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Mercoledì 6 Giugno 2001
«Forse
necessario il ripristino dei ticket» L’allarme della Corte dei Conti: nei
primi 4 mesi del 2001 spesa sanitaria aumentata del 30%
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- ROMA - Cinque mesi dopo l’abolizione del ticket, varata il 1° gennaio
del 2001, la Corte dei Conti mette il dito nella piaga della spesa
farmaceutica. E avverte: «Alcune Regioni hanno segnalato che se la
situazione dovesse perpetuarsi sarà necessario ripristinare qualche forma
di ticket». Questo è il tenore dell’allarme lanciato da Fulvio
Balsamo, presidente della sezione autonomie della magistratura contabile
che ha annunciato dati più precisi nel bilancio della finanza regionale,
disponibile però solo tra 10 giorni. L’impennata del carico per le
medicine sostenuto dal Servizio sanitario nazionale è stata confermata
dall’Agenzia per i servizi regionali che, per i primi 4 mesi del 2001,
stima un aumento del 30 per cento rispetto al 2000. La spesa farmaceutica
finisce dunque sul banco degli imputati per il grande «buco» di 10 mila
miliardi nei conti pubblici. E a proposito di spese sanitarie Silvio
Berlusconi, parlando ai deputati di Forza Italia, avrebbe manifestato
tutti i suoi timori: «Il sistema della Sanità nelle singole regioni
provoca, secondo i nostri calcoli, uno sbilancio di 3000 miliardi al mese.
Cifra che potrebbe anche rivelarsi superiore di mille o duemila miliardi».
Ma le prime dichiarazioni che arrivano dai ministri in pectore non
lascerebbero immaginare la decisione di reintrodurre i ticket. Dice
l’economista Antonio Marzano, candidato alle Attività produttive: «Dell’argomento
non abbiamo ancora parlato. Constatiamo che quando sono stati aboliti (i
ticket) non si è pensato di coprire il mancato gettito. L’abolizione è
stata fatta in deficit».
L’analisi della Corte dei Conti non lascerebbe scampo. Tanto che il
presidente Balsamo parla di «pericolo» imminente pur affermando che non
necessariamente bisogna tornare indietro: «Quella di ripristinare i
ticket è solo un’idea e speriamo che non sia necessario attuarla. Però,
se la spesa farmaceutica dovesse dilatarsi molto, bisognerà pur adottare
dei rimedi... Occorre soprattutto responsabilizzare sia i medici sia gli
utenti». Proprio in questi giorni che precedono il cambio di guida
politica anche al ministero della Sanità, sul tavolo di Umberto Veronesi
è arrivato un documento antisprechi della Commissione sulla spesa
farmaceutica. Un atto praticamente dovuto, lasciato in eredità al nuovo
governo, che a partire da luglio introdurrà un meccanismo elementare: se
il medico insisterà nel prescrivere un farmaco equivalente di prezzo più
alto la differenza sarà a carico del cittadino. La Federfarma conferma
che «tale misura incentiverà il ricorso ai farmaci generici che costano
il 20 per cento in meno».
Ma la tendenza a largheggiare sembra inarrestabile: l’effetto calmiere
del ticket assicurava che il 10 per cento della spesa farmaceutica fosse
coperto direttamente dal cittadino. Tra gennaio e febbraio del 2001, i
medici di base hanno compilato ben 70 milioni 445 mila 346 ricette: il
15,4 per cento in più rispetto al 2000. Un dato, questo fornito dalla
Federfarma, che va messo vicino a quello sulla spesa farmaceutica
sostenuta dal Servizio sanitario nazionale nei primi due mesi dell’anno:
quasi 3.737 miliardi (»31,2 per cento rispetto al 2000). Le Regioni che
hanno «sforato» di più sono nell’ordine: Lazio, Friuli Venezia
Giulia, Sicilia, Sardegna. Chiudono la classifica, con aumenti molto più
contenuti, Marche e Umbria. In termini assoluti è la Lombardia che, con
quasi 9 milioni di abitanti, incide più delle altre regioni (meno
popolose) sulla spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario
nazionale: 514 miliardi tra gennaio a febbraio 2001.
È stato registrato, tra gli altri, un particolare meccanismo psicologico
che ha fatto lievitare la spesa farmaceutica: l’eliminazione del ticket
avrebbe indotto molti cittadini a fare ricorso alle ricette del Servizio
nazionale anche per i farmaci di basso costo che precedentemente venivano
acquistati in contanti perché era poco conveniente fare la fila dal
medico, per avere la ricetta, e poi pagare un ticket di 3 mila lire.
Inoltre, l’eccezionale aumento delle ricette presentate a gennaio sono
il frutto di un effetto «accaparramento» innescato dal timore che i
ticket avrebbero potuto essere reintrodotti.
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