|
Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato Collegi I e II – Pres. G. Clemente - Rel. A.Carosi e F. Viola - Delibera n. 25/2008/G, del 21 novembre 2008 - Relazione concernente la "Gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per la realizzazione delle infrastrutture ferroviarie della rete tradizionale e per la realizzazione del sistema "Alta velocità"".
Con deliberazione n. 25/2008/G la Corte dei conti ha approvato una relazione sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per la realizzazione delle infrastrutture ferroviarie della rete tradizionale e per la realizzazione del sistema "Alta velocità". Il referto riguarda le risultanze del controllo esercitato sulla gestione dei debiti contratti dalla holding Ferrovie dello Stato e successivamente accollati allo Stato (per una schematizzazione dell'accollo si veda l'allegato Tali debiti riguardano, in parte, investimenti relativi alla rete tradizionale risalenti agli anni '90, in parte afferiscono alla operazione Alta Velocità e sono conseguenti all’abbandono precoce del project finance, promosso dalla ormai disciolta Società Infrastrutture, nata nel 2002. I primi sono stati accollati allo Stato a far data dal 1996, per effetto della legge n. 662/1996, art. 2, comma 12 (e del decreto attuativo n. 146206 del 21.03.1997), per un importo complessivo di euro 31.193.478.511, per prestiti già contratti e già autorizzati da leggi allora vigenti. I secondi, relativi al sistema Alta Velocità da realizzare dalle società RFI-TAV attraverso finanziamenti erogati dalla società Infrastrutture spa (ISPA), reperiti sul mercato finanziario, sono stati accollati allo Stato, per un importo pari ad euro 12.950.000.000, a partire dal 2006, per effetto della legge n. 296/06 (finanziaria 2007), art. 1, commi 966 e seguenti. L’accollo del debito a carico del bilancio statale costituisce una decisione squisitamente politica, scolpita in una specifica disposizione di legge. Entrambe le fattispecie hanno, infatti, in comune la genesi legislativa, nel senso che nascono dalla scelta normativa di accollare debiti, insostenibili per il gestore del servizio pubblico, allo Stato. Le differenziate ipotesi di accollo del 1996 e del 2006 presentano elementi similari sotto diversi profili: le dimensioni rilevanti degli oneri caricati sullo Stato, la gravosità delle operazioni di prestito e delle procedure ad esse collegate, la scarsa trasparenza amministrativa e contabile della gestione del debito. Nella prima fattispecie, gli oneri ed il relativo accollo si inserivano nel solco tradizionale dei prestiti di scopo il cui ammortamento viene rimborsato dall’Erario, anziché con i proventi del servizio; nella seconda, essi erano il portato di un project finance atipico, con rischi interamente gravanti sulla parte pubblica. Nell’ipotesi di project adottato per la realizzazione del sistema Alta Velocità è stata posta in evidenza l’inattendibilità ab origine della quantificazione dei flussi di entrata presi a riferimento e la sottostima dei costi dell’opera, elemento di particolare gravità in una formula contrattuale di tal genere, ove alle incognite dei mercati finanziari dovrebbe almeno far riscontro la certezza dei costi. Lo stesso Legislatore, con la istituzione di una garanzia a "piè di lista" dello Stato, aveva effettuato una implicita prevalutazione negativa, in relazione alla "bancabilità" della iniziativa.
Gli esiti non positivi di entrambe le soluzioni hanno certamente quale prodromo gestioni prive dei requisiti di efficacia, efficienza ed economicità e la decisione dello Stato di farsene carico; entrambe avrebbero dovuto essere intercettate e fermate prima di produrre i pregiudizievoli effetti per la finanza pubblica. Il mancato monitoraggio dell’andamento economico dei soggetti gestori del servizio pubblico, ha provocato la situazione di emergenza che è alla base delle sindacate operazioni di trasferimento degli oneri. Sarebbe opportuna una maggiore trasparenza sulla illustrazione e gestione dei debiti accollati: tali operazioni, di regola eccezionali, stanno diventando ipotesi periodicamente ricorrenti per alleviare i deficit in costante espansione delle società gerenti i servizi pubblici.
E’ stata segnalata l’esigenza di un raccordo trasparente tra le scritture patrimoniali dello Stato e delle Società partecipate al fine di evitare la dispersione improduttiva di consistenti risorse pubbliche. Il mancato collegamento impedisce, infatti, chiarezza e trasparenza sugli effetti delle gestioni manageriali delle holding pubbliche, caratterizzate da ricorrenti deficit e da operazioni di "pulizia" ciclicamente sopportate dall’Erario.
Fattori di rischio sono emersi dai rapporti negoziali ereditati: complesse clausole finanziarie penalizzano spesso la parte pubblica, la quale, anche a causa della insufficienza di un’azione conoscitiva di supporto, tende ad eseguire pedissequamente gli articolati contrattuali, senza valutare l’opportunità di azionare opzioni in essi contenute. Lo Stato proprietario, azionista e comunque dotato di poteri di direttiva, dovrebbe essere posto in grado di intervenire prima che i citati effetti si consolidino irrimediabilmente.
Manca un’azione costante di verifica sull’operato dei manager pubblici, dai quali si ereditano gli effetti delle decisioni, con il risultato che gli errori da questi commessi non vengono valutati sotto il profilo di una ipotetica responsabilità sociale in quanto nei loro confronti vige un regime di sostanziale irresponsabilità delle decisioni adottate: nella nostra tradizione amministrativa troppo spesso gli effetti del loro operato sono considerati ineluttabili sopravvenienze passive per l’Erario. Di fatto, chi assume le decisioni non ne porta le responsabilità e chi eredita le responsabilità non ha competenze né in materia istruttoria, né di vigilanza ed ingerenza.
Le operazioni intraprese pregiudicano l’equità intergenerazionale, caricando in modo sproporzionato su generazioni future ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali. Sotto questo profilo la vicenda in esame è considerata paradigmatica delle patologiche tendenze – della finanza pubblica – a scaricare sulle generazioni future oneri relativi ad investimenti, la cui eventuale utilità è beneficiata soltanto da chi li pone in essere.
La Corte mette in rilievo l’esigenza di improntare la gestione dei debiti pubblici a dinamismo e prudenza: le Amministrazioni pubbliche non dovrebbero utilizzare le risorse del contribuente per la stipula di contratti inutilmente aleatori incidendo in modo forte ed antitetico sul patrimonio dello Stato e su quello di soggetti esterni, quali le società pubbliche (i cui esiti sono comunque riconducibili alla finanza allargata), comportando periodici e rilevanti sacrifici erariali.
In ultimo, fattore critico decisivo è rappresentato dai costi accessori dell’operazione, dei quali non risulta tracciabile per intero la consistenza e la dimensione in ragione delle spese di nascita, "vitalizzazione" e chiusura delle operazioni societarie nonché degli innovativi strumenti di credito, più onerosi rispetto al credito tradizionale.
La delibera della Corte contiene raccomandazioni specifiche per il Ministri dell’economia e delle finanze, il quale – ai sensi della vigente legislazione – dovrebbe promuovere un processo di riesame delle patologie accertate dalla Corte, attraverso appropriati interventi organizzativi e normativi.
Deliberazione n. 25/2008/G la Corte dei conti Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato in adunanza congiunta dei Collegi I e II del 21 novembre 2008 **** Visto il testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con R.D. 12 luglio 1934, n. 1214; vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modifiche e integrazioni, ed in particolare l’articolo 3, comma 4, che autorizza la Corte dei conti a svolgere il controllo sulle gestioni condotte dalle amministrazioni pubbliche, verificandone la legittimità e la regolarità, il funzionamento degli organi interni, nonché la corrispondenza dei risultati dell’attività amministrativa agli obiettivi stabiliti dalla legge, valutando costi, modi e tempi dell’azione amministrativa; visto il regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo, approvato con deliberazione n. 14/2000 delle Sezioni Riunite in data 16 giugno 2000 e successive modificazioni; visti i programmi di controllo inerenti alle gestioni oggetto della presente delibera; considerato che in data 27 ottobre 2008 i Magistrati istruttori hanno deferito al Collegio la relazione contenente le risultanze delle sopramenzionate indagini; vista l’ordinanza del 28 ottobre 2008, con la quale il Presidente della Sezione medesima ne ha deferito l’esame e la pronuncia al I e II Collegio, convocandoli in adunanza congiunta per la data odierna; vista le note prot. 2545 e 2548 del 29 ottobre 2008, con le quali il Servizio di Segreteria per le adunanze della Sezione centrale del controllo ha trasmesso la relazione:
- Ufficio Gabinetto;- Dipartimento per i trasporti terrestri e il trasporto intermodale;uditi i relatori consiglieri Aldo Carosi e Fabio Viola; uditi: per il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento del Tesoro- Direzione II:
per l’Ufficio Centrale di Bilancio presso il Ministero dell’economia e delle finanze: dott. Piero Pettinelli – dirigente; per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Dipartimento per i trasporti terrestri e il trasporto intermodale: ing. Fabio Croccolo - dirigente; preso atto delle memorie presentate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Dipartimento per i trasporti terrestri e il trasporto intermodale, depositate in data 17 novembre 2008 con prot. 2747/08; viste le memorie presentate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Ufficio Gabinetto, depositate in data 18 novembre 2008 con prot. 2751/08; viste le memorie presentate dal Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento del Tesoro - Direzione II, depositate nell’Adunanza del 21 novembre 2008 con prot. 2789/08. Ritenuto che la relazione dei Magistrati istruttori, opportunamente integrata sulla base delle memorie di cui sopra e dei chiarimenti forniti nel corso dell’adunanza pubblica dai rappresentanti delle Amministrazioni, sia meritevole di approvazione; DELIBERA di approvare la relazione conclusiva dell’indagine sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture ferroviarie e per la realizzazione del sistema "Alta velocità; ORDINA che la presente deliberazione e l’unita relazione siano trasmesse, ai sensi e per gli effetti dell’art. 3, comma 6, della legge n. 20/94, modificato dall’art. 1, comma 172, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e dall’art. 3, comma 64, della legge 24 dicembre 2007, n. 244: alla Presidenza del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati; alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Segretariato Generale; al Ministro dell’Economia e delle Finanze; al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; manda, ai sensi e per gli effetti dell’art. 41, r.d. 12.7.1934 n. 1214, la presente delibera e i relativi allegati, al competente Collegio delle Sezioni Riunite, affinché possa trarne deduzioni circa le modalità con le quali le Amministrazioni interessate si sono conformate alla vigente disciplina finanziaria e contabile.
RELATORI cons. Aldo CAROSI
cons. Fabio VIOLA
CORTE
DEI CONTI Sezione
centrale di controllo sulla gestione delle
Amministrazioni dello Stato Risultanze
del controllo sulla gestione dei debiti accollati al
bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture
ferroviarie e per la realizzazione del sistema “Alta velocità” Magistrati
istruttori: Fabio
Viola
INDICE
Sintesi
...........................................................................................
pag. 4 1.
Premessa
.......................................................................................
pag. 7 2.
I presupposti normativi per
l’assunzione a carico del bilancio statale degli
oneri derivanti dai prestiti – Loro individuazione e allocazione in bilancio .......................................................................................... pag. 8 3.
La genesi e le modalità del
debito accollato allo Stato e la partner-ship FF.SS. - TAV - Cassa Depositi e Prestiti – ISPA – La stipula di contratti derivati e il loro esito negativo .......................................................... pag. 11 4.
Analisi della vicenda ISPA
– Il mancato raggiungimento degli obiettivi attesi dalla complessa operazione economico-finanziaria – La crisi della ipotesi di autofinanziamento ............................................................. pag. 14 5. Analisi della gestione finanziaria dei rimborsi e carenza delle informazioni a supporto ..................................................................................... pag. 21 6.
Sostenibilità finanziaria
della gestione del debito ed equità intergenerazio- nale .............................................................................................. pag. 24 7. Analisi economico-giuridica dei contratti ereditati – Mancata rappresen- tazione degli effetti economici nel bilancio dello Stato.......................... pag. 27 8.
Doveri di vigilanza e di
controllo dell’Amministrazione sul debito ereditato pag.
35 9. Il punto di vista delle Amministrazioni e le controdeduzioni della Corte pag. 37 10. Conclusioni e raccomandazioni ......................................................... pag. 47 ALLEGATI A.1
Situazione
patrimoniale – Prestiti di Ferrovie dello Stato accollati al bilancio dello
Stato – Situazione 2007 A.2
Situazione
patrimoniale – Prestiti di Ferrovie dello Stato accollati al bilancio dello
Stato – Situazione 2008 A.3
Quadro storico riassuntivo dei prestiti FF.SS. alla
data del A.3.1
Debito residuo dei debiti bancari
nazionali al A.3.2
Situazione
dei prestiti obbligazionari nazionali al A.3.3
Situazione dei prestiti bancari e
obbligazionari in valuta estera al A.3.4
Prestiti contratti con Eurofima
accollati al bilancio statale al A.3.5
Situazione al B.1
Prospetto storico di
stanziamenti, impegni e pagamenti del capitolo 9521 – Quota capitale dei
mutui contratti da Ferrovie dello
Stato spa B.2
Prospetto storico di
stanziamenti, impegni e pagamenti del capitolo 2200 - Interessi dei mutui
contratti da Ferrovie dello Stato
spa B.3
Prospetto storico di
stanziamenti, impegni e pagamenti del capitolo 2222 – Interessi sui prestiti
stipulati per l’Alta velocità B.4
Prospetto degli stanziamenti, impegni e pagamenti del capitolo 9523 –
Quota capitale dei prestiti stipulati per l’Alta velocità C
Soggetti
coinvolti nelle procedure di accollo a carico del bilancio statale degli oneri
derivanti dai prestiti stipulati dalla holding Ferrovie dello Stato Sintesi La
relazione della Corte riguarda le risultanze del
controllo esercitato sulla gestione dei debiti contratti dalla holding
Ferrovie dello Stato e successivamente accollati allo Stato. Nel
secondo caso, molto più complesso, è venuta in evidenza la carente
istruttoria, che condusse ad adottare uno strumento di finanza innovativa come
la istituzione di un patrimonio separato ISPA per finanziare le infrastrutture
dell’Alta Velocità. La
Corte ha posto l’accento sulle carenze metodologiche del processo
decisionale che ha condotto all’adozione della complessa operazione: nessuno
studio di fattibilità attendibile aveva quantificato la vantaggiosità di
tale operazione rispetto al sistema creditizio tradizionale per realizzare gli
investimenti. Il
patrimonio separato si è rivelato sostanzialmente inconsistente in quanto
basato su ricavi futuri stimati approssimativamente e, per di più, gravanti
direttamente o indirettamente su risorse pubbliche (sfruttamento delle tratte
da parte di gestori, in prevalenza pubblici, di trasporti ferroviari,
integrazioni a piè di lista caricate direttamente dalla legge sull’Erario). Quel
che è più grave, queste operazioni pregiudicano l’equità
intergenerazionale, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si
arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali.
Sotto questo profilo la vicenda in esame è considerata dalla Corte
paradigmatica delle patologiche tendenze – della finanza pubblica – a
scaricare sulle generazioni future oneri relativi ad investimenti, la cui
eventuale utilità è beneficiata soltanto da chi li pone in essere,
accrescendo il debito pubblico, in contrasto con i canoni comunitari. La
Corte sottolinea, altresì, l’esigenza di un raccordo trasparente tra le
scritture patrimoniali dello Stato e delle Società partecipate, al fine di
evitare la dispersione improduttiva di consistenti risorse pubbliche. Viene
rilevata, infine, l’esigenza di supportare con puntuali istruttorie ogni
decisione in questo delicato settore, sia essa assunta in ambito societario,
che legislativo o amministrativo. Le istruttorie non dovrebbero essere
apodittiche o ripetitive di tessuti normativi criptici, ma caratterizzate da
un preventivo studio delle alternative possibili, delle tecniche di
valutazione adottate per le scelte effettuate, dei risultati attesi e dei
possibili margini di scostamento. 1. Premessa La
presente relazione riguarda le risultanze delle indagini in
materia di gestione dei finanziamenti per l’Alta velocità e di accollo di
debiti e passività pregresse al bilancio statale, derivanti dalla gestione di
società pubbliche partecipate. Gli
elementi ricavati dalle pertinenti istruttorie hanno messo in luce l’utilità
di riferire prioritariamente sulle gestioni oggetto della presente relazione,
in considerazione: v della assoluta rilevanza dei profili economico-finanziari sottesi alle operazioni di trasferimento al bilancio statale degli oneri derivanti da operazioni debitorie gestite dalla società FF.SS. e da società appartenenti alla sua holding; v dell’urgenza di segnalare all’Amministrazione interessata le gravi problematiche emergenti dalla gestione statale di detto debito; v dell’esigenza di separare i profili oggetto del presente referto da quelli sotto indicati, per i quali le istruttorie in corso presentano diacronie rispetto alla presente: a) finanziamenti a Ferrovie dello Stato s.p.a. a copertura degli investimenti relativi alla rete tradizionale; b) contributi in conto impianti destinati alla stessa società per la realizzazione di opere specifiche; c) contributi quindicennali da corrispondere alla società per la realizzazione di interventi relativi al sistema AV/AC; d) gestione delle risorse destinate ai corrispettivi dei contratti di Programma e di Servizio; e) utilizzazione, per detti investimenti, dei fondi prelevati in conto TFR ai sensi della legge n. 296/2006. I profili gestori di cui alle lettere precedenti saranno oggetto – pertanto – di separate relazioni. La
presente riguarda la gestione dei debiti accollati, a far
data dal 1996, per effetto della legge L. I rapporti debitori tuttora in essere sono analiticamente elencati negli allegati A.1 e A.2 alla presente relazione: il primo riguarda la situazione esistente al termine dell’esercizio 2007; il secondo la situazione dell’esercizio in corso. Detti prospetti sono articolati in modo speculare, fatta salva la parte inerente alle colonne 10, 11, 12 e 13, relativamente alle quali il prospetto 2007 riporta i pagamenti complessivi effettuati nell’esercizio ormai concluso, mentre nell’allegato A.2, essendo l’esercizio 2008 ancora in corso, è sembrato più opportuno riportare gli stanziamenti di bilancio. I dati contenuti nei prospetti sono ricavati dalle istruttorie direttamente compiute nei confronti di tutti i soggetti interessati e dai dati rilevati dal sistema integrato Ragioneria Generale dello Stato-Corte dei conti, attraverso una verifica di coerenza interna che ha riguardato i contratti elencati nella colonna 2 degli allegati stessi. 2.
I presupposti normativi per l’assunzione a carico del bilancio statale degli
oneri derivanti dai prestiti – Loro individuazione e allocazione in bilancio Il
primo provvedimento legittimante l’assunzione a carico dello Stato degli
oneri oggetto della presente indagine è la legge Con
decreto attuativo del Ministero del Tesoro n. 146206 del I finanziamenti ancora a carico dello Stato[2] riguardano dieci contratti (di cui due prestiti obbligazionari) stipulati con diversi istituti di credito[3]; tre sono in valuta estera (CHF e USD)[4] e presentano peculiarità legate alle oscillazioni del valore del cambio monetario nel tempo. A
seguito di tali disposizioni sono stati istituiti nel bilancio dello Stato –
Ministero dell’economia e delle finanze - i pertinenti capitoli di
allocazione delle risorse necessarie: sul capitolo 2200[5]
vengono pagati gli interessi dei prestiti, sul capitolo 9521[6]
la quota capitale e sul capitolo 2243[7]
le commissioni agli istituti di credito[8].
Per i pagamenti afferenti ai prestiti reperiti sul mercato internazionale il
Ministero dell’Economia e delle Finanze si avvale della Banca d’Italia la
quale, previa erogazione dei fondi da parte del Ministero, provvede agli
“adempimenti occorrenti per l’accreditamento degli importi dovuti, in euro
o in altre valute, agli intermediari incaricati del servizio finanziario”[9].
Gli
allegati prospetti B1 e B2 contengono l’analisi cronologica degli
stanziamenti, degli impegni e dei pagamenti, rispettivamente allocati al
capitolo 2200 e al capitolo 9521. Il
secondo provvedimento è costituito dalla legge n. 296/2006 (finanziaria 2007)
la quale all’art. 1, commi 966 e seguenti, ha previsto che “gli oneri
per capitale ed interessi dei titoli emessi e dei mutui contratti da
Infrastrutture Spa fino alla data del 31 dicembre 2005 per il finanziamento
degli investimenti per la realizzazione della infrastruttura ferroviaria ad
alta velocità “Linea Torino-Milano-Napoli”, nonché gli oneri delle
relative operazioni di copertura, sono assunti direttamente a carico del
bilancio dello Stato. Fatti salvi i diritti dei creditori del patrimonio
separato costituito da Infrastrutture Spa sono abrogati il comma 1, ultimo
periodo, il comma 2, ultimo periodo, e il comma 4 dell'articolo 75 della legge
27 dicembre 2002, n. 289. La Cassa depositi e prestiti Spa, in quanto
succeduta ad Infrastrutture Spa ai sensi dell'articolo 1, comma 79, della
legge 23 dicembre 2005, n. 266, promuove le iniziative necessarie per la
liquidazione del patrimonio separato costituito da Infrastrutture Spa. A
seguito della predetta liquidazione cessa la destinazione dei crediti e
proventi di cui al comma 4 dell'articolo 75 della legge 27 dicembre 2002, n.
289, e sono estinti i debiti di Ferrovie dello Stato Spa e di società del
Gruppo relativi al citato patrimonio separato sia nei confronti del patrimonio
separato stesso sia nei confronti dello Stato. L'assunzione degli oneri a
carico del bilancio dello Stato di cui al comma 966 nonché l'estinzione dei
debiti di Ferrovie dello Stato Spa e di società del gruppo di cui al comma
967 si considerano fiscalmente irrilevanti. I criteri e le modalità di
assunzione da parte dello Stato degli oneri di cui al comma 966, di
liquidazione del patrimonio separato di cui al comma 967, nonché i criteri di
attuazione del comma 964, sono determinati con uno o più decreti di natura
non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze. Ai fini del
rimborso degli interessi e della restituzione delle quote capitale dei mutui
accesi in applicazione del decreto-legge 7 dicembre 1993, n. 505, convertito,
dalla legge 29 gennaio 1994, n. 78, per il triennio 2007-2009, e' posto a
carico dello Stato, per l'importo annuo di 27 milioni di euro, l'onere per il
servizio del debito già contratto nei confronti di Infrastrutture Spa, per il
periodo dal 1° agosto 2006 al 31 dicembre Il
comma 1364 della medesima legge stabilisce che i commi 966, 967, 968 e 969
entrano in vigore dalla data di pubblicazione ( La
seconda vicenda è il culmine di un lungo processo iniziato con la
costituzione, nell’anno 1991, della società TAV[10]. Detta
Società è responsabile dei rapporti con le istituzioni centrali e locali
coinvolte nel progetto Alta Velocità, con
gli enti titolari/gestori dei servizi di rete interferiti dalle linee AV/AC e
con gli organismi di rappresentanza del territorio (per specifiche soluzioni
relative a insediamenti produttivi, aree agricole, industriali, ecc.). All’inizio
degli anni duemila, al fine di rimuovere la situazione di stallo prodottasi
precedentemente per questo grande progetto infrastrutturale, il Legislatore ha
ritenuto di promuovere strumenti innovativi di intervento nel settore del
credito, attraverso il coinvolgimento di Infrastrutture s.p.a di cui si
riferisce in prosieguo. La
crisi di questo progetto, i cui snodi principali sono riassunti nel successivo
paragrafo, e la gravità degli oneri economici conseguenti a tale operazione
hanno indotto il Legislatore, attraverso la legge 296/06, articolo 1, commi
966 e seguenti, ad accollare al Ministero dell’economia e delle finanze gli
oneri derivanti dai prestiti
stipulati dalla società Infrastrutture. Nella
tabella seguente sono rappresentati i contratti di prestito stipulati da TAV
spa[11]
con ISPA, successivamente accollati al bilancio dello Stato.
Nel
2006 è stato istituito nel bilancio dello Stato – Ministero dell’economia
e delle finanze – il capitolo 2222[12],
ove sono allocate le risorse per il pagamento degli interessi inerenti ai
prestiti ereditati dalla gestione TAV-ISPA. Il
prospetto B.3 contiene l’analisi cronologica degli stanziamenti, degli
impegni e dei pagamenti allocati al capitolo 2222. Esso riguarda gli esercizi Per
quel che concerne le quote di capitale, il primo rimborso di 2 miliardi di
euro, è stato effettuato nell’esercizio 2008 sul capitolo 9523[13],
appositamente istituito sul bilancio del MEF, e riguarda 3.
La genesi e le modalità del debito accollato allo Stato e Gli elementi sinteticamente espressi nel paragrafo precedente meritano una analisi approfondita in ordine alla genesi del debito accollato allo Stato ed al complesso intreccio dei rapporti tra FF.SS – TAV – Cassa Depositi e Prestiti – ISPA. Con
l’articolo 8, comma 1, del decreto legge n. 63/02 convertito in legge n.
112/02, è stata istituita La
società poteva raccogliere la provvista necessaria mediante l’emissione di
titoli e l’assunzione di finanziamenti. La garanzia per i titoli e i
finanziamenti poteva essere disposta con decreto del Ministero dell’Economia
e delle Finanze. Ciò è avvenuto proprio con riguardo al sistema di Alta
velocità secondo le modalità successivamente descritte. Con
successiva legge n. 289/02 (legge finanziaria 2003), art. 75, comma 1, veniva
disposto che “Infrastrutture Spa finanzia prioritariamente, anche attraverso
la costituzione di uno o piu’ patrimoni separati, gli investimenti per la
realizzazione della infrastruttura ferroviaria per il "Sistema alta
velocità/alta capacità", anche al fine di ridurre la quota a carico
dello Stato. Le risorse necessarie per i finanziamenti sono reperite sul
mercato bancario e su quello dei capitali secondo criteri di trasparenza ed
economicità. Al fine di preservare l'equilibrio economico e finanziario
di Infrastrutture Spa è a carico dello Stato l'integrazione dell'onere per il
servizio della parte del debito nei confronti di Infrastrutture Spa che non è
adeguatamente remunerabile utilizzando i soli flussi di cassa previsionali per
il periodo di sfruttamento economico del "Sistema alta velocità/alta
capacità”. Corollario
di dette disposizioni è l’articolo 4, comma 135, della legge n. 350/03
(finanziaria 2004), il quale collegava l’attività di ISPA alle opere della
legge n. 443/2001 (cosiddetta Legge Obiettivo) tra le quali rilevante
posizione assume il progetto Alta Velocità. In
data A
tale riguardo, in data Nel
progetto finanziario dell’iniziativa la separazione del patrimonio veniva
concepita come finalizzata al rimborso dei finanziamenti; a sua volta la sua
implementazione veniva ipotizzata attraverso la cessione, da parte dei
beneficiari del mutuo RFI e TAV: a)
di
crediti e proventi (flussi di cassa previsionali) derivanti dall’utilizzo
del sistema AV/AC, che “sostanzialmente si identificano (al netto di alcune
detrazioni) con le somme percepite dagli operatori di trasporto per
l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria”[15]; b)
degli
importi corrisposti dallo Stato a titolo di integrazione, ai sensi dell’art.
75 della legge finanziaria 2003 e del successivo decreto interministeriale di
attuazione, nel caso in cui le risorse di cui al punto a) non fossero state
sufficienti. In
base al suddetto decreto interministeriale il gestore dell’infrastruttura
ferroviaria RFI avrebbe dovuto determinare i flussi di cassa a partire dal
2009, per intervalli temporali corrispondenti ai contratti di programma, in
correlazione con la durata del finanziamento. Relativamente
ai prestiti stipulati da ISPA era prevista la conclusione, a valere sul
patrimonio separato, di contratti di hedging[16]
finalizzati a coprire i rischi di tassi di interesse e/o di cambio tra valute. In
conformità alle prescrizioni del Codice civile (articoli 2447 sexies e 2214)
le scritture contabili afferenti al patrimonio così costituito dovevano
essere custodite in modo inequivocamente separato da quelle inerenti a quelle
delle altre attività societarie. Nel
periodo intercorrente tra il Alcuni
finanziamenti consistevano in mutui, altri in emissioni obbligazionarie: degli
stessi si riferisce analiticamente in successivo paragrafo. In
data Il
progetto ISPA è stato
bruscamente interrotto dalla legge n. 266/05 (finanziaria 2006) la quale
all’articolo 1, comma 79, prescriveva che Infrastrutture S.p.a. è “fusa
per incorporazione con effetto dal 1° gennaio 2006 nella Cassa depositi e
prestiti S.p.a., la quale assume tutti i beni, diritti e rapporti giuridici
attivi e passivi di Infrastrutture S.p.a., incluso il patrimonio separato,
proseguendo in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi anche
processuali”. Con decreto 27.12.2006 il Ministro dell’Economia e delle
Finanze ha dato attuazione alla norma, autorizzando A
seguito di tali disposizioni le obbligazioni derivanti dai contratti di cui
sopra sono state accollate, ai sensi del comma 969 della legge finanziaria
2007, precedentemente evocato, al bilancio dello Stato, con conseguente
liberazione del patrimonio separato di Infrastrutture s.p.a.[18]. Relativamente
alle operazioni di copertura del rischio di variazione dei tassi di interesse,
le risultanze ad oggi verificate sono di carattere assolutamente negativo. I
dati disponibili relativi agli esercizi Mentre
le passività delle gestioni swap gravano sul capitolo inerente al pagamento
degli interessi (soluzione contabile in linea di massima corretta, pur
trattandosi nel caso di specie di contratti derivati ma distinti dal prestito
principale) le entrate vengono confuse nel capitolo “omnibus” 3240
dell’entrata avente ad oggetto “Somme dovute dalla Banca d’Italia a
titolo di eccedenza del rendimento di tutte le attività nei confronti del
Tesoro e a titolo di remunerazione del saldo relativo al conto “Disponibilità
del Tesoro per il servizio di Tesoreria”, nonchè introiti relativi ad
eventuali interventi sulla gestione del debito”. Detta
soluzione sembra collidere con i principi di specificazione, significatività
e trasparenza, perché le risorse allocate in detta posta di entrata sono di
natura eterogenea e caratterizzate da cadenze economiche e giuridiche del
tutto diverse. 4.
Analisi della vicenda ISPA – Il mancato raggiungimento degli obiettivi
attesi dalla complessa operazione economico-finanziaria - La crisi della
ipotesi di autofinanziamento I risultati amministrativi all’esame di questa Corte non possono prescindere da un sintetico ma significativo inquadramento della vicenda ISPA, la società pubblica istituita sulla base del decreto legge 63/02 e rapidamente tramontata nel 2006. La società era nata, pur nella sinteticità degli enunciati normativi che la riguardano[20], per promuovere la realizzazione di opere di pubblica utilità, anche attraverso la finanza di progetto, in modo tale da alleggerire il peso sulle finanze pubbliche ed efficientarne la gestione patrimoniale. In quest’ottica l’art. 8 del decreto legge prevedeva la possibilità di creare patrimoni separati per il finanziamento di particolari infrastrutture[21].
Il Presidente pro tempore della Corte, nell’apposita audizione
parlamentare del In particolare, egli osservava che : a) la creazione della Società Infrastrutture (e quella della gemella Società Patrimonio) era priva di una precisa relazione tecnica in ordine ai tempi, alle modalità, al contenuto e all’impatto sui conti pubblici delle competenze ad essa assegnate; b) in particolare non erano specificati gli effetti favorevoli attesi, rispetto ai vincoli di finanza pubblica, all’indebitamento pubblico, al conto consolidato delle pubbliche amministrazioni; c) la straordinaria dimensione quantitativa dei flussi generati dall’operazione avrebbe potuto sottrarre al controllo parlamentare una serie di decisioni idonee ad incidere pesantemente sulle prospettive future della finanza pubblica; d)
diversi aspetti contabili di rilevante complessità non erano
messi a fuoco dalla richiamata normativa e, in particolare, quelli inerenti ad
una chiara illustrazione del collegamento patrimoniale tra e) i dati in possesso della Corte non consentivano di esprimere un giudizio circa la esistenza della copertura finanziaria della garanzia statale sui titoli emessi dalla Società Infrastrutture ai sensi dell’art. 8, comma 2, del citato decreto legge; f) per i beni demaniali e quelli del patrimonio indisponibile le misure adottate non sembravano sufficienti ad assicurare la tutela del sotteso interesse pubblico, soprattutto in considerazione della possibilità che gli stessi confluissero in patrimoni separati, collegati a singole operazioni di finanziamento. Il Presidente della Corte raccomandava profonda cautela negli interventi di finanza straordinaria evocati da un così radicale affidamento esterno della gestione del patrimonio immobiliare e mobiliare dello Stato. Intervento la cui dimensione poteva essere stimata alla luce delle carenti informazioni contenute nella legge solo in astratto, non essendone determinata in concreto la consistenza economico finanziaria. Ciò, anche in considerazione dei rischi del mercato globale, cui un simile audace inserimento poteva andare incontro. Purtroppo
le preoccupazioni esposte da questa Istituzione di controllo hanno trovato
rispondenza nei risultati effettivamente conseguiti al termine delle
operazioni precedentemente richiamate. Dopo appena quattro anni, infatti, Tale
patrimonio consisteva in titoli e prestiti interbancari peraltro già
utilizzati da TAV e RFI ed in particolare dei crediti e proventi della Società
derivanti da ciascun prestito erogato ai debitori nell'ambito della
convenzione-quadro, “Credit Facility Agreement”, inerente al complesso dei
prestiti successivamente stipulati da ISPA a partire dall’esercizio 2009.[22] La
seguente tabella illustra la movimentazione del portafoglio crediti del
patrimonio separato[23]:
Al La
documentazione afferente alla procedura di liquidazione e la pertinente nota
istruttoria[24]
hanno evidenziato che l’intero peso economico della operazione è stato
accollato allo Stato, il quale si è assunto l’onere del rimborso dei titoli
emessi, liberando Le
banche finanziatrici hanno sottoscritto con il Ministero dell’economia e
delle finanze un accordo consistente nell’assunzione da parte dello Stato di
tutti i rapporti ereditati dalla disciolta società. Dalla
documentazione acquisita in istruttoria è emerso che la Società non si era
limitata ad emettere prestiti obbligazionari, ma aveva anche adottato
operazioni di copertura attraverso la sottoscrizione di swap[25].
Questi derivati - come è noto
– presuppongono una gestione continua, al fine di adottare le opzioni più
favorevoli consentite durante il lungo arco della loro durata. Gli
istituti coinvolti nelle operazioni finanziarie in questione sono BEI, JP
Morgan Chase, Banca Opi S.p.A, diverse banche tramite Agenzia di Societè
Generale, Morgan Stanley, Lehman Brothers, UBS limited e Depfa Bank. L’entità
delle singole operazioni è illustrata nell’allegato A.1 alla presente
relazione. Alle
operazioni compiute in sede societaria non ha fatto riscontro alcuna correlata
informativa circa l’impatto sul bilancio dello Stato di tale estrapolazione
della gestione del patrimonio separato. Di qui la necessità e complessità
della presente istruttoria circa il numero, la dimensione, la natura giuridica
e le tendenze evolutive delle operazioni richiamate nei successivi paragrafi e
nei pertinenti allegati. Quel che appare difficilmente controvertibile, nel
caso di specie, è che ai rilevanti oneri caricati sul bilancio dello Stato
non fa riscontro alcun provento derivante dalle evocate operazioni. Nessun
commento è riservato al confronto tra gli effetti favorevoli, in termini di
vincoli di finanza pubblica e di indebitamento, e risultati conseguiti;
confronto che non sarebbe quasi certamente positivo, e forse nemmeno
possibile, in considerazione del fatto che A
livello parlamentare non risulta che gli esiti non soddisfacenti di questa
operazione siano stati oggetto di approfondita discussione ed analisi critica.
Nella
seduta del Senato del L’evidenza
dei fatti dimostra che proprio questo si è verificato; più correttamente
potrebbe dirsi che il patrimonio separato non si sia mai costituito dal
momento che i ricavi della TAV erano ipotizzati a partire dal 2009[26],
mentre le risorse di riequilibrio dell’iniziativa erano fin da allora
accollate dalla legge finanziaria allo Stato. In realtà – al di là delle
rassicurazioni fornite nella richiamata seduta parlamentare – fin
dall’inizio appariva aleatorio un recupero in termini di autofinanziamento
del capitale investito. Nessun riscontro concreto è stato dato in ordine alla
dichiarazione del Presidente di ISPA, avvenuta nel corso della citata
audizione, secondo cui “sulla base di modelli matematici più che
affidabili, si è appurato che un allungamento della durata massima della
concessione TAV dal 2041 al 2061 permetterebbe di ripagare totalmente il
debito”. L’equilibrio
finanziario non è stato al centro delle decisioni assunte da ISPA e neppure
delle direttive linee guida in proposito emanate dal Ministero dell’economia
e delle finanze, dal momento che in alcun documento acquisito nel corso della
presente istruttoria emerge un attendibile riparto tra le quote assunte a
carico dello Stato e quelle a carico del settore privato. A quest’ultimo è
stato riservato un mero ruolo di approvvigionamento finanziario, attraverso
sistemi tradizionali e innovativi, senza che allo stesso sia stato caricato
alcun rischio imprenditoriale, presupposto inscindibile di qualsiasi vera
tecnica di project finance. In
termini di raffronto tra obiettivi normativi e risultati raggiunti, non può
non rilevarsi il mancato raggiungimento dello scopo enunciato all’articolo
75, comma 1, della legge 289/2002 di realizzare, attraverso la complessa
operazione, la riduzione dei conseguenti oneri a carico dello Stato, che al
contrario, ha dovuto affrontare al termine dell’esercizio 2006 la
sopravvenienza passiva di 12.950.000.000 euro, confermandosi, in tal modo, le
preoccupazioni esposte dal Presidente della Corte nella citata audizione del
2002. La
norma prevedeva anche l’adozione di criteri di trasparenza e di economicità,
il cui rispetto non sembra essere avvenuto, dal momento che i fatti oggetto
della presente istruttoria sono stati ricostruiti per la maggior parte
attraverso la lettura di documenti non pubblicati e comunque non leggibili da
un operatore di media diligenza senza una adeguata guida cronologica e
teleologica degli eventi. Analoghe considerazioni riguardano il rispetto del
preteso criterio di economicità, dal momento che fin dagli atti preparatori,
ed anche successivamente, non è stata data prova di studi economici di
fattibilità, ricognitivi delle alternative gestionali possibili e
dimostrative della vantaggiosità della soluzione prescelta, rispetto a quelle
tradizionali o ad altre pratiche di project finance meno anomale di quella
adottata. Dalla documentazione istruttoria acquisita da Cassa Depositi e
Prestiti, in quanto ente subentrante alla disciolta ISPA, risultano soltanto
ipotesi formali e non strettamente quantificate con frequenti rinvii alle
condizioni bancarie esistenti al momento dell’avvio della procedura di
finanziamento. In particolare non esistono quantificazioni estimative circa i
flussi di cassa ipotizzati e la quantificazione degli oneri integrativi
gravanti sullo Stato, ai sensi dell’art. 75, comma 1, della legge 289/2002,
nonché la individuazione degli operatori di trasporto che avrebbero
utilizzato l’infrastruttura ferroviaria con i prevedibili proventi a
ciascuno degli stessi riferiti. Dalla
copiosa documentazione inviata in data 21.10.2008 prot. 1601/08 da Cassa
Depositi e Prestiti si rileva che un solo documento (peraltro non datato e
sottoscritto) del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, intitolato
“Piano di priorità degli investimenti sull’infrastruttura ferroviaria –
Aggiornamento 2004 – Sistema AV/AC – Nota di sintesi e di valutazione dei
dossier elaborati da RFI spa” formula dubbi e perplessità circa
l’attendibilità degli equilibri economici inerenti al progetto
“Patrimonio separato”. Nelle considerazioni conclusive si legge infatti
che “l’effettivo verificarsi dei risultati esposti nelle soluzioni
proposte da RFI dipende strettamente ... dal verificarsi del traffico previsto
sui nuovi assi ferroviari AV/AC e delle conseguenti previsioni di ricavi da
pedaggi per lo stesso traffico; dal rispetto dei tempi di conclusione e dei
costi di realizzazione delle opere ... Va inoltre considerato il diverso grado
di attendibilità delle previsioni dei costi di costruzione e di esercizio
contenute nei dossier di cui trattasi, rispetto alle stime di traffico e di
ricavi derivanti dall’esercizio delle nuove linee AV/AC. Le prime ...
possono essere considerate abbastanza prossime ai valori finali. Le seconde,
invece, relative ai volumi di traffico ed ai ricavi derivanti dallo
sfruttamento delle nuove linee, si proiettano in tempi di lunga durata (un
cinquantennio circa) nel corso dei quali molte variabili esterne alle volontà
ed ai comportamenti del gestore dell’infrastruttura, delle imprese
ferroviarie e degli stessi pubblici poteri sovranazionali, nazionali e
regionali, possono influenzare positivamente o negativamente, e in misura più
o meno ampia, il conseguimento dei risultati ipotizzati nei dossier. ...
Infine si fa presente che la realizzazione delle linee AV/AC e l’adozione di
nuovi modelli di esercizio della rete determineranno la liberazione di tracce
sulla rete tradizionale. L’utilizzo di detta capacità, quindi, costituirà
una opportunità per il trasporto pubblico locale, ma anche una possibile
criticità per quanto riguarda le occorrenze finanziarie dei soggetti
committenti (in primo luogo le regioni).” In
questo contesto non sembrano appropriate le conclusioni e le motivazioni
elaborate da ISPA nella relazione istruttoria alla iniziativa secondo cui
“L'operazione proposta consente ad ISPA di dare idonea attuazione all'art.
75 della legge Le
esposte incognite lasciate aperte al momento di avviare il costoso e complesso
progetto appaiono propedeutiche a qualsiasi iniziativa di tal genere, non
potendosi ragionevolmente ipotizzare il successo di un simile iter
procedimentale, senza una ricognizione e una simulazione degli effetti delle
numerose variabili incidenti sui risultati del progetto stesso. Corollario
probatorio della interpretazione dei fatti formulata in questa sede è il
richiamo legislativo alle norme regolatrici la liquidazione del patrimonio
separato (articolo 2447 novies del codice civile espressamente enunciato nel
decreto del MEF In
proposito va sottolineato come una indiretta tutela degli interessi erariali
si sia concretata attraverso la opportuna rinuncia da parte di ISPA a portare
a termine il programma di finanziamento, realizzato solo per il 50%, dal
momento che la previsione iniziale del Quanto
alla preoccupazione espressa dalla Corte dei conti nella audizione del Rispetto
ai profili contabili dei rapporti TAV, ISPA, Cassa Depositi e prestiti e
Ministero dell’economia e delle finanze non è stato possibile reperire
valutazioni e notizie soddisfacenti, anche con riguardo ai principi contabili
rispettivamente adottati nelle diverse gestioni del bilancio. Certamente nel
bilancio della holding FF.SS. i benefici conseguenti all’accollo
testimoniano e concretano un andamento gestionale positivo, che potrebbe
essere fuorviante sotto il profilo della valutazione del management
societario, dal momento che lo stesso è meccanicamente indotto dalla
correlata operazione di scarico degli oneri sull’Erario. Sempre
con riguardo alle preoccupazioni sollevate dalla Corte sulla nascita della
Società Infrastrutture, va sottolineato come probabilmente il grave
sacrificio imposto all’Erario abbia trovato consistenti motivazioni nella
tutela degli interessi pubblici sottesi all’operazione. Per
quel che concerne infine i rischi del mercato globale è il caso di rilevare
come uno degli istituti coinvolti nell’operazione, Infine da un punto di vista contabile, anche alla luce dei principi generali d’ordine costituzionale, sottesi alla natura della legge finanziaria, appare anomala la disposizione contenuta nel comma 1364 della legge 296/2006 (finanziaria 2007), la quale ha fatto retroagire gli effetti di detta finanziaria sul precedente esercizio 2006, aggravandone i risultati di amministrazione in modo imprevedibile e consistente, data l’entità del debito così iscritto pari ad euro 12.950.000.000[28] più gli interessi pari ad euro 617.816.738. 5.
Analisi della gestione finanziaria dei rimborsi e carenza delle informazioni a
supporto Un primo profilo dell’analisi riguarda la capacità di programmazione ed in particolare quella di stimare in modo attendibile e preciso gli stanziamenti di bilancio. Nella
fattispecie in esame, soprattutto per il rimborso delle quote di capitale, la
stima dovrebbe essere caratterizzata da precisione assoluta, essendo riferita
a clausole contrattuali esattamente specificate. Anche quando i contratti
prevedono opzioni di slittamento nella restituzione del capitale, questa
ipotesi dovrebbe essere già considerata in sede di programmazione, a meno di
non essere gestita in sede di variazioni di bilancio, laddove particolarissime
situazioni contabili o del mercato finanziario non suggerissero cambiamenti di
linea rispetto al programma annuale. Nessuna di queste ipotesi sembra essersi
realizzata: tuttavia dai prospetti B1 e B2 si evince una discrasia tra gli
stanziamenti di competenza e i pagamenti relativi agli interessi e al capitale
rimborsato nel periodo In particolare sorprendono gli scostamenti inerenti al pagamento del capitale. Essi ammontano complessivamente, per l’intero quadriennio, ad euro 31.187.417, sommatoria dei valori 11.921.912, 18.738.896, 151.033 e 375.576, riferiti agli anni 2004, 2005, 2006 e 2007. Considerato che l’Amministrazione non sembra aver assunto decisioni circa la gestione di detto debito, la discrasia può essere imputabile solo ad imprecisioni nel calcolo degli oneri, non potendosi giustificare le discrepanze con meri arrotondamenti. Le differenze tra prescrizioni contrattuali e stanziamenti di bilancio provocano indirettamente la immobilizzazione di risorse utili al fabbisogno statale complessivo o, addirittura, nel caso di sottostima, creano potenziali debiti fuori bilancio. Nella fattispecie in esame le patologie riscontrate sembrano appartenere soltanto alla prima categoria. Anche
nella stima degli interessi si sono verificate nel quadriennio Per i prestiti assunti a seguito dell’operazione TAV-ISPA risultano ad oggi pagate quote di rimborso del capitale per 2 miliardi di euro (cfr. Allegato B.4), mentre la situazione dei pagamenti per interessi è analiticamente illustrata nel prospetto B.3. Detto
prospetto evidenzia fenomeni di scostamento tra la stima in sede previsionale
e il debito effettivamente onorato dall’Amministrazione. Essi ammontano
complessivamente per il biennio Per questa situazione valgono analoghe considerazioni a quelle formulate per la gestione finanziaria dei prestiti indicati agli allegati B.1 e B.2. La
seconda analisi riguarda i profili patrimoniali delle gestioni in esame e la
loro illustrazione contabile: a tal fine gli allegati A.1 e A.2 evidenziano i
prestiti contratti da FF.SS. e da altre società della holding non ancora
estinti al L’analisi
effettuata in questa sede supplisce alla carenza di informazione contabile
contenuta nel bilancio statale: essa infatti non si limita – come il
bilancio dello Stato – alla dimensione finanziaria, ma si estende alla
intera configurazione patrimoniale del debito, come consolidato negli esercizi
2007 e All’allegato
A.1 sono da collegare gli allegati A.3, A.3.1, A.3.2., A.3.3, A.3.4 e A.3.5 i
quali illustrano il quadro storico riassuntivo dei prestiti accollati allo
Stato nel Come la obiettiva configurazione delle cifre dimostra, si trattava di un accollo pesantissimo, tale da sconvolgere i già precari equilibri del bilancio pubblico dell’epoca. La composizione del debito già contratto (cfr. allegato A.3) consisteva, per la percentuale del 33,59%, in capitale residuo di prestiti nazionali, per il 32,26%, in capitale da prestiti obbligazionari nazionali, per il 21,28%, in capitale da prestiti in divisa estera sia bancari che obbligazionari, per il 12,87%, da capitale per prestiti contratti con Eurofima. I
successivi allegati A.3.1, A.3.2., A.3.3 e A.3.4 individuano analiticamente
gli istituti di credito coinvolti, gli importi nominali dei prestiti, l’anno
di stipula del prestito, la sua scadenza,
il debito residuo e l’eventuale rinegoziazione. Nell’allegato A.3.5
viene rappresentata la situazione dei prestiti già autorizzati da leggi
vigenti, e non ancora contratti alla data di accollo ( Come si può osservare, alcuni prestiti rimontavano agli anni ’50 e non erano ancora estinti, in alcuni casi per la durata originaria del prestito, in altri per la rinegoziazione dello stesso. Mette
conto sottolineare come ad alcuni di questi prestiti (cfr. allegato A.3.3),
quelli contratti in divisa estera, si siano sovrapposti fin dagli anni ’90 i
contratti derivati swap, che in alcuni casi servivano ad allungare la durata
del debito (cfr. Morgan Stanley), in altri probabilmente a garantirne la
stabilità dei tassi. I
dati illustrati sono per la maggior parte di tipo storico, essendo rimasti
attivi, come si evince dall’allegato A.1, soltanto n. 9 prestiti derivanti
dall’originario accollo del 1996: tuttavia la loro analisi è emblematica di
alcune gravi patologie (rispetto ai canoni di sana gestione finanziaria), che
hanno caratterizzato queste operazioni di spostamento del debito dall’ente
gestore del servizio pubblico all’Amministrazione statale. L’onere
trasferito, al di là della ratio legis legittimante, sulla quale non possono
essere espresse valutazioni in questa sede (salvo quelle successivamente
esposte in termini di impatto della legislazione), è tale da configurare, da
un lato, lo stato di dissesto dell’Ente stesso, prima del sacrificio
erariale, dall’altro, una tendenza dell’Amministrazione statale a
succedere, in modo acritico ed indiscriminato, in tutte le obbligazioni da
questo assunte, ratificandosi in tal modo decisioni gestionali molto
problematiche, che avrebbero meritato un sindacato sulla responsabilità di
chi le aveva poste in essere. Senza scendere nel dettaglio delle singole
operazioni, è emblematica la lettura dell’allegato A al Decreto
ministeriale n. 146206 del Rinviandosi al successivo paragrafo le osservazioni circa il dovere di vigilanza e ingerenza dello Stato finanziatore sulle proprie società, mette conto ribadire che l’assunzione massiccia e globale a carico dell’Erario dei debiti del gestore del servizio, non “ripulisce” le responsabilità e le condotte gravemente lesive dell’equilibrio finanziario del servizio stesso. Il grave impatto sulla finanza pubblica dell’operazione del 1996 avrebbe probabilmente dovuto essere di monito per il successivo indebitamento, realizzato con modalità giuridiche innovative ma conforme, nella mancata prevenzione degli effetti negativi, alla esperienza precedente. Dal punto di vista dell’autocorrezione, pur prendendosi atto che alcuni effetti derivano direttamente dalle norme primarie, una lettura storica delle disfunzioni avrebbe potuto evitare una operazione, come quella del patrimonio separato ISPA, in cui fin dall’inizio tutti i rischi, compresi quelli derivanti dalla imprecisa stima delle risorse, gravavano nuovamente sull’Erario. Pur risultando sostanzialmente univoca, in relazione ai prospetti A.1 e A.2, l’analisi successivamente esposta ha avuto quale principale riferimento i dati 2007, essendo i pagamenti elemento più significativo rispetto alle previsioni di competenza. La
durata media dei prestiti residui del primo accollo (anni ’90) risulta
inferiore ai prestiti Alta velocità stipulati nel biennio Le formule contrattuali atipiche e la incidenza dei cambi per i prestiti contratti in divise estere impediscono un raffronto dei tassi di interesse realmente corrisposti, anche se nel successivo paragrafo relativo all’analisi giuridico-economica dei contratti saranno formulate alcune valutazioni sotto questo profilo. Al
dicembre 2007 il capitale residuo da restituire complessivamente è di euro Dal confronto tra le colonne 13 e 10 si evince che nel 2007 è stato rimborsato capitale pari ad euro 194.624.429 pari all’1,34% del debito complessivo residuo. I contratti in questione prevedono talvolta clausole di rinegoziazione con allungamento dei tempi di ammortamento. La rinegoziazione dei prestiti risulta ispirata piuttosto a mere esigenze di cassa che a parametri quali ad esempio il ciclo di vita del bene realizzato, il reddito dallo stesso prodotto negli anni di impiego, la utilità concretamente rivestita per le generazioni di utenti e contribuenti coinvolte. A ciò si aggiunge che il passaggio di questi oneri dal bilancio privatistico delle società pubbliche interessate a quello dello Stato, recide drasticamente i collegamenti di carattere economico-patrimoniale con le opere concretamente finanziate. 6.
Sostenibilità finanziaria della gestione del debito ed equità
intergenerazionale Diversi ordini di considerazioni nascono dall’analisi dei dati economico-finanziari. Esse investono in particolare i profili di sostenibilità finanziaria dei sistemi e delle politiche pubbliche del nostro Paese. Durante
Il controllo dell’indebitamento è necessario per limitare il carico tributario sui presenti e futuri contribuenti e per soddisfare gli impegni con i creditori e i finanziatori a fondo perduto e, nell’ambito della Unione Monetaria Europea, è fondamentale per rispettare gli accordi di stabilità finanziaria tra gli Stati. In relazione a questi profili sono stati svolti una serie di approfondimenti istruttori volti a verificare la sostenibilità finanziaria e la equità del complesso procedimento posto in piedi dallo Stato e dalle sue società. In particolare[29] sono stati chiesti chiarimenti in ordine: b) alla correlazione tra termini, durata, entità dei finanziamenti e valore dei beni, oggetto dell’investimento, loro ciclo produttivo, nonché modalità di ammortamento; c) alla specificazione nell’arco temporale di vita dei contratti di finanziamento, dei carichi gravanti sugli utenti e sui contribuenti in rapporto ai benefici contemporaneamente conseguiti. Il
Ministero dell’economia e delle finanze e Ciò riduce i principi manageriali del controllo e della gestione ad acritica esecuzione di decisioni assunte in altra sede. Questa prassi non si può giustificare con l’argomento dell’intangibilità degli effetti contrattuali perché la gestione di un debito di tale proporzione e di così articolata genesi negoziale presuppone una continua lettura dinamica e critica delle clausole che regolano i rapporti tra le parti: ciò non solo per adottare le opzioni meno invasive per la finanza pubblica, ma anche per identificare la eziologia dei risultati e, da questa, ricavare elementi di prevenzione per il futuro. La presente affermazione sarà ulteriormente argomentata nel paragrafo afferente alla analisi economico-giuridica dei contratti ereditati dall’amministrazione statale. Un
primo corollario di queste osservazioni è che il pagamento “a piè di
lista” da parte dello Stato sottrae una rilevante fetta di risorse agli
investimenti sociali. In buona sostanza l’uso del debito pubblico
abbondantemente praticato da FF.SS., anche in periodi storici talvolta già
lontani nel tempo, e poi scaricato sull’Erario viene trasmesso a generazioni
future, senza che sia data alcuna prova che le stesse possano in qualche in
modo avvantaggiarsene: non esiste infatti alcuna relazione o documentazione,
negli atti a supporto dell’accollo del debito, dalla quale si evinca che
allo stesso siano correlati beni pubblici ancora produttivi al momento in cui
tale debito finirà di essere pagato. Anzi, le modalità anodine con cui questi debiti vengono assunti lascia intendere che gli effetti sulla distribuzione intergenerazionale delle risorse non siano stati in alcun modo tenuti presenti e neppure calcolati in astratto. Dovendosi prendere atto dell’assenza di una normativa specifica in materia di equità intergenerazionale, non può sottacersi l’esigenza di introdurre criteri semplici, ma stringenti, nella emissione e gestione del debito pubblico, che tengano conto della esigenza di valutare quest’ultimo non solo in termini puramente matematici rispetto al PIL, ma anche sostanziali. Almeno a livello programmatico il consumo potenziale per le generazioni future dovrebbe essere eguale a quello delle generazioni attuali e quindi ogni ciclo di investimenti dovrebbe essere correlato attraverso procedimenti istruttori finalizzati a tale verifica. Il problema è ancora più insidioso quando – come nel caso di specie – lo Stato adotta il sistema dell’accollo del debito a piè di lista poiché, in tal modo, viene ad essere completamente impedita la tracciabilità del rapporto tra i beni acquisiti col prestito e l’utilità dagli stessi rivestita nel tempo. Nel caso in esame è impossibile acquisire, dagli atti a corredo del bilancio e dai provvedimenti di spesa ad essi sottesi, alcun riferimento utile a calcolare nel tempo la distribuzione dei costi e dei benefici tra le generazioni di utenti e contribuenti interessati. La emblematica crescita della durata dell’indebitamento emergente dall’allegato A1, sottolinea, in un periodo di crescente penuria di risorse da destinare all’investimento, la necessità di istituire, per questa posta di debito così rilevante, indicatori capaci di descrivere in modo esauriente la loro sostenibilità. Ciò a cominciare dalla corretta illustrazione, nello stato patrimoniale dell’Amministrazione pubblica, degli effetti di queste pratiche di accollo. Esse producono miglioramenti dei risultati di gestione della holding FF.SS solo apparenti, dal momento che questi non sono indotti dalla efficientazione dei servizi, ma dal correlato e criptico scarico sul bilancio statale. Nella buona sostanza detti miglioramenti non possono essere certo ascritti a meriti del management, ma al periodico sacrificio dei contribuenti: le due ipotesi di accollo in realtà sono prodotte da un graduale peggioramento del conto economico della società, il quale viene scaricato sullo Stato ogni qualvolta superi il limite di guardia costituito dalla sommatoria degli endemici sbilanciamenti tra i costi ed i ricavi. Il risultato complessivo di queste operazioni è una cosmesi contabile, idonea a lenire temporaneamente i problemi del management pubblico, ma incapace di risolvere le questioni di fondo ed evidenziarne in modo trasparente la portata. Per il futuro simili operazioni dovrebbero essere valutate preventivamente, attraverso una istruttoria capace di rendere trasparente e razionale sia il percorso decisionale presupposto, sia la successiva gestione del debito, che non può essere consolidato nella configurazione esistente al momento dell’accollo, ma attivamente gestito. Ciò con riferimento soprattutto all’andamento dei mercati finanziari che offre, con rilevante mutevolezza, opportunità e penalizzazioni. Si pensi, a titolo esemplificativo, alla vicenda Lehman Brothers (che influisce – come precedentemente evidenziato – anche sulla gestione in esame), il cui repentino fallimento impone particolare accortezza e capacità valutativa nella gestione dei crediti e dei debiti risultanti dai contratti swap e nella loro eventuale rinegoziazione. In termini pratici, ogni partita di bilancio riguardante la gestione di debiti contratti da centri di gestione diversi dallo Stato dovrebbe essere corredata, sia a livello preventivo che consuntivo, da relazioni contenenti valutazioni economiche di medio termine, da obiettivi di risparmio, dalle ragioni che hanno indotto tale soluzione, dalla parametrazione della spesa al ciclo di vita e di produttività cui l’originario investimento risulta correlato. Allo
stato attuale, invece, l’esposizione contabile è illustrata in termini di
mera cassa e, conseguentemente, risulta irriducibile a supportare decisioni
finalizzate ad una gestione attiva del debito[30],
dal momento che solo elementi di valutazione economica e giuridica, come
quelli ricavabili dai contratti ereditati e dalle condizioni soggettive dei
creditori, permettono di acquisire informazioni certe ed
armonizzate, necessario prodromo per scelte ponderate e mirate a
limitare l’invasività e l’iniquità dei rapporti ereditati. Rapporti che
consentono, di regola, margini di flessibilità, in relazione alle opzioni
contenute nel complesso articolato negoziale. L’atipicità e la innovatività di alcuni modelli contrattuali (come gli swap), a parte le considerazioni svolte nel successivo paragrafo dedicato ai doveri di vigilanza dell’assuntore del debito, ne comporta modalità di gestione basate sullo sviluppo dei sistemi di informazione e di governo elettronico delle transazioni e ispirati alla chiara attribuzione di ruoli e responsabilità dei dirigenti preposti. 7.
Analisi economico-giuridica dei contratti ereditati - Mancata rappresentazione
degli effetti economici nel bilancio dello Stato L’analisi economico-giuridica dei contratti ereditati dovrebbe essere presupposto indefettibile della loro gestione, dal momento che la sinergica consapevolezza delle clausole giuridiche e del loro significato economico è prodromica alle scelte che durante la vita del rapporto devono essere compiute. Nelle fattispecie in esame la documentazione acquisita non fornisce completi elementi per porre in essere questa attività di raffronto tra le opzioni contrattuali e lo stato dei mercati finanziari al momento della loro scadenza. Per questo motivo l’analisi successivamente formulata deve intendersi come contributo metodologico per affrontare le relative problematiche, tenendo presente che concrete decisioni inerenti alla gestione dei contratti dovrebbero essere supportate da attività istruttorie complete ed aggiornate in tempo reale. Ciò premesso, si è ritenuto di dividere la descrizione dei contratti in essere secondo le due diverse fasi di accollo del debito al bilancio dello Stato. Con riguardo ai contratti ereditati nel 1996 ed ancora in essere al momento della presente indagine si possono individuare due diverse tipologie: a) obbligazioni gestite con pool di banche; b) mutui con BEI (Banca Europea degli investimenti); Alla categoria sub a) appartengono i contratti sotto indicati: Categoria
A)
Contratto
A.1 (in lingua inglese)
BREVE
DESCRIZIONE Si
tratta di un prestito obbligazionario emesso sopra la pari con scadenza al
2009 e pagamento annuale posticipato della cedola al 9,125%. Costi di
emissione: 2,00% Netto ricavo: 99,625% * Valore nominale - $ 55.000 OPZIONI
DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso:
Concesso
solo in particolari ipotesi straordinarie legate a questioni fiscali[31].
Ipotesi acquisto ed annullamento:
E’ possibile in ogni momento, ma è molto probabile
che il prezzo che si andrebbe a pagare rifletterebbe comunque la particolare
convenienza del tasso di interesse per l’obbligazionista (9,125%) con
onerosità sicuramente superiore al valore nominale da restituire al Contratto
A.2 (in lingua inglese)
BREVE
DESCRIZIONE Si
tratta di un prestito obbligazionario sotto la pari con scadenza al 2009 e
pagamento annuale posticipato della cedola al 9,125%. Costi di emissione
0,30% Netto ricavo: 99,30% * Valore nominale
- $ 55.000 OPZIONI
DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso:Concesso
solo in particolari ipotesi straordinarie legate a questioni fiscali. Ipotesi
acquisto ed annullamento:
E’ possibile in ogni momento, ma è molto probabile che il prezzo che si
andrebbe a pagare rifletterebbe comunque la particolare convenienza del
tasso di interesse per l’obbligazionista (9,125%) con onerosità
sicuramente superiore al valore nominale da restituire al I contratti schematicamente descritti appaiono assai onerosi per cui sarebbe conveniente ridurre o addirittura estinguere il prestito. Occorrerebbe tuttavia verificare preventivamente l’andamento dei prezzi di mercato delle obbligazioni per valutare la eventuale convenienza di raccogliere attraverso una banca le obbligazioni per estinguerle. Ovviamente decisioni in proposito dovrebbero essere supportate da idonea istruttoria sull’andamento del mercato azionario. Su queste ipotesi di gestione attiva pesa l’incognita del comportamento dei detentori dei titoli, i quali potrebbero non gradire una proposta di rimborso anticipato. Alla categoria sub b) appartengono i contratti sotto indicati: Contratto
B.1
BREVE
DESCRIZIONE Si
tratta di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è Libor
trimestrale più 0,15. OPZIONI
DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato:
In
ogni momento Ipotesi Modifica
delle condizioni: Era possibile passare ad un tasso fisso nel 1998,
da individuarsi secondo le condizioni correnti a quell’epoca.
Contratto
B.2
BREVE
DESCRIZIONE Si
tratta di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è Libor
trimestrale più 0,15. OPZIONI
DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato:
In
ogni momento Ipotesi Modifica
delle condizioni: Era possibile passare ad un tasso fisso nel 1998,
da individuarsi secondo le condizioni correnti a quell’epoca.
Contratto
B.3
BREVE
DESCRIZIONE: Si
tratta di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è Libor
trimestrale più 0,15 OPZIONI
DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato:
In ogni momento Ipotesi Modifica
delle condizioni: Era possibile passare ad un tasso fisso nel 1998,
da individuarsi secondo le condizioni correnti a quell’epoca.
Contratto
B.4
BREVE
DESCRIZIONE: Si
tratta di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è Libor
trimestrale più 0,15. OPZIONI
DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato:
In
ogni momento Ipotesi
Modifica delle condizioni: Era possibile passare ad un tasso fisso
su richiesta, ma è scaduto il termine.
Contratto
B.5
BREVE
DESCRIZIONE: Si
tratta di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è Libor
trimestrale più 0,15. OPZIONI
DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato:
In
ogni momento Ipotesi Modifica
delle condizioni: Era possibile passare ad un tasso fisso su
richiesta, ma è scaduto il termine.
Contratto
B.6
BREVE
DESCRIZIONE Si
tratta di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è Libor
trimestrale più 0,15. OPZIONI
DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato:
In
ogni momento Ipotesi Modifica
delle condizioni: Era possibile passare ad un tasso fisso su
richiesta nell’anno 1999 Con
riguardo ai contratti dell’Alta Velocità relativi al secondo accollo del
2006 si è ritenuto di individuare le singole fattispecie secondo il
sottostante schema sintetico e cronologico (in particolare la maggior parte
dei prestiti stipulati sono stati soggetti ad operazioni di swap, in relazione
alle quali la locuzione “notes” rimanda alla colonna 1 del successivo
prospetto): a)
in
data 23.12.2003 è stato stipulato un contratto-quadro c.d. credit facility
agreement tra RFI, TAV e Infrastrutture SpA, contenente le clausole generali
delle successive negoziazioni che, alla data del 31.12.2005, ammontavano
complessivamente a 12,950 miliardi di euro[32].
Dette operazioni creditorie riguardano tutte la direttrice
Torino-Milano-Napoli; b)
nel
mese di febbraio 2004 sono stati stipulati i contratti relativi alle prime tre
tranches, per complessivi € 5 miliardi, (Project loans nn. 1, 2 e 3 –
Obbligazioni ISPA serie 1, 2 e 3 – la serie 1 è stata “swappata”[33]); c)
nel
mese di luglio 2004 è stato perfezionato il quarto Project Loan Tranche per
un ammontare complessivo di € 1 miliardo (obbligazioni ISPA serie 4); d)
nel
mese di settembre 2004 è stato varato il quinto Project Loan Tranche per un
ammontare complessivo di € 1 miliardo (prestito stipulato con la Banca
Europea Investimenti-BEI); e)
nel
mese di novembre 2004 è stato adottato il sesto Project Loan Tranche per un
ammontare complessivo di € 500 milioni (obbligazioni ISPA serie 2 e 4); f)
in
data 3 marzo 2005 la TAV spa ha definito con ISPA la ristrutturazione di
quattro finanziamenti[34]
per un ammontare complessivo di 1,350 miliardi di euro, trasferendo a
Infrastrutture Spa i relativi contratti di copertura (Project Loans nn. 7, 8,
9 e 10 – Obbligazioni ISPA serie 5 più mutuo banca OPI “swappati”
secondo notes nn. 1, 2, 3, 4 e 9); g)
in
data 18 aprile 2005 TAV–RFI hanno stipulato con ISPA un nuovo Project Loan
Tranche per un ammontare complessivo di 700 milioni di euro (Project loans n.
11 – Obbligazioni ISPA serie 3 e 4); h)
in
data 22 aprile 2005 TAV ha provveduto alla ristrutturazione di un ulteriore
finanziamento[35]
per un ammontare complessivo di 1 miliardo di euro, ed al trasferimento a ISPA
stessa del relativo contratto di copertura (Project Loan n. 12 –
Obbligazioni ISPA serie 7 e 8 “swappati” secondo notes nn. 7 e 8); i)
in
data 30 giugno 2005 TAV–RFI hanno stipulato con ISPA due nuovi Project Loans
Tranche per un ammontare complessivo di 400 milioni di euro (Project loans nn.
13 e 14 – Obbligazioni ISPA serie 6 “swappati” secondo notes nn. 5 e 6); j)
in
data 10 agosto 2005 TAV Spa – RFI Spa hanno stipulato con Infrastrutture Spa
un nuovo Project Loans Tranche, a tasso variabile, per un ammontare di 2
miliardi di euro della durata di due anni, estesa a tre (Project loans n. 15
– Prestito Sogen Funding Loan). Prospetto illustrativo dei contratti “derivati” stipulati per alcune delle operazioni di finanziamento inerenti all’Alta Velocità
|