Giud. 17957/EL                                 

                      REPUBBLICA ITALIANA      SENT. N. 259/2010

In Nome del Popolo Italiano

LA CORTE DEI CONTI

Sezione Giurisdizionale Regionale dell’Abruzzo

composta dai seguenti Magistrati :

dott. Martino COLELLA                                Presidente

dott. Giacinto DAMMICCO                           Consigliere Relatore

dott.ssa Elena TOMASSINI                           Consigliere

ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

nel giudizio di responsabilità, al numero 17957 del registro di segreteria, istituito dal Procuratore Regionale nei confronti di:

1.     Umberto AIMOLA, nato a Roma il 27.7.1954,  componente di Giunta Provinciale;

2.     Ettore BUCCI, nato a Ortona il 16.9.1957, componente di Giunta Provinciale;

3.     Tommaso COLETTI, nato a Ortona il 24.1.1949, Presidente di Giunta Provinciale;

4.     Anna Maria COPPOLA, nata ad Avellino il 10.9.1955, Segretario generale dell’Amministrazione Provinciale;

questi quattro rappresentati e difesi dall’avv. Pierluigi Pennetta ed elettivamente domiciliati in L'Aquila via Miraflores n. 7 presso lo studio dell' avv. Francesca Di Massimo;

5.     Antonella DE FELICE, nata a Francavilla al Mare il 25.5.1973, componente di Giunta Provinciale, rappresentata e difesa dall’avv. Manuel De Monte ed elettivamente domiciliata in L'Aquila, via G. Garibaldi n. 62 presso lo studio dell'avv. Francesco Camerini;

6.     Luciano LA PENNA, nato a Gissi il 20.8.1953. componente di Giunta Provinciale;

7.    Nicola PETTA nato a Torrebruna il 18 maggio 1957, componente di Giunta Provinciale;

questi due rappresentati e difesi dall’avv. Guido Colella ed elettivamente domiciliati in L'Aquila, via Sallustio 99, presso lo studio dell' avv. Paolo Vecchioli;

8.     Francesco PICCOLOTTI, nato a Pesaro il 22.11.1971, componente di Giunta Provinciale. rappresentato e difeso dall’avv. Roberto Cordisco ed elettivamente domiciliato  in L'Aquila, via Madonna di Pettino n. 2/D, presso lo studio dell'avv. Raniero Marinucci;

9.     Lamberto QUARTA, nato a Chieti il 16.4.1955 componente di Giunta Provinciale.  rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Boschetti ed elettivamente domiciliato in L'Aquila, via S. Rossi n. 8 presso lo studio legale Cipolletta;

10. Rodolfo RISPOLI, nato a Lanciano il 21.3.1953, Dirigente di Settore dell’Amministrazione provinciale, rappresentato e difeso dall’avv. Fabio Rispoli ed elettivamente domiciliato in L'Aquila, via De Navelli n. 11 presso lo studio dell' avv. Luciana Corbelli;

11. Antonio TAMBURRINO componente di Giunta Provinciale, nato a Montenerodomo il 22.9.1960. rappresentato e difeso dall’avv. Gianfranco Di Iorio ed elettivamente domiciliato in L'Aquila, via Caldora n. 5 presso lo studio dell'avv. Andrea Filippi De Santis;

12. B.N.L. s.p.a. nella persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Angelo Clarizia e Maurizio Rencricca, elettivamente domiciliata presso lo studio del secondo in L'Aquila, località Boschetto Pile via Ulisse Nurzia n. 26;

affinché venissero condannato al risarcimento di Euro 267.644,95 in favore della Provincia di Chieti.

UDITI nella pubblica udienza del 23 marzo 2010, svoltasi con l’assistenza del segretario d’udienza Dott.ssa Antonella Lanzi, il Relatore cons. Dammicco, gli avv.ti Pierluigi Pennetta (anche per delega dell’avv. Boschetti), Manuel De Monte, Guido Colella, Roberto Cordisco, Gianfranco Di Iorio e Marta Properzi (su delega dell’avv. Angelo Clarizia) per le parti convenute rispettivamente rappresentate, e il Pubblico Ministero nella persona del vice Procuratore Generale Massimo Perin.

VISTO l'atto di citazione in data  26 novembre 2008;

ESAMINATI gli atti e la documentazione del fascicolo di causa;

Considerato in 

FATTO

Con citazione in giudizio depositata in data 13 novembre 2009 la Procura Regionale ha convenuto i predetti soggetti per chiederne la condanna al risarcimento della somma complessiva di 267.644,95 in favore della Provincia di Chieti, con la seguente ripartizione: Euro  15.000 il Presidente Coletti, Euro 8.000 i componenti della Giunta Provinciale, Euro 5.000 il Segretario generale e il Dirigente del Settore, Euro 178.644,95 la BNL s.p.a.

 La vicenda afferisce alla delibera della Giunta Provinciale n. 136/2004 con la quale è stata disposta una operazione finanziaria avente oggetto c.d. derivati in sostituzione di altra operazione finanziaria pregressa.

Riferisce in proposito la Procura attrice, informata da denuncia da parte del dott. Marco Nestore del 28 settembre 2006, che in data 30 maggio 2003 la BNL, in qualità di “advisor” finanziario della Provincia di Chieti proponeva una sostituzione delle operazioni finanziarie che si erano concluse. Quindi, con la delibera 81 dell’11 luglio 2003 la Provincia decideva in ordine ad operazioni su derivati finanziari. Il provvedimento era provvisto del parere di regolarità tecnica del responsabile del settore e dichiarato immediatamente esecutivo.

Segue nuova proposta di operazioni finanziarie da parte dell’ advisor (21 settembre 2004) e nuova delibera della  Provincia la n. 136 del 14 ottobre 2004.

A fronte di grossi vantaggi ipotizzati per tali operazioni, il Collegio dei Revisori riteneva invece derivarne pregiudizio alle finanze della provincia, sicché producevano esposto-denuncia alla Procura Regionale della Corte dei conti.

L’importo ipotizzato come danno consiste nella differenza negativa fra l’importo acquisito con le operazioni scelte con la delibera 136/2004 e quelle conseguibili qualora non fosse stata effettuata la “rimodulazione”.

In data 19 novembre 2008 ha emesso formale invito a controdedurre nei confronti degli odierni convenuti.

Hanno redatto controdeduzioni i seguenti invitati: BUCCI  (pervenute il 30 dicembre 2008), PETTA (pervenute il 31 dicembre 2008), DE FELICE  (2 gennaio 2009), LA PENNA (2 gennaio 2009), COLETTI (7 gennaio 2009), RISPOLI  (8 gennaio 2009), AIMOLA (12 gennaio 2009) PICCOLOTTI  (12 gennaio 2009), TAMBURRINO (26 gennaio 2009), COPPOLA (23 febbraio 2009). L'invitato QUARTA non ha controdedotto. La sola BNL aveva chiesto audizione personale, rinunciandovi poi espressamente.

Le controdeduzioni degli amministratori svolgono sostanzialmente i medesimi argomenti:

a) in primo luogo si sottolinea la liceità del ricorso agli strumenti della finanza derivata, peraltro contemplato nel PEG del 2001; e comunque la legge finanziario per il 2002 li prevedeva espressamente;

b) la mancanza di particolare e specifica professionalità su questa materia per gli amministratori provinciali, il che ha  comportato la necessità di affidarsi all’ advisor finanziario;

             c) i revisori, nel novero dei quali è il soggetto denunciante, non hanno formalmente e tempestivamente segnalato alcuna contrarietà all’operazione.

Le controdeduzioni della BNL evidenziano invece le specifiche funzioni di advisor finanziario, formalmente incaricato; specificano un vantaggio nelle operazioni disposte, con più contratti nel 2001 (oltre 343 mila euro a fronte di spese  per m16.500 Euro). La proposta esaminata e approvata dalla Giunta provinciale nel luglio 2003 presentava un vantaggio semestrale di Euro 70.000 e presumibilmente 748.000 in futuro. Vi era previsto un up-front di 388.000 Euro. La delibera 136 del 2004 riguarderebbe soltanto la rinegoziazione del contratto del 2003. Nel 2005 era stata avviata una operazione di “ristrutturazione” del debito dell’Ente, cui ha partecipato anche Unicredit, aggiornata nel 2006. Sotto il profilo giuridico, negano la sussistenza del rapporto di servizio, per aver avuto rapporti professionali assunti nell’ambito della propria autonomia negoziale, senza alcun inserimento nella organizzazione o nella gestione della finanza dell’Ente Locale. Mancherebbe il nesso causale con l’indebitamento della provincia di Chieti. Ritiene comunque errata la determinazione e la quantificazione del danno erariale.

 All’esito delle controdeduzioni, nei termini temporali risultanti dai provvedimenti eccezionali riguardanti gli Uffici Giudiziari siti in L'Aquila e quindi inclusivi della sospensione causa sisma,  la Procura regionale ha emesso la citazione che introduce il presente giudizio.

La responsabilità è ivi addebitata in primo luogo ai componenti della giunta che hanno adottato con colpa grave, per mancato approfondimento e imprudenza la delibera del 2004, e i due dirigenti (S.G. e responsabile del settore) che hanno espresso il parere sulla delibera.

In secondo luogo, ma in misura preponderante, è chiamato a rispondere anche l’istituto di credito con funzione di advisor finanziario.

I comportamenti censurati consistono nella improponibilità degli strumenti finanziari  scelti nella fattispecie rispetto alle esigenze della finanza di un ente pubblico, che deve astenersi da un tale grado di rischio. La legge finanziaria del 2002 pur prevedendo gli strumenti finanziari derivati, li ammette in un’ottica di contenimento del debito pubblico e non della sua dilatazione come nel caso all’esame.  L’abuso di tali strumenti, come si ritiene sia avvenuto nella fattispecie, ha condotto il legislatore ha correre ai ripari con il D.L. 25 giugno 2008 (art. 62) e poi con la Legge Finanziaria per il 2009

La estraneità della Provincia rispetto al novero degli investitori istituzionali, crea poi quella particolare situazione di affidamento all’advisor in materia di scelta di prodotti finanziari e di mercati che fa gravare su questo un ruolo decisivo nella determinazione dell’impiego in tale campo delle risorse finanziarie dell’Ente.

Nel chiedere la condanna la Procura ha anche posto una subordinata richiesta istruttoria di acquisizione di testimonianza ex art. 15 RD 1038/1933 del componente del Collegio dei Revisori dei conti, ipotizzando l’ulteriore voce di danno di costi di commissione occulti addebitati alla Provincia.

 Si sono costituiti tutti i convenuti.

La memoria di costituzione della BNL, si accentra prioritariamente sul punto della carenza di rapporto di servizio, sulla natura consulenziale della funzione di advisor e quindi sulla eccezione di difetto di giurisdizione di questo Giudice. Viene poi ricostruita, con ampia documentazione la successione delle operazioni finanziarie suggerite e gestite dalla BNL nel rapporto con la provincia di Chieti

Afferma il convenuto Istituto bancario l’inconferenza dell’argomento della procura Regionale relativo al non essere la Provincia un investitore istituzionale, poiché il rapporto di consulenza esterna rimane tale anche in tal caso. In ogni contratto di swap è stata comunque inserita la dichiarazione, appositamente prevista, che precisa che il cliente è  competente ed esperto in materia di strumenti finanziari derivati. Non ricorre poi la circostanza che gli strumenti sarebbero stati “di fatto” scelti dall’ advisor, poiché le mere proposte del suddetto potevano essere disattese dal cliente. In ogni caso BNL non ha mai utilizzato né gestito risorse finanziarie pubbliche. Anche qualora fosse affermata la giurisdizione BNL ritiene che l’aver sostanzialmente fornito pareri tecnici, ossia atti preparatori, non conduce all’attribuzione di responsabilità, stante la piena disponibilità decisionale dell’organo a ciò preposto.  I contratti (IRS con “purple collar”) erano inizialmente cinque, accorpati in uno (IRS in & out) nel 2003 e rinegoziati nel 2004, con un residuo beneficio netto, all’attualità, per l’Ente Provincia di quasi 27 mila Euro. Ciò esclude la sussistenza di un danno erariale.

La difesa di Petta e La Penna, svolta nella memoria depositata dall’avv. Guido Colella in primo luogo afferma che la complessiva operazione finanziaria, da considerarsi necessariamente nella sua interezza (con tre negoziazioni e sette operazioni swap), ha avuto lo scopo di trasformare preesistenti e ingenti debiti, costituiti prevalentemente in mutui a tasso fisso, in debiti a tasso variabile strutturato, da ritenersi più vantaggiosi ed ha effettivamente conseguito un complessivo vantaggio che rasenta il milione di Euro a tutto il primo semestre 2010. Nel momento in cui la Procura compie la valutazione della minor proficuità delle condizioni successive alla delibera 136/2004 (peraltro da ritenersi tutt’al più pari a 199 mila Euro e non oltre 267 mila) si esprime evidentemente “ex post” e soltanto su una porzione dell’operazione complessiva, peraltro in un momento non ancora conclusivo dell’operazione per la quale è prematuro affermare la negatività. Si conferma che “ex ante” l’operazione del 2004 si presentava vantaggiosa, ed anzi offriva maggiori garanzie rispetto alla precedente del 2003, forse quella sì eccessivamente rischiosa ed infatti il DM 389/2003, di poco successivo, aveva vietato quel tipo di swap, sicché nel 2004 si è operata una rimodulazione non solo legittima (il divieto è del 2008) ma anche doverosa. Si nega la preparazione dei Revisori nello specifico campo.

Le memorie difensive di tutti gli altri convenuti si soffermano sui seguenti aspetti:

-         doverosità della modifica del contratto per sopravvenuta nuova disciplina normativa;

-         assenza di danno certo e attuale per effetto di recente evoluzione positiva dell'andamento dei mercati;

-         ragionevolezza della scelta degli amministratori del 2004 con riferimento alla scelta compiuta dalla Giunta precedente e comunque adottando una prospettiva ex ante;

-          inaffidabilità dell'esposto del Revisore dott. Nestore per carenza di specifiche competenze e per protratta inattività con riferimento alla gestione del debito della Provincia;

-         mancanza di specifiche cognizioni finanziarie degli Amministratori che infatti si erano avvalsi di advisor al quale era stato affidata la funzione di selezionare e proporre i prodotti più adatti all'Ente.

Alla odierna pubblica udienza il Presidente ha precisato che fra la sua persona e il difensore Guido Colella vi è una mera omonimia, senza alcun rapporto di parentela, affinità o anche sola conoscenza.

L’avv. Pennetta argomenta in ordine alla legittimità dell’operato della giunta che è intervenuta nella gestione del ricorso al mercato finanziario in conformità con la normativa vigente, ed anzi correggendo l’esposizione a rischi che erano stati assunti dalla precedente Giunta, facendo uso della dovuta prudenza. Afferma che la denuncia del Revisore dott. Marco Nestore è stata presentata dopo più di tre anni dai fatti, senza che il medesimo soggetto, pur svolgente una funzione specifica di revisore dei conti della Provincia, avesse in alcuna maniera espresso avviso contrario.

L’avv. De Monte sottolinea che l’invito a rimodulare gli originali contratti finanziari da parte dalla BNL era stato avanzato quando ancora era in carica la precedente Giunta, e da questa era stato accettato. La successiva rimodulazione sottoposta alla Giunta Coletti era da ritenersi praticabile e non imprudente, e gli effetti non possono dirsi negativi, stante l’oscillazione dei mercati che, dopo un periodo di vantaggiosità, vede un recupero positivo dei flussi finanziari in favore dell’Ente.

L’avv. Colella sottolinea l’assenza di colpa grave, ed anche di mera colpa, nell’adozione della delibera del 2004, giacché l’affidamento alle indicazioni dell’advisor era confortato dalla circostanza che il medesimo era stato scelto, nella gara informale a suo tempo svoltasi, proprio per i profili di basso rischio che si impegnava a proporre. Se l’advisor fosse in ipotesi venuto meno a questo impegno, non si dovrebbero sanzionare gli amministratori in buona fede ma l’advisor stesso.    

L’avv. Rispoli ha affermato che la richiesta di prova testimoniale avanzata dalla Procura Regionale non può essere accolta poiché i capitoli proposti afferiscono più all’opinione del teste che all’accertamento dei fatti, per i quali semmai potrebbe essere utile l’espletamento di una CTU. Inoltre il dott. Nestore è componente di un organo, il Collegio dei revisori, che ha “latitato” sulla questione in esame e potrebbe essere ritenuto responsabile per la parte che vi ha avuto.

L’avv. Di Iorio si sofferma sulla scelta dell’advisor , compiuta dalla precedente Giunta, che ha selezionato i candidati e si è affidata a quello con una qualificazione estremamente valida. La positiva valutazione dell’operato dell’advisor, già sotto la precedente Amministrazione, ha indotto anche i convenuti componenti della Giunta Coletti a seguirne le indicazioni, il che vale ad elidere l’eventuale grado di colpa. Neanche il danno può ritenersi sussistente: esso è infatti del tutto ipotetico e, allo stato attuale, incerto e indimostrato. In ogni caso non è corretto porsi in una prospettiva “ex post”, cosa che fa anche il denunciante dott. Nestore, il quale soltanto anni dopo la scelta dell’investimento rileva che esso non era proficuo. 

Il Pubblico Ministero, in ordine alla questione della sussistenza della giurisdizione nei confronti della BNL rileva che non è corretto equiparare il ruolo dell’advisor a quello che lega altro genere di consulente privato, ad esempio un legale, alla Pubblica Amministrazione. L’advisor ha sostanzialmente diretto le scelte dell’Amministrazione in campo finanziario, né vale richiamare la sottoscrizione di apposita dichiarazione del “cliente” di essere competente ed esperto in materia finanziaria, poiché tale requisito, accettato con leggerezza e senza accertamento da parte dell’Istituto bancario, copre solo l’aspetto formale non quello sostanziale, come affermato anche dalla Corte di Cassazione (pronuncia della Sez. I n. 12138 del 26 maggio 2009). In ordine alla richiesta di acquisire prova testimoniale. Evidenzia che non si intende acquisire le opinioni del dott. Nestore, ma accertare specifici numeri, ossia indicazioni su specifiche partite di danno. Afferma poi che la modifica del contratto all'epoca ancora in corso era del tutto ingiustificata perché esso stava dando buona prova, ed è stata stipulata a condizioni peggiorate.

Il minor grado di apporto causale della condotta degli Amministratori, afferma il Pubblico Ministero, è stato dalla Procura regionale effettivamente rimarcato, e trasfuso in importi di addebito assai contenuti, che comunque valgono a dare il segnale della mancanza di attenzione ad essi imputabile.

Il giudizio è quindi stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

1. La prima questione che il Collegio ritiene di dover esaminare, consiste nella verifica della sussistenza della giurisdizione nei confronti della convenuta B.N.L.

In proposito è utile prendere le mosse dal precedente stabilito dalla decisione di questa stessa Sez. Abruzzo 14 gennaio 2005 n. 67, nella quale si è individuata la sussistenza del rapporto di servizio di un soggetto legato da apposita convenzione con un Consorzio, sulla base di un rapporto fiduciario che includeva la possibilità di “indirizzare” sostanzialmente l'impiego di fondi pubblici in operazioni finanziarie. Questa ed altre attività di disposizione dei fondi pubblici sono apparse, al Giudice di quella decisione,  integrare palesemente la fattispecie di maneggio di denaro pubblico e dunque la  soggezione  a responsabilità amministrativo-contabile del soggetto in questione sulla base della figura del funzionario di fatto in posizione di compartecipazione fattiva dell'attività amministrativa dell'Ente pubblico.

Ciò peraltro appare conforme anche a quanto affermato dalla giurisprudenza della Suprema Corte a Sezioni Unite nelle decisioni 5 aprile 1993 n. 4060 e 9 giugno 1997 n. 5137.

Venendo alla specificità della fattispecie all'esame, è utile alla comprensione di tutti gli aspetti della questione il confronto anche con quanto stabilito in un precedente giurisprudenziale assai perspicuo (Sez. Lazio sent. 10 febbraio 2010 n. 245). Ivi la Corte dei conti ha avuto modo di prendere in considerazione l’operato di una Giunta comunale che, invece di procurarsi un advisor come espressamente indicato dal Consiglio comunale, ha svolto in proprio la funzione di ricerca sul mercato e di valutazione della convenienza di diversi prodotti: ciò è stato ritenuto segno di spregiudicatezza ma non è stato posto in dubbio che si trattasse di una attività inerente alla funzione di gestione delle risorse pubbliche.

Un elemento di confusione nella presente fattispecie appare recato dalla circostanza che la BNL si trova a cumulare la funzione dell’advisor con quella di venditore del prodotto finanziario, con una commistione di ruoli che alla luce della normativa odierna appare non più ammissibile. Ed in effetti la modalità con la quale la suddetta ha svolto il proprio ruolo di advisor risulta essere, come si illustrerà più avanti, assai più attento all’assolvimento della seconda funzione (vendita del pacchetto alla Provincia) piuttosto che alla prima. Quando la BNL nega la propria qualificazione di soggetto svolgente di fatto una funzione connessa al maneggio del pubblico denaro e sottolinea la propria riconducibilità ad un rango equivalente a quello di fornitore, non fa altro che evidenziare il peculiare modo di intendere il proprio ruolo di advisor piuttosto che considerare quale funzione effettivamente era chiamata a svolgere.

L’effetto di indirizzo della destinazione di risorse pubbliche risulta nei fatti adeguatamente evidenziato nel carteggio in atti, dal quale appare evidente che, pur essendo la rappresentanza dell’Ente pubblico formalmente “informata ed esperta” in materia finanziaria per aver sottoscritto apposita dichiarazione, nella sostanza si rimetteva alle indicazioni che provenivano dalla BNL. Si ritiene infatti non probante e non vincolante la dichiarazione stessa ai fini della presente valutazione, poiché la non corrispondenza della medesima con la realtà, anche ammettendo sulla scorta della pronuncia della Cassazione n. 12138/2009 che la dichiarazione esonera l'intermediario da ulteriori accertamenti, era nel caso concreto palesemente conoscibile al soggetto che l'aveva ricevuta, ossia la BNL. L'apporto dell' advisor, nel caso presente, è in conclusione da ritenersi configurabile come ingerimento nell'esercizio di funzioni connesse all'utilizzo di pubbliche risorse nella forma dell'agente di fatto.

Resta affermata quindi la sussistenza della giurisdizione di questa Corte dei conti nei confronti del predetto istituto Bancario.

2.  Dovendosi vagliare la richiesta della Procura Regionale di ammettere l'acquisizione della testimonianza del Revisore dei conti dott. Marco Nestore, il Collegio rileva che il suddetto, oltre che nel ruolo di denunciante, compare nella vicenda come componente del Collegio dei Revisori della Provincia.

Occorre ricordare, con la migliore giurisprudenza, che la prova testimoniale deve avere ad oggetto non apprezzamenti o giudizi, ma fatti obbiettivi e ciò deve essere inteso nel senso che detta prova non può tradursi in una interpretazione del tutto soggettiva o indiretta ed in apprezzamenti tecnici o giuridici del fatto (Cass. lav. 5/2001); d'altro canto ad essa non può essere estraneo  anche il convincimento che del fatto e delle sue modalità sia derivato al teste per sua stessa percezione (Cass. 2 marzo 1998, n. 2270; 8 aprile 1995, n. 4111; 5 febbraio 1994, n. 1173), e che (Cass. 27 marzo 1990, n. 2435) sono, inoltre, consentiti quegli apprezzamenti che non sia possibile scindere dalla deposizione dei fatti; ancora, che l'incapacità a testimoniare, ai sensi dell'art. 246 c.p.c., è determinata soltanto da un interesse giuridico attuale e concreto, che legittimerebbe, ex art. 100 c.p.c., la partecipazione del teste al giudizio, mentre la sussistenza di un interesse di mero fatto, idoneo ad influire sulla veridicità della testimonianza, attiene unicamente alla attendibilità del teste (Cassazione civile, sez. III, 13 aprile 2005, n. 7677). L'interesse che invece è possibile ipotizzare per il soggetto in questione è da ritenersi giuridicamente confliggente, in quanto consistente nella necessità di avertere da se stesso il possibile addebito di avere, in quegli anni, assunto una condotta in qualche modo causalmente connessa ai fatti in giudizio.

In disparte pur rilevanti considerazioni in ordine alla preferenza della cartolarità delle allegazioni del processo contabile (talché risulta non motivata dalla Procura istante la mancata trasposizione delle dichiarazioni,  che intende far esprimere al suddetto revisore in testimonianza, in documenti da depositare in atti), appare prevalente il profilo di inopportunità, alla luce del richiamato art. 246 c.p.c. (da utilizzarsi ad integrazione dell art. 15 RD 1038/1933, mercé il rinvio dinamico di cui all'art. 26 del medesimo Regio Decreto) della prova testimoniale di soggetto che ha comunque preso parte, pur con condotta meramente omissiva, alla vicenda, nella quale rivestiva un ruolo istituzionale di specifica rilevanza, situazione che appare al Collegio integrante quella situazione di possibile partecipazione al giudizio come sopra delineata; tanto più che nel giudizio di responsabilità amministrativa, precipuamente quando riguarda Enti Locali, il possibile coinvolgimento, e quindi l’esclusione dalla prova testimoniale, dei soggetti che hanno svolto un ruolo negli atti di amministrazione portati a giudizio, è da ritenersi quasi sempre, prudentemente, configurabile.  

Ciò non senza considerare che in ogni caso l’onere dell’attore dover offrire al Collegio una pretesa che sia sufficientemente assistita da prove.

3. Passando all'esame del merito, occorre verificare la sussistenza dell'elemento oggettivo.

A tal fine, il Collegio ha dovuto prendere in considerazione la fattispecie presente inquadrandola nel più generale fenomeno del ricorso a strumenti di finanza derivata da parte degli Enti Locali.

3.1 In proposito la Corte dei conti ha avuto in più occasioni motivo di segnalare, sia in sede di controllo che in sede giurisdizionale, la pericolosità e in definitiva la cattiva riuscita (in un quadro generale e a medio termine) di queste operazioni, che pure trovano supporto e riferimento nella norma di cui all’art. 41 della legge n. 448/2001. La possibilità del ricorso degli enti territoriali al mercato dei capitali era peraltro già stata prevista dalla legge 23.12.1994, n. 724 (legge finanziaria per il 1995). Altre fonti normative regolative della materia (all'epoca dei fatti) sono il D.M. 1.12.2003 n. 389 e la successiva circolare esplicativa del 27.5.2004, pubblicata in G.U. N. 128 del 3.6.2004.

Un primo profilo venuto all'esame della magistratura contabile ha riguardato la qualificazione giuridica delle operazioni finanziarie di “interest rate swapping” rispetto al vigente limite di non destinare l'indebitamento a spese di parte corrente.

In presenza di clausola “up front”, infatti, si verifica l'acquisizione di un flusso finanziario per l'Amministrazione correlato all'assunzione di una posizione debitoria indeterminata nell'ammontare (per effetto dei profili di aleatorietà del relativo contratto) ma non per questo meno significativa sotto il profilo di un effettivo indebitamento. Sono emerse sul punto opportune precisazioni sulla circostanza che la normativa in materia ha progressivamente mutato il regime di “tollerabilità” delle suddette operazioni, fino alle più marcate restrizioni oggi vigenti. In particolare, la Sezione Siciliana ha, con sentenza 7 agosto 2006 n. 2376, analizzato il contenuto dell’art. 3 del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 389 dell’01.12.2003 ed ha richiamato il principio contabile n. 3 punto 47 dell’Osservatorio per la finanza e la contabilità negli enti locali, affermando che la “previsione di una clausola up-front … non sembra prefigurare una forma di indebitamento puro e semplice, ma appare  inserita in una operazione finanziaria ben più complessa, avente finalità precise, espressamente autorizzate  dalla legge”, poiché all’ente “ viene restituita una somma anticipatagli inclusa nell’importo complessivo che il Comune verrà a ricevere durante la durata del contratto a titolo di risparmio sugli interessi che sarebbero dovuti sul debito originario; si tratta all’evidenza non già di un nuovo  e diverso indebitamento, ma della percezione anticipata di un importo che competerà comunque all’ente”. Successivamente, tuttavia, il quadro cambia: l’art. 1, comma 739, della legge 27.12.2006 n. 296, ha infatti previsto che “dal 1° gennaio 2007 alle operazioni di indebitamento di cui al comma 17 dell’articolo 3 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, si aggiungono le operazioni di cessione o cartolarizzazione dei crediti vantati dai fornitori di beni e servizi per i cui pagamenti l’ente assume, ancorché indirettamente, nuove obbligazioni, anche mediante la ristrutturazione dei piani di ammortamento”. Ma d'altra parte, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare n. 63013 del 22.06.2007, ha previsto che i contratti derivati non possano essere qualificati quale indebitamento, come disciplinato dall’art. 3, comma 17, della legge n. 350/2003, e successive modifiche. Soltanto con l’art. 62 del decreto legge n. 112/2008, convertito in legge n. 133/2008, a sua volta modificato dall’art. 3 della legge n. 203/2008, e quindi con effetto ex nunc e non retroattivo (cr. Sez. Sicilia 29 luglio 2009 n. 1891) si è incluso nella nozione di indebitamento  “l’eventuale premio incassato al momento del perfezionamento delle operazioni derivate”, facendo evidentemente riferimento all’up-front del contratto di interest rate swap.

Sono emerse, in sede di controllo, notazioni critiche in ordine alla pratica di incorporare il valore negativo del mark to market (ossia il costo di uscita a scadenza) sostenuto al  momento della chiusura di un primo contratto, nella rinegoziazione per la successiva operazione, con scomputo dal nuovo up front, poiché anche in questo caso può configurarsi il caso di indebitamento destinato a spese correnti (appunto il mark to market).

Con altrettanta attenzione la magistratura contabile ha affrontato i profili di speculatività e aleatorietà dei diversi tipi di contratti IRS e dei prodotti di finanza derivata in genere, fornendo utili indicazioni al fine di valutarne la compatibilità o meno con le esigenze della finanza pubblica.

In sede di controllo, come è possibile rilevare in più delibere delle Sezioni Regionali di controllo (ad es. quelle di Toscana e Calabria), sono state valutate positivamente le modalità di scelta del soggetto con il quale stipulare questo genere di contratti, quando vi si riscontra la forma della gara e comunque del rispetto delle regole dell'evidenza pubblica; ugualmente apprezzabile è apparsa la tempestiva correzione e rimodulazione che consentisse una accorta verifica dell'evoluzione dell'operazione e monitorare costantemente l’andamento dei tassi e del mark to market. Nel caso in cui lo strumento dell' IRS sia adottato quale protezione sulle oscillazioni del tasso variabile del prestito obbligazionario emesso, è stato ritenuto poco prudente il non aver provveduto  all’accantonamento di parte dei vantaggi economici ottenuti a copertura di eventuali flussi negativi negli esercizi successivi, che potrebbero compromettere gli equilibri del bilancio, costituendo un apposito “fondo rischio”, così come suggerito, pur in assenza di una base normativa di riferimento, dai principi contabili degli enti locali (delibera della Sez. controllo Toscana relativa al Comune di Pisa).

Non si registra comunque un disfavore pregiudiziale verso le operazioni che possiamo definire “gestione attiva del debito”, includendo in questa definizione le diverse iniziative volte a ridurre o ad estinguere un pregresso debito, rappresentato solitamente, come nel caso presente, da mutui accesi in anni precedenti. Per alcuni Enti Locali si sono rilevati infatti vantaggi in termini di riduzione dell'esposizione debitoria. Ma anche in caso di risultati inferiori alle aspettative, o di risultati sostanzialmente negativi, tali operazioni non sono state considerate viziate da antigiuridicità (Delibera 25 febbraio 2010 n. 11 della Sezione di controllo per la Campania), sia per la già accennata indicazione normativa (l’art. 41 della l.n. 448 del 2001 da riferirsi specificamente a consimili rifinanziamento di mutui) sia per la possibilità che gli Enti solitamente hanno utilizzato, di rimodulare l'esposizione, anche in corso di vigenza dei contratti di lunga durata, chiudendo i contratti che danno cattiva prova e stipulandone di nuovi, rinegoziando alcune delle clausole più rilevanti, che possono riguardare i limiti del c.d. collar (cap e floor) e lo spread, nonché le modalità di variazione di tali riferimenti nella durata del contratto.

Altro profilo da tener presente, ed emerso tra l'altro nell'indagine effettuata dalla Sezione di controllo della Lombardia nel 2008, riguarda la misura percentuale del totale passività che l'Ente locale può ragionevolmente sottoporre ad operazioni di swap; tale valore dovrebbe attestarsi ad una quota non superiore ad un terzo. 

 Le tipologie più utilizzate risultano, anche in base alle indagini di varie Sezioni Regionali di controllo (si veda in particolare la Sezione Umbria, delib. 13 novembre 2008 n. 10) le seguenti: Basic swap con collar, IRS con collar plus, amortizing swap, IRS IN & OUT (ora vietato), IRS cap, IRS double fix, IRS con purple collar, IRS con barriera, nonché molte altre forme di prodotto strutturate, complesse ed ibride. Il tasso di riferimento è generalmente l’Euribor a 6 mesi.

Maggiormente ardua e tendenzialmente critica appare in effetti, data la varietà e la complessità delle opzioni possibili, la valutazione di contratti di IRS con profili di speculatività particolarmente elevati. Ad essi è corrisposto, in alcuni casi e nel breve periodo, un risultato favorevole, ma più spesso si sono conclusi, per gli Enti che ne hanno scelto l'alea, con precipitose “uscite” per limitare i danni, ma certo senza evitarli completamente.

Il fenomeno è stato portato all'attenzione dell'opinione pubblica con la denominazione di “fuga dai derivati” ed ha riguardato prevalentemente Comuni di piccola o media dimensione, anche per la loro carenza di adeguate professionalità e conoscenze tecniche nell'affrontare i nuovi strumenti di “finanza innovativa”. In proposito, ha fornito utili considerazioni la Sezione Regionale di controllo per il Molise (con la delibera n. .. del 24 aprile  2008 e con la delibera del 30 luglio 2008).

Ma il fenomeno ha riguardato anche alcuni fra i più grandi Comuni italiani, con aspetti talmente preoccupanti che il legislatore nazionale è dovuto intervenire introducendo, già con il decreto ministeriale del 2003 e successiva circolare, particolari cautele in relazione all’esclusione di clausole opzionali con effetto “leva” negativo, al livello sostenibile dei tassi di interesse, alla corrispondenza delle operazioni a passività effettivamente dovute, alla conclusione di contratti con intermediari finanziari affidabili.

In sostanza sono state ritenute ammissibili le operazioni meno complesse, denominate “plain vanilla”, inclusive di IRS, con acquisto di collar o di cap, o di forward rate agreement.

Con la legge finanziaria 2007 (art. 1 c. 736 e seguenti della legge 27.12.2006, n. 296), anche a seguito dell’emergere di ulteriori profili di allarme, come esito dei controlli e della vigilanza effettuata dagli organi competenti, sono state previste regole più restrittive che hanno circoscritto l’utilizzo degli strumenti derivati alla riduzione del costo finale del debito, con garanzie per l’esposizione ai rischi di mercato, ribadendo la limitazione della corrispondenza a passività effettivamente dovute e la necessità del contenimento dei rischi di credito assunti.

La stessa legge finanziaria 2007 ha inoltre previsto la necessità dell’invio dei contratti in strumenti derivati al M.E.F., come condizione di efficacia dei contratti stessi, prevedendo inoltre la comunicazione alla Corte dei Conti delle operazioni adottate in violazione della normativa vigente.

La legge finanziaria per il 2008 (l. 24.12.2007, n. 244, art. 1, c. 381 e ss.) ha previsto, inoltre, oltreché in via generale che i contratti di strumenti derivati debbono essere informati alla massima trasparenza, l’adozione di un apposito decreto del M.E.F., da emanare sentite la CONSOB e la Banca d’Italia, per la disciplina di tali contratti, nonché l’attestazione espressa, da parte degli enti locali, di conoscenza dei rischi e delle caratteristiche degli strumenti finanziari utilizzati, con evidenza in un’apposita nota allegata al bilancio degli oneri e degli impegni finanziari complessivamente derivanti da tale utilizzo.

Con il decreto legge n. 112 del 25.6.2008, convertito con legge 6.8.2008, n. 133,  oltreché ribadita la necessità dell’emanazione di un regolamento da parte del M.E.F. per l’individuazione della tipologia dei contratti derivati relativi a strumenti finanziari stipulati dagli enti locali, è stata prevista la temporanea sospensione di tali contratti, fino alla data di entrata in vigore del predetto regolamento e comunque per un anno dall’entrata in vigore del decreto stesso.

Altre previsioni dello stesso decreto riguardano la classificazione fra l’indebitamento del premio incassato al momento di perfezionamento del contratto (l' up front di cui si è già detto), completando così le disposizioni di cui all’art. 3, comma 17 della L. 24.12.2003, n. 350. E' infine intervenuta la Legge Finanziaria per il 2009, disponendo la sostanziale chiusura di questa controversa “stagione” di ricorso, all'inizio euforico e successivamente allarmato,  ai più azzardati strumenti della nuova finanza. 

L'attenzione, sia degli analisti economici che delle magistrature, si è in particolare accentrata sui contratti che prevedevano le c.d. “opzioni digital”, (si veda in particolare Sezione di Controllo Campania, delibera n. 17 del 2008)  e per alcuni di questi sono in corso, presso la magistratura ordinaria, procedimenti promossi da Enti Locali per l'annullamento e iniziative di transazione con le banche.

Tra la fine del 2003 e la metà del 2004 molti Enti territoriali sono dovuti intervenire per la rinegoziazione dei contratti che includevano l'opzione in & out, da momento che il già richiamato D M. 389/2003 aveva dichiarato non più ammissibile l'opzione stessa.

                       3.2 Tutto ciò opportunamente chiarito, il Collegio rivolge dunque l'attenzione alla specifica fattispecie per la quale è instaurato il presente giudizio, delimitata, in base alla prospettazione attorea, agli effetti riconnessi alla delibera n. 136/2004 della Giunta Provinciale di Chieti. Essa tuttavia non può che essere inquadrata nel complessivo quadro di gestione del debito intrapresa nel 2001 presso la Provincia di Chieti, e proseguito per opera delle amministrazioni avvicendatesi. 

                       La prima considerazione è che l'avvio di operazioni di gestione attiva del debito, quale quella in esame, rappresenta una scelta politica e strategica (per  espressa affermazione dei medesimi convenuti)  per la quale si richiede l'autorizzazione dell'organo competente da individuarsi nel Consiglio Provinciale. In quanto organo di indirizzo e di controllo amministrativo, è questo infatti il soggetto al quale è riservata la potestà di decidere in merito alla conclusione di tale tipologia di operazione, anche e soprattutto in considerazione dei vincoli all’utilizzo delle risorse future dell’Ente, e quindi della collettività, che la sottoscrizione del contratto comporta.

                       Compiuta la scelta dell'advisor con gara ufficiosa, nel dicembre 2001 vengono predisposti da BNL 5 contratti di interest rate swapping, con purple collar e up-front su debiti di importi diversi ma con modalità simili. In sostanza, prendendo come riferimento il contratto con un nozionale più alto  (Euro 14.791.464) se i tassi Euribor a 6 mesi si fossero conservato fra il 3% e il 4,58% l'Ente avrebbe avuto un vantaggio, mentre con valori di tasso Euribor superiori al 4,58 % vi sarebbe stato un aggravio per l'Ente che poteva arrivare fino all'1,77%. Gli altri quattro contratti hanno percentuali diverse di riferimento, ma con il medesimo meccanismo. All'epoca i tassi Euribor erano collocati attorno al 3,20%.  Ancora a giugno 2002 Euribor a 6 mesi ra 3,522.

            Nel gennaio 2003 la BNL/Advisor della Provincia di Chieti, affermando che “il monitoraggio dei principali indicatori dei mercati finanziari e monetari indirizzano verso operazioni di IRS IN & OUT”, proponeva un nuovo intervento di finanza derivata in sostituzione dei cinque contratti di IRS purple collar, per un nozionale di Euro 31.479.488,91, con un consistente up-front (350 mila Euro) ma con inclusione, in sfavore dell’Ente, del valore di mercato delle precedenti operazioni (mark to market) che risulta negativo in tutti e cinque i contratti chiusi anticipatamente, con cifre pari ad Euro 347.000 per quello con il nozionale più alto, e ripettivamente Euro 235.000. 87.500, 20.000 e  21.500 per gli altri.

 Il prodotto di finanza derivata, acquistato nel luglio del 2003, con l'opzione In & Out (di lì a poco non più consentita a seguito del più volte richiamato DM 389/2003, poichè presentava i caratteri dell'alea ritenuti improponibili per un ente territoriale) avrebbe tuttavia consentito nei fatti risultati più positivi, ed effettivamente ciò si è riscontrato nel caso in esame, ed anche altrove  per contratti del tutto paragonabili ad esso (cfr. come esempio Relazione allegata alla delibera della Sezione regionale di controllo per l'Umbria 13 novembre 2008 n. 10 , operazioni descritte alle pagg. 50 e 51).  Sarebbe stata tuttavia una scelta assai più dannosa se i tassi fossero rimasti alti per un periodo prolungato. Infatti non deve trarre in inganno la clausola per la quale l'Ente si impegna a pagare un tasso fisso inferiore al tasso swap ordinario di mercato (tasso in), perché appena il tasso variabile (Euribor 6 mesi) avesse raggiunto, ad una delle date di fix, un valore superiore a quello della soglia out, sarebbe scattato per l'Ente un aggravio finanziario di dimensioni non preventivabili, in quanto pari al tasso Euribor 6 mesi più 1,90%. Insomma un tasso fisso quando tutto va bene, ma variabilissimo quando va male. Di qui l'aleatorietà e il disfavore per tale opzione, che ne ha determinato la messa al bando per la finanza locale. Senza contare che tra le clausole del contratto predisposto da BNL vi è (art. 13) la dichiarazione di inapplicabilità al contratto della risoluzione per eccessiva onerosità di cui all'art. 1467 cod. civ. (per quanto possa valere).

                       La Giunta all'epoca in carica, diversa da quella di cui hanno fatto parte gli odierni convenuti, adotta, sempre senza passaggio in Consiglio Provinciale, la deliberazione 11 luglio 2003 n. 81 di accettazione della proposta BNL. 

Reinquadrata dunque la specifica fattispecie che la Procura Regionale ha azionato con la citazione in esame, si deve esaminare direttamente la delibera in discussione. Come atti preparatori e prodromici si riscontra presente a fascicolo soltanto la proposta BNL di ristrutturazione del debito datata 19 marzo 2004 e pervenuta alla Provincia nel momento del cambio di amministrazione. Ivi la BNL torna a proporre, oltre che una IRS purple collar,  e un acquisto di cap , anche una nuova IRS del tipo in & out  mostrando di ignorare la normativa più restrittiva nel frattempo intervenuta. Si tenga presente che, ancorché scaduto l'affidamento biennale dell'incarico di advisor, l'Istituto suddetto continua ad agire in proroga fino a nuovo affidamento dell'incarico stesso. 

Con la successiva comunicazione del 21 settembre 2004 la proposta della BNL si definisce maggiormente, e, facendo cenno alla “recente normativa introdotta”, viene accantonato il riferimento all'opzione in & out. Il nuovo contratto proposto è di tipo purple collar come rinegoziazione di quello precedente, e di purple collar plus per una ulteriore tranche di debito. Con le nuove opzioni, l'Ente ha un tasso fisso nel primo semestre al 4,20%, poi paga al tasso di 5.10% in caso di tasso Euribor 6 mesi basso (pari o minore a 1,95%) e in caso di Euribor medio o alto paga due punti e 0,2 più di tale tasso, ma con un tasso massimo di 7,92. In relazione al secondo contratto, l'Ente paga, in caso di rialzo del tasso Euribor 6 mesi al livello di 6,50 % o sopra, un tasso di 8,26 % ma comunque non di più.  Questo secondo contratto, dei due proposti nel settembre 2004, non risulta approvato.

Per completezza, occorre considerare che la Provincia, con un diverso Dirigente del Settore, aveva anche intrapreso l'emissione di prestiti obbligazionari  (BOP) in forma “bullet”(rimborso in unica soluzione) e che nel 2005 ha chiesto alla BNL di proporre prodotti non solo per la gestione del debito come già visto sopra, ma anche della liquidità acquisita con tali prestiti. A questo punto nella risposta la BNL ritiene di dover specificare che non sta (più) agendo in qualità di consulente finanziario ma offre solo un prodotto con la relativa assistenza.  Occorre precisare che i mutui accesi presso la Cassa DD e PP. tutti ancora con molti anni davanti per giungere all'estinzione (fino al 2018, al 2019 e in un caso al 2023) erano stati rinegoziati con la Cassa ed avevano tassi di interesse fra il 4,60% e 5,75 %.

            Nel 2006 l'attività di finanza innovativa della Provincia si orienta non più sulla estinzione anticipata dei mutui ma sull'operazione  dei prestiti obbligazionari bullet, stipulando un diverso contratto di floor con la BNL dopo una ricerca di mercato.

            3.3. Le premesse fin qui svolte consentono di effettuare una valutazione in termini di ragionevolezza oggettiva dell'operato della giunta che ha adottato la deliberazione su cui si appunta l'azione di responsabilità.

            L'operazione compiuta nel 2004 a seguito della delibera di Giunta n. 136 presenta evidentemente una diversa strutturazione, necessariamente priva dell'opzione in & out, con meccanismi di garanzia per l'Ente (purple collar) in caso di forte incremento dei tassi (Euribor 6 mesi superiore al 5.80%) e con buoni risultati finanziari in caso di tassi inferiori al 3.054 %. Nel novero dei prodotti di IRS, quello all'esame non appare un esemplare particolarmente sbilanciato e  azzardato, quanto piuttosto un “rientro” da precedenti esposizioni a rischio che pure potevano risultare, in determinate circostanze, produttive di temporanei vantaggi, ai quali, assieme ai rischi, la nuova strutturazione ha effettivamente rinunciato.

            Nella affermazione attorea di dannosità di tale scelta, non appare chiaro se la Procura attrice abbia inteso prendere a riferimento il saldo dei flussi ad una certa data  o piuttosto il mark to market. Quest'ultimo, si ricordi, è un valore virtuale che si concretizza solo in caso di chiusura ad una certa scadenza, variando con i mercati. I flussi sono invece periodicamente saldati, e presentano valori positivi o negativi a seconda dell'importo dovuto dalla banca all'Ente e di quello dovuto per lo stesso periodo dall'Ente alla banca. 

            Potrà risultare evidente che in entrambi i casi si tratta di importi, per quanto riguarda non solo la quantificazione ma anche l'effettiva consistenza, non attualizzati e privi della connotazione della certezza, in quanto sottoposti a ricalcolo semestrale da confrontare non soltanto con gli importi differenziali di altro prodotto finanziario ma anche con l'originario indebitamento con la Cassa Debiti e Prestiti, la cui gestione è all'origine di tutta la vicenda. In questa prospettiva l'oscillazione dei valori di mercato non fornisce affermazioni e quantificazioni stabilizzate della sussistenza di effettivo danno.

            Quanto all'antigiuridicità ex se dell'operazione di ricorso ai prodotti finanziari  derivati (o a determinati prodotti), in qualche modo sottesa alla domanda attorea, che ove letta congiuntamente all'invito a dedurre, intende censurare anche i “maggiori oneri e spese bancarie” derivanti dall'aver voluto modificare un contratto in corso, ebbene essa non può essere, date le premesse fin qui illustrate, condivisa dal Collegio sia per il quadro normativo all'epoca vigente, sia per la evidenziata assenza nella fattispecie di quella particolare rischiosità che aveva suscitato l'attenzione e il disfavore degli operatori dell'economia e della giustizia; si rileva al contrario che la condotta alternativa, ossia la conservazione del contratto in corso all'epoca pur in presenza di clausole sopravvenutamente illegali, non è proponibile come termine di paragone in quanto antigiuridica per definizione.     

            Dei tre altri profili di criticità astrattamente ipotizzabili (destinazione a spese di parte corrente dell' up front, assunzione di funzione di indirizzo senza mandato consiliare, mancata  predisposizione di fondo-rischi) non ne è stato effettivamente evidenziato alcuno da parte della Procura attrice. Essi non possono dunque essere, in assenza di iniziativa attorea, specificamente oggetto di rilevazione e ulteriore approfondimento d'ufficio da parte di questo Collegio.

            In carenza del presupposto dell'elemento oggettivo di danno certo e attuale la domanda risarcitoria appare inidonea a conseguire l'accoglimento.

            4. Appare a questo punto privo di rilevo l'esame di ulteriori profili relativi alla natura discrezionale o meno della scelta effettuata dagli Amministratori, o al grado di addebitabilità soggettiva delle condotte ai diversi soggetti convenuti nel presente giudizio

            5. L’eccezionalità della fattispecie, sotto vari profili, consente al collegio, pur in presenza di proscioglimento nel merito dei convenuti, di disporre la compensazione integrale delle spese legali e di giustizia .  

P. Q. M.

LA CORTE DEI CONTI

Sezione Giurisdizionale dell’Abruzzo

Definitivamente pronunciando, ogni altra domanda ed eccezione reietta, assolve dalla domanda attorea i convenuti  Umberto AIMOLA,  Ettore BUCCI, Tommaso COLETTI,  Anna Maria COPPOLA, Antonella DE FELICE,  Luciano LA PENNA,  Nicola PETTA, Francesco PICCOLOTTI, Lamberto QUARTA, Rodolfo RISPOLI, Antonio TAMBURRINO e la Banca Nazionale del Lavoro s.p.a. nella persona del legale rappresentante pro tempore.

Spese compensate.

Così deciso in L’Aquila, nella Camera di Consiglio del 23 marzo 2010.

           L’Estensore                                            il Presidente

F.TO Giacinto Dammicco                    F.TO   Martino Colella

 

Depositata in Segreteria il 22/04/2010

                                                              Il Direttore della Segreteria

                                                           F.TO Dott.ssa Antonella Lanzi