’erario (art. 129 disp. att. c.p.p.); nel primo caso l’ eventuale azione risarcitoria è proposta nel termine di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza irrevocabile di condanna (art. 7, primo periodo, della legge n. 97/2001); nel secondo, invece, la Procura contabile, informata del promovimento dell’azione penale, potrà valutare l’opportunità di attenderne l’esito prima di emettere l’atto di citazione, avvalendosi della sospensione del termine di prescrizione dell’azione erariale fino alla conclusione del procedimento penale (art. 17, co. 30-ter del D.L. n. 78/2009 convertito in legge n. 102/2009, nel testo risultante dalle disposizioni correttive introdotte con il D.L. n. 103/2009, convertito con legge n. 141/2009).

     Ritiene il Collegio che costituisca legittimo esercizio della potestà legislativa la definizione delle condizioni e dei limiti dell’azione del P.M. contabile in materia di danno all’immagine, non ravvisando alcuna irragionevolezza nella scelta di limitare la tutela del pregiudizio in sede di giurisdizione contabile alle sole fattispecie collegate a condotte di rilevanza penale. Né la nuova conformazione dell’azione erariale appare idonea ad arrecare un vulnus alla tutela dell’immagine della P.A., tenuto conto che l’art. 17 co. 30-ter cit., nel rendere ammissibile l’azione erariale solo in presenza di una soglia di offensività minima - individuata dal Legislatore nell’avvio di un’azione penale per fatti che abbiano cagionato un presumibile danno per l’erario -, non interferisce con le iniziative che le Amministrazioni danneggiate possono autonomamente assumere innanzi al Giudice Ordinario in presenza di condotte comunque lesive della propria immagine e reputazione.

      Alla stregua delle considerazioni innanzi esposte deve escludersi che nella fattispecie all’esame ricorrano le condizioni previste dall’art. 17, co. 30-ter del D.L. n. 78/2009 convertito in legge n. 102/2009, nel testo risultante dalle disposizioni correttive introdotte con il D.L. n. 103/2009, convertito con legge n. 141/2009, per la declaratoria di nullità degli atti istruttori e processuali, risultando dalla documentazione acquisita in atti, che il danno all’immagine contestato nel presente giudizio è collegato all’azione penale promossa nei confronti dello Strassoldo per il reato previsto dall’art. 86 del D.P.R. n. 570/1960, fattispecie sussumibile nella previsione di cui all’art. 129 disp. att. c.p.p. Conclusivamente l’istanza di nullità proposta dal convenuto Strassoldo va respinta in quanto infondata, rinviandosi  al  definitivo la pronuncia in ordine alle spese di giudizio di questa fase processuale.

P.Q.M.

La Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale Regionale per il Friuli Venezia Giulia: dichiara la giurisdizione della Corte dei conti; respinge l’istanza di nullità degli atti istruttori e processuali proposta dal convenuto; riserva al definitivo la statuizione in ordine alle spese di questa fase processuale

    Manda alla Segreteria per le comunicazioni di rito.

    Così provveduto in Trieste nella Camera di Consiglio del 21 gennaio 2010.

              L’ESTENSORE                                          IL PRESIDENTE

     (Dott. Giancarlo Di Lecce)                         (Dott. Enrico MAROTTA)

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                  Depositata in Segreteria il 25/01/2010.

                                IL DIRETTORE DI SEGRETERIA

dott. Alessandra Vidulli

f.to