Il danno all'immagine ed al prestigio della Pubblica Amministrazione

 


DIDONNA Michele

 

 


maggio 2003
204 Pagine 
prezzo: 15,00

 


 

 

Sommario:
Immagine e prestigio: inquadramento della problematica. Immagine e prestigio in riferimento alla P.A. La struttura del danno all'immagine ed al prestigio della P.A. Il danno: la sua natura giuridica. La prova, la qualificazione e la prescrizione del danno all'immagine ed al prestigio della P.A. La causazione plurisoggettiva dal danno all'immagine. Rapporti tra giudizi, fatti e giudicati. Residuali questioni. Appendice - La decisione delle Sezioni Riunite 23 aprile 2003, n. 10/SR/QM.

 

 

 

Recensione

Ancora oggi non si posseggono univoche chiavi di lettura circa la consistenza giuridica della costruzione pretoria del danno all’immagine ed al prestigio della P.A.; si assiste, infatti, al convulso e continuo susseguirsi di opinioni tra di loro di evidente segno contrastante e disorganico.

Il contemporaneo pensiero giuridico, ancor prima, non consegna concordanti indicazioni circa l’indole e l’entità proprie da affidare ai concetti medesimi di prestigio ed immagine riferiti ad un soggetto giuridico a rilevanza pubblicistica; nel silenzio in merito del legislatore, non emergono, del resto, sentori che indovinano l’imminente venuta di auspicate intese.

Gli ambiti giuridici che risultano ancora in alcun modo sopiti riguardano, peraltro, le generali questioni attinenti la natura giuridica, l’elemento psicologico, la struttura, il regime probatorio e finanche la prescrizione del pregiudizio all’immagine della P.A.. Tali tematiche, come è comprensibile, atteso il loro carattere fondamentale, sovente involgono momenti di non agevole coordinamento con la Teoria generale.

Il presente lavoro, in esito – anche - ad un’approfondita ricognizione sulle più recenti e significative prospettive d’indagine sul thema proposte in dottrina ed in giurisprudenza - sino alla decisione delle Sezioni Riunite n.10/SR/QM del 23 aprile 2003 - tenta di individuare le dissimulate linee guida presupposte ai diversi orientamenti interpretativi rassegnati in materia.

Lo scopo è ovviamente di selezionare le tracce dominanti e comuni che possano ricondurre a schemi essenziali ed unitari la complessità del vivente scenario giuridico.

L’universo ancora sconosciuto del danno all’immagine ed al prestigio della P.A. ottiene oggi un significativo contributo utile al fine di orientarsi nell’arduo cammino sul suo - ancora inesplorato - territorio.

 

 

Presentazione prof. Vincenzo Caputi Jambrenghi

 

 

        Immagine e prestigio costituiscono da qualche tempo il tema dominante, certamente il più interessante data la sua novità, nei giudizi di responsabilità per danno erariale che si svolgono dinanzi alla Corte dei conti.

        La Corte, infatti, talora assolve i convenuti per i danni erariali, condannandoli per aver leso soltanto l’immagine ed il prestigio dell’amministrazione di appartenenza con un comportamento ad es. delittuoso pur se non produttivo di danno materiale alla finanza pubblica.

        L’ avvocato Michele Didonna affronta i problemi posti da questa novità giurisprudenziale, che presentano difficoltà singolari ed accentuate dall’abitudine della Corte dei conti di non discostarsi, se non raramente, dalle impostazioni più rigorose.

La base squisitamente civilistica sul concetto di tutela del diritto all’immagine, alla sua esclusività e su quello di prestigio si muove inizialmente nel mondo dell’impresa ma progressivamente si arricchisce di considerazioni relative all’applicazione di siffatti concetti alla pubblica Amministrazione.

L’ immaterialità dei beni della vita lesi da un’azione antigiuridica di un dipendente pubblico è nozione neutra, che non può essere riservata alla sfera privata ma deve per mera esigenza logica estendersi a quella pubblica dei rapporti e degli interessi.

Il danno a contenuto non economico, pertanto, non può essere trascurato in un giudizio risarcitorio (almeno fino a quando resterà tale) quale è quello celebrato dinanzi alla Corte dei conti. Ma il punto è che dovrebbe dubitarsi della competenza della Corte dei conti a conoscere del danno all’immagine ed al prestigio della p.A. prima ancora di una sentenza penale passata in giudicato che abbia condannato l’autore del reato dal quale scaturisce il danno morale.

L’Autore svolge un’analisi critica della giurisprudenza della Corte dei conti estremamente accurata e perviene a conclusioni critiche sul punto da ultimo accennato, conclusioni confermate appieno dalla sentenza-ordinanza della 1^ Sez. giurisdizionale d’appello 9.1.2003, n.5 che ha rimesso la questione alle sezioni riunite della Corte.

L’alternativa è quella di ricondurre alla giurisdizione amministrativa ogni azione risarcitoria mossa non soltanto, come di consueto, contro un’amministrazione pubblica, ma anche da questa contro il proprio funzionario (allo stato del diritto positivo, in via incidentale o subordinata): si tratta di una costruzione rimessa, tuttavia, ad una casistica oggi limitata, mentre essa è anche rimessa ad una innovazione legislativa che concentri presso il giudice amministrativo la cognitio sotto ogni aspetto degli atti e dell’attività amministrativa nonché delle loro conseguenze.

Il respiro monografico del lavoro dell’ottimo Didonna ha consentito all’autore di offrire con larghezza di informazione un contributo prezioso alla conoscenza di un tema “ formidabile ”.

 

                       Prof. Vincenzo Caputi Jambrenghi