|
Il disegno di legge sulla estinzione dei processi: la posizione delle magistrature italiane e dell’Avvocatura dello Stato
Il Comitato Intermagistrature – che riunisce la magistratura ordinaria, amministrativa e contabile e l’Avvocatura dello Stato - ribadisce le fortissime preoccupazioni già espresse nelle più varie sedi istituzionali per i prevedibili effetti del disegno di legge in materia di c.d. "processo breve", che rischia di produrre conseguenze devastanti sull’intero sistema della giustizia italiana. Ormai da anni, chiediamo al Governo e al Parlamento un serio impegno per accelerare realmente i tempi del processo, con misure appropriate, come l’adeguato stanziamento di risorse umane e materiali, la modernizzazione delle strutture e delle circoscrizioni giudiziarie, la depenalizzazione dei fatti bagatellari, lo snellimento delle procedure, l’impulso all’informatizzazione. Ciò che vogliamo è una giustizia credibile ed efficiente. Al contrario, il disegno di legge impropriamente intitolato "misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi" cancellerà ogni speranza di giustizia per le vittime di reati di particolare gravità, trasformando il processo penale in una tragica farsa. La riforma che si vorrebbe introdurre - estesa ai processi in corso con una amnistia di fatto per i delitti commessi prima del 2 maggio 2006 - realizza un vero e proprio colpo di spugna, che assicurerà una completa impunità per i tipici reati della criminalità dei colletti bianchi, ma anche per molte insidiose forme di delinquenza diffusa in danno di persone deboli. Si renderà, di fatto, impossibile l’accertamento di delitti come gli omicidi colposi realizzati nell’ambito dell’attività medica, le lesioni personali, le truffe, gli abusi d’ufficio, la corruzione semplice e in atti giudiziari, le frodi comunitarie, le frodi fiscali, i falsi in bilancio, la bancarotta preferenziale, le intercettazioni illecite, i reati informatici, la ricettazione, il traffico di rifiuti, lo sfruttamento della prostituzione, la violenza privata, la falsificazione di documenti pubblici, la calunnia, la falsa testimonianza, l’incendio, l’aborto clandestino. Verranno posti nel nulla centinaia di migliaia di processi, con un costo sociale e un danno erariale altissimi: tra gli altri, saranno destinati all’immediata estinzione i reati contestati nei processi per i crack Cirio e Parmalat, per le scalate alle banche Antonveneta e Bnl, per la corruzione nella vicenda Eni-Power, per le "morti bianche" alla Thyssen, per le morti da amianto. Si tratta di una regolamentazione che indirettamente rischia di alimentare il senso di impunità, con buona pace del diritto alla sicurezza dei cittadini onesti. I danni che la riforma, ora estesa anche al processo contabile, può arrecare al funzionamento della giustizia sono incalcolabili e permanenti. La riforma stravolgerà completamente la fisionomia del processo penale, determinando una sicura agonia dei riti alternativi e una profonda crisi della cultura delle garanzie e del contraddittorio. Il processo contabile diverrà un’arma spuntata, per una sempre più difficile repressione dei fenomeni di malamministrazione. Sarà così impossibile, in moltissimi casi, conseguire il risarcimento del danno erariale, con la conseguente perdita di ingenti risorse finanziarie pubbliche. Nel campo della giustizia amministrativa, si determinerà una dilatazione dei tempi di definizione della stragrande maggioranza dei processi, attesa la assoluta inadeguatezza delle risorse attualmente a disposizione. Altrettanto gravi saranno le conseguenze del disegno di legge nel settore civile, per effetto della previsione che subordina la domanda di equa riparazione alla presentazione di una espressa richiesta di accelerazione del giudizio, cui consegue l’obbligo di fissare le udienze con una cadenza non superiore ai quindici giorni. Tale disposizione, destinata ad incidere su circa metà dei processi civili in corso, determinerà il più completo caos organizzativo, imponendo a ciascun giudice di trattare, ogni settimana, udienze con centinaia di cause, in condizioni di assoluto degrado della funzione giurisdizionale, che non potrà più offrire alcuna seria garanzia sostanziale ai difensori e alle parti. L’ingolfamento della giustizia civile verrà, inoltre, pesantemente incrementato dallo spostamento in tale sede delle domande di risarcimento dei danni presentate dalle persone offese nei processi penali destinati all’estinzione. La regolamentazione contenuta nel disegno di legge non trova riscontro in nessun altro ordinamento, a livello europeo ed internazionale, e non ha nulla a che vedere con i principi del giusto processo, che, nell’interpretazione della Corte europea dei diritti dell'uomo, comportano l’impegno dello Stato di completare il giudizio entro un termine non fisso ma ragionevolmente commisurato alla sua complessità e alla natura degli interessi in gioco, e senza che comunque dalla inosservanza di tale termine possa derivare alcun pregiudizio per l’accertamento dei reati e la tutela delle vittime. Il Comitato Intermagistrature ribadisce la propria disponibilità a confrontarsi sulle riforme necessarie ad assicurare un processo giusto in tempi ragionevoli, nell’interesse dei cittadini. Proprio per questo motivo, non possiamo assistere in silenzio a riforme che sacrificano del tutto le esigenze di tutela delle vittime dei reati, pongono nel nulla l’impegno delle forze dell’ordine, e comportano vistose violazioni del principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, distruggendo il funzionamento della giustizia civile, penale, amministrativa e contabile in Italia. Roma, 20 gennaio 2010 Il Comitato Intermagistrature |