CORTE DEI CONTI - SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE PER L’EMILIA ROMAGNA - n. 21 del 15.01.2007 – Presidente BENCIVENGA – Relatore: SULLO – Procura regionale c/ GEST LINE S.p.A. (avv. E. VENTURA) P.M. I. DEL CASTILLO.

con nota di Massimo Perin, magistrato della Corte dei conti

Responsabilità contabile e amministrativa – società concessionarie per la riscossione dei tributi – applicazione del condono tributario di cui all'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003) ai crediti nascenti da sentenze di condanna delle Corte dei conti – esclusione – applicazione del condono da parte delle società concessionarie – pregiudizio erariale – sussiste - grave negligenza – sussiste – colpa grave – sussiste – esimente della colpa professionale – esclusione.

Considerato che il condono tributario di cui all'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003) è inapplicabile ai crediti erariali nascenti da sentenze di condanna della Corte dei conti, sussiste la gravissima negligenza di un concessionario alla riscossione per aver, in violazione dell'obbligo di servizio derivante dallo stesso articolo 12 della legge finanziaria 2003, invitato il debitore (già condannato con sentenza definitiva della Corte dei conti) ad approfittare del condono senza avere prima accertato che il debito fosse condonabile.

Poiché l'applicazione dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003) prevede l'estinzione agevolata del debito per le sole entrate tributarie, deve ritenersi illegittima la sua applicazione per la definizione dei crediti conseguenti all’accertamento di responsabilità erariali.

Il comportamento della società di riscossione è viziato da colpa grave, avendo la stessa invitato il debitore ad avvalersi del condono, senza aver prima accertato che il debito fosse condonabile; ciò anche in violazione dell'obbligo di servizio derivante dal secondo comma dell'art. 12 della legge n. 289/2002 cit. secondo cui “.. i concessionari informano i debitori di cui al comma 1 che, entro il 16 aprile 2003, possono sottoscrivere apposito atto con il quale dichiarano di avvalersi della facoltà attribuita dal citato comma 1 ...”.

Per quanto attiene all'illegittimità compiuta dalla società concessionaria per la riscossione dei tributi si deve escludere che essa possa catalogarsi nella categoria del cosiddetto “errore professionale scusabile che, secondo la giurisprudenza della Corte dei conti, costituisce causa esimente della responsabilità amministrativa, dal momento che trattasi di una società che dispone sia di risorse economiche, sia della capacità di analisi giuridica delle proprie attività.

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SENTENZA

sul giudizio di responsabilità, iscritto al n. 37673 del registro di Segreteria, instaurato dal Procuratore Regionale della Corte dei Conti per l'Emilia-Romagna nei confronti del Concessionario del Servizio Nazionale per la riscossione dei tributi per la Provincia di Bologna “GEST LINE S.p.A.”, con sede a Napoli in Via Roberto Bracco n. 20 ed elettivamente domiciliata a Bologna, in Via Zanardi n. 7, presso lo studio dell'avv. Enrico Ventura.

Ritenuto in

FATTO

Il Procuratore Generale della Corte dei Conti, in seguito al decreto emesso dal Presidente della Sezione II. Giurisdizionale della Corte stessa il 15 gennaio 1981, trascriveva, in data 24 gennaio 1981, il sequestro conservativo su vari beni di proprietà del sig. Favilli Sergio.

Al termine del giudizio successivamente instaurato il sig. Favilli, con sentenza delle Sezioni Riunite di questa Corte n. 598/A del 2 giugno - 30 luglio 1988, veniva condannato, in solido con i signori Pasquale Ausiello e Gianfranco Battistella, al pagamento, in favore dell'erario, della somma di £. 300.000.000, oltre alla rivalutazione monetaria ed agli interessi legali.

In esecuzione della citata sentenza l'Amministrazione finanziaria iscriveva a ruolo con emissione 96/11, codice tributo 837/T, un importo pari ad €. 293.387,69.

II Concessionario della riscossione interveniva nella procedura esecutiva immobiliare sub R.G.E. n. 114/2002 promossa da Armocida Alessandro contro Favilli Sergio depositando presso il giudice dell'esecuzione ricorso per intervento in data 20 giugno 2002.

Successivamente il Concessionario della riscossione dei tributi per la provincia di Bologna, in data 9 maggio 2003, accettava il pagamento, in nome di Ausiello Pasquale, della somma di €. 73.856,27 a saldo del debito derivante dalla citata sentenza di condanna n. 589/A della Corte dei conti, in misura pari al 25% del credito iscritto a ruolo ritenendo applicabile a tali crediti la disposizione dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

In seguito a detto pagamento il Concessionario, con atto del 4 luglio 2003, dichiarava al giudice dell'esecuzione di rinunciare agli atti esecutivi e di non opporsi a che il giudice estinguesse la procedura esecutiva R.G.E. 114/2002 e ordinasse al Conservatore dei Registri Immobiliari di Bologna la cancellazione della trascrizione del pignoramento.

Ritenendo che il condono tributario di cui all'art. 12 della legge 289/2002 fosse palesemente inapplicabile ai crediti erariali nascenti da sentenze di condanna della Corte dei conti e che, quindi, si fosse perfezionato un danno erariale, la Procura Regionale ha notificato al Concessionario del Servizio Nazionale per la riscossione dei tributi per la Provincia di Bologna “GEST LINE S.p.A.” - in conformità a quanto stabilito dall'art. 5, 1° comma, del decreto legge 15 novembre 1993, n. 453, convertito con modificazioni con la legge 14 gennaio 1994, n. 19 e dall'art. 1, comma 3, del decreto legge 23 ottobre 1996, n. 543, convertito con modificazioni con la legge 20 dicembre 1996, n. 639 - invito e produrre documenti e deduzioni in ordine e quanto emergente dagli atti chiedendo altresì il risarcimento del conseguente danno erariale in misura pari al 75% della somma a suo tempo iscritta a ruolo (€. 293.387,69), cioè €. 219.962,65 oltre a interessi legali e rivalutazione monetaria.

Successivamente, ritenendo le controdeduzioni pervenute non idonee a giustificare l' archiviazione del procedimento, ha citato il Concessionario del Servizio Nazionale per la riscossione dei tributi per la Provincia di Bologna “GEST LINE S.p.A.”, con sede a Napoli in Via Roberto Bracco n. 20, nella persona del legale rappresentante pro tempore, a comparire dinanzi alla Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per l'Emilia-Romagna, per 1'udienza poi fissata dal Presidente della stessa Sezione per la data odierna, per sentirsi condannare al pagamento, in favore del Ministero dell'Economia e delle Finanze, della somma di €. 219.962,65 oltre a rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio.

A fondamento della domanda la Procura Regionale osserva, innanzi tutto, che l'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003) e successive modificazioni ed integrazioni ha introdotto nell'ordinamento una ipotesi di definizione agevolata (c.d. condono fiscale) delle pendenze tributarie ed extra-tributarie formalizzate in ruoli emessi da Uffici statale, che non riguarderebbe i crediti nascenti da sentenze di condanna della Corte dei Conti.

Osserva poi la Procura Regionale che ai fini della definizione dell'ambito di applicazione del condono fiscale dovrebbe porsi innanzi tutto in rilievo la collocazione della norma che lo prevede, che è inserita nella legge finanziaria 2003 nel Capo II. (“Disposizioni in materia di concordato”) del Titolo II. (“Disposizioni in materia di entrata”) ove sono collocate norme di carattere tributario.

L'estensione del condono fiscale ai crediti relativi alle sentenze di condanna per danno erariale pronunciate dalla Corte dei conti apparirebbe in palese contrasto con la disciplina dell'esecuzione delle sentenze di condanna della Corte dei conti contenuta nel decreto del Presidente della Repubblica n. 260/1998 che prevede che essa può avvenire tramite pagamento diretto, tramite pagamento rateale ovvero tramite ritenuta, nei limiti consentiti dalla normativa in vigore, su tutte le somme dovute ai responsabili in base al rapporto di lavoro, di impiego o di servizio, compresi il trattamento di fine rapporto e quello di quiescenza comunque denominati. E' residuale ed eccezionale la possibilità, introdotta dallo stesso decreto del Presidente della Repubblica n. 260/1998, per l'Amministrazione titolare del credito di procedere alla riscossione mediante ruolo in caso di infruttuoso esperimento delle altre modalità di riscossione.

In ogni caso, secondo la Procura Regionale, le modalità di riscossione di tali crediti non incidono sulla loro intrinseca natura di debiti risarcitori accertati con sentenza passata in giudicato.

L'applicazione delle disposizioni sul condono tributario ai crediti nascenti da sentenze di condanna creerebbe, ad avviso della Procura Regionale, una ingiustificata disparità di trattamento non solo fra condannati, ma anche fra le amministrazioni danneggiate.

Infatti, per quanto riguarda i condannati si creerebbe una disparità di trattamento a seconda delle modalità di riscossione del credito adottate dall'amministrazione, fra quelle previste dal decreto del Presidente della Repubblica n. 260/1998, potendo beneficiare della sanatoria soltanto i condannati il cui debito era stato iscritto in ruoli affidati al concessionario della riscossione, ma a condizione che amministrazione danneggiata fosse una amministrazione dello Stato con esclusione degli altri enti, fra cui regioni ed enti locali. Rimarrebbero esclusi dal condono i condannati che avessero optato per il pagamento rateale e quelli sottoposti a ritenute su stipendi, pensioni o altri emolumenti.

Per quanto riguarda le amministrazioni danneggiate, l'art. 13 della legge finanziaria 2003 prevede per le Regioni e gli enti locali esclusivamente la possibilità di condonare carichi tributari escludendo espressamente la possibilità di condonare altri crediti fra cui quelli nascenti da sentenze di condanna.

L'estensione del condono fiscale ai carichi relativi alle condanne irrevocabili pronunciate dalla Corte dei Conti violerebbe poi il principio della intangibilità del giudicato, principio di rilevanza costituzionale non superabile in assenza di specifiche statuizioni legislative di natura eccezionale.

Un'interpretazione corretta e conforme ai principi costituzionali dell'art. 12 della legge 289/2002 condurrebbe ad escludere che il legislatore sia intervenuto su giudicati di condanna per danno erariale ed abbia ammesso la possibilità di condonare i relativi carichi, come peraltro confermato dalla Corte Costituzionale con Ordinanza n. 433 del 16 dicembre 2004 con riferimento all'esclusione dal condono fiscale dei carichi relativi alle pene pecuniarie ed alle spese di giustizia.

Nell'atto di citazione si afferma poi che l'argomento del convenuto (inserito nella risposta all'invito a dedurre) - secondo cui l'inapplicabilità del condono ai crediti nascenti da sentenze di condanna sarebbe esclusa dal comma 2-decies dell'art. 1 del decreto legge n. 143/2003 (convertito nella legge 1° agosto 2003, n. 212) in forza del quale "ai fini dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002 n. 289, e successive modificazioni, per ruoli emessi dagli uffici statali si intendono quelli relativi ad entrate sia di natura tributaria che non tributaria" - non appare condivisibile in quanto il pagamento in misura ridotta è avvenuto in data 9 maggio 2003, circa tre mesi prima che in sede di conversione del decreto legge n. 143 del 2003, fosse introdotta la norma invocata, cui comunque non potrebbe attribuirsi il valore di interpretazione autentica.

La Procura Regionale ritiene, invece, che dalla norma di cui comma 2-decies dell'art. 1 del D.L. n. 143 del 2003, convertito nella legge 1° agosto 2003, n. 212 si deve, al contrario, trarre la conseguenza che l'interpretazione corrente e corretta dell'art. 12 della legge 289/2002, al momento in cui è stato accettato il pagamento dal Signor Favilli (9 maggio 2003) limitava il condono solo ai carichi tributari iscritti in ruoli statali, con esclusione di ogni altro carico che non avesse natura strettamente tributaria.

Osserva ancora la Procura Regionale che l'art. 12 della legge finanziaria 2003 ha affidato ai concessionari della riscossione il compito di individuare i debitori che potevano beneficiare del condono e di inviare loro apposita comunicazione della possibilità di avvalersi del condono, entro il termine di sessanta giorni dalla entrata in vigore della legge relativamente ai ruoli consegnati tra il 1° gennaio 1997 e il 31 dicembre 2000 (comma 2).

Invece il pagamento agevolato effettuato dal Sig. Favilli è avvenuto, come ammette lo stesso Concessionaro nella nota del 10 febbraio 2004 diretta all'Agenzia delle Entrate, in seguito alla comunicazione spedita dal concessionario ai sensi del comma 2 dell'art. 12 della più volte citata legge, relativa alla facoltà di definizione del carichi di ruolo pregressi.

II comportamento del Concessionario sarebbe quindi caratterizzato da gravissima negligenza e dovrebbe ritenere gravemente colposo per aver, in violazione dell'obbligo di servizio derivante dallo stesso articolo 12 della legge finanziaria 2003, invitato il debitore ad approfittare del condono senza avere prima accertato che il debito fosse condonabile.

II concessionario avrebbe anche violato l'obbligo imposto dalla circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 12/E del 21 febbraio 2003, citata dallo stesso nelle controdeduzioni, nella parte in cui precisa che "a seguito del versamento del debitore, il concessionario dovrà sospendere la riscossione del residuo importo iscritto a ruolo, nell'attesa che il competente ufficio provveda all'annullamento di tale residuo".

II Concessionario infatti, invece di tenere in sospeso la riscossione del residuo importo fino all'annullamento da parte del competente ufficio, avrebbe, esorbitando dai suoi poteri, rinunziato al credito.

Ad avviso della Procura Regionale sussisterebbero, insomma, tutte le condizioni richieste dalla legge per l'esercizio dell'azione di responsabilità: il danno attuale, essendo stati posti in essere atti di rinunzia al credito ed essendo stato costituito in capo al debitore titolo giuridico per paralizzare future azioni di riscossione delle somme illegittimamente condonate; il rapporto di servizio; il nesso di causalità fra l'evento lesivo ed il comportamento gravemente doloso; l'elemento soggettivo della colpa grave.

La GEST Line S.p.A. si è costituita in giudizio depositando, in data 21 settembre 2006, una memoria recante a margine delega di rappresentanza e difesa a favore dell'avv. Enrico Ventura del Foro di Bologna.

In tale memoria, dopo una ricostruzione delle vicende che hanno condotto al presente giudizio, si sostiene, innanzi tutto, l'applicabilità dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, alla richiesta di condono proposta dalla sig.ra Ausiello Ada, quale erede accettante con beneficio di inventario di Ausiello Pasquale, obbligato in solido con il sig. Favilli Sergio per il ruolo REGISTRO ENTRATE DIVERSE contraddistinto dal codice 837 T.

Al riguardo si osserva che l'art. 12 della legge anzidetta consentiva la possibilità di definire in via agevolata i rapporti derivanti dalla richiesta di pagamento di somme incluse in ruoli emessi da uffici statali ed affidati ai concessionari del Servizio Nazionale della riscossione (originariamente) entro il 30 giugno 1999.

Orbene, nel caso di specie, esistevano entrambi gli anzidetti presupposti né vi erano norme o provvedimenti che escludessero l'applicabilità dell'art. 12 citato ove la richiesta avesse ad oggetto carichi iscritti a ruolo derivanti da sentenze di condanna della Corte dei Conti: si citano, a riprova, stralci delle circolari emesse dalle Agenzie delle Entrate, delle Dogane e del Territorio sull'argomento.

L'unica indicazione normativa di riferimento per il Concessionario era data dal comma 2 decies dell'art. 1 del decreto legge n. 143/2003, convertito dalla legge 1° agosto 2003, n. 212, dove, con atto di interpretazione autentica e, quindi, con chiara efficacia retroattiva, il Legislatore precisava che “ai fini dell'art. 12 L. 27.12.2002 n. 289, e successive modificazioni, per ruoli emessi da uffici statali si intendono quelli relativi ad entrate sia di natura tributaria che non tributaria”.

A supporto della tesi della retroattività dell'art. 1, comma 2 decies citato (in quanto di natura interpretativa) nella memoria si ricordano le circolari n. 51/E del 25 settembre 2003 e n. 7/E del 18 febbraio 2004 dell'Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso.

Per quanto riguarda la portata dell'Ordinanza della Corte Costituzionale n. 433 del 16 dicembre 2004, si osserva che questa ha affermato solamente l'esclusione dalla sanatoria di cui all'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, “delle sanzioni penali e dunque delle pene pecuniarie”, mentre l'iscrizione a ruolo relativa alla domanda di sanatoria all'esame non è pertinente “né a sanzioni penali e né tanto meno a pene pecuniarie”; detta Ordinanza costituirebbe, anzi, ulteriore e definitivo conforto sia alla tesi della natura interpretativa (e quindi dell'efficacia retroattiva) del comma 2 decies dell'art. 1 del decreto legge n. 143/2003 sia dell'ambito (necessariamente esteso) della sanatoria.

In secondo luogo nella memoria si sostiene la totale infondatezza dell'assunto della Procura Regionale secondo il quale la Concessionaria avrebbe rinunciato al diritto di credito dell'Ente impositore e non avrebbe tenuta sospesa la riscossione nell'attesa dell'annullamento del ruolo da parte dell'Ufficio; in realtà la Concessionaria ha soltanto rinunciato agli atti esecutivi (art. 629 del codice di procedura civile) e non al credito (art. 1236 del codice civile) in conformità alle direttive impartite dal Comando Generale della Guardia di Finanza con nota dell'8 agosto 2006 e dall'Agenzia delle Entrate Direzione Regionale dell'Emilia-Romagna con nota del 6 settembre 2005 con le quali si invitano i Concessionari della riscossione a recuperare i crediti erariali in argomento ed eventualmente riscossi in applicazione dell'art. 12 della legge n. 289/2002 e, nel caso di specie, solamente a rideterminare “il nuovo carico tributario a seguito degli sgravi effettuati nel tempo, ivi compreso il versamento per €. 73.856,26 che la signora Ausiello sostiene di avere effettuato”.

Da ciò si dovrebbe desumere che l'adesione della figlia di Ausiello Pasquale (coobbligato in solido con il sig. Favilli Sergio) alla c.d. definizione dei carichi pregressi (reputata ex post dall'Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale inidonea ad estinguere l'intero carico tributario iscritto a ruolo) ha avuto quale unico effetto concreto soltanto l'accettazione e l'incasso da parte della Concessionaria di una somma in acconto sul maggior credito vantato dall'Ente e non potrà produrre alcun danno erariale stante la reviviscenza dell'integrale carico tributario iscritto a ruolo e l'ordine - eseguito dalla GEST Line S.p.A. - della Direzione Regionale delle Entrate per l'Emilia-Romagna e del Comando Generale della Guardia di Finanza di riattivare le procedure esecutive nei confronti dei condebitori in solido.

Si osserva poi che la contestazione di non aver tenuta sospesa la riscossione in attesa dell' annullamento del ruolo da parte dell'Ufficio appare infondata perché, in seguito alla definizione della sanatoria, in data 9 maggio 2003, da parte della figlia del sig. Ausiello Pasquale (coobbligato in solido con il sig. Favilli Sergio) il Concessionario intervenuto nell'esecuzione immobiliare - non potendo procedere oltre negli atti esecutivi (stante l'obbligo di sospendere la riscossione imposto dalla Circolare del 21 febbraio 2003, n. 12/E) - non avrebbe potuto operare diversamente in quanto avrebbe comunque subito l'estinzione della procedura esecutiva ex art. 630 del codice di procedura civile.

Nella memoria di costituzione si afferma poi l'inesistenza di qualsivoglia danno erariale nella gestione della pratica di sanatoria in questione.

Infatti, in seguito al ricevimento delle direttive impartite dall'Agenzia delle Entrate Direzione Regionale per Emilia-Romagna (nota del 6 settembre 2005 cit.) e dal Comando Generale della Guardia di Finanza (nota dell'8 agosto 2006 cit.), in data 15 settembre 2006 è stato notificato ad Ausiello Ada, quale erede con beneficio di inventario del sig. Ausiello Pasquale (coobbligato in solido con il sig. Favilli Sergio), l'avviso di mora n. 6014192 dell'11 agosto 2006 intimante il pagamento della residua somma di €. 220.272,54 al fine di porre immediatamente in essere ogni possibile procedura esecutiva per il recupero del (residuo) suddetto carico. E' inoltre in corso di notifica altro e distinto avviso di mora nei confronti del coobbligato Favilli Sergio.

Si ricordano, ancora, le direttive “contraddittorie” impartite alla GEST Line S.p.A. dalla Direzione Regionale dell'Emilia-Romagna (nota 23 gennaio 2004) e dall'Agenzia delle Entrate - Ufficio di Bologna n. 1 (note 24 febbraio e 22 marzo 2004) per escludere la presenza anche di minima colpa della Concessionaria nell'aver accettato un pagamento ridotto quasi un anno prima.

Si afferma poi che non era possibile pretendere ex post che la Concessionaria potesse desumere, da un ruolo indicante REGISTRO ENTRATE DIVERSE, che si trattasse non di un'entrata statale, bensì di carico iscritto a ruolo in virtù di una sentenza di condanna della Corte dei Conti.

Infine, nella memoria si rileva la cessazione della materia del contendere in conseguenza della c.d. sanatoria dei concessionari.

Infatti, con l'art. 1, comma 426, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005) - come modificato dal decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito con legge 14 maggio 2005 n. 80 - è stato disposto che "In attesa della riforma organica del settore della riscossione, fermi restando i casi di responsabilità penale, i concessionari del servizio nazionale della riscossione ed i commissari governativi delegati provvisoriamente alla riscossione, di cui al decreto legislative 13 aprile 1999, n. 112, hanno facoltà di sanare le responsabilità amministrative derivanti dall'attività svolta fino al 20 novembre 2004 dietro versamento della somma di 3 euro per ciascun abitante residente negli ambiti territoriali ad essi affidati in concessione alla data del 1° gennaio 2004. L'importo dovuto è versato in tre rate, la prima pari al 40 per cento del totale, da versare entro il 30 giugno 2005, e le altre due, ciascuna pari al 30 per cento del totale, da versare rispettivamente entro il 30 giugno 2006 e tra il 21 ed il 31 dicembre 2006. Con decreto del Ministro dell'Economia e delle finanze sono stabilite le modalità di applicazione delle disposizioni del presente comma".

Lo stesso decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito con legge 14 maggio 2005 n. 80, ha poi aggiunto all'art. 1 della legge n. 311/2004 il comma 426-bis, secondo cui “per effetto dell'esercizio della facoltà prevista dal comma 426 le irregolarità compiute nell'esercizio dell'attività di riscossione non determinano il diniego del diritto al rimborso o del discarico per inesigibilità delle quote iscritte a ruolo o delle definizioni automatiche delle stesse e, fermi restando gli effetti delle predette definizioni, le comunicazioni di inesigibilità relative ai ruoli consegnati entro il 30 ottobre 2003 ed ancora in carico alla data del 20 novembre 2004 sono presentate entro il 30 ottobre 2006; per tali comunicazioni il termine previsto dall'articolo 19, comma 3, del decreto legislative 13 aprile 1999, n. 112, decorre dal 1° novembre 2006".

Con riferimento alla sanatoria delle responsabilità amministrative relative alle attività svolte dalle aziende concessionarie, il comma 39 dell'art. 3 del decreto legge 30 settembre 2005, n. 203 ha poi prorogato al 29 dicembre 2005 il termine per il versamento della prima rata, fissato inizialmente il 30 giugno 2005 e differito successivamente al 30 settembre 2005 dall'art. 1 del decreto legge n. 106/2005, convertito dalla legge n. 156/2005.

Inoltre, il comma 38, lett. a), ha modificato il comma 426 dell'art. 1 della ripetuta Legge finanziaria 2005, prevedendo che la sanatoria in discorso si estende alle responsabilità derivanti dall'attività svolta sino al 30 giugno 2005 (in precedenza il termine era fissato al 20 novembre 2004).

Sono poi intervenuti il decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze 7 febbraio 2006, n. 112 (previsto dal comma 426 dell'art. 1 della citata legge n. 311/2004) - che ha ribadito l'esclusione dalla sanatoria delle irregolarità consistenti in falsità di atti - ed il decreto legge 4 luglio  2006, n. 223 (convertito nella legge 4 agosto 2006, n. 248), che all'art. 35, comma 26 quater, ha stabilito che “le disposizioni contenute nell'art. 1, commi 426 e 426-bis della legge 30 dicembre 2004, n. 311, si interpretano nel senso che la sanatoria ivi prevista non produce effetti sulle responsabilità amministrative delle società concessionarie del Servizio Nazionale della Riscossione o dei commissari governativi provvisoriamente delegati alla riscossione relativa:

a) ai provvedimenti sanzionatori e di diniego del diritto al rimborso o al discarico per inesigibilità per i quali, alla data del 30 giugno 2005, non era pendente un ricorso amministrativo o giurisdizionale;

b) alle irregolarità consistenti in falsità di atti redatti dai dipendenti, se definitivamente dichiarata in sede penale prima della entrata in vigore della stessa legge n. 311 del 2004.”

Poiché nella specie non ricorrono le anzidette condizioni di esclusione dalla sanatoria, questa risulterebbe fruibile da parte della Concessionaria convenuta, che ha già provveduto ad inviare la prevista comunicazione di adesione alla sanatoria stessa ed al pagamento delle prime due rate prescritte per il relativo accesso.

Nella memoria conclusivamente si chiede:

in via preliminare, che sia dichiarata cessata la materia del contendere per effetto della citata sanatoria;

nel merito, la reiezione di ogni domanda formulata dalla Procura Regionale in quanto mancante di ogni presupposto ed infondata in fatto, diritto e comunque non provata;

con vittoria di spese competenze ed onorari.

Nella giornata di ieri la Società convenuta ha depositato una memoria integrativa con la quale, nel ribadire quanto già enunciato nell'atto di costituzione, si afferma che, se errore vi è stato, questo può ben collocarsi nella categoria dell'errore professionale scusabile non essendovi stata violazione di chiare ed espresse norme giuridiche riguardanti l'attività amministrativa né di un costante indirizzo giurisprudenziale, si sottopongono all'esame della Corte alcuni documenti successivi alla scadenza del termine per il deposito della memoria difensiva attestanti la tempestiva ripresa delle procedure esecutive da parte della GEST Line anche nei confronti del sig. Favilli Sergio e si precisa che quest'ultimo non risulta proprietario dell'immobile sito in Bologna, Via Pablo Neruda n. 17, contrariamente a quanto asserito nella prima memoria difensiva.

Nell'odierna pubblica udienza, dopo la relazione del consigliere incaricato, l'avv. Enrico Ventura, in difesa della Società convenuta, ha evidenziato che soltanto nel 2006 è pervenuta la direttiva della Agenzia delle Entrate- Direzione Regionale per l'Emilia-Romagna sulla non applicabilità dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ai crediti erariali nascenti da sentenze di condanna della Corte dei Conti, ha dichiarato che in seguito alla direttiva del Comando Generale della Guardia di Finanza del 10 agosto 2006 sono state riattivate tutte le procedure esecutive, ha precisato che la Società stessa ha già versato (in data 27 settembre 2006) anche la terza rata prevista per la sanatoria ed ha insistito per l'accoglimento di tutte le richieste già formulate senza formulare istanza di chiamata in causa di terzo.

Su invito del Presidente, è poi intervenuto il Pubblico Ministero nella persona del Procuratore Regionale dott. Ignazio Del Castillo, che ha innanzi tutto affermato che il danno de quo è attuale perché il credito erariale non è stato riscosso e difficilmente potrà essere riscosso in futuro essendone venute meno le garanzie; ha affermato, inoltre, che i ruoli sono formati dai Concessionari della riscossione dei tributi (affermazione questa contestata dalla controparte), che l'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, assegna ai Concessionari stessi l'individuazione dei soggetti condonabili, che anche dopo l'emanazione del decreto legge n. 223/2006 i crediti derivanti da sentenze rimangono esclusi dalla sanatoria; infine, nel lasciare all'Organo giudicante la valutazione della possibilità di integrare il contraddittorio, ha confermato le richieste già formulate.

In tale stato la causa è stata riservata per la decisione.

Considerato in

DIRITTO

L'ipotesi di illecito amministrativo-contabile sottoposta al giudizio della Corte concerne il comportamento del Concessionario della riscossione dei tributi per la provincia di Bologna (“GEST LINE S.p.A.”) che, in esecuzione di una sentenza di condanna della Corte dei Conti passata in giudicato (Sezioni Riunite, 598/A del 2 giugno - 30 luglio 1988), ha accettato, ai sensi dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, il pagamento del debito derivante dalla suddetta sentenza nella misura del solo 25% del credito iscritto a ruolo ed ha dichiarato al giudice dell'esecuzione di rinunciare agli atti esecutivi e di non opporsi a che il giudice estinguesse la procedura esecutiva R.G.E. 114/2002 e ordinasse al Conservatore dei Registri Immobiliari di Bologna la cancellazione della trascrizione del pignoramento.

Ritenendo che il condono tributario di cui all'art. 12 della legge 289/2002 fosse palesemente inapplicabile ai crediti erariali nascenti da sentenze di condanna della Corte dei conti e che, quindi, si fosse perfezionato un danno erariale, la Procura Regionale di questa Corte per l'Emilia-Romagna ha notificato al Concessionario stesso l'invito a produrre documenti e deduzioni previsto dalla normativa vigente; successivamente, ritenendo le giustificazioni pervenute non idonee a giustificare l'archiviazione del procedimento, lo ha citato a comparire innanzi a questa Sezione per vedersi ivi condannare al risarcimento del conseguente danno erariale in misura pari al 75% della somma a suo tempo iscritta a ruolo (€. 293.387,69), cioè €. 219.962,65 oltre a interessi legali e rivalutazione monetaria.

La Società convenuta ha chiesto, preliminarmente, che sia dichiarata cessata la materia del contendere per effetto della sopravvenuta norma di cui all'art. 1, comma 426, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

Al riguardo si deve ricordare che con l'anzidetto comma è stato disposto che “In attesa della riforma organica del settore della riscossione, fermi restando i casi di responsabilità penale, i concessionari della riscossione (.. omissis ..) hanno facoltà di sanare le irregolarità connesse all'esercizio degli obblighi del rapporto concessorio compiute fino alla data del 20 novembre 2004 dietro versamento della somma di 3 euro per ciascun abitante residente negli ambiti territoriali ad essi affidati in concessione alla data del 1° gennaio 2004. L'importo è versato in tre rate, la prima pari al 40 per cento del totale, da versare entro il 30 giugno 2005, e le altre due, ciascuna pari al 30 per cento del totale, da versare rispettivamente entro il 30 giugno 2006 e tra il 21 ed il 31 dicembre 2006. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalità di applicazione delle disposizioni del presente comma”.

Con il decreto legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito con la legge 14 maggio 2005, n. 80, nel citato comma 426 le parole da “irregolarità” a “20 novembre 2004” sono sostituite dalle seguenti: “responsabilità amministrative derivanti dall'attività svolta fino al 20 novembre 2004 ed è stato aggiunto il comma 426 bis secondo il quale “per effetto dell'esercizio della facoltà prevista dal comma 426 le irregolarità compiute nell'esercizio dell'attività di riscossione non determinano il diniego del diritto al rimborso o del discarico per inesigibilità delle quote iscritte a ruolo o delle definizioni automatiche delle stesse e, fermi restando gli effetti delle predette definizioni, le comunicazioni di inesigibilità relative ai ruoli consegnati entro il 30 ottobre 2003 ed ancora in carico alla data del 20 novembre 2004 sono presentate entro il 30 ottobre 2006; per tali comunicazioni il termine previsto dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, decorre dal 1° novembre 2006.”

Non si ritiene che tale normativa possa trovare applicazione nel caso di specie giacché l' obbligazione di pagamento della somma di cui trattasi trovava la sua fonte in una sentenza della Corte dei Conti passata in giudicato ed è noto che la retroattività di una norma incontra un limite invalicabile nel principio della cosa giudicata (come meglio si dirà in seguito a proposito delle norme di interpretazione autentica): la richiesta di declaratoria di cessazione della materia del contendere deve, pertanto, essere respinta.

Passando all'esame del merito si osserva che il punto sul quale le tesi delle parti confliggono riguarda l'applicazione (ritenuta illegittima dalla Procura Regionale per il caso di specie), da parte della Società convenuta, dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (che consentiva, relativamente ai carichi inclusi in ruoli emessi da uffici statali e affidati ai concessionari del servizio nazionale riscossione fino al 31 dicembre 2000, l'estinzione del debito con il pagamento di una somma pari al 25 per cento dell'importo iscritto a ruolo e delle somme dovute al concessionario a titolo di rimborso spese).

Secondo la Società stessa il proprio comportamento risulterebbe pienamente legittimo in base alla norma di cui al comma 2-decies dell'art. 1 del decreto legge n. 143/2003, convertito dalla legge 1° agosto 2003, n. 212, dove il Legislatore precisava che “ai fini dell'art. 12 L. 27.12.2002 n. 289, e successive modificazioni, per ruoli emessi da uffici statali si intendono quelli relativi ad entrate sia di natura tributaria che non tributaria”.

Tuttavia, come si è già avuto occasione di ricordare, l'obbligazione di pagamento della somma di cui trattasi trovava la sua fonte in una sentenza della Corte dei Conti passata in giudicato e la retroattività di una norma incontra un limite invalicabile nel principio della cosa giudicata. 

Infatti, sebbene la legge non penale possa avere efficacia retroattiva, tale retroattività (specialmente nel settore della c.d. interpretazione legislativa autentica) incontra limiti nelle singole disposizioni costituzionali e nei fondamentali principi dell'ordinamento, tra i quali va annoverata l'intangibilità del giudicato, in quanto il suo contenuto precettivo costituisce un modo di essere non più mutabile della realtà giuridica; si deve anzi ritenere che il Legislatore, adottando una norma di interpretazione autentica, intenda comunque escludere dalla sua applicazione le situazioni coperte dal giudicato onde non incorrere in censure di illegittimità costituzionale (cfr. Corte Costituzionale 10 dicembre 1981, n. 185; Cass. Civ. 21 ottobre 1981, n. 5513 e 23 marzo 1985, n. 2084; Cass. Sez. Lav. 12 marzo 1988, n. 2416; Cons. Stato, Ad. Plen., 21 febbraio 1994, n. 4; Cons. Stato, Sez. IV., 13 settembre 1995, n. 692).

L'applicazione della norma di cui all'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (che prevedeva l'estinzione agevolata del debito per le sole entrate tributarie), deve quindi ritenersi, nel caso di specie, illegittima.

Né la situazione può considerarsi mutata, per ragioni analoghe, in seguito all'introduzione del comma 2-decies dell'art. 1 del decreto legge n. 143/2003, convertito dalla legge 1° agosto 2003, n. 212, che ha esteso, in via interpretativa, la suddetta agevolazione alle entrate non tributarie.

Passando all'analisi degli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa, si deve innanzi tutto osservare che, nel caso concreto, non sussistono dubbi in ordine all'esistenza del rapporto di servizio (tale dovendosi considerare il rapporto concessorio), del danno erariale - rappresentato dall'importo indebitamente condonato al contribuente - nonché del nesso di causalità collegante detto danno al comportamento della Società convenuta.

Per quanto riguarda l'elemento psicologico si osserva che la condotta della Società convenuta appare viziata da grave negligenza, avendo la stessa invitato il debitore ad avvalersi del condono senza aver prima accertato che il debito fosse condonabile; ciò anche in violazione dell'obbligo di servizio derivante dal secondo comma dell'art. 12 della legge n. 289/2002 cit. secondo cui “.. i concessionari informano i debitori di cui al comma 1 che, entro il 16 aprile 2003, possono sottoscrivere apposito atto con il quale dichiarano di avvalersi della facoltà attribuita dal citato comma 1 ..”: sussiste dunque anche l'elemento costitutivo della colpa grave.

Né l'illegittimità compiuta dalla Società concessionaria può - tenuto conto dell'entità delle sue risorse e della conseguente capacità di analisi giuridica - catalogarsi nella categoria del cosiddetto “errore professionale scusabile”, che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, costituisce causa esimente della responsabilità amministrativa.

Con riferimento alle obiezioni difensive si osserva che l'origine dell'illecito de quo non può farsi risalire ad altri soggetti: d'altra parte il Difensore della Società convenuta non ha formulato istanza di chiamata in causa di terzo.

Appurata l'esistenza, nel caso concreto, di tutti gli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa, la Sezione ritiene, per quanto attiene alla quantificazione del danno, di dover accogliere l'istanza della Procura Regionale commisurandolo ad €. 219.962,65.

Delle eventuali somme recuperate dalla Società concessionaria nei confronti del debitore sarà tenuto conto in sede di esecuzione della presente sentenza.

Alla stregua delle suesposte considerazioni si deve affermare la responsabilità amministrativa della Società convenuta per l'importo anzidetto, cui devono aggiungersi la rivalutazione monetaria dalla data della sentenza delle Sezioni Riunite di questa Corte n. 598/A del 30 luglio 1988 fino alla data del deposito di questa sentenza e gli interessi legali dalla data di tale deposito sino al saldo effettivo.

Le spese seguono la soccombenza.

PER QUESTI MOTIVI

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE

PER L'EMILIA-ROMAGNA

definitivamente pronunciando,

CONDANNA

il Concessionario del Servizio Nazionale per la riscossione dei tributi per la Provincia di Bologna “GEST LINE S.p.A.”, con sede a Napoli in Via Roberto Bracco n. 20, al pagamento, in favore dell'Amministrazione, della somma di €. 219.962,65 cui devono aggiungersi la rivalutazione monetaria dalla data della sentenza delle Sezioni Riunite di questa Corte n. 598/A del 30 luglio 1988 fino alla data del deposito di questa sentenza e gli interessi legali dalla data di tale deposito sino al saldo effettivo.

Condanna, altresì, il predetto al pagamento delle spese di giudizio che all'atto della pubblicazione della presente sentenza si liquidano in euro 279,58 (duecentosettantanove//58)

Omissis

 

Nota di Massimo PERIN

(magistrato della Corte dei conti)

Sussiste la responsabilità amministrativa delle società concessionarie dei servizi di riscossione che hanno applicato il condono tributario per la definizione agevolata dei crediti maturati da sentenze di condanna della Corte dei conti.

La sentenza in parola afferma la responsabilità amministrativa dei concessionari per la riscossione dei tributi che hanno ritenuto applicabile il condono tributario di cui all'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003) per i crediti erariali nascenti da sentenze di condanna della Corte dei conti.

L’argomento del condono per le sentenze del giudice contabile, affrontato dalla Sezione Emilia Romagna, è stato oggetto di richiamo anche nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario per il 2007, dove il Procuratore Generale della Corte dei conti, dopo avere premesso che «…l’istituto del condono, del tutto inedito per la giustizia contabile, destabilizza la funzione deterrente della medesima, inducendo chi si appresta a comportamenti amministrativi con possibili effetti dannosi per il pubblico patrimonio a confidare in futuri “perdoni” legislativi e ad abbassare, quindi, la guardia nei confronti del rischio di errori o di cedimenti alla tentazione di condotte dolosamente dannose», ha aggiunto che, per quanto riguarda i rapporti con le società concessionarie, «… devono manifestarsi vive preoccupazioni per il disposto dell’art. 1. comma 426 della legge 30 dicembre 2004, n. 211 (legge finanziaria 2005), che, come già ricordato, consente ai concessionari per la riscossione di sanare ”le irregolarità connesse all’esercizio degli obblighi del rapporto concessorio compiute fino alla data del 20/11/2004 dietro versamento della somma di 3 euro, per ciascun abitante residente negli ambiti territoriali ad essi affidati in concessione alla data del 1°/1/2004”», perché anche qui «…si tratta di un vero e proprio condono, a fronte del quale sarebbe auspicabile che intervengano chiarimenti atti ad escludere l’applicabilità della norma a crediti non aventi natura fiscale, quali appunto i crediti da condanna del giudice contabile».

Sembra quasi inevitabile, per qualsivoglia maggioranza di governo, intervenire con provvedimenti premiali per le trasgressioni di ogni natura, vulnerando, così, il potere punitivo dello Stato, che rischia così di non essere più credibile non solo per i cittadini che rispettano le leggi, ma anche a livello comunitario (vedi le truffe al bilancio dell’U.E.) dove, purtroppo, si assiste ad un aumento delle frodi caratterizzate dai fenomeni di mancato o cattivo utilizzo o illecita appropriazione di fondi europei, con il consistente rischio di perdere credibilità attraverso la debole politica recuperatoria favorita, appunto, dai condoni.

Ritornando, al caso specifico a fronte di una sentenza definitiva di condanna della Corte dei conti che stabiliva un risarcimento del danno che aveva consentito all'amministrazione finanziaria di iscrivere a ruolo un importo pari ad €. 293.387,69, il concessionario alla riscossione accettava dal responsabile del pregiudizio la somma di €. 73.856,27 a saldo del debito derivante dalla sentenza di condanna della Corte dei conti, in misura pari al 25% del credito iscritto a ruolo, ritenendo applicabile a tali crediti la disposizione dell'art. 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

Questa norma, introdotta con la legge finanziaria del 2003, stabiliva al comma 1 che relativamente ai carichi inclusi in ruoli emessi da uffici statali e affidati ai concessionari del servizio nazionale della riscossione fino al 30 giugno 1999, i debitori possono estinguere il debito senza corrispondere gli interessi di mora e con il pagamento: a) di una somma pari al 25 per cento dell'importo iscritto a ruolo; b) delle somme dovute al concessionario a titolo di rimborso per le spese sostenute per le procedure esecutive eventualmente effettuate dallo stesso.

Al comma 2 era stabilito che nei trenta giorni successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, relativamente ai ruoli affidati tra il 1º gennaio 1997 e il 30 giugno 1999, i concessionari informano i debitori di cui al comma 1 che, entro il 31 marzo 2003, possono sottoscrivere apposito atto con il quale dichiarano di avvalersi della facoltà attribuita dal medesimo comma 1. Sulle somme riscosse, ai concessionari spetta un aggio pari al 4 per cento.

Con il secondo comma il legislatore consentiva al concessionario di percepire, comunque, il proprio aggio, mentre il tributo erariale veniva fortemente abbattuto dal condono, il tutto, ovviamente, all’interno di una politica rivolta al perseguimento della misura congiunturale diretta a “fare cassa” per affrontare qualche emergenza.

Ebbene, poiché il concessionario aveva interesse ad acquisire il maggior numero di somme derivanti dai carichi inclusi in ruoli emessi da uffici statali, anche le somme provenienti da sentenze definitive di condanna emesse dalla Corte dei conti sono state ritenute condonabili, circostanza, questa, che produceva ulteriore danno per il bilancio pubblico, già menomato dal pregiudizio conseguente alla cattiva amministrazione se non addirittura a comportamenti dolosi, come quelli conseguenti a reati contro la p.a. (peculati, corruzione, concussione, abusi d’ufficio, ecc…).

Inoltre, attraverso l’applicazione del condono il concessionario evitava di esperire le procedure esecutive nei confronti del debitore, le quali comportano l’onere di attivarsi autonomamente per effettuare ricerche nei pubblici registri del luogo di residenza del contribuente sull’eventuale sussistenza, quanto meno di cespiti immobiliari intestati agli esecutati insolventi, oltre la ricerca di eventuali beni mobili registrati (cfr. Corte dei conti, Sezione Veneto, n. 284 del 3.4.2006).

Comunque, siffatta applicazione del condono da parte dell’istituto concessionario, per la Sezione Emilia Romagna era del tutto illegittima e, tra l’altro, creava un’evidente disparità di trattamento tra le persone condannate che spontaneamente risarcivano il danno (casomai per avere optato per il pagamento rateale, ovvero perché sottoposti a ritenute su stipendi, pensioni o altri emolumenti) e coloro che, invece, avevano avuto l’iscrizione a ruolo del proprio debito, perché non avevano spontaneamente ristorato il pregiudizio.

La disparità di trattamento proseguiva anche nei confronti dei dipendenti di Regioni ed enti locali, dal momento che il condono veniva applicato dagli istituti concessionari solo per i crediti appartenenti alle amministrazioni dello Stato.

Ebbene, con queste motivazioni la decisione in commento si presenta del tutto ineccepibile, essendo stata la decisione di applicazione del condono poco meditata da parte di un’organizzazione, quale quella di un concessionario per la riscossione dei tributi che, invece, avrebbe dovuto valutare la normativa in parola con maggiore attenzione.

Alla luce di queste considerazioni non vi è dubbio che l’applicazione del condono da parte del concessionario è il risultato di una grave negligenza ed imperizia che ha comportato il danno da minor introito, con la conseguenza che deve essere lo stesso concessionario a ristorare il pregiudizio subito dall’erario statale, dal momento che non ha adottato quelle cure e quelle cautele che, in ragione della propria organizzazione, avrebbe potuto agevolmente adottare.

Infatti, proprio per questo è stata esclusa nell’odierna fattispecie la cd. colpa professionale, dal momento che non sussisteva nessuna decisione che presentasse “problemi tecnici di particolare difficoltà”.

Si deve evidenziare poi che in sentenza viene richiamata anche la giurisprudenza della Corte Costituzionale la quale, con ordinanza n. 433 del 16 dicembre 2004, ha escluso dal condono fiscale i carichi relativi alle pene pecuniarie ed alle spese di giustizia.

In effetti, le sanzioni economiche applicate con provvedimenti giustiziali non possono ricadere nelle politiche di condono fiscale, dove l’amministrazione, a fini deflattivi del contenzioso tributario, rinuncia a parte della pretesa fiscale, consentendo ai contribuenti di chiudere le pendenze in atto con il versamento di una determinata somma.

Le sentenze della Corte dei conti, invece, per la loro natura ripristinatoria e sanzionatoria non possono rientrare in un discorso di condono fiscale, tanto è vero che il diverso “condono contabile” o, meglio la definizione agevolata di cui all’art. 1, commi 231 – 233 della legge n. 266 del 23.12.2006 (legge finanziaria per il 2006) viene applicata, dopo una sentenza di condanna in primo grado e attraverso un’istanza dell’appellante al giudice, il quale può anche respingerla, così come avviene per le ipotesi di dolo o di arricchimento del condannato in primo grado (cfr. ex multis Corte dei conti, II Sezione d’appello, decreto n. 6 del 19.4.2006).

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Documenti correlati:

Legge 27 dicembre 2002, n. 289 (in G.U. n. 305 del 31 dicembre 2002- Suppl. Ordinario n. 240) - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003), pag. web http://www.lexitalia.it/leggi/l_2002-289.htm.

Cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2007 della Corte dei conti http://www.lexitalia.it/articoli/derose_2007.htm