ASSOCIAZIONE MAGISTRATI DELLA CORTE DEI CONTI

 

IL CONSIGLIO DIRETTIVO

 

            In relazione al sub emendamento proposto dal Governo all’A.S. n.1296, recante “Delega al Governo per la riforma dell’ordinamento giudiziario”, che prevede:

 

·         la istituzione di funzioni superiori giurisdizionali e di controllo riservandole ai soli magistrati in servizio presso le Sezioni riunite, le Sezioni centrali, la Procura generale nonché presso la Sezione di appello e la Procura di appello in Sicilia

·         la conseguente suddivisione dei magistrati della Corte in due distinte categorie, a seconda se in servizio nelle suddette Sezioni ovvero nelle rimanente Sezioni e Procure regionali

·         la necessità di sostenere un apposito concorso per accedere a tali funzioni superiori anche da parte dei magistrati della Corte già in servizio presso le Sezioni e le Procure regionali (equiparandoli, tra l’altro, ai funzionari direttivi di Camera e Senato, nonché ai dirigenti delle Amministrazioni pubbliche)

 

considerato

 che la proposta di cui sopra:

 

Ø      reca un vulnus allo stato giuridico dei magistrati della Corte dei conti (organo di rilievo costituzionale) in quanto,  mediante la discriminazione tra  magistrati che esercitano le c.d. funzioni superiori giurisdizionali e di controllo (in centro)  e  magistrati che eserciterebbero funzioni non superiori (nelle sedi regionali), opera un vero e proprio declassamento dello status di questi ultimi

Ø      crea una irrazionale distinzione tra le funzioni magistratuali, ingiustificata sia per quanto concerne il controllo che è assolutamente uguale dovunque sia svolto sia per la giurisdizione, per la quale è del tutto impropria la qualificazione di superiore o inferiore

Ø      ipotizza un’organizzazione verticistica, innescando meccanismi di gerarchizzazione della magistratura, incompatibili col dettato costituzionale e con l’imparziale esercizio delle delicate funzioni svolte dalla Corte

Ø      viola il principio dell’unicità di accesso e di carriera, essenziale per un sereno e corretto esercizio della funzione magistratuale, mortificando senza ragione le legittime aspirazioni dei magistrati i quali, pur avendo vinto un concorso unico nazionale, si vedrebbero esclusi dalle funzioni di vertice  

Ø      fa venire meno il presupposto indefettibile per poter efficacemente svolgere il ruolo di garante dell’equilibrio della finanza pubblica, rappresentato da un Corte unica su tutto il territorio nazionale, operante mediante le sue diramazioni confluenti in un coordinamento a livello centrale  (coordinamento che, nell’ipotesi normativa in esame, acquisterebbe natura gerarchica, con inevitabili riflessi negativi anche nei confronti delle autonomie territoriali, soggette a controllo, destinatarie delle maggiori risorse del Paese)

Ø      alimenta dannose contrapposizioni all’interno dell’intera categoria magistratuale, anche in vista di eventuali miglioramenti economici o di carriera che avrebbero (quasi certamente) quali destinatari privilegiati i colleghi che svolgono le c.d. funzioni superiori

Ø      è (verosimilmente) prodromica ad una più radicale e dannosissima riforma che vedrebbe l’attuale nostro Istituto dissolto in tante Corti dei conti regionali

tenuto altresì conto

 

Þ     che non può prescindersi dalla necessità che qualsiasi modifica dell’ordinamento del personale di magistratura deve logicamente avvenire dopo che, ultimata la riforma costituzionale della Repubblica, risulti chiaramente quale sia il ruolo della dell’Istituto

Þ     che la previsione della riduzione dell’anzianità nelle qualifiche di referendario e primo referendario per accedere a quella di consigliere, in se stessa meritevole di apprezzamento in quanto concorrerebbe, unitamente ad altre auspicabili iniziative di carattere economico, a valorizzare le funzioni svolte dai magistrati più giovani, si rivela, nel contesto dell’intera proposta, svuotata di significato poiché i neo consiglieri si ritroverebbero con uno status declassato rispetto ad altri colleghi (pur avendo vinto lo stesso concorso pubblico) 

Þ     che l’utilizzazione di un elenco per consentire l’accesso alle funzioni superiori a tutti i magistrati attualmente in servizio è del tutto priva di effettivo significato, atteso che l’inclusione nell’elenco non solo non conferisce lo status di magistrato delle sezioni centrali, ma determina aspettative del tutto irrealistiche per la cronica indisponibilità di posti in sede centrale, peraltro senza alcuna garanzia sulla progressione di carriera (considerato, tra l’altro, che la proposta non prevede alcun onere aggiuntivo)

 

manifesta la propria ferma contrarietà alla formulata proposta

e chiede

 

che il Governo ritiri il proprio sub-emendamento

 

impegnando la Giunta

 

a rappresentare quanto sopra al Governo ed al Parlamento prospettando in tali sedi proposte alternative al fine di realizzare il rapido avanzamento di carriera dei referendari e primi referendari, anche mediante la previsione di una unica qualifica di consigliere, semmai articolata in tre classi, nonché la loro equiparazione economica.

 

Documento approvato all’unanimità nella seduta del 26 maggio 2003