ASSOCIAZIONE MAGISTRATI DELLA CORTE DEI CONTI

 

CONSIGLIO DIRETTIVO

 

VERBALE DELLA RIUNIONE DEL 4 LUGLIO 2005

 

 

Il giorno 4 luglio 2005 alle ore 15,30, presso l’aula Bonadonna della sede centrale della Corte dei conti, si è riunito il Consiglio direttivo.

Presidente: Carlo Manfredi Selvaggi

Sono assenti all’inizio della seduta i consiglieri: Arrigucci, Della Ventura, Mirabella Carmela, Mirabella Maurizio, Orefice, Raeli, Rozera, Schlitzer, come risulta dall’allegato foglio delle presenze.

L’ordine del giorno prevede i seguenti punti:

 

1)     Approvazione verbale della seduta del 30 maggio 2005;

2)     Comunicazioni del Presidente;

2 bis) D.D.L. di riforma dell’ordinamento giudiziario: valutazioni e conseguenti determinazioni, finalizzate anche alla riunione del Comitato Intermagistrature.

3) A) Rapporti con il Consiglio di Presidenza: proposte;

    B) Modalità di assegnazione del posto di funzione di Delegato INPS;

4)     Ipotesi di delega per nuovo Regolamento di procedura;

5)     Richiesta del parere dell’Associazione sulle riflessioni della Conferenza dei Presidenti in merito alla norma istitutiva del giudice monocratico nei giudizi pensionistici;   

6)     Proposta di modifica Statutaria per l’istituzione della Sezione Autonoma           Magistrati a riposo: relazione della Commissione consiliare;

7)     Dichiarazioni critiche di esponenti politici nei confronti della Corte dei conti;

8)     Dotazione organica del personale amministrativo delle Sezioni Regionali di controllo (lettera del Pres. Manganelli);

9)     Varie ed eventuali.

 

 

Punto 1)

Dopo aver apportato alcune rettifiche richieste da Scudieri e Novelli il consiglio approva all’unanimità il verbale del 30 maggio 2005.

 

Punto 2)

Il Presidente comunica che il Comitato intermagistrature si riunirà il giorno 6 luglio 2005 alle ore 15,00 con all’ordine del giorno il disegno di legge sull’ordinamento giudiziario e le conseguenti iniziative da adottare.

Ritiene che la sede del Comitato, in cui sono presenti i rappresentanti di tutte le magistrature e dell’Avvocatura dello Stato, sia la più idonea per attuare tra le diverse magistrature il più ampio coordinamento, considerato da più parti necessario su un tema così delicato come quello della riforma dell’ordinamento giudiziario.

Successivamente il Presidente comunica di aver preso i primi contatti con omologhe associazioni straniere e di aver ricevuto le prime adesioni al progetto di un’associazione internazionale delle magistrature contabili.

 

Punto 2 bis)

Viola introduce il tema rappresentando che il Comitato Intermagistrature, dopo un lungo periodo di inattività, si riunirà il prossimo 6 luglio e che l’intenzione dell’Associazione è quella di giungere ad una posizione unitaria sul tema del disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario. Sullo sciopero manifesta alcune perplessità in ordine ai tempi di indizione dello stesso. Comunque, si tratterà di vedere se il 6 luglio si potrà ottenere una decisione unitaria, tenuto conto degli atteggiamenti più morbidi dell’Avvocatura dello Stato e del Consiglio di Stato.

 

Pasqualucci ritiene che sia necessario dare mandato al Presidente perché esprima la solidarietà della magistratura contabile alla magistratura ordinaria; ritiene, inoltre, che sarebbe opportuno convocare l’assemblea dell’Associazione per la seconda metà di settembre, tenuto conto dell’andamento dei lavori parlamentari. Esprime dissenso sull’ipotesi dello sciopero.

 

Giorgione: il mandato al Presidente è importante, ma occorre scrivere un documento molto forte, per sottolineare che il disegno di legge appare punitivo per la magistratura (si pensi ai vari concorsi in cui i magistrati saranno costantemente impegnati lungo tutto il corso della carriera). Occorre, dunque, una dichiarazione di critica ferma e decisa; inoltre, manifesta adesione all’idea di un’assemblea da tenere a settembre.

 

Coco: Condivide l’impostazione emersa finora, con particolare riferimento alla convocazione di  un’assemblea e in via generale, sul merito del tema, afferma che non sono state rispettate le indicazioni di Ciampi, come ad esempio nel caso del c.d. “emendamento Castelli” che prevede un termine di 4 anni come periodo di assegnazione minima alle diverse funzioni.

Infine, intende precisare le ragioni della sua presenza: è qui per due ragioni, per l’insistenza di diversi colleghi (in particolare, del Presidente) e per la situazione generale del paese e della giustizia.

 

Novelli propone che il consiglio dia mandato alla giunta di adottare le opportune iniziative, da assumere in accordo con le decisioni del Comitato Intermagistrature.

 

Il Presidente interviene per sottolineare che la linea che sta emergendo è quella di un’azione di supporto alla magistratura ordinaria da attuarsi mediante uno stretto coordinamento con le iniziative delle varie associazioni.

 

Giorgione sottolinea che parlerebbe di “condivisione”, non di mera solidarietà con la magistratura ordinaria.

 

Pilato: condivide quanto appena detto dalla collega Giorgione e ritiene che questa impostazione di condivisione vada rappresentata in seno al Comitato Intermagistrature. Ricorda inoltre che nel corso delle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario sono state fatte diverse dichiarazioni da vari Procuratori regionali  nel senso di una ferma critica al disegno di legge sull’ordinamento giudiziario.

 

Il Presidente chiede di chiarire se occorra convocare l’assemblea in ogni caso per la seconda metà di settembre.

 

Topi ritiene che la convocazione potrebbe anche essere successiva.

 

Secondo Scudieri si potrebbe preannunciare l’assemblea via e-mail.

 

De Gennaro precisa che occorre stabilire se l’associazione verrebbe convocata comunque o solo nell’ipotesi in cui non venga approvato il disegno di legge.

 

Il Presidente riassume la discussione e le decisioni su questo punto nel senso che il Consiglio Direttivo da mandato alla giunta anche per la convocazione dell’assemblea dell’Associazione con un ordine del giorno che verrà stabilito in relazione all’andamento dei lavori parlamentari.

 

3)     A

In ordine ai rapporti con il Consiglio di Presidenza,  Scudieri premette che si riserva di fare ulteriori proposte, mentre sulle piante organiche ha tentato di tradurre in termini di principi operativi le discussioni e le osservazioni già emerse in seno al Consiglio Direttivo.

Passa, dunque, ad illustrare nel dettaglio il documento allegato (all. A) predisposto dal gruppo Decentramento (sui criteri di determinazione  delle piante organiche).

 

Topi ringrazia il collega Scudieri per aver avanzato proposte concrete quale utile ed apprezzabile base di partenza per le decisioni che saranno prese. A tale riguardo richiede alcuni chiarimenti: chiede se, al punto I° del documento illustrato, con l’espressione “tutto il personale di magistratura” da ripartire in base al criterio 25% al centro e 75% in periferia, si debbano intendere ricompresi anche i colleghi fuori ruolo (circa il 10%).

Inoltre sui criteri obiettivi di ripartizione proposti da Scudieri (popolazione residente, numero enti locali, flussi finanziari, ecc.) afferma che per le Sezioni giurisdizionali e le Procure regionali andrebbero tenuti presenti altri criteri basati sui flussi (e carichi) di lavoro. Mentre sul numero minimo di colleghi (3) nelle Sezioni giurisdizionali precisa che per alcune Sezioni (es. Valle d’Aosta) si potrebbe accorpare le Sezioni giur. più piccole con opportune iniziative normative.

 

Sfrecola ringrazia Scudieri per le proposte operative sui criteri e le piante organiche.

Non concorda sulla suddivisione tra centro e periferia in base al criterio “secco” 25% e 75%, che dovrebbe invece avvenire in base ai reali flussi di lavoro. E’ un compito peraltro che spetta primariamente al Consiglio di Presidenza. Condivide peraltro l’esigenza di criteri obiettivi. Sui colleghi collocati fuori ruolo precisa che ci potrebbero essere colleghi che, pur trovandosi in tale posizione, potrebbero essere disposti ad accollarsi incarichi funzionali all’interno della Corte.

Sull’anzianità ritiene che il criterio stesso non può essere il criterio scriminante nell’assegnazione di incarichi di direzione. Non può prevalere, di certo occorre tenerne conto, ma si dovrebbe trattare di un criterio ponderato con altri. Inoltre, in nessuna istituzione è l’unico criterio per l’assegnazione di posti apicali.

 

Coco non concorda, c’è l’esempio del Consiglio di Stato.

 

Greco ricorda la deliberazione del Consiglio di Presidenza sulle piante organiche, che, tra l’altro, individua un numero di posti pari a 143 (+ 10 in aggiuntiva) a Roma; sottolinea che il vero problema deriva dal fatto che non c’è equilibrio nelle vacanze d’organico (sono tutte fuori, in periferia). Ritiene più opportuna una richiesta di audizione sul tema presso la competente  Commissione del Consiglio di presidenza.

 

Il Presidente suggerisce di redigere un documento sull’argomento e illustrarlo in Commissione nel corso di un’audizione.

 

Greco prosegue formulando alcune critiche al criterio dei flussi di lavoro che potrebbero pregiudicare sezioni che magari hanno azzerato l’arretrato pensionistico e quindi risultano attualmente con carichi bassi.

Per quanto riguarda i fuori ruolo ritiene che si tratti di un fenomeno che si è dilatato in maniera eccessiva.

 

Viola ritiene che la Corte è caduta in una crisi organizzativa: tutto è organizzato per compartimenti stagni mentre nella realtà, ad esempio, i problemi finanziari ed organizzativi connessi alla distribuzione dei magistrati nelle varie sedi si intersecano tra loro.

Le Sezioni dovrebbero essere organizzate in maniera più intelligente e razionale, ad es., formulando i programmi di controllo in base alle risorse umane di cui si dispone. Inoltre ci sono altri problemi legati alla gestione dei concorsi (procedure troppo lunghe), alla “norma sui 75 anni”, ecc.

Viola prosegue ribadendo che il criterio dei carichi di lavoro deve essere applicato tenendo conto delle risorse umane disponibili, mentre sulle assegnazioni ritiene che i criteri vanno combinati tra di loro tenuto conto di tutti gli aspetti. Essenziali in questa ottica sono comunque i concorsi per aree geografiche.

 

Lentini ringrazia il gruppo Decentramento e condivide l’impostazione del documento, ritenendo che vada approfondito il discorso dei criteri e sulle quantificazione delle assegnazioni. Certamente il criterio dei carichi di lavoro deve essere tenuto in considerazione, mentre fonte di una qualche preoccupazione è la rigidità dei criteri stessi.

Sul criterio dell’anzianità non è d’accordo, anche se capisce l’esigenza. L’anzianità non è un merito e non è un demerito.

 

Romanelli afferma che sulle piante organiche la situazione è chiara: a 10 anni il maggior numero dei colleghi è presso gli uffici centrali, che registrano infatti organico pieno, mentre gli uffici periferici risultano tuttora largamente sotto organico. E’ arrivato il momento che il Consiglio di Presidenza affronti il problema (tenuto conto anche che ci sono 100 posti ancora scoperti). Va anche superata la concezione secondo cui non si possono fare concorsi per referendario ad un numero elevato di posti. Non è possibile che la Procura regionale per la Lombardia abbia un numero di magistrati inferiore alla più piccola procura della repubblica di quella regione.

Ritiene, comunque, che un segnale occorre darlo, forse anche contestualmente al documento sul criterio dell’anzianità.

 

Il Presidente rappresenta che la problematica vada attentamente considerata anche tenuto conto che esistono proposte di alcuni colleghi nel senso opposto di una riduzione dell’organico.

 

Pasqualucci ritiene di fondamentale importanza l’argomento dei criteri di assegnazione, ma suggerisce un approccio pragmatico.

Sul punto IV (gli indici o criteri obiettivi) parlerebbe di “numero di enti o uffici pubblici” e non di “enti locali”, essendo poco significativo. Ritiene opportuno arrivare ad un documento del Consiglio per poi illustrarlo al Consiglio di presidenza, anche nel corso di una audizione.

 

Meloni formula alcune critiche all’attuale ripartizione dei magistrati tra i vari uffici.

C’è un immobilismo spaventoso sulla provvista di magistrati e il Consiglio di Stato non centra, non sono situazioni paragonabili. Fare concorsi a 100 posti (ad esempio) non significa mettere in dubbio la serietà del concorso stesso.

Per quanto riguarda la situazione delle Sezioni regionali di controllo e in particolare del controllo sulla gestione, poiché, in quel settore, se non fai nulla nessuno dice nulla, i flussi di lavoro per il controllo non possono valere. Cita alcuni esempi.

Sottolinea infine che nulla c’è di più grave che deliberare senza conoscere le situazioni reali dei problemi e qui l’Associazione funziona e deve funzionare da “cinghia di trasmissione conoscitiva” per il Consiglio di Presidenza. Conclude ricordando che, per quanto riguarda le componenti di nomina regionale delle Sezioni regionali di controllo, non bisogna andare ad una “lotta fratricida”.

 

Minerva sottolinea l’importanza dei criteri e della loro precisa identificazione, ritenendo opportuno suggerirne alcuni al Consiglio di Presidenza allo scopo di far elaborare una griglia formata dai vari criteri, ciascuno con il suo peso ponderale. Per quanto riguarda i flussi di lavoro, il criterio, per l’area giurisdizione, dovrebbe essere quello degli atti di input ricevuti, cioè quegli atti che avviano i vari procedimenti  (ricorsi e citazioni per le Sezioni giur., denuncie per le procure), mentre per le Sezioni regionali di Controllo il criterio unico dovrebbe essere quello della copertura totale, nel senso che, data la situazione attuale del controllo a fronte del carattere strategico di tale funzione della Corte, bisogna garantire la massima provvista di magistrati.

 

De Gennaro concorda con quanto detto finora sul discorso dei criteri, ma ritiene che deve porsi l’attenzione su come ricoprire i posti una volta definite le piante organiche; occorre cioè sensibilizzare il Consiglio di Presidenza allo scopo di far ricoprire i posti vacanti in modo equo e omogeneo, in modo da evitare che alcune sedi siano coperte al 100% e altre solo al 40%; tra l’altro questo criterio potrebbe essere applicato immediatamente dal Consiglio; conclude affermando che al punto VII del documento illustrato da Scudieri occorre escludere anche le assegnazioni aggiuntive di ufficio.

 

Coco inserirebbe il livello di arretrato tra i criteri e sottolinea soprattutto la necessità di incrementare subito i concorsi e le assunzioni.

 

Viola si chiede: come sono stati coperti i posti finora ? Con soluzioni tampone (trasferimenti d’ufficio, aggiuntive, temporanee, ecc.…). E anche questo è un problema, un fatto da evitare perché crea effetti distorsivi.

Ribadisce la necessità di concorsi per aree geografiche, secondo una logica di definitività, oppure dando priorità al criterio della residenza e quindi, della stabilità.

 

Giorgione condivide il discorso della necessità di copertura totale delle Sezioni regionali  di Controllo fatto da Minerva e suggerisce di limitare il ricorso alla collocazione fuori ruolo.

 

Il Presidente propone di approvare il documento presentato da Scudieri secondo le indicazioni emerse nel corso del dibattito e come proposto anche da Minerva e Pasqualucci e di dare mandato a Scudieri per la  redazione del testo definitivo.

 

Scudieri ribadisce che l’esigenza alla base del documento è quella di rafforzare i ruoli regionali e dichiara che terrà certamente conto dei vari suggerimenti, integrazioni e modifiche proposte dai colleghi, in particolare per quanto riguarda l’induzione dei nuovi concorsi per la copertura di tutti i posti previsti nelle piante organiche.

Sui criteri ritiene di condividere le modifiche proposte da Pasqualucci e Minerva. E’ necessario che i criteri siano obiettivi e concreti, e che siano tra loro ponderati. Accoglie il suggerimento di escludere il discorso sul criterio dell’anzianità come unico criterio di assegnazione (punto VI, all. A).

 

Il Presidente propone nuovamente che Scudieri tenga conto delle osservazioni e lo riproponga al Consiglio per la definitiva approvazione.

 

Meloni condivide l’esigenza, rappresentata da Minerva, di dare priorità alla copertura totale delle Sezioni di Controllo.

 

Pasqualucci propone di sottoporre il documento al solo vaglio della Giunta.

 

Topi non è d’accordo su alcuni punti e suggerisce un nuovo passaggio in Consiglio.

 

Scudieri manifesta perplessità sull’iter in quanto causerebbe lo slittamento dell’approvazione.

 

Il Presidente chiarisce le alternative e propone di fissare un Consiglio direttivo a 15 gg.

 

Meloni propone di fornirlo in lettura preventiva a Topi e farlo approvare dalla Giunta.

 

Coco ribadisce che tutte le componenti dell’associazione sono presenti e che quindi si può dare un’approvazione di massima.

 

Topi chiede allora due integrazioni: in premessa inserire una frase che si riferisca al fenomeno del “sottodimensionamento degli organici, ulteriormente aggravato da circa 50 posti di fuori ruolo non istituzionali”. In secondo luogo occorre distinguere i vari criteri a seconda degli uffici di destinazione.

 

Al termine della discussione il consiglio direttivo, all’unanimità, dà  mandato alla giunta per l’approvazione finale del documento, nel testo che verrà integrato e modificato da Scudieri in base alle osservazioni formulate nel corso della presente riunione.

 

Si passa alla discussione sul tema della valutazione dell’anzianità di servizio nelle procedure di assegnazione dei posti di funzione.

 

Coco illustra il documento di Alternativa (all. B) relativo al rispetto del criterio di anzianità nelle procedure di assegnazione e trasferimento, che nella prospettazione dei proponenti deve essere l’unico  criterio per l’attribuzione dei posti; al riguardo cita ed allega l’art. 30 del vigente Regolamento interno del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa (in G.U. n. 31 del 13.2.2004). Precisa poi che occorre normalizzare secondo questo criterio la base, cioè le assegnazioni ordinarie, normali (posti non di vertice).

 

Romanelli chiede che venga chiarito che il documento si riferisce ai posti non di vertice.

 

Il Presidente precisa che si tratta dei posti non di vertice e della proposta di abolizione del punteggio discrezionale relativo alla professionalità specifica e, dunque, della valorizzazione dell’unico criterio dell’anzianità.

 

Novelli si dichiara  contrario alla valutazione della  sola anzianità di ruolo e si chiede per  quale motivo non si debba tenere conto dell’anzianità nella funzione specifica. Chiarisce che a ben vedere ci sono oggi tre elementi all’interno del criterio dell’anzianità: a) anzianità di ruolo, b) anzianità nella funzione, c) discrezionalità.

Quindi basta togliere la terza componente, cioè la discrezionalità vera e propria, e si raggiunge l’obiettivo dei proponenti di garantire obiettività ed eliminare l’arbitrio.

 

Lentini manifesta la propria contrarietà sulla proposta; il punteggio discrezionale va visto come la possibilità di riconoscere l’impegno ed il merito di colleghi, oltre quello che risulta dal dato formale della semplice anzianità.

 

Greco ricorda che nell’ambito della tributaria, a seguito dell’impugnazione di una tabella che rappresentava i vari titoli culturali e professionali, si è arrivati a criteri simili ai nostri, con particolare riferimento all’esistenza del punteggio per l’anzianità specifica (nella funzione), che resta un dato molto importante e imprescindibile.

 

Per Annunziata il rischio è quello di creare compartimenti stagni; pertanto, suggerisce il criterio dell’anzianità, salvo demerito.

 

Giorgione si chiede: perché i magistrati ordinari possono svolgere qualsiasi funzione e il magistrato contabile non può ? Poi chiarisce che il punteggio per la professionalità specifica non è un valore, ma un fatto negativo, oltre ad essere una mera presunzione  di capacità professionale. Occorre eliminare sia la discrezionalità che la professionalità specifica. Inoltre, sottolinea come svolgere le diverse funzioni comporti un arricchimento della professione di magistrato.

 

Secondo Pasqualucci la scelta è di fondo: l’anzianità è posta a garanzia dell’indipendenza della magistratura; la discrezionalità a garanzia della bravura. Si dichiara, pertanto, a favore dell’anzianità.

Poi prosegue affermando che, comunque, va trovato un contemperamento. La cultura dell’interscambio professionale e culturale sarebbe pregiudicata da un eccessivo peso dato all’anzianità specifica. Il punteggio discrezionale nei posti apicali (Presidente, Procuratore regionale, posti ex “articolo 12”) è più importante, ma sempre in misura minima,  non più del 0,10%.

 

Scudieri si dichiara d’accordo con l’intervento di Pasqualucci. Per i livelli di vertice il discorso è delicato e occorre il punteggio di anzianità specifica e discrezionale, sia pure limitato.

Però un correttivo per situazioni particolari è opportuno anche per i posti non apicali, tenuto conto dell’ordine di anzianità e del “non demerito”.

 

Topi dichiara di essere sempre stato un fautore della meritocrazia, ma che non si può ingessare il Consiglio di Presidenza o creare situazioni aberranti,  come nel caso delle sezioni composte soltanto da colleghi anziani. In passato il correttivo fu trovato nei concorsi a fasce d’età, comunque un correttivo ci vuole.

 

Viola precisa che la diffidenza è nei confronti del modo come emerge il merito e cioè la discrezionalità; il criterio della professionalità specifica esprime non il merito, ma un correttivo a favore della funzione. Il problema di fondo è però di offrire un servizio che sia il migliore possibile.

 

Lentini contesta che l’anzianità sia a presidio dell’indipendenza; riguardo poi al correttivo “salvo demerito” chiede quante volte sia stato applicato (nessuna, anzi secondo Giorgione una sola volta). Il merito è importantissimo, altro discorso è come si fa emergere il merito, come lo si rende rilevante ai fini delle assegnazioni o trasferimenti.

 

Meloni premette che quando uno arriva alla qualifica di Presidente dovrebbe aver svolto tutte le tre funzioni: controllo, procura, Sezione giurisdizionale.

Poi precisa che la professionalità specifica sta dentro l’anzianità ed è un valore come tale, che, chiaramente, va disciplinato e limitato. La professionalità specifica è una qualificazione dell’anzianità di servizio (ne fa parte).

Occorre far capire al Consiglio di Presidenza che i posti si assegnano sulla base di criteri obiettivi, con qualche correttivo per i posti esponenziali.

 

Giorgione sottolinea che l’eliminazione del punteggio discrezionale evita abusi , ingiustizie ed iniquità e su questo si basa la vera indipendenza della magistratura.

 

Per Novelli l’indipendenza si misura sulla base di criteri oggettivi, all’interno dell’anzianità. Riguardo all’interscambio di funzioni, l’esigenza prevalente in realtà è quella di tornare a casa, nel luogo di residenza, salvo un nucleo di posti a Roma per i quali ci sono esigenze diverse.

 

Il Presidente riassume i termini dell’approfondito dibattito.

 

Coco interviene per proporre di tenere fuori i posti direttivi e di affermare per gli altri l’esclusività del criterio dell’anzianità.

 

Minerva propone di votare l’eliminazione del discrezionale, perché il nocciolo della questione è quello.

 

Meloni propone di limitare drasticamente e non eliminare tout court il criterio discrezionale, assegnandogli un peso soltanto marginale. Conclude che il c.d. “senza demerito” è solo una clausola di stile.

 

Coco ribadisce che la proposta avanzata è nel senso dell’eliminazione della discrezionalità.

 

Il Presidente riassume nuovamente le proposte da mettere in votazione.

 

Pasqualucci propone di fare una votazione sulla professionalità specifica.

 

Il Presidente chiede ai proponenti se intendano mantenere inalterata la proposta o modificarla alla luce dell’approfondito dibattito.

 

Pasqualucci è favorevole ad una riduzione del peso della professionalità specifica, componente dell’anzianità..

 

Meloni aggiunge alla proposta di Pasqualucci la limitazione del punteggio discrezionale per gli apicali.

 

Il Consiglio concorda con  la proposta Pasqualucci.

 

Alla conclusione della discussione e prima di passare al punto successivo, alle ore 19,00, il Presidente comunica di aver ricevuto dal collega Scudieri una nota a firma del collega Maltese diretta al Presidente dell’Associazione e “agli stimati colleghi del Consiglio direttivo”, contenente taluni apprezzamenti sull’operato dell’associazione. Il Presidente dichiara che porrà all’ordine del giorno del prossimo Consiglio direttivo la discussione sulla predetta nota.

 

Punto 3) B

Il Presidente legge la nota a firma del collega Rossi (all. c). Precisa che all’ordine del giorno non c’è la lettera di Zambrano ma, come richiesto dal collega Schlitzer, il modo in cui il Consiglio di Presidenza ha assegnato il posto.

 

Coco chiede di sapere se il collega Rossi sia iscritto o meno all’associazione.

 

Presidente precisa che Rossi  è iscritto in posizione di quiescenza perché in aspettativa.

 

Novelli e Scudieri chiedono rinvio dell’argomento per assenza del proponente.

 

Topi respinge la proposta di rinvio, entra nel merito e illustra brevemente l’argomento (la delibera di assegnazione del collega Rossi), precisando che la delibera di assegnazione suscita notevoli perplessità.

 

Il Presidente ricordando che prima dell’intervento di Topi c’era stata una proposta di rinvio mette in votazione la proposta di rinvio della discussione del punto 3) B.

 

Topi contesta che non si possa discutere soltanto per l’assenza del proponente.

 

Greco richiama il contenuto della lettera di Zambrano, che nell’ultima parte è diretta ai componenti del Consiglio ai quali chiede di esprimere con parere sulla vicenda. Per cui l’assenza del proponente non conta. Il problema è l’eventuale violazione dei principi posti dal Consiglio di Presidenza stesso per l’assegnazione del posto di cui si discute.

Vota per il rinvio, non per l’assenza del proponente, ma per poter svolgere un’approfondita discussione alla presenza del maggior numero di componenti e dello stesso proponente.

 

Viola propone di rinviare l’argomento, anche per evitare il pernottamento ai colleghi che vengono da fuori.

 

Giorgione ritiene che si debba discutere l’argomento.

 

Si vota la proposta di rinvio della discussione del punto 3) B, che viene approvata con 7 voti a favore e 3 contrari (si astengono Presidente, Coco e Pasqualucci).

 

La riunione ha termine alle ore 19,40.